GRICE ITALICO A/Z C2 (2024)

Grice e Calderoni: l’implicaturaconversazionale del bene comune, bene summon – Remigio di Gerolami e il bonocomune (koinon agathon) di Aristotele-- filosofia italiana – Luigi Speranza (Ferrara). Filosofo italiano. Grice:”Calderoni knew everything – he correspondedwith Lady Viola, as I didn’t – and he pleased the lady, because the lady knewthat Calderoni was using all the right words – none of the heathen ‘mean,’ butall about ‘segno’ and ‘segnare’ and ‘intenso,’ – It is drawing from theCalderoni tradition that I arrive at the meaning-as-intention paradigm I’midentified with! Andnote that sous-entendue is Millian for implicatura!” -- Grice: “Calderoni is agenius; he is, like me, a verificationist – I mean, read my ‘Negation’: the twoexamples I give relate to sense data: “I’m not hearing a noise,’ and ‘That isnot red.’ Calderoni tries the SAME! He founded a verificationist (or ‘pragmatist’club at Firenze), and he corresponded with Peirce when I only decadeslater, tutored my tutees on him!”-- Grice: “Calderoni is serious abouttruth-conditivions having to be understaood as ‘assertability’ conditions – andthese assertability conditions providing much of the ‘sense;’ admittedly, heuses ‘sense’ more loosely than I do – but on the good side, he uses ‘nonsense’in a tigher way than I do!” Teorico del diritto italiano (pragmatismo analiticoitaliano). Studia a Firenze e si laurea a Pisa, con “I postulati della scienzapositiva ed il diritto penale”. Collabora alle riviste Il Regno e Leonardo, su cuiscrive una serie di saggi, in autonomia o in collaborazione col maestro Vailati.Presenta comunicazioni in diversi Congressi internazionali: Monaco,Parigi, e Ginevra. Mantiene contatti escambi con Halévy, Boutroux, Russell, Couturat, Brentano, Ferrari, Pikler, Mosca,Pareto, Croce, Juvalta, Peirce e molti altri. Il saggio “Disarmonie economichee disarmonie morali”. Successivamente ottiene una libera docenza a Bologna, dovetiene un corso sul pragmatismo daltitolo “L’assiologia, ossia, la Teoria Generale dei valori”. Scrive incollaborazione con Vailati “Il Pragmatismo” raccolta di tre articoli introdottinella Rivista di Psicologia applicata (“Le origini e l'idea fondamentale delPragmatismo”; “Il Pragmatismo ed i vari modi di non dir niente” – “L'arbitrarionel funzionamento della vita psichica”. Trascorsa l'estate a Rimini a curare isintomi d'una bruttissima depressione, ritorna a Firenze, dove inizianuovamente il corso universitario su Teoria Generale dei valori all'Istituto diStudi Superiori, senza riuscire a terminarlo, dal momento che, a causa di unaggravamento repentino dell'esaurimento mentale, abbandona la docenza. Muore inuna casa di salute ad Imola. Mette sotto analisi e in correlazione senso comunee scienza attraverso lo strumento meta-discorsivo della filosofia, intendendocostruire conoscenza e scienza coi mattoni della teoria della mente, e usandocome riferimenti culturali analisi brentaniana di stati mentali e teoriadinamico-funzionale della mente di James e di Pikler. Saggi di riferimento sonodue: è con “La Previsione nella teoria della conoscenza” che intende analizzare condizioni di verità econdizioni di validità della conoscenza, sia discernendo enunciazioni sensateda non-sensi sia indicando un metodo di verificazione, nell'istanzaverificazionista di illustrare a fondo i meccanismi della conoscenza(verificazione e verità), oltre all'obiettivocome accade anche nel Peirce diavvicinare teoria della conoscenza e semantica dei discorsi (verità e senso);ed è col successivo saggio, “L'arbitrario nel funzionamento della vitapsichica” che, accettata l'eredità vailatiana, intende mostrare l'esistenza diuna stretta connessione tra attività conoscitive dell'uomo comune ed attivitàconoscitive dello scienziato, accostando tale saggio teoria della mente eteoria della scienza. La lettura sinottica dei due testi conduce a riconoscere latendenza a costruire una teoria dell’animo caratterizzata da riferimenticostanti alla teoria della conoscenza e alla teoria della scienza.Precorrendo semiotica moderna e verificazionismo schlickiano, costuisulla sciadi una certa tradizione continentale e americana indicata dal maestro Vailati-riconosce nei discorsi umani un trait d'union irresistibile tra senso e verità,e ri-definisce la norma di Peirce come norma di senso e norma di verificazione[articoli di riferimento sono due: col breve Il senso dei non sensi, intende esaminare cosa sia senso di unaenunciazione e se esista un unico criterio idoneo a differenziare enunciazionisensate da non-sensi o a costruire un concreto metodo di verificazione, unendoall'istanza semantica di attribuire un senso ai vari modelli di mezzocomunicativo inter-individuale (intersoggetivo) il sincero desiderio analiticodi rinvenire rimedi sicuri contro l'indeterminatezza naturale di termini,enunciazioni e discorsi e la conversazione umana, ed essendo cassa di risonanzaall'obiezione contestualistica vailatiana contro l'atomismo semioticodominante. Nel successivo saggio Il Pragmatismo e i vari modi di non dir nientetotalmente debitore alla prolusione vailatiana al corso di Storia dellameccanica “Alcune osservazioni sulle questioni di parole nella storia dellascienza e della cultura”, mostra di essere abile concretizzatore dell'ereditàvailatiana tentando di mettere in stretta combinazione intuizione dell'artificialitàdella conversazione umana e nozione di analisi semantica come rimedio all'indeterminatezzadei mezzi di comunicazione. La lettura sinottica dei due saggi conduce ariconoscere in Calderoni tendenze a costruire una teoria della conversazioneumana caratterizzata da riferimenti a convenzionalismo e contestualismo, arifiutare derive essenzialistiche nell'uso di termini ed enunciazioni e asottolineare la valenza farmaceutica o terapeutica dell'analisisemantica. Nella posizione giusfilosofica, l'etica, nella sua dimensionetotale, è tematica centrale nella sua filosofia, introducendo costui unamodalità rivoluzionaria di considerare tale materia; In lui e in altri autorid'ambiente simile come Juvalta e Limentanila tradizionale distinzione tra eticanormativa o prescrittiva ed etica descrittiva o meta-etica è consideratainsufficiente. Si mostra sostenitore di un orientamento innovativo in merito aldiscorso sullo statuto dell'etica. Se l'etica normativa o materiale dominal'intero corso della storia dell'etica umana, il riconoscimento della valenzadescrittiva o metaetica o formale dell'etica è ricorrenza teoretica dell'interoottocento, avendo effetto sulla cultura ottocentesca la tendenza rinascimentaleaconsiderare l'etica come una scienza o un calcolo more geometrico.L'Ottocento concretizza antecedenti tendenze ad estendere all'ambito dell'eticai metodi delle scienze naturali e delle scienze sociali. Questa intuizione e ilriconoscimento della centralità dell'analisi lo conducono ad introdurre esostenere un nuovo modello di statuto dell'etica: etica è una scienzacostituita dai tre rami della meta-etica, dell'etica descrittiva e dell'etica normativa.Più che al discorso meta-etico, si orienta verso l'etica descrittiva enormative. In merito alla meta-etica non esiste un discorso diretto dei nostridue autori, laddove invece etica descrittiva e etica normativa sono esaminatecoàn riferimenti diretti ed attraverso articoli mirati. Saggi a cui sirinviasenza tener conto della tesi di laurea I Postulati della Scienza Positivaed il Diritto Penale dove è comunicata una visione immatura e non ancoracoerente dell'etica- sono: con Du role de l'évidence en morale, del Calderoniintroduce una coerente critica dell'etica normativa tradizionale mettendo sottoesame utilitarismo e kantismo etici, e con il saggio successivo “De l'utilité“marginale” dans les questions d'etìque, introduce un tentativo di indicareun'etica descrittiva che si serva dello strumentario dell'economia; talitentativi si concretizzano nel saggio “Disarmonie economiche e disarmoniemorali” contenente estesi accenni a tutti i rami della nuova scienza e mirandoad estendere in maniera definitiva all'etica lo strumentario della recentescienza economica;. In “L'imperativo categorico” c'è la reazione al neokantismoetico e ad un saggio di Croce in cui si recensiva, con molte riserve,Disarmonie; con i brevi La filosofia dei valori ed Il filosofo di fronte allavita morale, ci si limita a riassumere tematiche e discussioni antecedenti,introducendo chiarimenti ed attuando delucidazioni. La lettura sinottica deitesti di Calderoni e Vailati conduce ad indicare l'esistenza di tre aree tematicheessenziali: un discorso sulle funzioni e sullo statuto dell'etica (meta-teoriaetica); un dibattito sul senso ditermini, enunciazioni e discorsi morali e; una discussione su funzionamentoeffettivo ed ideale di un sistema morale (etica descrittiva e normativa). Ssichiede cosa sia l'etica, che senso abbiano i suoi discorsi e che modello dinormatività essa abbia, e si domanda come descrivere in maniera esauriente icosiddetti mercati etici o come massimizzare l'incidenza dello scienziato dellamorale nella modificazione delle scelte sociali. Più che Vailati, è lui adestrinsecare l'«atteggiamento» giuridico del Pragmatismo italiano, nella suariflessione ius-criminalistica sulle nozioni di volizione, libertà eresponsabilità. La discussione in merito alle relazioni tra volizione e dirittoè fervente all'interno della cultura italiana dell'Ottocento. Secondo ScuolaClassica del diritto criminale, volizione umana è base del momentod'attribuzione della sanzione, in connessione al libero arbitrio. Secondo la ScuolaPositiva del diritto criminale è necessario sconnettere tale nozione dalconcetto di libero arbitrio, non esistendo azioni incausate (scevre da co-azione)e cadendo volizione insieme a libero arbitrio. Affronta il dilemma dellavolizione (distinzione tra atto volontario e involontario) all'interno del suocammino di chiarimento e ridiscussione dei termini di discorso ordinario ediscorsi tecnici, stimolato da alcune antecedenti intuizioni di Vailati; eanalizza tale dilemma in due diversi momenti della vita, in I Postulati dellaScienza Positiva ed il Diritto Penale, e sia nel saggio leonardiano Credenza evolontà. Intorno alla distinzione fra atti volontari ed involontari, sia in unsuccessivo contributo su altra rivista La volontarietà degli atti e la suaimportanza sociale. Il saggio introduce un'analisi culturale ricchissima diriferimenti al diritto e immersa nello scenario storico del conflittoottocentesco tra determinismi ed indeterminismi. Il dibattito tra scuolaclassica italiana (classici) e Positivisti sulle condizioni teoretiche deldiritto criminale evidenzia il suo tentativo conciliazionista di mediare tradue diversi modi di intendere libertà, sanzione e metodo scientifico,ricorrendo ad un uso attento della ri-definizione tanto caro a Vailati eall'intera analitica novecentesca. Pescando dalla metodica analitica lostrumento della ri-definizionemutuato dal maestro Vailati e riassunto conestrema abilità nella recensione al volume I presupposti filosofici dellanazione del diritto di Del Vecchio -, avvia un tentativo di «conciliazione» trascuola classica e positivisti, in cui, la riflessione sul libero arbitrio e ildiritto di punire costituisce la premessa per affrontare con un chiaro apparatoconcettuale l'ulteriore questione dei metodi di studio del diritto penale, attraversoun'esaustiva ridiscussione dei binomi libertà/ causazione (momento diattribuzione del delitto), tutela/ difesa (momento di esecuzione dellasanzione) e metodo astratto/ concreto (momento di determinazione del delitto).Rconosce due sono i punti teorici fondamentali nei quali la scuola positiva sipone come avversaria alla classica. L'uno è rappresentato dalla questione dellibero arbitrio, l'esistenza del quale la scuola classica postula comefondamento della imputabilità, mentre è dall'altra scuola negata. L'altro puntoè la gius-tificazione del diritto di punire, che l'una pone nella giustizia,l'altra nell'utilità, nella necessità in cui si trova la società di difendersidai suoi nemici. Per misurare la nozione di responsabilità introdottanell'orizzonte culturale italiano d'inizio secolo scorso da lui è necessariomuoversi tra i sue due contribute scarsamente esaminati dalla dottrina moderna(I Postulati della Scienza Positiva ed il Diritto Penale e Forme e criteri diresponsabilità, senza trascurare come tale concetto mai si distacchi dalladistinzione vailatiana tra atto volontario e atto involontario o dal binomiolibertà/causazione, tanto cari al dibattito ottocentesco tra Positivisti escuola classica italiana del diritto criminale. Gli accenni vailatiani ecalderoniani ai temi della volizione, causazione, libertà confluiscono allaluce di suo attento ed autonomo esame inun'assai moderna definizione del concetto di responsabilità, in cuiil negatoredel libero arbitrio che non sia vittima di equivoci sul valore di talnegazione, sarà portato invece a vedere nella libertà e responsabilità, qualitàesistenti nell'uomo, ma analoghe alle altre, atte cioè ad essere studiate nellaloro genesi e nella loro evoluzione, suscettibili di gradazioni infinite, esubordinate alla presenza di certe condizioni e concomitanti, a concepire inaltri termini la responsabilità piuttosto dinamicamente ed evoluzionisticamente,che staticamente.Pur se tale concetto sottenda contaminazioni etiched'inaudita modernità e benché in Forme e criteri di responsabilità siadelineata l'idea dell'esistenza di un confine sottile tra morale e diritto, nascendocome teorico del diritto- si mantiene saldo nel declinare come il termine“responsabilità” si usi all'interno dell'universo di diritto criminale ediritto civile; nella trattazione calderoniana «responsabilità» si immettecomein Hegel/Weber nel contesto della vita statale o sociale e si smarcacome nel«marxismo occidentale» moderno e in Lévinasdai risvolti individualisticidell'etica antica. C. nell'incipit di Forme e criteri di responsabilità-scrive: Pochi termini trovano, in ogni campo della vita sociale, cosìlarga applicazione come il termine responsabilità. L'andar soggetto aresponsabilità è la sorte, spiacevole o piacevole, di chiunque vive nellacompagnia dei propri simili e si trovi in una data compagnia di dati suoisimili. Nulla potrebbe meglio servire a distinguere l'uomo vivente in societàda un ipotetico uomo vivente in stato di natura” che l'essere il primo avvoltoin una fitta rete di responsabilità. Responsabilità se ne trovano dovunque gliuomini vengano in urto o in conflitto fra di loro. La riflessione calderonianaincentrata sulla strada della critica sia nei confronti del nazionalismocorradiniano sia nei confronti del socialismo rivoluzionario si innesta su uncontesto storico e culturale come l'Italia di Giolitti d'inizio Novecento caratterizzatodalla intensa dialettica civile tra nazionalismi e socialismi, e, all'internodi essa, tra visioni moderate (nazionalismo liberale e socialismo riformista) econcezioni estreme (nazionalismo estremo e socialismo rivoluzionario). Gli auoiinterventi di pubblicati sulla rivista di Corradini scrive M. Toraldo diFrancia- possono distinguersi dal punto di vista dei contenuti e cronologicamentein due gruppi. Del primo fanno parte gli articoli polemici nei confronti delnazionalismo propagandato dalla rivista, nel secondo invece si collocano gli ultimidue scritti, di impronta nettamente “anti-socialista”. La via dell'analisi sulnazionalismo moderato (liberale e liberista) sondata nelle recensionivailatiane a Pareto, Dumont, Trivero, Tombesi, Pierson, Einaudi, Rignano eLandryè battuta da lui in maniera minuziosa alla luce dei due saggi “Nazionalismoantiprotezionista? e Nazionalismo borghese e protezionista” nella direzioned'una estesa accusa al nazionalismo di Corradinia. Moderati dall'interessevailatiano verso il socialismo riformista, internazionalista, e nonmaterialista di darwinismo sociale kiddiano e anti-materialismo effertziano, Isuoi moniti critici nei confronti del socialismo rivoluzionario si estrinsecanoinvece con consueta chiarezza nei due contribute, “La questione degli scioperiferroviari” “e La necessità del capitale”. Dalle colonne della rivistacorradiniana Il Regno, isulla scia del moderatismo del maestro Vailatitenta dimaturare una concezione intermedia tra estremismi di destra e di sinistra,idonea a sacrificare valori e ideali della borghesia italiana alla tutela delbene comune dell'intera nazione e stato italiano, in nome della necessariavitalità di un'industria e di un'economia in inarrestabile ascesa internazionale;a dettacontra Prezzolini- si deve sacrificare il “bene comune” dei ceti socialiabbienti sull'altare del bene nazionale: Per me personalmente, che misento anzitutto italiano e poi borghese, mi auguro che l'Italia sappiasbarazzarsi di tutti gli elementi dannosi ed infecondi che la dissanguano e laopprimono. Dovesse anche, in questo processo di eliminazione, andar sacrificatabuona parte della borghesia attuale, per essere sostituita (attraverso ilmeccanismo democratico) da elementi più vitali e più utili che sono veramentegli interessi della Patria. Scritti, Firenze, La Voce. voll. I e II M. Toraldo di Francia,Pragmatismo e disarmonie sociali. Scritti sul Pragmatismo (Roma) Pragmatismoanalitico. Dizionario biografico degli italiani. Il riferimento esordialealle tragiche contingenze politiche è per il G. ponte logico ai fondamentifilosofici del trattato: in Firenze sprovvista di giustizia e onestà, icittadini sono come oggetti inanimati esteriormente simili, ma la cui essenza,isolata nella propria individualità, non stabilisce tra loro alcun legamesostanziale. Essi sono semplici simulacri di cittadini, poiché non sono ingrado di percepire l'altro e percepirsi collettivamente, dunque di amare ilbene comune più del proprio. Quest'ultimo tema ("bonum commune preferendumest bono particulari et bonum multitudinis"), motivo fondamentale deltrattato remigiano, e argomento comunissimo nelle coeve trattazioni difilosofia morale e politica, discende dall'Ethica Nicomachea aristotelica. Iltema ha in Aristotele, come nel G. e nei filosofi medievali che da Aristoteledipendono, una dimensione ontologica - l'intero ha più essere della parte, laquale esiste solo in subordine a esso - che è stata sviluppata in direzionialquanto diverse: la realizzazione d'una potenzialità intellettiva comune atutto il genere umano, che sembra asservire all'argomento politicol'interpretazione monopsichistica dell'intelletto attivo, è per esempio la viapercorsa d’ALIGHIERI (si veda) in Monarchia. Nel G. quest'idea ha una decisaimpronta dionisiana - l'amore del singolo verso il tutto è mezzo di superamentodei limiti dell'individualità, uscita da sé (extasis) e congiungimento con Dio(Dionigi, De divinis nominibus) - e agostiniana - la congruenza della parte coltutto coincide con la bellezza dell'universo (Agostino, Confessiones) -.Tuttavia, come è merito del Panella aver chiarito, questo organon filosofico,applicato alla realtà comunale, determina nell'opera il passaggio dal concettodi bene comune alla concreta formulazione del bene del Comune, ch'è il trattopiù originale del pensiero politico remigiano.Totalitas Ante Partes ovvero sulBene Comune: spunti aristotelici, tomistici, marxiani,senesi e dal secondo emendamento della CostituzioneamericanaMateriali di studio per Master ClassMorigiGuercino, AQUINO(si veda) scrive assistito dagli angeli, Basilica S. Domenico, Bologna, Aristotele,Politica: sulla naturalità della famiglia: «La comunità che sicostituisce per la vita quotidiana secondo natura è la famiglia, icui membriCaronda chiama«compagni di tavola», Epimenide cretese «compagni dimensa», mentre la prima comunità che risulta da più famiglie in vista dibisogni non quotidiani è il villaggio. Nella forma più naturale ilvillaggio par che sia una colonia della famiglia, formato da quelli che alcunichiamano «fratelli di latte», «figli» e «figli di figli». Per questo glistati in un primo tempo erano retti da re, come ancor oggi i popoli barbari:in realtà erano formati da individui posti sotto il governo regale - e,infatti, ogni famiglia è posta sotto il potere regale del più anziano, e lostesso, quindi, le colonie per l’affinità d’origine.»: pp. 2-3 diAristotele, Politica, documento caricato per Master Class suInternet Archive agli URL archive.org/ details/ politica-aristotele-file-creato-da-massimo-morigi-per-master-class-13-f1 e //ia601403 Aristotele,Politica: Lo stato è un dato di natura, ma un dato di natura generatodall’aggregarsi di altre subunità sociali, la famiglia e poi ilvillaggio, anch’esse naturali e che lo precedono. Inoltre, lo stato, comequeste subunità, esiste non solo per rendere possibile la vita ma unavita felice, intendendo per felice non dal punto di vista meramenteedonistico ma per realizzare in ogni uomo la sua entelechia che è ilvivere associati e in armonia, cioè di realizzare la propriatotalità umana nella totalità sociale: «La comunità che risulta dipiù villaggi è lo stato, perfetto, che raggiunge ormai, per così dire, illimite dell’autosufficienza completa: formato bensì per rendere possibilela vita, in realtà esiste per render possibile una vita felice. Quindiogni stato esiste per natura, se per natura esistono anche le primecomunità: infatti esso è il loro fine e la natura è il fine,: per esempio quelche ogni cosa è quando ha compiuto il suo sviluppo, noi lo diciamo la suanatura, sia d’un uomo, d’un cavallo, d’una casa. Inoltre, ciò per cui unacosa esiste, il fine, è il meglio e l'autosufficienza è il fine e ilmeglio. Da queste considerazioni è evidente che lo stato è un prodottonaturale e che l'uomo per natura è un essere socievole: quindi chi vive fuoridella comunità statale per natura e non per qualche caso o è un abietto oè superiore all'uomo, propriocome quello biasimato da Omero «privo difratria, di leggi, di focolare»: tale è per natura costuie, insieme,anche bramoso di guerra, giacché è isolato, come una pedina al gioco dei dadi:p. 3 di Aristotele, Politica, Aristotele, Politica: La chiusura di quantosopra affermato con un assai attuale insegnamento intorno alla retoricadei diritti (individuali, politici e/o sociali). Per Aristotele èevidente che quanti cercano di far prevalere i propri diritti adiscapito dell’interesse comune, dell’interesse cioè della totalitàsociale (che lo stagirita definisce come bene assoluto) sono pervasida spirito di dispotismo, vogliono fare di sé stessi despota checomanda e/o ignora ogni altra istanza e necessità sociale. In realtà, cidice Aristotele, il despota politico, altro non è che un despota privatoche ha avuto maggior successo degli altri. Un grande ed attualissimoinsegnamento riguardo a coloro che si piegano o praticano l’attualeretorica su una democrazia basata sulla dirittoidolatria a discapitodella totalità sociale. Tutto ciò altro non fa che a pavimentare le stradedel dispotismo e della morte, prima solo morale e poi ancheocrazia.Il bene comune è sempre in antitesi a tutte le forme di demagogia:«È evidente quindi che quante costituzioni mirano all'interessecomune sono giuste in rapporto al giusto in assoluto, quante, invece,mirano solo all'interesse personale dei capi sono sbagliate tuttee rappresentano una deviazione dalle rette costituzioni: sono pervase daspirito di despotismo, mentre lo stato è comunità di liberi: p. 33di Aristotele, Politica, documento caricato per Aristotele, Politica. Qui siribadisce che lo stato è un fatto totale che presuppone dei datifisico-geografici e/o economico- militari (scambi commerciali e difesacomune) ma che in questi non si esaurisce perché esso esprime unatotalità sociale il cui fine è vivere felici, non però attraverso unafelicità egoistica ed edonistica ma una felicità che solo si puòrealizzare realizzando sia a livello individuale che sociale attraversouna vita libera e una vita dedita alla realizzazione di opere buone edella amicizia fra tutti i membri della società. Siamo distanti milionidi anni luce dall’hom*o homini lupus di hobbessiana memoria edall’individualismo metodologico e dalla socievole insocievolezza (Smith,Locke, Kant) di liberalistica memoria: «È chiaro perciò che lo stato nonè comunanza di luogo né esiste per evitare eventuali aggressioni ein vista di scambi: tutto questo necessariamente c’è, se deve esserci unostato, però non basta perché ci sia uno stato: lo stato è comunanza difamiglie e di stirpi nel viver bene: il suo oggetto è una esistenza pienamenterealizzata e indipendente. Certo non si giungerà a tanto senza abitare lostesso e unico luogo e godere il diritto di connubio. Per questo sorseronelle città rapporti di parentela e fratrie e sacrifici e passatempidella vita comune. Questo è opera dell’amicizia, perché l’amicizia èscelta deliberata di vita comune. Dunque, fine dello stato è il viverebene e tutte queste cose sono invista del fine. Lo stato è comunanza distirpi e di villaggi in una vita pienamente realizzata e indipendente: èquesto, come diciamo, il vivere in modo felice e bello. E proprio in graziadelleopere belle e non della vita associata si deve ammettere l'esistenzadella comunità politica. Perciò uanti giovano sommamente a siffattacomunità hanno nello stato una parte più grande di coloro che sono adessi uguali o superiori per la libertà e per la nascita ma non uguali perla virtù politica, e di coloro che li superano in ricchezza e nesono superati in virtù.»: Aristotele, Politica, documento caricato per MasterClass su Internet E che Aristotele fosse agli antipodi della concezioneliberale dell’individualismo metodologico lo vediamo dal seguentepassa della Politica dove il concetto di economia, che nella semanticadei moderni ha solo l’accezione del metodo su come accrescere laricchezza, viene scisso fra oikonomé techné e kremastiché techné, laprima dedita a procurare alla casa e alla propria famiglia tutte lerisorse per vivere bene ed in armonia col resto della società mentre laseconda, la kremastiché techné, è animata dal desiderio smodatodell’arricchimento personale e senza limiti. Per Aristotele, concludendo,la oikonomé techné è naturale e contribuisce al miglioramento dellasocietà contribuendo al miglioramento del suo telos olistico e volto albene mentre la seconda è innaturale configurandosi piuttosto come unvizio che corrode le basi olistiche del vivere associato. Nulla di piùdistante dalla visione liberale e smithiana dove il macellaio non mifornisce la carne per benevolenza nei miei confronti ma solo edunicamente per averne un tornaconto personale: «Per ciò cercano unaricchezza e una crematistica che sia qualcosa di diverso, ed èricerca giusta: in realtà la crematistica e la ricchezza, naturale sonodiverse perché l'una rientra nell’amministrazione della casa, l’altra nelcommercio e produce ricchezza, ma non comunque, bensì mediante lo scambio dibeni: ed è questa che, come sembra, ha da fare col denaro perché il denaroè principio e fine dello scambio. Ora, questa ricchezza, derivante datale forma di crematistica, non ha limiti e, invero, come la medicina èsenza limiti nel guarire, e le singole arti sono senza limiti nelprodurre il loro fine, (perché è proprio questo che vogliono raggiungeresoprattutto) mentre non sono senza limiti riguardo ai mezzi perraggiungerlo (perché il fine costituisce per tutte il limite), allostesso modo questa forma di crematistica non ha limiti rispetto al fine e ilfine è precisamente la ricchezza di tal genere e l’acquisto dei beni. Madella crematistica che rientra nell’amministrazione della casa, si da unlimite giacché non è compito dell’amministrazione della casa quel generedi ricchezze. Sicché da questo punto di vista appare necessario che cisia un limite a ogni ricchezza, mentre vediamo che nella realtà avviene ilcontrario: infatti tutti quelli che esercitano la crematisticaaccrescono illimitatamente il denaro. Il motivo di questo è la strettaaffinità tra le due forme di crematistica: e infatti l’uso che esse fannodella stessa cosa le confonde l’una con l’altra. In entrambe si fa usodegli stessi beni, ma non allo stesso modo, che l’una tende a un altrofine, l’altra all'accrescimento. Di conseguenza taluni suppongono cheproprio questa sia la funzione dell’amministrazione domestica _e_vivonocontinuamente nell’idea di dovere o mantenere o accrescere la loro sostanza indenaro all'infinito. Causa di questo stato mentale è che si preoccupanodi vivere, ma non di vivere bene e siccome i loro desideri si stendonoall’infinito, pure all'infinito bramano mezzi per appagarli.Quanti poitendono a vivere bene, cercano quel che contribuisce ai godimenti del corpo epoiché anche questo pare che dipenda dal possesso di proprietà, tutta laloro energia si spende nel procurarsi ricchezze, ed è per tale motivo cheè sorta la seconda forma di crematistica. Ora, siccome per loro ilgodimento consiste nell’eccesso, essi cercano l’arte che producequell’eccesso di godimento e se non riescono a procurarselo con lacrematistica ci provano per altra via, sfruttando ciascuna facoltà inmaniera non naturale. Così non s’addice al coraggio produrre ricchezze ma ispirare fiducia, e neppure s’addice all'arte dello stratego o delmedico, che proprio della prima è procurare la vittoria, dell’altra lasalute. Eppure essi fanno di tutte queste facoltà mezzi per procurarsiricchezze, nella convinzione che sia questo il fine e che a questo finedeve convergere ogni cosa.»: pp. 8-9 di Aristotele, Politica, documentocaricato per Master Class su Internet Archive agli URLhttps://archive.org/details/politica-aristotele-file-creato-da-massimo. Passiamoora ad AQUINO (si veda), dove sulla scorta dell’insegnamento aristotelicola legge deve essere gerarchicamente sottoposta al concetto di benecomune, bene comune che cristianamente (ed olisticamente secondol’insegnamento di Aristotele) si deve risolvere nella ricerca del benedella società e non nella soddisfazione degli egoismi individuali:«Lex est quaedam rationis ordinatio ad bonum commune, ab eo quicuramcommunitatis habet promulgata»: Summa Theologica, Prima Secundae, q.90, art. 4 [La legge è un ordinamento di ragione volto al bene comune,promulgata da chi abbia la cura della comunità]. Citazione riassuntivada: http://www.unife.it/giurisprudenza/giurisprudenza-magistrale-rovigo/studiare/storia-del-diritto-medievale-e-moderno/materiale-didattico/sovranita-moderna, Wayback nza-magistrale-rovigo/ studiare/storia-del-diritto-medievale-e-moderno/materiale-didattico/sovranita-moderna ma che con citazionecompleta: «Respondeo dicendum quod, sicut dictum est, lex imponitur aliisper modum regulae et mensurae. Regula autem et mensura imponitur per hocquod applicatur his quae regulantur et mensurantur. Unde ad hoc quod lexvirtutem obligandi obtineat, quod est proprium legis, oportet quodapplicetur hominibus qui secundum eam regulari debent. Talis autemapplicatio fit per hoc quod in notitiam eorum deducitur ex ipsa promulgatione.Unde promulgatio necessaria est ad hoc quod lex habeat suam virtutem. Etsic ex quatuor praedictis potest colligi definitio legis, quae nihil estaliud quam quaedam rationis ordinatio ad bonum commune, ab eo qui curamcommunitatis habet, promulgata.»: CORPUS THOMISTICUM AQUINO (si veda) OperaOmnia, opera omnia dell’Aquinata on line all’URL E che San Tommaso fossetotalmente compreso nell’olismo di stampo aristotelico non lo dobbiamocerto noi scoprire ma giova forse leggere il seguente passo, dal DionysiiDe divinis nominibus expositio, Caput II, Lectio I, dove Tommasoarrischiando una definizione di Dio, arriva a definirlo “Totalitasante partes ?: «Totum autem hic non accipitur secundum quod ex partibuscomponitur, sic enim deitati congruere non posset, utpote eiussimplicitati repugnans, sed prout secundum Platonicos totalitas quaedamdicitur ante partes, quae est ante totalitatem quae est ex partibus;utpote si dicamus quod domus, quae est in materia, est totum ex partibuset quae praeexistit in arte aedificatoris, est totum ante partes». Allastessa stregua di Dio come “Totalitas ante partes”, per Tommaso anche lasocietà deve essere considerata come “Totalitas ante partes” (SummaThologiae), una Totalitas che non deve schiacciare l’individuo ma che loprecede consentendogli, appunto, alla fine del processo dialetticodella sua paideia culturale e sociale che si svolge e si devesvolgere sempre in società, di essere un individuo libero e non soggiacente ai più bassi istinti egoistici e distruggenti il benecomune. Tema da sviluppare: Tommaso erede di Aristotele sianelle categorie più prettamente teologico-filosofico-teoretiche sianelle categorie sociali, economiche e politiche, categorie in entrambi icasi dominate dal primato della Totalità sulfinitiitane atomisticoavverso al bene comune e rifiutante questo individualismo sul pianofilosofico-teologico il concetto di totalità-Dio (e quindi di Dio toutcourt) e su quello socio-economico il concetto, altrettanto totale — o seci fa paura il totalitario lemma ‘totale’, impieghiamo il termine‘olistico’ — di bene comune che deve soggiacere all’atomismo filosofico esocio-economico (individualismo metodologico. Campioni di questa Weltanschauung:Adam Smith Hobbes,Locke, Kant). Altro tema: Marx e i suo libro primo delCapitale come controcanto materialistico-dialettico (ma in realtà allafine di un assai ingenuo materialismo e assai poco dialettico,facendo Marx la stessa fine e epi ingenui materialisti illuministiche egli tanto giustamente critica) sul piano filosofico all’olismoidealistico della Du hegeliana e sul piano socio-economico alla Politicadi Aristotele, nel senso della sottolineatura marxianadella societàvista come una totalità e nell’adozione della critica aristotelica allacrematistica (Denaro Merce Denaro della società capitalistica mentre loschema economico della Politica aristotelica era Merce Denaro Merce,cioè lo sviluppo ed il rafforzamento della oikonomé techné). Fallimentodel marxismo perché ’ricaduto proprio nell’atomismo filosofico esocioeconomico degli economisti classici che voleva criticare (Marx,cioè, alla ricerca di una totalità che viene trovata nell’economia masiccome l'economia marxiana dal punto di vista analitico si riducesempre e solo nella critica alla crematistica, cioè alla critica aglieconomisti classici (Smith, Ricardo, Malthus), cioè alla critica della modernaKremastiché techné e non sviluppa sufficientemente (o meglio per niente)dal punto di vista teorico la portata olistica e volta al bene comunedella oikonomé techné tutto il suo progetto frana miseramente. Ora temaiconologico: Gli affreschi allegorici diLorenzetti del Buon Governo, conservatinel Palazzo Pubblico di Siena. In realtà gli affreschioriginariamente erano intitolati al Bene comune od anche della Pace edella guerra e solo in seguito all’illuminismo presero il nome diAffreschi del buon governo: Riflettere non solo sull’allegoria inquestione ma anche sugli slittamenti semantici delle varie epoche. Infine sul Secondo emendamento della Costituzione degli Statiuniti, un saggio che compie una traslazione del concetto di bene comunedai “buoni” dei mass media nazionali ed internazionali che situano idesiderosi del rafforzamento dei vincoli comunitari in coloro checombattono in quel paese il libero possesso delle armi (in realtà secondol’ autore questi non fanno altro che voler accelerare i processi diglobalizzazione e di disintegrazione dei vincoli comunitari) ai “cattivi”che vogliono mantenere la vigenza del secondo emendamento che garantiscetale diritto, dove però il portare le armi non rappresenta un diritto aduccidere ma è il simbolo del diritto di opporsi ad uno stato dispotico eche vuole eliminare i vincoli comunitari, uno stato, quindi, che vacontro il bene comune, se per bene comune intendiamo il mantenimento diun concetto olistico del vivere associato.Il saggio in questione è Campa,Verso la guera civile. Il tramonto dell’impero USA, e rinviamoinfine alla riflessione del secondo emendamento recita come segue.A well regulated Militia, being necessary to the security of a free State, theright of the people to keep and bear Arms shall not be infringed.»(Esortazione certamente non applicabile alla situazione italiana ed ancheeuropea, tutte nazioni-stato che, comunque, nella loro travagliata maividero il sorgere di un federalismo conflittuale, molto conflittuale,come negli Stati uniti, ma ricordiamo che AQUINO (si veda), proprioperché intriso dell’aristotelico concetto di bene comune e di prevalenzadella totalità sull’individuo egoista affermava che il tirannoche andava contro le leggi di Dio poteva anche essere ucciso. Colui cheallo scopo di liberare la patria uccide il tiranno viene lodato e premiatoquando il tiranno stesso usurpa il potere con la forza contro il voleredei sudditi, oppure quando i sudditi sono costretti al consenso. E tuttociò, quando non è possibile il ricorso a un’istanza superiore,costituisce una lode per colui che uccide il tiranno»: AQUINO, Commentoalle sentenze E, il tiranno per Aristotele come per Tommasoera colui che aveva fatto prevalere la legge del suo egoismo particolaresulle leggi naturali che regolano la vita della comunità (quando“non è possibile il ricorso ad un’istanza superiore”: cioè quando iltiranno non rispetta la legge degli uomini che è stata data ed ispiratada Dio). Il tiranno quindi non come un mostro che non ha nulla in comunecon noi, ma come un egoista che ha avuto maggiore successo degli altrinella pratica della kantiana socievole insocievolezza. Il tirrannopubblico o privato che sia, quindi, nella nostra situazione originatanon dalla nascita violenta di una federazione come negli Statiuniti ma da un passato poco glorioso di altrettanto sanguinaritotalitarismi politici, non certo un nemico da abbattere fisicamente(coloro che vogliono compiere violenza in realtà altro non mirano che asostituirsi, peggiorandolo, all’abbattuto, lo si vede nella grande storiadelle rivoluzioni moderne e contemporanee ed anche nella piccola,piccolissima storia o cronaca politica di questi giorni, per farla brevedalle stelle alle stalle...) ma un modello psicologico prima ancorache sociale dal quale affermare interiormente e pubblicamente la sideraledistanza.)Quelibet enim pars id quod est totius est, cum extra totum nonsit pars nisi equivoce, sicut diffusius ostenidums in tractatu DE BONO COMUNII.Quilibet autem hom*o particularis est PARS COMUNITATIS. Unde in hoc quod seipsum interficit iuniuriam comunitati facit ut Pptet per Philosophum in VEthicorum qui dubdit, ‘Propter quod CIVITAS dampnificat scilicet sicut potestet quedam inhonoratio adest se ipsum corrumpenti ut civitati iniustum faciendi’idest quasi ipse faciat iniuriam civitati puta quia fact trahi cadaver eius veliubet quod non sepeliatur vel aliquid tale. Citato da Alighieri C cc 278r-b–va. Il comune di Firenze – studeat ergo civis quantumcumque sit miser in se utcomune suum FLOREAT quia ex hopc ipso et ipse FLOREBIT – l’impiego di FLOREOallude al gioco etimologico FLOS FLORENTIA di guittoniana memoria. Dal benecomune al bene del comune – del bono comune al bono del comune – Qualem enimdelectationem poterit haberet CIVIS FLORENTINUS videns status civitatis suetrisabilet et summon plenum merore? Nam plate sun explatiiate idest evacuatedomus exdomificate, casata sun cassata … poderia videntus expoderat quia ARBOREEVOLUSE vine precise palatia destructa et non est iam poderne, idest posse utin eis habietus vel eatur ad ea nisi cum timore et tremore. Firenze e come unalbero fiorito – aria di tenore con interpolazione di o mio babbino caro -- Incertaè la data della fondazione della colonia di Florentia che nel tempo è statavariamente attribuita, a parte riferimenti mitologici, a Silla, a Gaio GiulioCesare o a Ottaviano. Gli storici sono concordi nel datare la fondazione dellacolonia romana di Florentia. Il Liber Coloniarum attribuisce ad una lex Iuliaagris limitandis metiundis, voluta da Gaio Giulio Cesare, la volontà di farnascere un nuovo impianto urbano in questo tratto della valle dell'Arno, làdove traversava il fiume all'altezza di Ponte Vecchio. Al secondotriumvirato risale invece l'effettivo impianto della città e la centuriazionedel suo territorio, per poter sistemare i veterani per mezzo dell'assegnazionedi terreni. Come consueto nella fondazione di nuovi insediamenti, lacittà ed i suoi dintorni vennero definiti secondo un preciso piano che coinvolgeval'impianto urbano ed in territorio agricolo. Per la città fu seguita la regolaideale dell'orientamento secondo gli assi cardinali, mentre il territoriocircostante fu sistemato tenendo conto della conformazione idraulica, ruotandogli assi secondo quanto conveniente. Dalle foto aeree, ancora oggi, si possonodistinguere il cardo massimoorientato Nord-Sud (da Via Roma all'Arno), e ildecumano massimo orientato Est-Ovest (l'attuale percorso di Via Strozzi e Viadel Corso) che si incrociavano all'altezza dell'attuale Piazza della Repubblicasede del Foro della città e del Campidoglio, circondati dai principali edificipubblici e templi. Durante i secoli dell'Impero infatti, la città si arricchidi tutti quegli edifici ed infrastrutture che caratterizzano le città romane:un acquedotto (dal Monte Morello), due terme, un teatro e un anfiteatro, sortofuori dalle mura, come era consueto.Mario Calderoni. Keywords: fascismo,politica italiana, stato italiano, comunita, bene comune, bene, bene superiore,bene summo, summum bonum, superior bonum, Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Calderoni” –The Swimming-Pool Library. Calderoni.

Gricee Callescro: gl’accademici di Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma).Filosofo italiano. A member of the Accademia. He was the unclde of Tito FlavioGlauco. Tito Flavio Callescro. Callescro.

Gricee Callia: la setta di Velia -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Velia).Filosofo italiano. Callia was a pupil of Zenone di VELIA (si veda) – anotherVelino (si veda). Callia.

Gricee Callicratida: la setta di Girgenti. Roma – filosofia italiana – LuigiSperanza(Girgenti). Filosofo italiano. The brother of Empedocle di GIRGENTI (si veda).His name is attached to some fragments of Pythagorean writings preserved byStobeo. Callicratida.

Gricee Callifonte: la setta di Crotone -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Crotone).Filosofi italiano. A pupil of Pythagoras. Callifonte.

Grice e Caloprese: l’implicatura conversazinaledegl’encanti di Orlando furioso – Orlando innamorato -- il filosofo delleencantatrice esperienze – filosofia italiana – Luigi Speranza (Scalea).Filosofo italiano. Grice: “Strictly, Caloprese taught Metastasio to be aCartesian – I know because I relied on him for my ‘Descartes on clear anddistinct perception.’” “I love Caloprese; he brings philosophy to Arcadee – Thekeyword is ARCADIA – or GLI ARCADI, if you must – Caloprese tutored Metastasio– Arcadia is like Oxford – et in Arcadia ego – or Cambridge – the other place –it’s a bit of a utopia – of course, Arcadia as a REAL place is in thePelopponesus, as any Lit. Hum. Oxon. schoolboy knows! – But Caloprese brings itto civilisation, i.e. to the Roman-Italian tradition! Figlio di Carlo e daLucrezia Gravina, che si sposarono a Roggiano, cade così la leggenda che fossenato quando i suoi genitori ancora non si conoscevano. Da onestissimi parenti,di condizione cittadina, nella terra di Scalea, posta nel paese dei Bruzii,trasse i suoi natali. Celebre pel suo ingegno, e per l'universale sualetteratura. Visse molto tempo in Napoli, e in Roma; finalmente tornato allapatria vi morì. I suoi genitori si resero presto conto dell'intelligenza delloro figliolo e lo avviarono a studiare a Napoli sotto la guida diPorcella Si laurea successivamente nelcampo a lui più congeniale della medicina. Rimase sempre in rapporto da Scalea,dove si era ritirato, con i centri intellettuali di Napoli e Roma dove risiedevasuo cugino e dove lo stesso Caloprese soggiorna. A Scalea fondò una scuola che ebbe una certa rinomanza e partecipòall'attività culturale dei Medinaceli traendone ispirazione per i suoiinteressi antiautoritari e antidogmatici scientifici e filosofici che lo feceroschierare dalla parte di coloro che subordinavano l'indagine naturalistica almetodo razionale di tipo cartesiano.Vico, Metastasio, Giannone lo qualificano come gran renatista ma la sua reale posizione filosofica èpiuttosto da rintracciare in chi era a lui più vicino: il suo discepolo Spinelliche racconta come Caloprese, tornato da Napoli a Scalea visse dei proventi dialcune sue proprietà praticando la medicina solo per i suoi amici e i poveri eche descrive la scuola di C. come fondata sullo studio letterario e scientificoe l'esercizio fisico nella convinzione del rapporto tra corpo ed animo. Allalettura dei testi di Cartesio si associava quella di Lucrezio e Bacone secondol'ideale teorico di una sintesi di sperimentalismo e atomismo, razionalismo ementalismo. Altre opere: “Dell'origine degli imperi. Un'etica per la politica”.Uomini illustri delle Calabrie”. Meravigliosa vivezza d'ingegno ed acumed'intendimento comparvero in lui sin dai più teneri anni, e gran diletto diapprendere; per cui gli avveduti genitori, solleciti di coltivare in lui sibelle doti, apparati nella patria i primi rudimenti delle lettere lo inviaronodi buon'ora in Napoli per imprendervi l'usato corso degli studii. Ebbe da primaa maestro delle lettere umane Porcella insigne filosofo a quel tempo, e nonignobil poeta. Sotto la costui disciplina molto si approfittò, congiungendoalla fertilità d'ingegno fervente non interrotta applicazione; di modo che eglifece la soddisfazione del Maestro e dei suoi genitori, e l'emulazione deicompagni. Nella sua patria intanto per qualche tempo era egli stato, dove dateavea le prime letterarie istituzioni al celebratissimo suo cugino per madre,Gravina,.ed ebbe il vanto d'istruire nelle materie filosofiche, in cui eraversatissimo, il gran Metastasio, che seco avea per ciò condotto alla suapatria, come attesta il Metastasio medesimo in una sua lettera scritta daVienna. Godeva gran fama come uno dei maggiori cartesiani italiani ('granrenatista' lo dissero, fra gli altri, il Vico e il Giannone). Teorico e criticodella letteratura. Calopresiane. La civil società e il viver civile: unalettura sociologica delle Lezioni dell'Origine degli Imperij di in «Rivista diStudi Politici», n. 4, Roma, Editrice Apes,.Dizionario biografico degli italiani.Pn di Fabri^o Lomonaco 1 Introduzione Scalea il paese del C. 1; La vita del C.11; L'estetica e la poetica 15; II pensiero filosofico, politico e"civile"; C. educatore 33. 37Bibliografia Edizioni delle opere di C.37;Studi generali sul periodo e sull'ambiente calopresiani 38; Studi sul Caloprese45; Articoli brevi sul C. 47; Opere in cui viene trattato C. 47; Recensionisulle opere e sugli studi del C. 52. “Questa è tutta l'idea colla quale questimaestri della civil prudenza si sono ingegnati di far altrui concepire lanatura del uomo; dopo la quale, non accorgendosi di haver buttato a terra tuttigli fondamenti della pace e della concordia, e che, se i loro insegnamentifossero veri, i pericoli sarebbon in[e]vitabili, tutto il loro studio non siraggira in altro che in dare precetti di sicurtà, come se gl'accidenti humanistessero tutti sottoposti a i loro consigli.” Chi è C.? Un altro Carneade,meritevole di interesse speciale per quegli studiosi, accreditati e no, incerca del minore, soddisfati o illusi, a seconda dei casi, del nuovo per ilnuovo nel vasto campo della ricerca storico-filosofica? Questo lavoro di Mirto,vivace studioso della cultura italiana tra Seicento e Settecento, esperto dellerelazioni epistolari tra librai-stampatori europei (dai Borde agli Arnaud, daiBlaeu agli Janson, dagli Huguetan agli Anisson e agli Associati lionesi) ederuditi italiani (da Magliabechi a Cassiano Dal Pozzo, da Dati a Leopoldo eCosimo III de’ Medici) smentisce un fortunato stereotipo, offrendo aglistudiosi questa Bibliografia del filosofo calabrese, articolata in sei densesezioni (scritti di e su C., opere sul periodo e l’ambiente. ORLANDO FURIOSOLODOVICO ARIOSTO CORREDATO DA NOTE STORICHE E FILOLOGICHE E ILLUSTRATO DADORÈCON INCISIONI INTERCALATE NEL TESTO. MILANO. FRATELLI TREVES, EDITORI LAPROPIETÀ ABSOLUTA DEIDISBONI SD IN0I8IONI DI GUSTAVO DORÈ ÈRISERVATA VR ITALIA E PERLA LTlTOnA I'.LIANAAI FRATELLI TREVEB. Milano.Treves. Lodovico Ariosto, che air Heyse sempre parsola personificazione di tutto quanto si comprende colnome di poesia"non fu soltantola più bellae compiuta figuraletteraria del nostroRinascimento, ma avanzòdi molto ilsuo tempo nelquale V Italiaavanzava in civiltà ognialtra nazione d'Europa. Ercole I,della famiglia d'Este,figlio di Borseinvestito del ducato diModena e Reggio dair imperatoree di quello di Ferraradal papa, tenevain questa ciCtà chiamata dal Burkhart" la prima città modernad' Europa "una cortele di cui magnificenze precedettero di mezzosecolo quelle dellequali si circondaronopoi i sovranide' grandi stati. N. Ariosto, dellanobile famiglia degliAriosti, oriunda bolognesee trapiantata a Ferrara alla metàdel XIV secolo,creato conte daFederico III funominato capitano della cittadella diReggio, dove tolse inmoglie Daria Malaguzzie n'ebbe il primofiglio battezzato coni nomi diLudovico Giovanni. A setteanni il fanciulloseguì il padre tramutatoal comando diRovigo che nonseppe difendere dai Veneziani.Il duca rimandò ilcapitano Niccolò aReggio dove rimase,mentre il figliorestava con lamadre a Ferrara studiandogrammatica e metricacol celebre Lucadella Ripa. Costrettovidal padre incominciò lo studiodelle leggi edella giurisprudenza, sottoSadoleto modenese. Dopo cinqueanni, ottenuto iltitolo di dottore,Lodovico Ariosto potètornare ai geniali ediletti studii dellapoesia avendo aguida Gregorio EUioo Elladio daSpoleto, e compagni Strozzie poi ilBembo, conobbe tutte lebellezze de' poetilatini, compresi i comici;e come portaval'indole del tempo,nel quale gì'influssi cristiani non eranospenti ma infievolitidal risorgente paganesimodelle lettere edelle arti, alternava allo studiode' poeti i faciliamori. Il padre diLodovicp stato primatramutato da Reggioa Modena, poida Modena a Lugo,e privato dell'ufficio,venne a mortenel febbraio del1500. Il giovine spensierato dovetteallora pensare allamadre amatissima, a duo sorelleda marito e a quattrofratelli ancora ingiovine età, perprovvedere a' qualinon bastavano lerendita) dello scarso patrimoniopaterno composto dellacasa di Ferrarae di nonmolta terra nel circondario diReggio. Gli convennemutare .in squarci ein vacchette Omero efarsi nominare castellanodi Canossa, continuandoa passare partodolFanno a Ferrarae non dimenticando lebolle. Aveva già avutoparte in alcunerappresentazioni drammatiche allacorto del ducaErcole, e nel 1502dettò il belcarme catulliano perle nozze diAlfonso con LucreziaBorgia. Sulla fine del1503 entrò aiservigi del cardinaleIppolito fratello d'Alfonso,stato creato vescovo asetto anni, cardinalea quattordici, amantissimodelle belle donneed a suomodo anche dei letterati.Gli obblighi dell'Ariostopresso il cardinale nonerano bene deter minati, come nonfurono, almeno ne' primianni, precisamente stabilitigli emolumenti. Cortamente all'ufficio suo pressoIppolito il poetanon consacrava grantempo e gliene rimaneva tantoda potere incominciareV Orlando Furioso nel1506. Mandato nel 1507 aMantova per congratularsi, anome del cardinale,con la marchesaIsabella d'Este Gonzaga d' unfelice parto, lessealla gentildonna alcunicanti del poemagià scritti. Nelmaggio di quello stessoanno accompagnò aMilano il cardinaleIppolito, titolare dell' arcidiocesi Ambrosiana, che andavaad ossequiare LuigiXII re diFrancia ridivenuto padronedel Milanese. Nel carnevale del1508 faceva rappresentareal teatro dicorte la suaCassandra e nel carnevaleseguente Suppositi. Il duca Alfonsoassociandosi alla lega diCambrai, aiutato da'Francesi, riprese aiVeneziani il Polesinedi Rovigo. Ma iVeneziani, al caderedell' autunno, mandato unesercito alla riscossa,questi giunse abreve distanza da Ferrara.L'Ariosto mandato aRoma, con TeodosioBrusa, a chiedereaiuto al papa, partìda Ferrara il16 dicembre. Tornò aRoma precedendo il cardinaleIppolito, accusato d'essersiintruso nell' abbazia diNonantola dopo mortoil cardinale Cesarini e di averforzato i monaciad eleggerlo abatecommendatario. Giulio II, sdegnatocontro il cardinalee contro gliEstensi, ligii alre di Franciacontro il quale preparava lafamosa lega, fececattiva accoglienza all' Ariosto.Pure questi giunsea pla carne l'ira. Tornatoa Ferrara nelgiugno, era di belnuovo a Romanell'agosto, e GiulioII minacciava di farbuttare in Teverelui o qualunquealtro oratore glisi presentasse a nomedel cardinale d'Este.Furono quei giorniben tristi perla famiglia Estense,le cui truppe eranovinte dai Venezianisul Po, mentrei soldati delpapa minacciavano lacittà, di Ferrara. Alcunibiografi dell' Ariosto affermanoeh' egli combattessea Polesella, matale opinione sembrada lui stessocontradetta nel cantoXL del suo poema.Certo da ambasciatorediventò in queiroccasione soldato edegli stesso dico d'avercombattuto a Padova. Dopola battaglia diRavenna, gli Estensi,che avevano contribuito alla vittoriacon le loroartiglierie, desiderarono lapace. Il ducaAlfonso, ottenuto dal papaun salvacondotto, permezzo di FabrizioColonna suo prigioniero,andò a Roma arabbonire Giulio II.L'Ariosto lo seguìnelle pericolose avventuredelle quali ilprincipe fu vittima. Nonostante il salvacondotto, Alfonsopotè scampare astento all'ira delpontefice, rimanendo nascosto pertre mesi nelcastello dei Colonnaa Marino, e poi salvandosi travestito orada frate, orada cacciatore, atraverso la Toscana:e 1'Ariosto fusempre fedele compagno delsuo signore inquei travestimenti edin quella fuga. Giunsea Ferrara lanuova della mortedi Giulio II;e venti giorni dopo,la nuova deirelezionedel cardinale Giovannide' Medici, cheprese il nome diLeone X. Quandoil nuovo papaera stato legatodi Bologna, l'Ariostolo avea pregato didispensarlo dagli ordinisacri permettendogli diconseguire un benefizio chegli veniva ceduto da unconsanguineo. Gli Estensimandarono il loropoeta ad ossequiareil papa, ma questinon fece all'Ariostoalcuna offerta tampoco gliene fecero idi lui amici ttdivenuti grandi". Diritomo a Ferrara,fermatosi a Firenzeper le festedi San Giovanni, s' innamorò diAlessandra Benucci vedovadi Tito Strozzi,ed a quell'affettodedicò per il rimanentedella vita Vanimo suo, giànelle passioni amorosetanto mutevole. Per nonperdere egli ilgodimento de' beneficiiecclesiastici, essa latutela dei figlidel primo marito, tenneronascosta la lorounione e visseroper le stesseragioni separati dicasa. Con l'Ariosto vivevaVirginio, figlio suodiletto, avuto da unOrsolina Sasso Marino. Il cardinale Ippolitoaveva in queltempo preso stanzaa Roma doveavrebbe voluto che l'Ariostolo raggiungesse, sollecitandolo afarsi prete. A tale invitol'Ariosto rispondeva, come eglistesso ha dettonella Satira I: Io pianeta mai tonicella Né chiercavo' che incapo mi sipona. Pare che ilcardinale non sicurasse neppure difar pagare all'Ariostoi suoi emolumenti. Pensava bensìliberalmente alla spesadi stampa dell' OrlandoFurioso, che il poetacominciò nel 1515a consegnare allostampatore maestro GiovanniMazzocco da Bondeno, cheteneva bottega inFerrara. Il 21aprile 1516 laprima edizione dell'Orlandòvide la bicee l'Ariosto speravadi riceverne dalcardinale lauto compensoper avergliela dedicata. Pochimesi dopo inveceil cardinale pretendevache l'Ariosto andasse secolui in Ungheria;ed essendo visiquesti rifiutato "per molte ragionie tutte vere" r eminentissimo andòsulle furie, nonvolle ascoltarne lescuse, gli intimòdi non comparirgli più innanzi,e gli fecetogliere le renditedi due beneficiiecclesiastici. L'Ariostotornò dibel nuovo aRoma per ottenereche non glifossero tolti "certi bajocchi "ch'egli prendeva a Milano" ancorché nonsian molti "e trovò LeoneX assai megliodisposto a di luifavore. Poco dopoil duca Alfonsolo comprendeva nelnumero dei suoistipendiati in qualità difamigliare, e conY assegno mensiledi sette scudid' oro cinquantadue lire italiane,più il vittoper tre servitorie due cavalli. Uncaso inaspettato avrebbemigliorate molto lenon liete condizionieconomiche dell'Ariosto senon vi sifosse opposta laprepotenza. Rinaldo Ariosto,cugino del poeta,essendo morto ab intestato,la ricca tenutadetta delle Ariosto,a Bagnolo, passavanelle mani di Lodovicoe de' suoifratelli; Ma nefurono spogliati daAlfonso Trotti, amministratore del duca,che dichiarò queibeni di proprietàcamerale, e nonottenne alcun risultato lalite promossa daglieredi naturali, perricuperarli. Anche LeoneX s'intromise,ma invano,in quella faccendadell' eredità. Dopo Vultimo viaggio dell' Ariostoa Roma0 lapubblicazione deir OHando,il papa s'era degnato dirammentarsi T anticabenevo lenza verso il poeta,e fece rappresentarein Vaticano iSupponiti y con grande apparato. L'annoseguente l'Ariosto, avendoterminato il Negromante,lo spedì alpapa sperando ma nonottenendo eguale fortuna. Pochi mesidopo, il cardinaleIppolito tornato dall'Ungheriamoriva a Ferrarad'' una indigestione digamberi e divernaccia. Sebbene moltomale ricompensato dalcardinale, r Ariosto, anchedopo la dilui morte, nontolse dall' Orlando alcunadelle troppe lodi chegli aveva tributate,e continuò adintitolare al dilui nome il poema.Nominato commissario ducalenella Garfa*gnana e partì, conpochi soldati diFerrara per Cstelnuovo,dove andava adoccupare un ufficio,onorevole e molto piùlucroso di quello famigliare dicort". Prima dipartire fece testamentoa rogito di AndreaSucci. Giunse a Castelnuovoil 2G. Nell'ElegiaIII ha descrittoil disastroso viaggiofatto a traverso l'Appennino,in tempo d'inverno;e nella SatiraF, nella qualeparla lungamente del suogoverno, lasciò scrittoche La novità delloco è statitanta C'ho fatto comeaugel che mutagabbia Che molti giorniresta che noncanta. ' Paragonava ilpaese da luigovernato a " unafossa " dolentedi trovarsi semprein mezzo ad Accuse e litiFurti, omicidii, odii,vendette ed ire. Gliparve da primaimpresa superiore alloproprie forze ilpacificare quella provincia chein meno d' unsecolo aveva cambiatocinque o scivolte padrone: ma, messoamoro al proprio ufficio,dette prova dimolta energia. Senon che dalGoverno ducale aveva scarsoappoggio e spessoanche contrarietà, delloquali si lamentavascrivendo direttamente al ducaed invitandolo amandare altri alsuo posto senon voleva aiutarlo "a difendere Tonerdell'ufficio " ma,dovendo rimanere odandarsene, egli aggiungeva:" sempre desiderereiche la giustiziaavesse luogo. " Del governodell'Ariosto nella Garfa*gnanaha scritto unabella ed eruditamonografia il marchese Campori,secondo il qualela storia diquel governo "ci mostra comeil più a fantasticode' poeti possaannoverarsi fra glistatisti più positivi,n Lasciò, dopo treanni e quattromesi " l'asprezza di queisassi e quellagente inculta "e se netornò a Ferrara.Era morto LeoneX e gli erasucceduto un altroMedici col nomedi Clemente VII.Il duca Alfonso,desiderando di avere inRoma un oratoreautorevole e stimato,aveva fatto scrivereall'Ariosto offrendogli quel posto.Ma X Ariostose ne schermì,non sperando piùnulla dai Medici nòdai papi. Ritornato dunquea Ferrara, acquistòalcune fabbriche eritagli di terreno invia Mirasele e vi formòun giardino, deliziaed amore deisuoi ultimi anni.Si occupava della correzioneOrlando e diridurre a spallieraa siepe unaboscaglia che aduggiava ilsuo orto. Cottvivovacol padre ilfiglio Virginio, diodelle abitudini paternedi questi ultimi anniha lasciato moltememorie. Dalla corte ducaleora sempre, inogni occasione, onoratocome poeta etenuto in conto diabile politico. Nel1528, per festeggiarel'arrivo degli sposiErcole Estense e Renata di Francia,fu rappresentata la sua commediahLena; nel 1529fu nuovamente rappresentatala Cassarla, prima d' unalautissima cena offertada Ercole d' Esteal marchese edalla marchesa di Mantova.Nella contesa fraCarlo V eFrancesco I, ilduca Alfonso cercava dibarcamenarsi a propriovantaggio, ed ottennedall' imperatore Y investituradi Modena e Reggio.Essendo a MantovaDon Alfonso d'Avalos,marchese del Vasto,comandante delle truppe imperiaU,il duca glimandò Lodovico Ariostoper pregarlo aconcedergli aiuto sufficiente amantenere sotto ilproprio dominio lacontea di Carpiche Clemente VIIgli contrastava. L'Ariosto raggiunseil marchese del Vasto aCorreggio, in casadi Veronica Gambara,ed il marchese, concessoTaiuto al duca,fece dono alpoeta di centoscudi annui d'entrata,per lui ed isuoi eredi, diun lapislazzolo bellissimolegato in oroe di unacollana d' oro. Pubblicò aFerrara, con i tipi diFrancesco Rosso daValenza, una nuova edizione delsuo poema conV aggiunta dinuovi canti. Questaedizione fu cronologicamente la diciottesima,essendone state stampatedopo la primadel 1515, un'altra a Ferrara,tre a Milano,una a Firenze, eundici a Venezia.Di questa nuovaedizione in XLVIcanti presentò, il 7novembre, un esemplarea Carlo Vche trovavasi inMantova, reduce dallaguerra d'Ungheria contro iTurchi e direttoa Bologna. L'imperatoremostrò il desideriodi ricompensare l'Ariosto incoronandolocol lauro "onor d'imperatori e di poeti" . Ma l'incoronazione solenne nonpotè effettuarsi perla sollecita partenzadi Carlo Vche lasciò bensìall'Ariosto il diploma dipoema laureato. Aveva alloracinquantotto anni, edai quaranta s'eracominciata a guastarglisila salute, G lotravagliavano il catarroe la debolezzadi stomaco. Isuoi medici gliavevano proibito Fuso delvino e ognicibo troppo conditodi aromi: gliera molto nocivo.ilcalore della stufa. Versola fine deldicembre 1532 ammalòdi ostruzione allavescica alla qualesopravvenne una febbre diconsunzione. Dopo lunghipatimenti spira assistito dallamoglie Alessandra, dalfiglio Virginio edal parroco edamico suo Alberto Castellari. Dopo ilprimo testamento, fattopartendo per laGarfa*gnana, ne dettòun secondo nel1532, istituendo erede universaleil figlio Virginio,che conservò pertutta la vitala casa e rorto paterno elo fece abbellirecon statue edornamenti di marmo. Lodovico Ariostofu alto distatura ed ebbecapelli neri ericciuti, spaziosa lafronte ed alte leciglia, gli occhineri e vivaci,il naso grandee aquilino, identi bianchi ed eguali,il colorito olivastro,le, guance scarne,rada la barba. Isuoi contemporanei lodicono riguardoso, prudente,gioviale cogli amici,ma d' indx>le facilmente inchinevolealla mestizia. Fud'animo buono eretto: costretto dallanecessità a lodare mecenatipoco meritevoli d' encomio,adattandosi all' uso de'tempi del qualesa rebbe errore giudicare con le ideemoderne d'indipendenza e di dignità,sopportò sempre a malincuoreil giogo deipotenti. Piuttosto cheil desiderio d' arricchiresentì quello dì viverein quiete coni suoi libri,dichiarando di nonvolere " ilpiù bel cappeleh' in Roma sia" con scapitodella libertà. Modesto inogni desiderio fualtresì temperato ne'cibi e nellebevande; schietto esincero con tutti, e per quantoconsapevole del propriovalore, non vanitoso avido d'onori. invero onore èch'nom da benti tenga Ciascuno, eche tu sia. Provò,come allora erapossibile, e seppeesprimere un sentimentodi dolore vedendo rItalia divenuta "ancella di quellegenti stesse chele furon serve" e s' auguròdi vederla risorgere all' anticagrandezza, aggiungendo checiò si sarebbeottenuto soltanto a quandosarem migliori. " Intorno alloscopo dell' Orlando moltosi è scrittoe non concordementeda tutti. Certo nonerra il Carducciquando dice chela finalità delpoema romanzesco èin stessoe nel raccontar piacevolea ricreazione dellepersone d'animo gentile;ed aiunge chel'Ariosto fu più chealtri di per lontano dall'intenzione diuna finale ironiacontro l'ideale caval leresco. In questaipotesi dell' ironia insisteinvece particolarmente ilGioberti. Egli crede chel'Ariosto, frammischiando continuamentel'elemento giocoso alserio, abbia volutomettere in luce "il vizio principaledegli ordini cavallereschi, cioèla sproporzione fra la pompa eil rumore degliapparecchi, e lapochezza o vanitàdei risultamenti, equindi mo strando la nullitàfinale di taleistituzione ".... IlFurioso è dunquead un tempo,se condo r autore delPrimato, la apoesia e la satira delmedio evo etiene un luogo mezzanofra il romanzodel Cervantes eT epopea delTasso, " dellaquale però V Orlando è assai piùmoderno benché Tabbia preceduto d'unagenerazione. L'Ariostoinfatti presente piùd'una volta leidee de' tempimoderni, mentre subisce le influenzepagane dell' antica letteraturache da pocotempo era, inItalia prima che altrove,rimessa in onorequando egli intraprendevai suoi studii.A tali influenzepagane si deve darcolpa se lasbrigliata fantasia delpoet abbellisce divivi colori lenon rare pitture erotiche.Ma anche ditale licenza bisognain gran partericercare la causanel l'indole de' costumi edel tempo, nellaquale, a dettadi Bernardo Tasso,non era fanciullo, a fanciulla, vecchio, dottore, artigiano "che si contentassed'aver letto l'Or lando più d'unavolta. Il Voltaire hadetto, e loha confermato ilCarducci, che V Orlandoé poema politico ereligioso con Carlomagnoed Orlando, eprivato e famigliarecon Ruggiero eBradamante. Vito Fornari vederappresentata nella folliad'Orlando, l'indole dellasocietà cristiana nel tempodescritto dall' Ariosto, indoleche fu d'universalefollia. Il DeSanctis dice non essere" nulla uscitodalla fantasia modernache sia comparabilea questo limpidomondo omerico, n AlSettembrini parve che,mentre il poemadi Dante, piùche all'Italia appar tiene atutto il mondo,1' epopea dell' Ariostoappartenga all' Italia edegli sia ilprimo poeta italiano. Fra iclassici é senzadubbio il piùnaturalista e nessunoha saputo megliodi lui ottenere aisuoi tempi larappresentazione oggettiva delmondo esteriore. Da quasitre secoli ilpoema romanzesco dell' Ariostoè uno de'libri più ricercatie più letti. UlisseGuidi ne noveraquattrocentotrentunaedizioni italiane, oltrele numerose versioni.A quest'orale edizioniitaliane hanno probabilmente passato ilmezzo migliaio. Nessun altropoeta ha saputoispirare quanto l'Ariostola fantasia de'pittori: nessun altro offre occasionedi far mostradi vario ingegnopittorico, mettendo nelsuo poema rOriento atenzone con rOccidente,il Cristianesimo conrislamismo; intrecciando glielementi della mitologia grecacon quelli dellefavole asiatiche; descrivendo,con V aiutodella storia, la valledel Po, Parigi,il Cairo, Damasco,Alessandretta; e conl'aiuto della fantasiail sog giorno delizioso diAlcina e diLogicilla, la vastaSericana, il Catajoed altri paesiignoti od appena sospettatial principio delXVI secolo. Mai fantasiad'artista, matita didisegnatore, non sepperoindovinare il pensieroe l'ar ditezza altamente poetichedell' Ariosto come ilDorè che neillustrò l'intiero poema. Idisegni di GustavoDorè non soloriproducono le imagìnidel poeta, l'ispirazionevertigi nosa, il carattere fantasticoMVOrlando, ma sonoil più completocommento di quelmondo meraviglioso.Angelica,fnsffiirlo (liti piìi tritonocU[ (luca diBnvìera, s incuritrn inRiimliLo ch va in tvartiak| [H'oprio invailo levitaa Umù putcnt1 tuli ostiaTnH.Jite,c trova rollila rivadun fiume iljinuo Fiirran, (uiviRi iiJiMo. itr oagiaiu'd'A u galliti, viene allemani eoi Saeìno; maeome i cinerivali ai accorgunocht la iluuKlIa èhjiJiriU, cessano rialeumbattere. Fenaù intanto sistudia di iTen[H:raral>lmo cadut(i|>li nel llame:Angtliia s imbattein Sauripante, ili]uale coglie ropportunità dipigliaitiiil cavallo diRinaldo; e qnt'sti sofragili une? minaccioso. 1 Le doiiiie,i eavalier, l'iimie,gii amori, Le ciiriesie,T audaci inipree iocanto, Che furo altempo the passa ri>i AI ori D'Africail lìjare, ein Francia iiocquertanto, Seguendo l'ire ei ipoveni! furori DVAgromante lorre, die sidie Tanto Di vendicarla morte diTroiano Sopra re Carloimpera tor romano. 2 Ditod Orlando inun medesmo tratto Cosanon detta inprosa mai, in rima; Che peramor venne infurore e matto, Duomche si saggioera stimato prima: Seda colei chetal quasi m'hafatto, CheU poco ingegnoad or ador mi lima, Mene sarà peròtanto concesso, Che mibasti a finirquanto ho promesso. 3Piacciavi, generosa Erculeaprole, Ornamento e splendordel secol nostro, Ippolito, aggradirquesto che vuole Edarvi sol puòFumil servo vostro. Quelch'io vi debbo,posso di parole Pagarein parte, ed'opera d'inchiostro: Né chepoco io vidia da imputarsono Che quanto ioposso dar, tuttovi dono. 4 Voisentirete fra ipiù degni eroi,Che nominar conlaude m'apparecchio.Ricordar quel Ruggier,che fu di voiE de' vostri aviillustri il ceppovecchio. L'alto valore e'chiari gesti suoi Vifarò udir, sevoi mi dateorecchio, E vostri altipensier cedano unpoco. Si che tralor miei versiabbiano loco. 5 Orlando,che gran tempoinnamorato Fu della bellaAngelica, e perlei In India, inMedia, in Tartarialasciato Avei infiniti edimmortai trofei, In Ponentecon essa eratornato. Dove sotto igran monti Pirenei Conla gente diFrancia e diLamagna Re Carlo eraattendato alla campagna,Per far alre Marsilio eal re Agramante Battersi ancordel folle ardirla guancia, D'aver condotto,l'un, d'Aitìca quante Oentierano atte aportar spada elancia; L'altro, d'aver spintala Spagna innante Adestmzion del belregno di Francia. Ecosì Orlando arrivòquivi a punto:Matosto si pentìd'esservi giunto:7 Chevi fu toltala sua donnapoi: (Ecco il giudiciouman come spessoerra!) Quella che dagliesperii ai litieoi Avea difesa con lunga guerra, Ortolta gli èfra tanti amicisuoi. Senza spada adoprar,nella sua terra. Ilsavio Imperator, ch'estinguervolse Un grave incendio,fu che glila tolse. 8 Natapochi innanziera una gara Trail conte Orlandoe il suocugin Rinaldo; Che ambiavean per labellezza rara D'amoroso disiol'animo caldo. Carlo, chenon ave tallite cara, Che glirendea l'aiuto lormen saldo, Questa donzella,che la causan'era, Tolse, e diein mano aiduca di Baviera; 9In premio promettendolaa quel d'essi. Ch'inquel conflitto, inquella gran giojpata. Degli Infeielipiù copia uccidessi, Edi sua manprestasse opra piùgrata. Contrari ai votipoi furo isuccessi; Ch'in foga andòla gente battezzata, Econ molti altrifu'l Duca prigione, Erestò abbandonato ilpadiglione. 10 Dove poichérimase la donzella Ch'esser doveadel vincitor mercede, Innanzi alcaso era salitain sella, E quandobisognò le spallediede. Presaga che quelgiorno esser rubella DoveaFortuna alla cristianaFede: Entrò in unbosco, e nellastretta via Rincontrò uncavalier eh' a pievenia. 11 Indosso lacorazza, l'elmo intesta. La spada alfianco, e inbraccio avea loscudo: E più leggiercorrea per laforesta, Ch'ai palio rossoil villan mezzoignudo. Timida pastorella mai presta Nonvolse piede innanzia serpe crudo. ComeAngelica tosto ilfreno torse, Che delguerrier, eh' a pievenia, s'accòrse. 12 Eracostui quel paladingagliardo, Figliuol d'Amon, signordi Montalbano, A cuipur dianzi ilsuo destrìer Baiardo Perstrano caso uscitoera di mano. Comealla donna eglidrizzò lo sguardo, Riconobbe, quantunquedi lontano, L'angelico sembiantee quel belvolto Ch'ali' amorose reti iltenea involto. La donnail palafreno addietrovolta, E per. laselva a tuttabriglia il caccia; Néper la rarapiù che perla folta, La piùsicura e migliorvia procaccia: Ma pallida,tremando, e di tolta,Lascia curaal destrìer chela via faccia. Disu, di giùnell'alta selva fiera Tantogirò, che venne auna riviera. 14 Sula riviera Ferraùrovoese Di sudor pieno,e tutto polveroso. Dalla battagliadianzi io rimosse Ungran disio dibere e diriposo: E poi, malgrado suo, quivifermosse:Perchè, delP acquaingordo e frettoloso, Lelmo nel fiumesi lasciò cadere, NòTavea potuto ancoriavere. Quanto potea piùforte, ne veniva Gridando ladonzella {spaventata. A quellavoce saita insu la riva IISaracino, e neiviso la guata; Ela conosce subitoeh' arriva, Benché ditimor pallida eturbata, E sien piùdi che nonn'udì novella, Che senzadubbio eli' èAngelica bella.stanza 17 . 16E perchè eracortese, e n'avea forse Non mendei due cuginiil petto caldo, L'aiuto chepotea tutto leporse, Pur come avessel'elmo, ardito ebaldo:Trasse la spada,e minacciando corse Dovepoco di Initemea Rinaldo. Più voltes' eran già nonpur veduti, a alparagon dell' arme conosciuti. 17 Cominciarquivi una crudelbattaglia, Come a piesi trovar, coibrandi ignudi:Non chele piastre e la minutamaglia, Ma ai colpilor non reggeriangì' incudi. Or, mentrel'un con l'altrosi travaglia, Bisogna alpalafren che '1passo studi; Che, quantopud menar dellecalcagna, Colei lo cacciaal bosco ealla campagna. 18 Poiche s'aff&ticàr granpezzo invano I dueguerrier per porl'un l'altro sotto: Quandonon meno eracon l'arme inmano Questo di quel, quel diquesto dotto; Fu primieroil signor diMontalbano, Ch'ai cavalier diSpagna fece motto. Sicome quel e' hanel cuor tantofoco. Che tutto n'ardee non ritrovaloco. 19 Disse alpagan: Me sol credutoavrai, E pur avraite meco ancoraoifeso: Se questo avvienperchè i fulgentirai Del nuovo Sol t'abbiano il pettoacceso, Di farmi quitardar che guadagnohai? Che quando ancortu m' abbi mortoo preso, Non peròtua la belladouna fia; Che, mentrenoi tardiam, sene va via. SOQuanto fia meglio,amandola tu ancora, Cheta le vengaa traversar lastrada, A ritenerla farlefar dimora. Prima chepiù lontana sene vada! Come ravremo in potestate,allora Di chi esserde' si provicon la spada. Nonso altrimente, dopoun lungo affeinno, Chepossa riuscirci. altro chedanno. Al pagan laproposta non dispiacque: Cosi fudifferita la tenzone; Etal tregua tralor subito nacque, Sìr odio er ira va in oblivione, Che '1pagano al partirdalle fresche acque Nonlasciò a piediil buon figlinold'Amone; Con preghi invita,e alfin lotoglie in groppa. Eper Torme d'Angelicagaloppa. Oh gran bontàde' cavalieri antiqui ! Eran rivali,era n di diversi, E sisentian degli aspricolpi iniqui Per tuttala persona ancodolersi; Eppur per selveoscure e calliobliqui Insieme van, senzasospetto aversi. Da quattrosproni il destrierpunto, arriva Dove unastrada in duesi dipartiva. E comequei che nonsapean se Tuna 0V altra viafacesse la donzella, (Perocché senzadifferenzia alcuna Apparia inamendue l'orma novella), Simessero ad arbitriodi fortuna, Rinaldo aquesta, il Saracinoa quella. Pel boscoFerraù molto savvolse E ritrovossi alfineonde si tolse. 24Pur si ritrovaancor su lariviera, Là dove l'elmogli cascò neli'onde. Poiché la donnaritrovar non spera, Peraver l'elmo che'1 fiume gliasconde, In quella parte,onde caduto gliera, Discende nell' estreme umidesponde:Ma quello erasi fitto nellasabbia. Che molto avràda far primache V abbia. 25Con un granramo d'albero rimondo, Diche avea fattouna pertica lunga, Tentail fiume ericerca sino alfondo, Né loco lasciaove non battae punga. Mentre conla maggior stizzadel mondo Tanto l'indugiosuo quivi prolunga, Vede dimezzo il fiumeun cavalìero lusino alpetto uscir, d'aspettofiero. 2f) Era, fuorchéla testa, tattoarmato, Ed avea unelmo nella destramano; Avea il medesimoelmo che cercato DaFerraù fu lungamenteinvano. A Ferraù parlòcome adirato, E disse: Ahmancator di fé,marrano ! Perchè di lasciarV elmo anchet' aggrevi Che render giàgran tempo midovevi? Ricordati, pagan, quandouccidesti D'Angelica ilfratel, che son queir io:Dietroali altre armetu mi promettesti Fra pochidi gittar Telmonel rio. Or seFortuna (quel chenon volesti Far tu)pone ad effettoil voler mio, Nonti turhar; ese turbar tidèi, Turbati che di mancato sei. 28Ma se desirpur hai d'unelmo fino, Trovane unaltro, ed abbilcon più onore; Untal ne portaOrlando paladino, Un talRinaldo, e forseanco migliore:L'un ftid'Almonte, e Valtro di Mambrino:Acquista undi quei duicol tuo valore; Equesto, e' haigià di lasciarmidetto, Farai bene alasciarmelo in effetto. 32Non molto vaRinaldo, che sivede Saltare innanzi ilsuo destrier feroce:Ferma,Baiardo mio, dehferma il piede ! CheTesser senza tetroppo mi nuoce. Perquesto il destriersordo a luinon riede, Anzi piùse ne vasempre veloce. Segue Rinaldo,e dMra sidistrugge:Ma seguitiamo Angelicache fogge. 33 Fuggetra selve spaventosee scure, Per lochiinabitati, ermi eselvaggi. Il mover dellefrondi e diverzure, Che di Cerrisentia, d'olmi edi fa*ggi, Fatto leavea con subitepaure Trovar di qua e di strani viaggi; Ch'ad ogni ombraveduta o inmonte o invalle, Temea Rinaldo aversempre alle spalle. 34Qnal pargoletta dammao capriola, Che tra le frondedel natio boschetto Alla madreveduta abbia lagola Stringer dal pardo,e aprirle 1fianco o '1petto, Di selva inselva dal crudels invola, E dipaura trema edi sospetto; Ad ognisterpo che passandotocca. Esser si credeall empia ferain bocca. 29 All'apparirche fece all'improvviso Dell' acqua l'ombra,ogni pelo arricciosse, E scolorosseal Saracino ilviso: La voce, eh'era per uscir,fermosse Udendo poi dall' Argalia, eh'ucciso Quivi avea già(che l'Argalia nomosse), Larotta fede cosdimproverarse, Di scorno e dira dentroe di fuorarse. 30 tempoavendo a pensaraltra scusa, E conoscendoben che '1ver gli disse, Restòsenza risposta abocca chia; Ma ]avergogna il corsi gli trafisse, Chegiurò per lavita di Lanfdsa Nonvoler mai ch'altroelmo lo coprisse, Senon quel buonoche già inAspramente Trasse del capoOrlando al fieroAlmonte. 31 E servòmeglio questo gi\iTamento, Che nonavea quell'altro fattoprima. Quindi si partetanto mal contento, Chemolti giorni poisi rode e lima.Sol dicercare è ilPaladino intento Di quadi là, dovetrovarlo stima. Altra venturaal buon Rinaldoaccade, Che da costuitenea diverse strade. 35Quel ela notte emezzo l'altro giorno S'andòaggirando, e nonsapeva dove: Trovossi alfinin un boschettoadomo . Che lievementela fresca auramove; Dui chiari rivimormorando intorno, Sempre l'erbevi &n teneree nove; E rendeaad ascoltar dolceconcento, Rotto tra picciolsassi, il correrlento. 36 Quivi parendoa lei d'essersicura, E lontana aRinaldo mille miglia, Dallavìa stanca edall' estiva arsura,Di riposarealquanto si consiglia; Tra' fiorismonta, e lasciaalla pastura Andare ilpalafìren senza labriglia; E quel vaerrando intomo allechiare onde, Che difresca erba aveanpiene le sponde. Ecconon lungi unbel cespuglio vede Dispin fioriti edi vermiglie rose. Chedelle liquide ondeal specchio siede, Chiusodal Sol fraP alte quercieombrose; Co vóto nelmezzo, che concede Fresca stanzafra l'ombre piùnascose; E la fogliacoi rami inmodo è mista. Che'1 Sol nonv'entra, non cheminor vista. £8 Dentroletto vi fantenere erbette, Ch' invitanoa posar chi s'appresenta. La bella donnain mezzo aquel si mette; Ivisi corca, edivi s'addormenta.Ma nonper lungo spaziocosi stette, Che uncalpestio le parche venir senta. Chetasi lieva e appresso allari vera Vede ch'armatoun cavalier giunt'era. 39S' egli è amicoo nemico noncomprende; Tema e speranzail dubbio corle scuote; E diquella avventura ilfine attende, Né purd'un sol sospirl'aria percuote. Il cavalieroin riva alfiume scende Sopra l'unbraccio a riposarle gote; Ed inun gran pensiertanto penetra, Che parcangiato in insensibilpietra. 40 Pensoso piùd'un' ora acapo basso Stette, Signore,il cavalier dolente; Poicominciò con suonoafflìtto e lasso, Alamentarsi si soavemente, Ch'avrebbe dipietà spezzato unsasso. Una tigre crudelfatta clemente:Sospirando piangeatal eh' un ruscello Parean leguancie, e 'ipetto un Mòugibello. 41 Pensier,dicea, che'l corm'agghiacci ed ardi, Ecausi '1 duol chesempre il rodee lima, Che debbofar poich' ioson giunto tardi, Ech'altri a córreil frutto èandato prima? Appena avutoio n'ho parolee sguardi. Ed altrin'ha tutta laspoglia opima. Se nonne tocca ame frutto fiore. Perchè affligger perlei mi vo'piùil core? La verginellaé simile allarosa Ch'in bel giardinsu la nativaspina. Mentre sola esicura si riposa. Négregge pastorse le avvicina; L'aura soave el'alba rugiadosa, L'acqua, laterra al suofavor s' inchina :Giovenivaghi e donneinnamorate Amanu averne eseni e tempieornate. 43 Ma nonsi tosto dalmaterno stelo Rimossa vienee dal suoceppo verde. Che quantoavea dagli uominie dal cielo Favor,grazia e bellezza,tutto perde. La vergineche '1 fior,di che piùzelo Che de' begli occhie della vitaaver de'. Lascia altndcorre, il pregioeh' avea innanti, Perde nelcor di tuttigli altri amanti.44Sii vile aglialtri, e daquel solo amata,Acui di fece si largacopia. Ah Fortuna crudel.Fortuna ingrata! Trionfan glialtri, e nemoro io d'inopia. Dunque esser. puòche non mi sia piùgrata? Dunque io possolasciar mia vitapropìa? Ah piuttosto oggimanchino i dimiei, Ch' io vivapiù, s' amar nondebbo lei ! 45 Semi dimanda alcunchi costui sia, Cheversa sopra il rio lacrimetante, Io dirò ch'eglié il redi Circassia, Quel d'amortravagliato Sacripante:Io diròancor, che disua pena ria Siaprima e solacausa essere amante, Epur un degliamanti di costei: Eben riconosciuto fada lei. 46 Appressoove il Solcade, per suoamore Venuto era dalcapo d'Oriente; Cile seppein India consuo gran dolore, Comeella Orlando seguitòin Ponente: Poi seppein Francia, chel'Imperatore Sequestratal'avea dall'altra geiite, Epromessa in mercedea chi diIcfro Più quel giornoaiutasse i Giglid'oro. Stato era incampo, avea vedutaquella, Quella rotta chedianzi ebbe reCarlo. Cercò vestigio d'Angelicabella, Né potuto aveaancora ritrovarlo. Questa èdunque la tristae ria novella Ched'amorosa doglia fapenarlo, Affligger,lamentare, e dirparole Che di pietàpotrian fermare ilSole. Mentre costui cosis' affligge e duole, Efa degli occhisuoi tepida fonte, Edice queste emolte altre parole,Chenon mi parbisogno esser racconte; L'avventurosa suafortuna vuole Ch'alle orecchied'Angelica sian conte: Ecosi quel neviene a un'ora,a un punto, Ch'inmille anni omai più nonè raggiunto. 49 Conmolta attenzion labella donna Al pianto,alle parole, almodo attende Di coluieh' in amarlanon assonna; Né questoé il primodi eh' ellal'intende:Ma, dura efredda più d'unacolonna, Ad averne pietànon però scende: Comecolei e' ha tuttoil mondo asdegno ' non lepar eh' alcunsia di leidegno. 50 Par traquei boschi ilritrovarsi sola Le f&pensar di torcostui per guida Chechi nell'acqua stafin alla gola, Benè ostinato semercè non grida. Sequesta occasione orse V invola, Nontroverà mai piùscorta si fida; Ch'alunga prova conosciutoinnante S'avea quel refedel sopra ogniamante. 51 Ma nonperò disegna dellafinno, Che lo distrugge,alleggerir chi Fama, £ristorar d'ogni passatodanno Con quel piacereh' ogni amatorpiù brama:Ma alcunafizì'one, alcuno inganno Ditenerlo in speranzaordisce e trama; Tantoch'ai suo bisognose ne serva, Poitomi all' uso suodura e proterva. 52E fuor diquel cespuglio oscuroe cieco Fa di bella edimprovvisa mostra, Come diselva o fuord'ombroso speco Diana inscena, o Citereasi mostra; E diceall' apparir: Pace sia teco; Tecodifenda Dio lafama nostra, E noncomporti, contro ogniragione, Ch'abbi di me si falsaopinione. 53 Non maicon tanto gaudioo stupor tanto Levògli occhi alfigliuolo alcuna madre, Ch'avea per mortosospirato e pianto, Poiche senza essoudì tornar lesquadre; Con quanto gaudioil Saracin, conquanto Stupor r altapresenza, e leleggiadre Maniere, e veroangelico sembiante.Improvviso apparir sivide innante. 54 Pienodi dolce ed'amoroso affetto, Alla suadonna, alla suaDiva corse, Che conle braccia alcollo il tennestretto, Quel eh' alCatai non avriafatto forse. Al patrioregno, al suonatio ricetto, Seco avendocostai, l'animo torse: Subitoin lei s'avvivala speranza Di tostoriveder sua riccastanza. 5.5 Ella glirende conto pienamente Dal giornoche mandato fiida lei A domandarsoccorso in Oriente AlRe de'Sericani Nabatei; Ecome Orlando laguardò sovente Da morte,da diraor, dacasi rei; E che1 fior virginalcosi avea salvo, Comese lo portòdel materno alvo. 66Forse era ver,ma non peròcredibile A chi delsenso suo fossesignore; Ma parve facilmentea lui possibile, Ch'era perdutoin via piùgrave errore. Quel chel'uom vede, Amorgli fa invisibile, El'invisibil fo vederAmore. Questo creduto fii;che'l miser suole Darfacile credenza aquel che vuole. 57Se mal siseppe il Cavalierd'Anglante Pigliar per suasciocchezza il tempobuono, Il danno se ne avrà;che da quiinnante Noi chiamerà Fortunaa si grandono; (Tra tacitoparla Sacripante) Ma ioper imitarlo giànon sono, Che lascitanto ben chem'è concesso, E eh' adoler poi m'abbiadi me stesso. 58Corrò la frescae mattutina rosa, Che,tardando, stagion perderpotria. So ben eh' adonna non sipuò far cosa Chepiù soave epiù piacevol sia, Ancorchése ne mostridisdegnosa, E talor mestae flebìl sene stia:Non staròper repulsa ofinto sdegno, Ch'io nonadombri e incarniil mio disegno. Cosidice egli; ementre s'apparecchia Al dolceassalto, un granramor che suona Dalvicin bosco, gì'introna l'orecchia Sì, chemal grado l'impresaabbandona, E si ponl'elmo; eh' aveausanza vecchia Di portarsempre armata lapersona. Viene al destriero,e gli riponla briglia:Rimonta insella, e lasua lancia piglia. Ecco pelbosco un cavaliervenire, Il cui sembianteè d'uom gagliardoe fiero:Candido comeneve è ilsuo vestire. Un biancopennoncello ha percimiero. Re Sacripanter, chenon può patire Chequel con l'importunosuo sentiero Gli abbiainterrotto il granpiacer eh' avea, Convista il guardadisdegnosa e rea. Comeè più appresso,io sfida abattaglia; Che crede benfargli votar l'arcione. Quel, chedi lui nonstimo già chevaglia Un grano meno,e ne faparagone, L'orgoglioseminacce a mezzotaglia, Sprona a untempo, e lalancia in restapone. Sacripante ritorna contempesta, E corronsi aferir testa pertesta. Non 8i vanno ileoni o itori in salto Adar di petto,ad accozzar sierodi, Come li dnignerrìerì al fieroassalto, Che parimente sipass&r li scndi. Felo scontro tremardal basso all' alto L'erbose valliinsino ai poggiignndi; E ben giovòche far bnonie perfetti Gli usberghisi, che lorsalvare i petti. stanzaGià non feroi cavalli uncorrer torto, Anzi cozzaroa guisa dimontoni. Quel del guerrierpagan morì dicorto, Ch' era vivendoin numero de'buoni:Queir altro caddeancor; mafii risorto Tostoch'ai fianco sisentì li sproni. Queldel Re saracinrestò disteso Addosso al suo signorcon tutto ilpeso. 64 V incognitocampion che restòritto, E vide l'altrocol cavallo interra. Stimando avere assaidi quel conflitto, Non sicurò di rinnovarla guerra; Ma doveper la selvaè il cammindritto, Correndo a tuttabriglia, si disserra; E,prima che dibriga esca ilPagano, Un miglio 0poco meno ègià lontano 65 Qualistordito e stupidoaratore, Poi eh' è passatoil fdhnine, silieva Di dovel'altissimo firagore Presso allimorti buoi stesol'aveva; Che mira senzafronde e senzaonore n pinche di loutanveder soleva:Tal silevò il Paganoa pie rimase, Angelica presenteal duro caso. 66Sospira e geme,non perchè 1'annoi Che piede obraccio s' abbia rottoo mosso, Ma pervergogna sola, ondea' di suoi Népria dopoil viso ebbesi rosso; E più,ch'oltra il cader,sua donna poi Fuche gli tolseil gran pesod'addosso. Muto restava, micred' io, se quella Nongli rendea lavoce e lafavella. 67 Deh ! disseella, signor, nonvi rincresca; Che delcader non èla colpa vostra, Madel cavallo acui riposo edesca Meglio si convenia,che nuova giostra. Néperciò quel guerriersua gloria accresca; Ched'esser stato ilperditor dimostra. Così, perquel eh' iome ne sappia,stimo, Quando a lasciaril campo èstato il primo. 6BMentre costei confortail Saracino, Ecco, colcorno e conla tasca alfianco. Galoppando venir sopraun ronzino Un messaggierche parca afflittoe stanco; Che comea Sacripante fuvicino. Gli domandò secon lo scudobianco, E con unbianco pennoncello intesta Vide un guerrierpassar per laforesta. 69 Rispose Sacripante: Come vedi, M'haqui abbattuto, ese ne parteor ora; E perch'io sappia chi m'ha messoa piedi, Fa cheper nome io lo conoscaancora. Ed egli a lui: Diquel che tumi chiedi, 10 tisatisfarò senza dimora: Tudèi saper cheti levò disella L'alto valor d'unagentil donzella. 70 Ellaé gagliarda, edé più bellamolto; Né il suofamoso nome ancot'ascondo: Fu Bradamante quellache t' ha tolto Quantoonor mai tuguadagnasti al mondo. Poich'ebbe così dettoa freno sciolto 11Saracin lasciò pocogiocondo. Che non sache si dicao che sifaccia, Tutto avvampato divergogna in faccia. 71Poi che granpezzo al casointervenuto Ebbe pensato invano,e finalmente Si trovòda una femminaabbattuto, Che pensandovi più,più dolor sente; Montòr altro destriertacito e muto:Esenza far parola,chetamente Tolse Angelica ingroppa, e differilla Apiù lieto uso,a stanza piùtranquilla. 72 Non foroiti duo miglia,che sonare Odon laselva, che licinge intx)mo, Con talrumor e strepito,che pare Che tremila foresta d'ogn'intomo; E poco dopoun gran destriern' appare, D'oro guemitoe riccamente adomo, Chesalta macchie erivi, ed afracasso Arbori mena eciò che vietail passo. Stanza 74. 73Se r intricatirami e Vaer fosco, Disse ladonna, agli occhinon contende, Baiardo èquel destrier chein mezzo albosco Con tal ramorla chiusa viasi fende. Questo ècerto Baiardo: io '1riconosco:Deh come bennostro bisogno intende ! Ch'un sol ronzinper dui sariamal atto; E nevien egli asatisfarci ratto. 74 Smontail Circasso, edal destrier saccosta Esi pensava dardi mano alfreno. Colle groppe ildestrier gli farisposta, Che fu prestoal girar comeun baleno; Ma nonarriva dove icalci apposta; Misero ilcavalier se giungeaappieno ! Che ne calcital possa aveail cavallo, Ch avriaspezzato un montedi metallo. 75 IndiTa mansueto alladonzella, Con umile sembiantee gesto umano, Comeintorno al padroneil can salteUa, Chesia due giornio tre statolontano. Baiardo ancora aveamemoria d'ella, Ch' inAlbracca il serviagià di suamano Nel tempo cheda lei tantoera amato Rinaldo, allorcrudele, allora ingrato. 78E questo hannocausato due fontane Chedi diverso effettohanno liquore, Ambe inArdenna, e non sono lontane:D'amoroso disioTuna empie ilcore; Chi bee deV altra senzaamor rimane, E volgetutto in ghiaccioil primo ardore. Rinaldo gustòd'una, e amorlo struse; Angelica deV altra: l'odia efugge. 76 Con lasinistra man prendela briglia, Con raltra tocca epalpa il colloe il petto. Queldestrier, eh' aveaingegno a maraviglia, Alei, come unagnel, si fasuggetto. Intanto Sacripante iltempo piglia: Monta Baiardo,e l'urta e lo tienstretto. Del ronzin disgravatola donzella Lascia lagroppa, e siripone in sella. 79Quel liquor disecreto venen misto, Chemuta in odiol'amorosa cura, Fa chela donna cheRinaldo ha visto, Neisereni occhi subitos'oscura; E con vocetremante e visotristo Supplica Sacripante elo scongiura Che quelguerrier più appressonon attenda . Ma eh'insieme con leila fuga prenda. 77Poi rivolgendo a caso gliocchi, mira, Venir sonando d'armeun gran pedone. Tuttas'avvampa di dispettoe d'ira; Che conosceil figliuol delduca Amone. Più chesua vita l'amaegli e desira; L' odia efugge ella piùche gru falcone. Giàfd eh' essoodiò lei piùche la morte; Ellaamò lui: or han cangiatosorte. 80 Son dunque,disse il Saracino,sono Dunque in sipoco credito convoi, Che mi stimiateinutile, e nonbuono Da potervi difenderda costui! Le battaglied' Albracca già visono Di mente uscite,e la notteeh' io fui Perla saluta vostra,solo e nudo, ControAgricane e tuttoil campo, scudo?81Non rispond' ella, enon sa chesi faccia, Perchè Rinaldoormai 1' ètroppo appresso, Che dalontano ai Saradn.minaccia, Come vide ilcavallo e conobb'esso, E riconobbe l'angelicafaccia Che l'amoroso incendioin cor gliha messo. Quel chesegui tra questidue superbi Vo'che perl'altro Canto siriserbi. Ariosto si proponedi narrare lagaerra Ara Carlo Magnoe Agramante re d’AfHca, argomeuto diantiche leggende e di romanzicavaUeresohi. Ascri vere ai tempidi Carlo Magnole geste ele avventure di cavalleriaeh' egli vuolraccontare, proprie solo aisecoli dopo il100, ò unanacronismo; ma apoeti come l'Ariosto èlecito. v.4. L'Ariostoimmagina che i Moriinvadessero la Franciaai tempi diCarlo Magno. Anche questaò favola. v.6.Agramante, re deiMori, che . secondo laleggenda, cinse d' assedioParigi. V.7. Trojano,padre d'Agramante. Egliera stato ucciso dalpaladino Orlando. v.8.Re Carlo, CarloMagno. St. 2. V.1.Orlando o Rolando,era prefetto delle frontiere diBretagna: fu uccisoin Roncisvalle; sup ponesifiglio di Miloneconte di Anglante. St.3. Qui sicontiene la dedicadel Poema al cardinale Ippolito d'Este, figliodi Ercole I,secondo duca di Ferrara;nella corte delquale porporato visseil Poeta. St. 5. Suirinnamoramento di Orlandoe sulle imprese dilui in varieparti dell' Asia òda vedersi il poemadel Boiardo. Quibasti il direche Angelica e suofratello Argalia, figlidi Galafrone redel Cataio (paese orariconosciuto nelle setteprovinole settentrio nali dellimpero chinese), fìuronomandati dal padrein Francia, afflnohò, perforza o peringanno, gli conduces sero presi ipaladini di Carlo.Angelica era fornitadi somma bellezza edi arti astatea dovizia; ilfratello aveva Tarmatora fatata,una lancia d'oroohe atterrava chiunque nefosse toccato; ilcavallo Babicano piùveloce del vento ecibantesl d'aria; finalmenteun anello che tenutoin bocca, rendevainvisibile la persona,e por tato in ditodisfaceva ogni altroincantesimo. Queste cose favoleggiatedal Boiardo sinotano qui, pernon avere a ripeterlealtrove. St. 6. y.12. Marsilio, rappresentatonel Poema come re di Gastiglia,è personaggio fintodai romanzieri, òhecosi nominarono ungovernatore dato aSaragozza dal re 0califo di Cordova,Abderamo Emir el Monmen]rm,voce convertita dagliItaliani in Hira molino. St. a y. 1d.Binaldo, uno deipaladini di Carlo,ò detto cugino diOrlando, perchè, secondola genealogia degli eroiromantici, nacque daAymon o Amonedi Darbena e daBeatrice figlia diNamo duca diBaviera. Amone poi, natoda un Bernardodi Chiaramonte della stirpedei Beali diFrancia, era fratellodi Milone d'An glante. St. 12.y. 14. Rinaldocioè, la cuifamiglia aveva in signoriail castello diHontalbano (Montauban) in Linguadoca, e vi facevaordinaria residenza. St. 13. y. 16.n motivo delprecipitoso fuggire di Angelicada Rinaldo erauna insuperabile avversione per lui,di che siconoscerà il motivonella St 78. St.14. y. 18. Ferraù oFerraguto denotarono i romanzieri come figliuolo diMarsilio. Era costuifortis simo pagano, spagnolo.St. 19.y. 34. Lafirasefulgenti rai delnuovo Sol allude allasomma bellezza dAngelica. St. 26.y. 6. Marranoo Marano, voceingiuriosa che sapponesi diorigine araboispana, evuol dire: aleale o maneatordi parola. Secondoalcuni, voleva dire,in ispagnolo: porco d'unanno. St. 28. y.5. In un poema intitolatoAspromonte e pubblicato laprima volta inFirenze, si trova cheOrlando, per vendicarela morte disuo padre uc ciso daAlmonte, spense costuiin duello egli tolse l'elmo conl'armatura incantata, ilcavallo Brigliadoro e laspada Durindana, Unaltro romanzo, cheha per titolo Innamoramentodi RinaldOj parladi un pagano Mambrino, venutocon un esercitocontro Carlo, e ucciso in battaglia daRinaldo che siappropriò Telmo di luiSt. 80.v.5. Lanfbsa, madredi Ferrati v.7.Aspra mente, castello antico dePirenei. St. 88. y.& Nella St.45 svelasi esserecostui Sa cripante re deiCircassi, amante diAngelica. St. 55. y.4. è probabileche qui siaccennino i Seri (Seres)degli antichi, oggiconosciuti sotto ilnome di Tartari Bodgesi.Nabatei, eran dettipropriamente gli abitanti dell'Arabiaintomo al MarRosso; ma dai poetisi prendono taloraper i popolitutti dell'Oriente, come quinell'Ariosto. St. 57. y.1. Sacripante alludea Orlando. St. 81.y. 27. Farvuotar Varetone significatoglier di sella, scavalcare.• Dicesi resta unferro attaccato al pettodell' armadura del cavaliere .ove si accomoda ilcalce della lanciaper colpire. St. 70. y. 3.Bradamante, sorella diRinaldo, figlia naturale delduca. St. 78. y.13. Fontane d'Ardenna;selva ch'era la scenafavorita delle avventureromantiche. St. 80. Lebattaglie d'Albracea, Àlbraeca,terra forte, dove s' erarinchiusa Angelica pernon venire in manodel re Agricane,che n'era mirabilmenteinvaghito. Agricane vi sipone a campo.Sacripante difende Ange lica. Malconcio dalleferite è costrettoa ritirarsi nella rocca.Continuando gli assalti,Agricane nell'impeto del rinseguire ilnemico, rimane chiusonella terra contre cento cavalieri: menatutto a fracasso.Sacripante ch'ò in letto,chiesta e saputala cagione delrumore levato nella terra,si alza sebbeneinfermo e uccide1 trecento cavalieri nemici,e costringe Agricanea ritrarsi. Mentre Rinald3 e Sacripantecombattono fra diloro per Baiardo,Angelica sempre fugantetrova nella selvaun romito, il (jualecon arte mafcafa che cessila pugna deidue guerrieri. Rinaldomonta Baiardo va in Parigi,Ji dove Carlo lomanda in Inghilterra.Bradamante, andando incerca di Ruggero,si avviene inPinabello di Maganza, che,con racconto inparte mentito, econ animo didarle morte, lafa precipitare innna caverna. l Ingiustissimo Amor,perchè si raro Corrispondenti fainostri disiri? Onde, perfido,avvien che t'èsi caro Il discordevoler ch'in duicor miri? Ir nonmi lasci alfacil guado echiaro, E nel piùcieco e maggiorfondo tiri:Da chidisia il mioamor tu mirichiami, E chi m'hain odio vuoich'adori ed ami. Rinaldoal Saracin conmolto orgoglio Gridò:Scendi, ladron, delmio cavallo:Che misia tolto ilmio, patir nonsoglio; Ma ben fo,a chi lovuol, caro costallo:Elevar questa donnaanco ti voglio; Chesarebbe a lasciartelagran ftJlo. Sì perfettodestrier, donna degna A un ladronnon mi parche si convegna. 2 Faich'a Rinaldo Angelicapar bella. Quando essoa lei bruttoe spiacevol pare. Quandole parea belloe l'amava ella, Egliodiò lei quantosi può piùodiare. Ora s'affligge indarnoe si flagella: Cosi rendutoben gli èpare a pare. Ellal'ha in odio:e l'odio è di talsorte, Che piuttosto chelui vorria lamorte. Tu te nementi che ladroneio sia, Rispose ilSaracin non menoaltiero: Chi dicesse ate ladro, lodiria (Quanto io n'odo per fama)più con vero. Lapruova or sivedrà, chi dinoi sia Più degnode la donnae del destriero; Benché, quantoa lei, tecoio mi convegna Chenon è cosaal mondo altra degna. stanza 2ó. Comesoglion talor duican mordenti, O perinvidia o peraltro odio mossi, Avvicinarsi digrignandoi denti, Con occhibieci e piùche bracia rossi; Indiammorsi venir, dirabbia ardenti. Con aspriringhi e rabbuffatidossi: Cosi alle spadee dai gridie dall'onte Venne ilCircasso e queldi Chiaramonte. 6 Apiedi è Pan, Paltro a cavallo: orquale Credete ch'abbia ilSaracin vantaggio?Né ven' ha peròalcun; che cosìvale Forse ancor meneh' uno inespertopaggio:Che '1 destrier,per istinto naturale, Nonvolea far alsuo signor oltraggio:Nécon man con spron .poteail Circasso Farlo avolontà sua movermai passo. 7 Quandocrede cacciarlo, egli s arresta; Ese tener lovuole, o correo trotta: Poi sottoil petto sicaccia la testa, Giuccadi schiene, emena calci infrotta. Vedendo il Saradneh' a domar questa Bestiasuperha era maltempo allotta, Ferma leman sul primoarcione e s'alza, Edal sinistro fiancoin piede shalza. 8Sciolto che fu il Pagancon leggier salto Dair ostinata furiadi Baiardo, Si videcominciar hen degnoassalto D'un par dicavalier tanto gagliardo. Suona l'unhrando e l'altro,or hasso, oralto:Il martel diVulcano era piùtardo Nella spelonca affumicata,dove Battea all'incude ifolgori di Giove. 9Fanno or conlunghi, ora con finti escarsi Colpi veder chemastri son delgiuoco: Or li vediire altieri, orrannicchiarsi; Ora coprirsi, oramostrarsi un poco; Oracrescer innanzi, oraritrarsi; Ribatter colpi, espesso lor darloco; Girarsi intomo; edonde l'uno cede, Laltro aver postoimmantinente il piede. 10Ecco Rinaldo conla spada addosso ASacripante tutto s'ablMindona; E quelporge lo scudoch'era d'osso. Con lapiastra d'acciar tempratae buona. Tagliai Fusberta, ancorchémolto grosso:Ne gemela foresta ene risuona. L'osso eTacciar ne vache par dighiaccio, E lascia alSaracin stordito ilbraccio. 13 Dagli anni e daldigiuno attenuato. Sopra unlento asinel sene veniva; E parca,più ch'alcun fossemai stato, Di consci'enzascrupolosa e schiva. Comeegli vide ilviso delicato Della donzellache sopra gliarriva, Debil quantunque emal gagliarda fosse, Tuttaper carità segli commosse. 11 Comevide la timidadonzella Dal fiero colpouscir tanta mina. Pergran timor cangiòla faccia bella, Qualil reo ch'aisupplicio s'avvicina: ' Néle par chevi sia datardar, s'ella Non vuoldi quel Rinaldoesser rapina. Di quelRinaldo ch'ella tantoodiava. Quanto esso leim'seramente amava. 12 Voltail cavallo, enella selva folta Locaccia per unaspro e strettocalle; E spesso ilviso smorto addietrovolta. Che le parche Rinaldo abbiaalle spalle. Fuggendo nonavea fatto viamolta. Che scontrò unEremita in unavalle, Ch'avea lunga labarba, a mezzoil petto, Devoto evenerabile d'aspetto. La donnaal faticel chiedela via Che laconduca ad unporto di mare, Perchélevar di Franciasi vorria, Per nonudir Rinaldo nominare. Ilfrate, che sapeanegromanzia, Non cessa ladonzella confortare, Che prestola trarrà d'ogniperiglio; Et ad unasua tasca diedi piglio. 15 Trasseneun libro, emostrò grande effetto; Chelegger non finila prima faccia, Ch'uscir faun spirto informa di valletto, Egli comanda quantovuol che faccia. Quelse ne va,da la scritturaastretto. Dove i duicavalieri a facciaa faccia Eran nelbosco, e nonstavano al rezzo; Fra'quali entrò congrande audacia inmezzo. lt> Per cortesia,disse, un diyoi mi mostre, Quando ancouccida l'altro, chegli vaglia: Che mertoavrete alle fatichevostre, Finita che travoi sia labattaglia, Se '1 conteOrlando senza litio giostre, S senzapur aver rottauna maglia, Verso Parigimena la donzella Chev'ha condotti aquesta pugna fella? Vicinoun miglio horitrovato Orlando Che neva con Angelicaa Parigi, Di voiridendo insieme, emotteggiando Che senza fruttoalcun siate inlitigi. Il meglio forsevi sarebbe, orquando Non son piùlungi, a seguirlor vestigi; Che s'inParigi Orlando lapuò avere, Non vela lascia maipiù rivedere. Veduto avrestei cavalier turbarsi Aquell'annunzio; e mestie sbigottiti. Senza occhie senza mentenominarsi. Che gli avesseil rivai cosischerniti; Ma il buonRinaldo al suocavallo trarsi Con sospirche parean delfaoco usciti, E giurarper isdegno eper farore, Se giungeaOrlando, di cavargliil core. E doveaspetta il suoBaiardo, passa, E sopravi si lancia,e via galoppa; Néal cavalier, ch'apie nel boscolassa. Pur dice addio,non che lo'nviti in groppa. L'animoso cavallourta e fracassa. Punto dalsuo signor, ciòch'egli 'ntoppa: Non ponnofosse o fiumio sassi ospine Far che dalcorso il corridordecline. 22 Bramoso diritrarlo ove fosseella, Per la granselva innanzi segli messe; Né lovolea lasciar montarein sella, Perchè adaltro cammin nonlo volgesse. Per luitrovò Rinaldo ladonzella Una. e due volte,e mai nongli successe, Che fuda Perraù primaimpedito. Poi dal Circasso,come avete udito. 23Ora al demonioche mostrò aRinaldo Della donzella lifalsi vestigi. Credette Baiardoanco, e stettesaldo E mansueto aisoliti servigi. Rinaldo ilcaccia, d'ira ed'amor caldo, A tuttabriglia, e sempreinvér Parigi; E volatanto col disfo,che lento. Non eh' undestrier, ma gliparrebbe il vento 24La notte apena di seguirrimane Per affrontarsi colsignor d'Anglante; Tanto hacreduto alle parolevane Del messaggier delcauto Negromante. Non cessacavalcar sera edimane. Che si vedeapparir la terraavante. Dove re Carlo,rotto e malcondutto. Con le reliquiesue s'era ridutto: 25E perchè ddre d'Africa battaglia Edassedio v'aspetta, usagran cura A raccorbuona gente evettovaglia. Far cavamenti eriparar le mura. Ciòeh' a difesa sperache gli vaglia. Senzagran differir, tutto procura:Pensa mandare inInghilterra, e trame Gente,onde possa unnovo campo fìEtme: 20Signor, non voglioche vi paiastrano. Se Rinaldo or si tostoil destrier piglia, Chegià più giorniha seguitato invano. Négli ha potutomai toccar labriglia. Fece il destrier,ch'avea intelletto umano. Nonper vizio seguirsitante miglia. Ma perguidar, dove ladonna giva, n suosignor, da chibramar l'udiva. 21 Quandoella si friggidal padiglione. La videed appostolla ilbuon destriero. Che sitrovava aver vótol'arcione. Perocché n'era scesoil cavaliere Per combatterdi par conun Barone Che mendi lui nonera in armefiero; Poi ne seguitòl'orme di lontano. Bramoso porlaal suo signorein mano. 26 Chevuole uscir dinuovo alla campagna, Eritentar la sortede la guerra. Spaccia Rinaldosubito in Bretagna, Bretagna chefu poi dettaInghilterra. Ben dell'andata ilPaladin si lagna: Nonch'abbia cosi inodio quella terra; Maperché Carlo ilmanda allora allora. Népur lo lasciaun giorno fardimora. 27 Rinaldo maidi nonfece meno Volentier cosa;poi che fridistolto Di gir cercandoil bel visosereno, Che gli aveail cor dimezzo il pettotolto:Ma, per ubbidirCarlo, nondimeno A quellavia si frisubito vólto. Ed aCalesse in pocheore trovossi; E giunto,il di medesimoimbarcossi. 28 Contra lavolontà d'ogni nocchiero, Pelgran desir che tornareavea, Entrò nel march'era tnrbato efiero, E gran procellaminacciar parea. Il Ventosi sdegnò, chedall'altiero Sprezzar si vide: econ tempesta rea Sollevòil mar intomo, e contal rabbia, Che glimandò a ba'narsino alla gabbia. Stanza 38. 29Calano tosto imarinari accorti Le maggiorvele, e pensanodar volta, £ ritornarnelli medesmi porti. Dondein mal puntoavean la navesciolta. Non convien, diceil Vento, ch'iocomporti Tanta licenzia chev'avete tolta; E soffiae grida, enaufragio minaccia S' altrove van,che dove eglili caccia. 30 Ora poppa, orall'orza hann'il crudele, Chemai non cessa,e vien piùognor crescendo: Essi diqua, di con umil vele Vansiaggirando, e l'altomar scorrendo. Ma perchèvarie fila avarie tele Uopo miBon, che tutteordire intendo, Lascio Rinaldoe l'agitata prua, Etomo a dirdi Bradamante sua. 31Io parlo diquella incl*ta donzella, Percui re Sacripantein terra giacque, Chedi questo Signordegna sorella, Del ducaAmone e diBeatrice nacque. La granpossanza e ilmolto ardir diquella Non meno aCarlo e tuttaFrancia piacque, (Che piùd'un paragon nevide saldo) Che '1lodato valor delbuon Rinaldo. La donnaamata fd daun cavaliere Che d'Africapassò col reAgramante, Che partorì delseme di Ruggiero Ladisperata figlia d'Agolante:Ecostei, che ned'orso difiero Leone usci, nonsdegnò tal amante; Benche concesso, fuorche vedersi una Voltae parlarsi, nonha lor Fortuna.• 33 Quindi cercandoBradamante già L'amante suoch'avea nome dalpadre. Cosi sicura senzacompagnia, Come avesse insua guardia millesquadre: E fatto ch'ebbeal re diCircassia Battere il voltx)dell'antiqua madre, Traversò unbosco, e dopoil bosco unmont"; Tanto che giunsead una bellafonte. 34 La fontediscorrea per mezzoun prato, D'arbori antiquie di bell'ombreadomo. Ch'i viandanti colmormorio grato A berinvita, e afar seco soggiomo: Unculto monticel dalmanco lato Le difendeil calor delmezzogiorno. Quivi, come ibegli occhi primatorse, D'un cavalier lagiovane s'accorse; 35 D'uncavalier eh' all'ombra d'imboschetto Nel margin verdee bianco erosso e giaUo Sedeapensoso, tacito esoletto Sopra quel chiaroe liquido cristallo. Loscudo non lontanpende e l'elmetto Dalfa*ggio, ove legatoera il cavallo; Edavea gli occhimolli e '1viso basso, E simostrava addolorato e 36Questo disir, eh' atutti sta nelcore, De' fatti altrui semprecercar novella. Fece aquel cavalier delsuo dolore La cagiondomandar da ladonzella. Egli l'aperse etutta mostrò fuore. Dalcortese parlar mossodi quella, E dalsembiante altier, ch'aiprimo sguardo Gli sembròdi guerrier moltogagliardo, stanza 2& 37 Gcominciò: Signor, iocondncea Pedoni e cavalieri,e venia incampo X dove CarloMarsilio attendea, Perch' alscender del monteavesse inciampo; K nnagiovane bella mecoavea. Del cui fervidoamor nel pettoavvampo:B ritrovai pressoa Rodonna armato Unche frenava un grandestriero alato. 38 Tostoche U ladro,o sia mortale,o sia Una deir infernali animeorrende, T'ede la bellae cara donna mia; Comefalcon che perferir discende, Cala epoggia in unattimo, e travia Getta le mani,e lei smarritaprende. Ancor non meraaccorto dell'assalto, Che delladonna io sentiigrido in alto. 39Cosi il rapacenibbio flirar suole Ilmisero pulcin pressoalla chioccia. Che di suainavvertenza poi siduole, £ invan gligrida, e invandietro gli croccia. Ionon posso seguirun uom chevole. Chiuso tra monti,appio d'unerta roccia. Stanco hoil destrier, chemuta a penai passi Nell'aspre viede'faticosi sassi. 40 Ma,come quel chemen curato avrei Vedermitrar di mezzoil petto ilcore, Lasciai lor viaseguir quegli altrimiei Senza mia guidae senza alcunrettore:Per li scoscesipoggi e mancorei Presi la viache mi mostravaAmore, E dove miparca che quelrapace Portasse il mioconforto e lamia pace. 41 Seigiorni me n'andaimattina e sera Perbalze e perpendici orride estrane, Dove non via,dove sentier nonera, Dove segnodi vestigio umane: Poigiunsi in unavalle inculta efiera. Di ripe cintae spaventose tane. Chenel mezzo s'unsasso avea uncastello Forte e benposto, a maravigliabello. 42 Da lungipar che comefiamma lustri, Né siadi terra cotta, di marmi. Comepiù m'avvicino aimuri illustri. L'opra piùbella e piùmirabil parmi. E seppipoi, come idemoni industri, Da suffimigìtratti e sacricarmi. Tutto d'acciaio aveancinto il belloco, Temprato all'onda edallo stigio foco. 4Di si forbitoacciar luce ognitorre. Che non vipud ruggine macchia. Tutto ilpaese giorno enotte scorre, E p" dentro ilrio ladron s'immacchia. Cosa nonha ripar chevoglia tórre:Sol dietroinvan se glibestemmia e gracchia. Quivi ladonna, anzi ilmio cor mi tiene,Che mai ricovrar lascioogni spene. 44 Ahlasso! che poss'iopiù, che mirare Larocca lungi, oveil mio benm'è chiuso? Come lavolpe, che '1figlio gridare Nel nidooda dell' aquila digiuso, S' aggira intomo, e non sache si fare, Poichél'ali non hada gir lassuso. Ertoè quel sassosì, tale éil castello, Che nonvi può salirchi non éaugello. 45 Mentre iotardava quivi, eccovenire Duo cavalier eh' aveanper guida unNano, Che la speranza aggiunseroal desire; Ma benfu la speranzae il desirvano. Ambì erano guerrierdi sommo ardire:EraGradasso l'un, resericano: Era l'altro Ruggier,giovene forte. Pregiato assainell'africana corte. 46 Vengon,mi disse ilNano, per farpruova Di lor virtùcol sir diquel castello, Che pervia strana, inusitatae nuova Cavalca armatoil quadrupede augello. Deh,signor, diss'io lor,pietà vi mova Delduro caso miospietato e fello ! Quando, comeho speranza, voivinciate, Vi prego la mia donnami rendiate. 47 E come miAi tolta lornarrai. Con lagrime afifermandoil dolor mio. Quei,lor mercé, miprofferirò assai, E giùcalare il poggioalpestre e rio. Dìlontan la battagliaio riguardai, Pregando perla lor vittoriaDio. Era sotto ilCastel tanto dipiano, Quanto in duevolte si puòtrar con mano. 48Poi che furgiunti appiè dell' altarocca. L'un e l'altrovolea combatter prima; Pura Gradasso, ofosse sorte, tocca, Oppurche non ne fé'Ruggier più stima. QuelSerican si poneil corno abocca:Rimbomba il sasso,e la fortezzain cima. Ecco apparireil cavaliere armato Fuordella porta, esul cavallo alato. 94 stanza 41. 49Ck)mmcìò a pocoa poco india levarse, Come suolfar la peregrinagme. Che corre prima,e poi vediamoalzarse Alla terra vicinaun braccio o due;£ quandotutte sono all'ariasparse, Velocissime mostra Talesue. Si ad altoil Negromante batteTale, Cha tanta altezzaappena aquila sale. 50Quando gli parvepoi, volse ildestriero. Che chiuse ivanni e vennea terra apiombo. Come casca dalciel falcon maniero 'Che levar veggial'anitra o ilcolombo. Con la lanciaarrestata U cavaliere L'aria fendendovien d'orribil rombo. Gradasso appenadel calar s'avvede. Chese lo senteaddosso e chelo fiede. 51 SopraGradasso il MagoPasta roppe; Ferì Gradassoil vento eParia vana; Per questoil volator noninterroppe U batter Pale;e quindi s'allontana. H gravescontro fa chinarle groppe Sul verdeprato alla gagliardaAlfana. Gradasso avea unaAlfana la piùbella IB la migliorche mai portassesella. 52 Sin allestelle il volatortrascorse; ludi girossi etornò in frettaal basso, E percosseRuggier che nons'accorse, Rnggier che tuttointento era aGradasso. Bnggier del gravecolpo si distorse, E'1 suo destrierpiù rinculò d'unpasso; E quando sivoltò per luiferire. Da lontanoil vide alciel salire. Or suGradasso, or suRuggier percote Nella fronte,nel petto enella schiena; E lebotte queilascia ognor vote, Perch'è si presto,che si vedeappena. Girando va conspaz]fose rote; E quandoall'uno accenna, alP altromena: AlPuno e all'altrosi gli occhiabbarhaglia, Che non ponnoveder donde gliassaglia. 54 Fra duoguerrieri in terra ed unoin cielo La battagliadurò sino aquella ora, Che spiegandopel mondo oscurovelo. Tutte le bellecose discolora. Fu quelch'io dico, enon v'aggiungo unpelo; Io '1 vidi,io '1 so; m' assicuro ancora Indirlo altrui; chequesta maraviglia Al falsopiù ch'ai versi rassomigUa. 55 D'unbel drappo diseta avea coperto Loscudo in braccioil cavalier celeste. Comeavesse, non so,tanto sofferto Di tenerlonascosto in quellaveste; Ch'immantinente che lomostra aperto, For74k è,chi '1 mira,abbarbagliato reste, E cadacome corpo mortocade, E venga alNegromante in potestade. 56Splende lo scudoa guisa dipiropo, E luce altranon è tantolucente. Cadere in terraallo splendor fdd'uopo, Con gli occhiabbacinati e senzamente. Perdei da lungianch'io li sensi,e dopo Gran spaziomi riebbi finalmente; Né piùi guerrier più vidi quelNano, Ha voto ilcampo, e scuro il montee il piano. 67Pensai per questoche l'incantatore Avesse ambeduicòlti a untratto insieme. E toltoper virtù dellosplendore, La libertade a loro. ea me laspeme. Cosi a quelloco, che chiudeail mio core. Dissi,partendo, le paroleestreme. Or giudicate s'altra pena ria, Checausi Amor, puòpareggiar la mia. 58Ritornò il cavaliernel primo duolo, Fattache n'ebbe lacagion palese. Questo erail conte Pinabel,figliuolo D' Anselmod'Altaripa, maganzese; Che trasua gente scellerata,solo Leale esser nonvolse cortese, Mane li viziabbominandi e brutti, Nonpur gli altriadeguò, ma passòtutti. 59 La belladonna con diversoaspetto Stette ascoltando ilMaganzese cheta:Che comeprima di Ruggierfu detto, Nel visosi mostrò piùche mai lieta; Maquando senti poieh' era indistretto, Turbossi tutta d'amorosapietà. Né per unao due voltecontentosse Che ritornato areplicar le fosse. 60E poi eh'alfiu le parveesseme chiara, Gli disse:Cavalier, datti riposo; Cheben può lamia giunta esserticara, Parerti questo giornoavventuroso. Andiam pur tostoa quella stanzaavara, Che si riccotesor ci tieneascoso; Né spesa saràinvan questa fatica. SeFortuna non m'étroppo nemica. 61 Risposeil cavalier; Tuvuoi eh iopassi Di nuovo imonti, e mostritila via?A memolto non éperdere i passi. Perduta avendoogni altra cosamia; Ma tu perbalze e ruinosisassi Cerchi entrare inpregione: e cosisia. Non hai diche dolerti dime poi; Ch' iotei predico, etu pur gir vi vuoi. 62Cosi dice egli;e toma alsuo destriero E diquell'animosa si faguida. Che si mettea periglio perRuggiero, Che la pigliquel Mago oche la ancida. Inquesto ecco allespalle il messaggiero. Che, Aspettaaspetta, a tuttavoce grida; Il messaggierda chi ilCircasso intese Che costeifu ch'alPerba lodistese. 3 A Bradamanteil messaggier novella DiMompelieri e diNarbona porta, Ch'alzato glistendardi di Castella Ayean, contutto il litod'Acquamorta; E che Marsiglia,non v'essendo quella Chela dovea guardar,mal si conforta, Econsìglio e soccorsole domanda Per questomesso, e sele raccomanda. stanza 65. 64Questa cittade, eintomo a moltemiglia Ciò che fraVaro e Rodanoal mar siede, Avearimperator dato allafiglia Del duca Amon,in eh' aveaspeme e fede; Perocché '1suo valor conmeraviglia Riguardar suol, quandoarmeggiar la vede. Or,com'io dico, adomandar aiuto Quel messoda Marsiglia eravenuto. 65 Tra sie no lagiovine suspesa. Di volerritornar dubita unpoco; Quinci l'onore e il debitole pesa, Quindi l'incalzal'amoroso foco. Fermasi alfindi seguitar l'impresa, Etrar Ruggier dell' incantato loco; Equando sua virtùnon possa tanto, Almenrestargli prigioniera accanto. 66E fece iscusatal, che quelmessaggio Parve contento rimaneree cheto. Indi giròla briglia alsuo viaggio, Con Pinabelche non neparve lieto Che seppeesser costei diquel lignaggio Che tantoha in odioin pubblico ein secretu:E già s'avvisa le futureangosce, Se lui perMaganzese ella conosce. 67Tra casa diMaganza e diChiarmonte Era odio anticoe inimicizia intensa; Epiù volte s'aveanrotta la fronte, Esparso di lorsangue copia immensa; Eperò nel suocor l'iniquo Conte Tradirl'incauta giovane sipensa; 0, come primacomodo gli accada, Lasciarla sola,e trovar altrastrada. E tanto glioccupò la fantasia Ilnativo odio, ildubbio e lapaura, Che inavvedutamente uscìdi via, E ritrovossiin una selvaoscura, Che nel mezzzoavea un monteche finia La nudacima in unapietra dura:E lafiglia del Ducadi Dordona Gli èsempre dietro, emai non l'abbandona. 69 Comesi vide ilMaganzese al bosco, Pensòtorsi la donnadalle spalle. Disse: Prima che'1 ciel tomipiù fosco, Verso imalbergo è megliofarsi il calle. Oltrequel monte, s' iolo riconosco, Siede unricco castel giùnella valle. Tu quim'aspetta; che dalnudo scoglio Certificar congli occhi mene voglio. 70 Cosìdicendo alla cimasuperna Del solitario monteil destrier caccia. Mirando pur s'alcuna via discema, Comelei possa tordalla sua traccia. Ecconel sasso trovauna cavema, Che siprofonda più ditrenta braccia. Tagliato apicchi ed ascarpelli il sasso Scendegiù al dritto,ed ha unaporta al basso. 71Nel fondo aveaima porta ampiae capace, Ch' inmaggior stanza largoadito daya; E fdorn uscia splendor,come di face Ch'ardesse inmezzo alla montanacava. Mentre quivi ilfellon sospeso tace, Ladonna, che daInngi il seguitava, (Perchè perderneTorme si temea) Allaspelonca gli sopraggìungea. 72 Poichési vide iltraditore uscire, Quel eh'avea prima disegnato,invano, O da torla, o difarla morire, Nuovo argomentoimmaginossi e strano. Lesi fé' incontra,e su lafé' salire Là doveil monte eraforato e vano; £le disse eh' aveavisto nel fondo Unadonzella di visogiocondo, Ch'a'bei sembianti edalla ricca vesta Esserparea di nonignobil grado; Ma quantopiù potea turbatae mesta, Mostrava esservicliiusa suo malgrado; E per saperla condizion diquesta, Ch' avea giàcominciato a entrarnel guado; E ch'erauscito dell'interna grotta Unche dentro afuror l'avea ridotta. Bradamante, checome era animosa, Cusi malcauta, a Pinabeldie' fede; E d'aiutarla donna, disìosa, Sipensa come porcolà giù ilpiede. Ecco d' un olmoalla cima frondosa Volgendo gliocchi, un lungoramo vede, E conla spada quelsubito tronca, E lodeclina giù nellaspelonca. stanza 76. 75 Doveé tagliato inman lo raccomanda APinabello, e posciaa quel s' apprende; Prima giùi piedi nellatana manda, E sule braccia tuttasi suspende. Sorride Pinabello,e le domanda Comeella salti: e leman apre estende, Dicendole: Quifosser teco insieme Tuttili tuoi, ch'ione spegnessi ilseme. 76 Non comevolse Pinabello avvenne Dell'innocente giovanela sorte: Perchè giùdiroccando a ferirvenne Prima nel fondoil ramo saldoe forte. Ben sispezzò, ma tantola sostenne, Che '1suo favor laliberò da morte. Giacque storditala donzella alquanto, Come iovi seguirò nel'altro canto. NOTE. St. 5.V.8. Quel diChiaramonte, Rinaldo. Chia ramonteycastello non moltolontano da Nantes. St.10. V.5. Fusbei'fa,nome della spadadi Rinaldo. St. 21.V.5. Ruggiero cioè,come si hadal Boiardo. St. 26.V.4. I Britanniinquietati dagli Scozzesisi rivolsero per aiutoa quelli frai Sassoni, chein antico chiamavansi Angli.Questi, domati ehebbero gli Scoz zesi, s'impadronirono dellaBretagna, e lanominarono Englishland, ossia terradegli Angli. Inativi allora, varcato ilmare, andarono adimorare in quellaparte di Calila chef quindi dettaBretagna minore, per distinguerla dall'altra maggiore Bretagna,a cui rimasero purei nomi diGranBretagna, Angliaterra eInghilterra. St. 27. V.7.Calesse: Calais. St. 32. V.18.Galaciella (di cuipiù distesamente ra gionerà ilPoeta nel CantoXXXTI) ebbe apadre Agolante oAigolando. Costei daun Ruggiero diRisa ebbe il Ruggierodi cui orasi tratta; edé questi 11cavaliere amante riamato diBradamante. St. 37. V.1.La storia delnegromante che qui comincia,e seguita pertutta la St.57, è introdottadal maganzese Pinabello conTintendimento di farea Bra damante il malgiuoco che sivedrà verso lafine del Canto. Quell'incantatore poiera Atlante, giàeducatore di Ruggiero; econ arti magichesforzavasi d'impedire al suoallievo di staccarsidal partito moresco,per la ragione chesi dirà nellaStanza 64 delCanto XXXYI. St. 37.V.7. Rodonna oRoduniia città posta<fa Tolomeo presso ilRodano. St. 45. V.6.Re Sericano: redi Sericana. Serìcaca 0Serica, o paesede' Seri, chiamossidagli antichi nca regionedell'Asia al norddell'India cisgangetica.St 50.V.3. Con lavoce maniero, distingmevaa i falconiohe tornavano sulpugno del padrone,sena bisogno di richiamarli. St. 51.V.67. Gradasso cavalcavauna giomecu (Alfana). St. 58.V.5. La casadi Haganza ènei romasTi infame pertradimenti e perfidie. St.59. V.5. Indistretto, cioè imprigioìiato. St. 63.V.24. Montpellier Narbonae Acquamoru nella Linguadoca,ribellatesi a Carlo,si erano date aMarsilio re diCastiglia e alleatodi Agramante. St. 64.V.2. È laProvenza. St. 67. V.12.L'odio fra lacasa di Maganza". quella di Chiaramontenacque dall'essere decadutodalla grazia imperiale Ganoo Ganellone capodell'una, e sit entrativigl'individui della casadi Chiaramonte, a ci.apparteneva Bradamante. St. 68.V.7. Doì'dona, castelloedificato da Caria Magnonella Guienna sulfiume Dordogna. Oggivìes detto Fronsac. St. 73.V.6. Ch'area giàcominciato: intendasiPinabello stesso. La cavernadove Bradamaiìt rlivIuUi fomunira conuna grotta cìie contitano il MepoUrodoli j in[uiratore Merlino. IviU maga MélìsiL iÌV"l.LA !tr.i.l.iMi:iiir".Ijn da leie da Ruggierouscirà la pnsii'i' 3v<t'ijs', ili ini li moatrala immagini "prtìdircn done Ifl gloriofuture. Nel randarstma poidalla grotta Brada Rianteode fla Melissache Ruggiero èritflnuto nel pulaKzo (ncauUto diAtlante, e vieneiatmiU sul mododi libaranmlo 1 Chimi darà lavoce e le paroleConvelli enti asi nolil "oggetto? Chi l'aleal verso presterà,che vole Tanto, eh arriviali' alto mìo coiietto?Molto maggiordi quel furorche suole, Ben orconvien the mitìficahìi petto; Chequesta parte almio Signor sidehbe, Ohe canta gliavi onde Vorigìu ebbe. Di cuifra tutti liSignori illustri, Dal Cielsortiti a governarla terra, Non vedi,o Febo, cbel gran mondolustri Più gloriosa stirpeo in paceo in pruerra; Néche sua nohiltadeabbia più lustri Sensata, eserverà (s inme non erra Quelprofetico lume che m'in'piri) Finché d'intorno alpolo il ciels'aggiri. 3 E volendoneappien diceif glionori, Bisogna non lamia, ma quellacetra Con che tndopo i gigante!furori Rendesti grazia alRegnator dell' etra. S ìnstmmentiavrò mai date migliori, Atti asculpire in cosidegna pietra, In questebelle immagini disegno Porreogni mia fatica,ogni mio ingegno. 4Levando intanto questeprime rudi Scaglie n'andrò collo scarpelloinetto:Forse eh ancorcon più solertistudi Poi ridurrò questolavor perfetto. Ma ritorniamoa quello, acui scudi Potran usberghi assicurareil petto: Parlo diPinabello di Maganza, Ched uccider ladonna ebbe speranza. 5H traditor pensòche la donzella Fosse nell'altoprecipizio morta; E conpallida faccia lasciòquella Trista e perlui contaminata porta. Etornò presto arimontar in sella:E,come quel eh'avea V animatorta, Per giunger colpaa colpa efallo a fallo, DiBradamante ne menòil cavallo. 6 Lasciamcostui, che mentreall'altrui vita Ordisce inganno,il suo morirprocura; "É torniamo alladonna che, tradita, Quasi ebbea un tempoe morte esepoltura. Poi ch'ella silevò tutta stordita, Ch'avea percossoin su lapietra dura, Dentro laporta andò, ch'aditodava Nella seconda assaipiù larga cava. 7La stanza, quadrae spaziosa, pare Unadevota e venerabilchiesa. Che su colonnealabastrine e rare Conbella architettura erasospesa. Surgea nel mezzoun ben locatoaltare, Ch'avea dinanzi unalampada accesa; E quelladi splendente echiaro foco Rendea granlume all' uno e all'altro loco. 8 Didevota umiltà ladonna tocca, Come sivide in locosacro e pio, Incominciò colcore e conla bocca, Inginocchiata, amandar prieghi a Dio.Un picciol usciointanto stride ecrocea, Ch' era all' incontro, ondeuna donna uscio Discinta escalza, e sciolteavea le chiome, Chela donzella salutòper nome; 9 Edisse: 0 generosa Bradamante, Non giuntaqui senza volerdivino, Di te piùgiorni m' ha predettoinnante n profetico spirtodi Merlino. Che visitarle sue reliquiesante Dovevi per insolitocammino:E qui sonstata itcciò ch'ioti riveli Quel eh'han di tegià statuito icieli. 10 Questa él'antiqua e memorabilgrotta Ch' edificò Merlino,il savio mago Cheforse ricordare, oditalotta, Dove ingannollo laDonna del Lago. Ilsepolcro è quigiù, dove corrotta Giace lacarne sua; dov'egli,vago Di sodisfare a lei chegli 1 suase, Vivocorcossi, e mortoci rimase. 11 Colcorpo morto il vivo spirtoalberiga. Sin eh' oda il suondell' angelica tromba, Che dalciel lo bandisca,o che vel'erga, Secondoché sarà corvoo colomba. Vive lavoce; e comechiara emerga Udir potraidalla marmorea tomba; Chele passate ele future cose, Achi gli domandò,sempre rispose. 12 Piùgiorni son eh'in questo cimiterio Venni diremotissimo paese, Perchè circail mio studioalto misterìo Mi facesseMerlin meglio palese:Eperché ebbi vedertidesiderio. Poi ci sonstata oltre ildisegno un mese; CheMerlin, che'l versempre mi predisse, Termine alvenir tuo questo fisse. 13 Stassid'Amen la sbigottitafiglia Tacita e fissaal ragionar diquesta; Ed ha sipieno il cordi maraviglia, Che nonsa s'ella dorme,o s'ella èdesta; E con rimessee vergognose ciglia, Comequella che tuttaera modesta, Rispose: Diche merito sonio, Ch'antiveggian profeti ilvenir mio? 14 Elieta dell'insolita avventura Dietro allaMaga subito famossa, Che la condussea quella sepoltura Chechiudea di Merlinl'anima e l'ossa. Eraqueir arca d' unapietra dura, Lucida, etersa, e comefiamma rossa; Tal eh'alla stanza, benchédi Sol privay Dava splendore illume che n'usciva. III. Stanza 8. 150 che natnrasia d alcunmarmi, Che mnovin Vombre a guisadi facelle; 0 forzapur di sufifumigie carmi E Fegniimpressi air osservatestelle, Come più questoverisimil parmi, Disroprìa Iosplendor più cosebelle E di scultnrae di color,ch intomo Il venerabilluogo aveano adorno. Ariosto. 16 Appenaha Bradamante dallasoglia Levato il pienella secreta cella, CheUvivo spirto dallamorta spoglia Con chiarissimavoce le favella:Favorisca Fortunaogni tua voglia, 0casta e nobilissimadonzella', Del cui ventreuscirà '1 semefecondo, Che onorar deveItalia e tuttoil mondo. 84 17 L antiquosangue che venneda Troia, Per liduo miglior riviin te commisto, Produrrà Vornamento, il fior,la gioia Dogni lignaggio chabbia il Solmai visto Tra rindoe'I Tago eUNilo e laDanoia, Tra quanto èn mezzo Antarticoe Calisto. Nella progenietua con sommionori Saran Marchesi, Ducie Imperatori. 18 Icapitani e icavalier robusti Quindi usciran,che col ferroe col senno Ricuperar tuttigli onor vetusti Deirarme invitte allasua Italia denno. Quinditerran lo scettroi Signor giusti, Che,come il savioAugusto e Numafénno, Sotto il benignoe buon governoloro Ritomeran la primaetà delP oro. 19Acciò dunque ilvoler del eleisi metta In effettoper te, chedi Ruggiero T' ha permoglier fin daprincipio eletta, Segui animosamenteil tuo sentiero; Checosa non saràche s' intrometta Da potertiturbar questo pensiero, Siche non mandial primo assaltoin terra Quel rio ladron ch'ognituo ben tiserra. ' 23 Sei nomi e i gestidi ciascun vo' dirti (Dicea rincantatricea Bradamante) Di questieh' or pergV incantati spirti, Primache nati sien,ci sono avante, Nonso veder quandoabbia da espedirti:" Che non bastauna notte acose tant": Si ch'iote ne verròscegliendo alcuno. Secondo iltempo, e chesarà opportuno. 24 Vediquel primo, cheti lassimìglia Ne' bei sembiantie nel giocondoaspetto: Capo in Italiafia di tuafamiglia, Del seme diRuggiero in teconcetto Veder del sanguedi Pontier vermiglia Permano di costuila terra, aspetto;Evendicato il tradimentoe il torto Contraquei che gliavranno il padre 25Per opra dicostui sarà deserto Ilre de' Longobardi Desiderio D'Este edi Calaon darquesto metto • Ilbel domino avràdal sommo Imperio. Quelche gli èdietro, è iltuo nipote UImIi, Onordell' arme e delpaese esperio . Per costuicontra Barbari difesa Piùd'una volta fiala santa Chiesa. 20Tacque Merh'no, avendocosì detto, Ed agioall'opre della Magadiede, Ch'a Bradamante dimostrarl'aspetto Si preparava diciascun suo erede. Aveadi spirti ungran numero eletto, Nonfo se dall'Infernoo da qualsede, E tutti quelliin un luogoraccolti Sotto abiti diversie vari volti. 21Poi la donzellaa richiamain chiesa Là doveprima avea tiratoun cerchio Che lapotea capir tuttadistesa. Ed avea unpalmo ancora disuperchio:E perchè dallispirti non siaoffesa, Lo fa d' ungran pentacolo coperchio; Ele dice chetaccia e stiaa mirarla:Poi scioglieil libro, ecoi demoni parla. 22Eccovi fuor dellaprima spelonca, Che genteintomo al sacrocerchio ingrossa: Ma, comevuole entrar, lavia l'è tronca, Comelo cinga intomomuro e fossa. Inquella stanza, ovela bella conca In chiudea delgran profeta l'ossa, Entravan l'ombrepoi ch'avean trevolte Fatto d'intorno lordebite volte. 26 Vediqui Alberto, invittocapitano, Ch' ornerà ditrofei tanti delubri:Ugoil figlio è con lui,che di Milano Faràl'acquisto, e spiegherài co'ubri. Azzo èquell' altro, a cuiresterà in mano Dopoil fratello ilregno dell' Insubri. Ecco Albertazzo,il cui savioconsiglio Terrà d'Italia Beringaiioe il figlio; 27E sarà degnoa cui CesareO.'one Alda sua figliain matrimonio aggiunga. Vedi unaltro Ugo: oh bellasuccessione Che dal patriovalor non sidislunga! (Costui sarà cheper giusta cagione Aisuperbi Roman 1'orgoglio emunga, Clie'l terzoOtone e ilPontefice tolga Delle manloro, e '1grave assedio sciolga. 28Vedi Folco, chepar eh' alsuo germano, Ciò chein Italia avea,tutto abbi dato; Evada a possedereìndi lontano In mezzoagli Alamanni ungran ducato; E diaalla casa di Sansogna mano. Checaduta sarà tuttada un lato; Eper la lineadella madre, erede, Conla progenie suala terrà inpiede.29 Questo eh ora noi viene,è il secondoÀzzo, Di cortesìa piùche di guerreamico, Tra dui figli,Bertoldo ed Albertazzo. Vinto dairun sarà ilsecondo Enrico; E delsangue tedesco orribilguazzo Parma vedrà pertutto il campoaprico:Dell'altro la Contessagloriosa, Saggia e castaMatilde, sarà sposa. 30Virtù il faràdi tal connubiodegno; Ch'a quella età nonpoca laude estimo Quasidi mezza Italiain dote ilregno, E la nipoteaver d'Enrico primo. Eccodi quel Bertoldoil caro pegno, Rinaldo tuo,ch'avrà V onoropimo D'aver la Chiesadalle man riscossa Dell'empio FedericoBarljarpssa. Stanza 14 31 Eccoun altro Azzo,ed è quelche Verona ÀTrà inpoter col suobel 'tenitorio; E saràdetto marchese d'Ancona Dalquarto Otone e dal secondoOnorio. Lungo sarà, s'iomostro ogni persona Delsangue tuo, eh'avrà del Consisterlo Il confalone,e s'io narroogni impresa Vinta dalor per laromana Chiesa. 32 Obizzovedie Folco, altriAzzi, altri Ughi, Ambigli Enrichi, ilfiglio al padreaccanto:Duo Guelfi, diquai l'uno Umbriasoggiughi E vesta diSpoleti il ducalmanto. Ecco ehi'l sanguee le granpiaghe asciughi D'Italia afflitta,e volga inriso il pianto: Dicostui parlo (emostrolle Azzo quinto), OndeEzellin fia rotto,preso, estinto. 33 Ezellino,immanissimo tiranno, Che fiacreduto figlio delDemonio, Farà, troncando isudditi, tal danno, Edistruggendo il belpaese ausonio, Che pietosiappo lui statisaranno Mario, Siila, Neron,Caio ed Antonio. EFederico imperator secondo Fia,per questo Azzo,rotto e messoal fondo. stanza 29. 34Terrà costui conpiù felice scettro Labella terra chesiede sul fiume, Dovechiamò con laimosoplettro Febo il figliuoleh' avea malretto il lume, Quandofu pianto ilfabuloso elettro, E Cignosi vestì dibianche piume; E questadi mille obblighimercede Gli donerà liapostolica Sede. 35 Dovelascio il fratelAldobrandino? Che per daral Pontefice soccorso Centra Otonquarto e ilcampo ghibellino, Che saràpresso al Campidogliocorso, Ed avrà presoogni luogo vicino, Eposto agli Umbrie alli Piceniil mono. Né potendoprestargli aiuto senza Moltotesor, ne chiederàa Fiorenza; 36 Enon avendo gioiao miglior pei, Persicurtà daralle ilfrate in mano. Spiegherà isuoi vittoriosi segni, Eromperà V esercitogermano:In seggio riporràla Chiesa edegni Darà supplicj aiconti di Celano; Edal servizio delsummo Pastore Finirà glianni suoi nelpiù bel fiore; Stanza37. 37 Ed Azzo,il suo fratel,lascerà erede Del dominiod'Ancona e diPisauro, D'ogni città che da Troentosiede Tra il maree l'Apennin finall'Isauro, E di grandezzad'animo e difede E di virtù,miglior che gemmeed auro:Che donae tolle ogn' altroben Fortuna; Sol invirtù non hapossanza alcona. 38 VediRinaldo, in cuinon minor raggio Splenderà divalor, purché nonsia A tanta esaltaziondel bel lignaggio Morte 0Fortuna invidiosa e ria.Udirne il duolfin qui daNapoli aggio, Dove delpadre allor staticofia. Or Obizzo nevien, che giovinetto Dopo l'avosarà Principe eletto. 39Al bel dominioaccrescerà costui Reggio giocondo,e Modona feroce. Talsarà il suovalor, che signorlui Domanderanno i popolia una voce. VediAzzo sesto, unde figliuoli sui, Confalonier dellacristiana croce:Avrà ilDucato d' Andria conla figlia Del secondore Carlo diSiciglia. 40 Vedi inun bello edamichevol groppo Delli principiillustri V eccellenza, Obizzo, Aldobrandin,Niccolò Zoppo, Alberto d'amorpieno e diclemenza. 10 tacerò, pernon tenerti troppo, Comeal bel regnoaggiungeran Favenza, E conmaggior fermezza Adria,che valse Da nomar V indomiteacque salse; 41 Comela terra il cui produrdi rose Le diepiacevol nome ingreche voci, E lacittà chMn mezzoalle piscose Paludi, delPo teme ambele foci Dove abitanle genti disìose Chelmar si turbie sieno iventi atroci. Taccio d'Argenta,di Lugo e di mille Altrecastella e popoloseville. 42 Ve' Niccolò, chetenero fanciullo 11 popolcrea Signor dellasua terra; E diTideo fa ilpensier vano enullo, Che contra luile civil armeafferra. Sarà di questoil pueril trastullo Sudar nelferro e travagliarsiin guerra; E dallostudio del tempoprimiero Il fior riusciràd'ogni guerriero. 43 Faràde' suoi ribelli uscirea vóto Ogni disegno,e lor tornarein danno; Ed ognistratagemma avrà noto, Che sarà duro il poterfargli inganno. Tardi diquesto s' avvedrà ilterzo Oto, E diReggio e diParma aspro tiranno; Cheda costui spogliatoa un tempofia E del dominioe della vitaria. 45 Vedi Leonello,e vedi ilprimo duce, Fama dellasua età, l'incl*toBorso, Che siede inpace, e piùtrionfo adduce Di quantiin altrui terreabbino corso. Chiuderà Marteove non veggialuce, E stringerà alFuror le manial dorso. Di questoSignor splendido ogni intentoche '1popol suo vivacontento, Stanza 38. 44 Avràil bel regnopoi sempre augumento, Senza torcermai pie dalcammin dritto; Né adalcuno farà mainocumento, Da cui primanon sia d'ingiutiaafflitto:Ei è perquesto il granMotor contento Che nongli sia alcuntermine prescritto; Ma duriprosperando in megliosempre, Finché si volgail ciel nellesue tempre. 46 Ercoleor vien, eh'al suo vicinrinfaccia Col pie mezzoarso e con quei debolpassi, Come a Budriocol petto econ la faccia 11campo vólto infuga gli fermassi; Nonperché in premiopoi guerra glifaccia, Né, per cacciarlo,fin dal Barcopassi. Questo è ilSignor, di cuinon so e.splicarme Se fiamaggior la gloriao in paceo in arme. 47Terran Pugliesi, Calabrìe Lucani De' gesti dicostui lunga memoria, Làdove avrà dalRe de' Catalani Dipugna singular laprima gloria; E nometra gP invitticapitani S'acquisterà con piùd'una vittoria: Avrà persua virtù lasignoria, Più di trentaanni a luidebita pria. 48 Equanto più averobbligo si possa Aprincipe, sua terraavrà a costui; Nonperchè fia dellepaludi mossa Tra campifertilissimi da lui; Nonperchè la faràcon muro efossa Meglio capace a'cittadini sui, E l'orneràdi templi edi palagi, Di piazze,di teatri edi mille agi; 49Non perchè dagliartigli dell'audace Aligero Leonterrà difesa; Non perchè,quando la gallicaface Per tutto avràla bella Italiaaccesa, Si starà solacol suo statoin pace, E daltimore e daitributi illesa: Non siper questi edaltri benefici Saran suegenti ad Ercoldebitrici; 50 Quanto chedarà lor l'incl*taprole, Il giusto Alfonso,e Ippolito benigno, Chesaran quai l'antiquafama suole Narrar de'figli del Tindareocigno, Ch' alternamente siprivan del Sole Pertrar l'un l'altrodell' aer maligno. Sarà ciascunod'essi e prontoe forte L'altro salvarcon sua perpetuamorte. 61 U grandeamor di questabella coppia Renderà ilpopol suo viapiù sicuro, Che se,per opra diYulcan, di doppia Cintadi ferro avesseintomo il muro. Alfonsoè quel checol saper accoppia Sila bontà, ch'aisecolo futuro La gentecrederà che siadal cielo Tornata Astreadove può ilcaldo e ilgieio. 52 A grandeuopo gli fial'esser prudente, E divalore assimigliarsi alpadre; Che si ritroverà,con poca gente. Daun lato averle veneziane squadre, Colei dall' altro,che più giustamente Non sose dovrà dirmatrigna o madre; Mase pur madre,a lui pocopiù pia, Che Medeaai figli oProgne stata sia. 53' E quantevolte uscirà giornoo notte Col suopopol fedel fuordella terra, Tante sconfittee memorabil rotte Daràa' nemici o peracqua o perterra. Le genti diRomagna mal condotte Contra ivicini e lorgià amid, inguerra Se n' avvedranno,insanguinando il suolo Cheserra il Po,Santerno e Zaaniolo. 54Nei medesmi confinianco saprallo Del granpastore il mercenarioIspano, Che gli avràdopo con pocointervallo La Bastia tolti,e morto ilCastellano, Quando l'avrà giàpreso; e pertal fìallo Non fia,dal minor f&nteal capitano, Chi delracquisto e delpresidio ucciso A Romariportar possa l'avviso. 55Costui sarà, colsenno e conla lancia. Ch'avrà l'onor,nei campi diRomagna, D'aver dato all'esercitodi Francia La granvittoria contro Giulioe Spagna. Nuoteranno idestrier fin allapancia Nel sangue umanper tutta lacampagna; Ch'a seppellire ilpopol verrà manco Tedesco, Ispano,Greco, Italo eFranco. 56 Quel ch'inpontificale abito imprime Delpurpureo cappel lasjtcra chioma, É illiberal, magnanimo, sublime, GranCardinal della Chiesadi Ronui, Ippolito, eh'a prose, aversi, a rime Daràmateria eterna inogni idioma; La cuifiorita età vuolil Ciel giusto Ch'abbia unMaron, come imaltro ebbe Angusto. 57Adomerà la suaprogenie bella. Come ornail Sol lamacchina del mondo Moltopiù della Lima e d'ognistella; Ch'ogn' altro lume a lui sempreè secondo. Costui conpochi a piedie meno in sellaVeggio uscir mesto,e poi tornargiocondo; Che quindici galèemena captive, Oltra mill' altrilegni, alle suerive. 58 Vedi poil'uno e l'altroSigismondo: Vedi d' Alfonso icinque figli cari, Allacui fama ostar,che di il mondo Non empia,i monti nonpotran imari. Gener del Redi Francia, Ercolsecondo È r un;quest' altro (acciòtutti gì' impari) Ippolito è, che noncon minor raggio, Che'1 zio, risplenderànel suo lignaggio; stanza 47. 59Francesco, il terzo;Alfoosi gli altridui Ambi son detti.Or, come io dissi prima, Sho da mostrartiogni tuo ramo" il cai Valorla stirpe snatanto sublima, Bisognerà chesi rischiari eabbui Più volte primail del, ch'iote li esprima: Esarà tempo ormai,quando ti piaccia, Ch'io dialicenzia all'ombre, ech'io mi taccia. 60Cosi con volontàdella donzella La dottaincantatrice il librochiuse. Tutti gli spirtiallora nella cella Spariròin fretta, oveeran l'ossa chiuse. QuiBradamante, poiché lafavella Le fu concessousar, la boccaschiuse, E domandò: Chi sonli dna sitristi, Che tra Ippolitoe Alfonso abbiamovisti i 40 61 Venìanosospirando, e gliocchi bassi Parean tener,d'ogni baldanza privi; Egir lontan daloro io vedeai passi Dei fratisì, che nepareano schivi. Parve eh' atal domanda sicangiassi La maga inviso, e fé'degli occhi rivi, Egridò: Ah sfortunati, aquanta pena Lungo instigard'uomini rei vimena! Stanza 72. 64 Quivir audace giovanerimase Tutta la notte,e gran pezzone spese A parlarcon Merlin, che le suase Rendersi tostoal suo Ru?giercortese. Lasciò di poile sotterranee case, Ohedi nuovo splendorl'aria s'accese. Per uncammin gran spaziooscuro e cieco, Avendola spirtal femminaseco. 65 E riusciròin un burroneascoso Tra monti inaccessibiliaUe genti; E tutto'1 dì, senzapigliar riposo, Saliron balze,e traversar torrenti. Eperchè men 1'andar fosse noioso, Dipiacevoli e beiragionamenti, Di quel che fu piùconferir soave, L'aspro camminfacean parer mengrave: 66 Dei qualiera però lamaggior parte, Oh' aBradamante vien ladotta Maga Mostrando conche astuzia e con qaalarte Proceder dee, se di Ruggieroè vaga. Se tufossi, dicea, Palladeo Marte, E conducessigente alla tuapaga Pii\ che nonha il reCarlo e ilre Agramant . Non dureresticontra il Negromante; 67 Ohe,oltre che d'acciarmurata sia La roccainespugnabile, e tant'alta, Oltre che '1suo destrier sifaccia via Per mezzol'aria, ove galoppae salta; Ha loscu'lo mortai che,come pria Si scopre,il suo splendorsi gli occhiassalta. La vista toUe,e tanto occupai sensi Ohe comemorto rimaner conviensi: 620 buona prole,o degna d'Ercolbuom, Non vinca illor fallir vostraboutade:Di vostro sanguei miseri pursono:Qui ceda lagiustizia alla pietade. Indisoggiunse con piùbasso suono: Di ciòdirti più innanzinon accade. Statti coidolce in bocca,e non tidoglia Oh' amareggiar alfin nonte la voglia. 63Tosto che spuntiin ciel laprima luce, Piglierai mecola più drittavia Oh' al lucenteCastel d' acciar conduce, DoveRuggier vive inaltrui balia. Io tantoti sarò compagnae duce, Ohe tu sia fuordell' aspra selva ria:T' insegnerò, poiche sarem sulmare, Si ben la via, chenon potresti errare. 68E se forseti pensi cheti vaglia Combattendo tenerserrati gli occhi, Oomepotrai saper nellabattaglia Quando ti schivi,o l'avversario tocchi? Maper fuggire illume eh' abbarbaglia, E glialtri incanti dicolui far sciocchi, Timosterò un rimedio,una via presta; Néaltra in tutto'1 mondo èse non questa. 69II re Agramanted'Africa uno anello, Ohefu rubato inIndia a unaregina. Ha dato aun suo barondetto Brunello Ohe pochemiglia innanzi necammina; Di tal virtù,che chi neldito ha quello, Oontra ilmal degl'incanti hamedicina. Sa di furtie d'inganni Brunel,quanto Colui, che tienRuggier, sappia d'incanto. 70Questo Brnnel pratico e astuto, Come io tidico, è da]suo Re mandato, Acciò checol suo ingegnoe con 1aiuto Di questo anello,in tal coseprovato, Di quella rocca,dove è ritenuto, Traggia Ruggier: checosì s' è vantato, Edha così promessoal suo Signore, Acui Ruggiero è più dognialtro a core. 71Ma perchè iltuo Ruggiero a te solahbia, E non alre Agramante, adobbligarsi Che tratto siadelPincantata gabbia, T'insegnerò il rimedioche de' usarsi. Tute n'andrai tre lungola sabbia Del mar,eh' è oramai pressoa dimostrarsi: n terzogiorno in unalbergo teco Arriverà costuie' ha Panel seco. 74Tu gli vadietro: e come t' avvicini Aquella rocca sieh' ella siscopra, Dagli la morte; pietà t'inchini Chetu non mettail mio consiglioin opra. Nò fareh' egli ilpensier tuo s' indovini, E ch'abbiatempo che Panello copra; Perchè tisparirìa dagli occhi,tosto Ch' in boccail sacro anels' avesse porto. 75Così parlando, giunserosul mare. Dove pressoa Bordea metteGaronna. Quivi, non senzaalquanto lagrimare, Si dipartìl'una dall'altra donna. Lafigliuola d'Amon, cheper slegare Di prigioneil suo amantenon assonna, Camminò tanto,che venne unasera Ad un albergo,ove Brunel prim'era. 72La suaetatura, acciòtu lo conosca. Nonè sei palmi,ed ha ilcapo ricciuto; Le chiomeha nere, edha la pellefosca; Pallido il viso,oltre il doverbarbuto; Oli occhi gonfiati,e guardatura losca; Schiacciato ilnaso, e nelleciglia irsuto:L'abito, acciòeh' io lodipinga intero, È strettoe corto, esembra di corriero. 73Con esso luit'accaderà soggetto Di ragionardi quegP incantistrani. Mostra d'aver, cometu avrà' ineffetto, Disio che 'lMago sia tecoalle mani; Ma nonmostrar che tisia stato detto Diquel suo anelche fa gl'incantivani. Egli t' offerii àmostrar la via Finalla rocca, efarti compagnia. 76 Conosceella Brunel comelo vede, Di cuila forma aveasculpita in mente. Ondene viene, ovene .va glichiede:Quel le risponde,e d' ogni cosamente. La donna, giàprovvista, non glicede In dir menzogne,e simula ugualmente Epatria e stirpee setta enome e sesso; Egli volta alleman pur gliocchi spesso. 77 Gli va gliocchi alle manspesso voltando, In dubbiosempre esser da lui rubata; Nélo lascia venirtroppo accostando, Di suacondizion bene informata. Stavan insiemein questa guisa,quando L' orecchia da unlumor lor fu intronata.Poi vidirò, signor, che ne fucausa, Ch'avrò fatto alcantar debita pausa. NOTE. St. 3.v.3. I giganteifurori alludono allafavo losa guerra dei Giganticontro Giove. St. 4.V.7. Pindbello diMagaìxta spia diCarlomagno. St. 8. V.6.Una donna, Melissa. St.1011. Finsero iromanzieri di cavalleria,che Merlino mago ingleses'invaghisse della Donnadel Lago. Avendosi preparatoun sepolcro pers6 e perlei, le insegnò alcuneparole, che, pronunziatesull'avello chiuso,rendevano impossibile aprirlo.La donna, odiando copertamente Merlino,indottolo a porsineiravello per esperimentame lacapacità, ne abbassòil coperchio e dissele fatali parole.Quindi, morto Merlino,lo spirito di luiivi rimasto rispondevadi colà dentroalle altrui domande. St. 12.V.1. CimiterìOj nellaproprietà del voca bolo, denota luogodi dormizione;' eà. è voceche può convenire ancheal sepolcro diun solo. L'Ariostola usò sempre inquosto senso. St. 17.V.1. Lantiquo sangue,ecc. Favoleggia col Bojardoche gli Estensiuscissero di sanguetrojano. Ivi. V.56. Iquattro fiumi nominatinel quinto verso (frai quali laDanoia è ilDanubio) indicano per laloro posizione iquattro punti cardinalidel globo; e laTooe Calisto infine del sestoTerso, relativa alla ninfaomonima, trasmutata, secondoi mitologi, in orsae collocata incielo, significa il2olo boreale. St. 17.V.78. D'imperatori, notansiOtone IV del ramoEstenseGaelfo derivante perlinea retta daAlberto Azzo H, FederigoII e Lotario,dei quali piùavanti. St. 21. V.6.Chiama pentacolo, ossiapentagono, una figura dicinque lati fattadi qualsiasi materia, impressa disegui o caratterimaci, e credutadifen dere le persone daicattivi effetti degFincantesimi St. 22. t. 7. TrevoWe, numero solennenegl'incan tesimi St. 24. V.1.Il personaggio cuisi allude òRngge retto, supposto futurofiglio di Bradamante.Y. 5. Del sanguedi Pontier ecc.dei Maganzesi, castellodi Pon tieri (Ponthieu) inPiccardia. v.78. Sifinge che i Maganzesiabbiano ucciso ilpadre di Ruggerettoa tra dimento, nel castellodi Pontieri St. 25.V.14. Si fapredire alla magala paite che levecchie tradizioni attribuivanoal figlio di Bradamante, nell' impresa di CarloMagno contro il longobardo re Desiderio; ondela rimunerazione data aquel guerriero con la signoriadei due castellisul Pa dovano nominati nelterzo verso. Lenotizie genealogiche sugli Estensi,inserite in quasitutto questo Canto,de rivano per lo piùdalle opinioni checorrevano in quei tempidi caligine storica. St.26. V.12. Gliespositori intendono quiun Al berto Visconti, chedicono aver liberataMilano dal l'assedio postovi daBerengario I. Mala storia non parladi questo assedio. Ivi.V.34. La ftrasespiegherà i colubridenota Facquisto della signoriadi Milano attribuitoad Ugo figUuol dAlberto;giacché lo stemmadei Visconti rap presentava un serpetortuoso. Ivi. V.78. IlPoeta meritoal consiglio di Albert azzo dEste, perla discesa diOtone in Italiacontro i Berengarii, ein ricompensa lodice divenuto genero diqueir imperatore. St. 27. y. 3.Albertazzo ebbe ancheveramente un terzo figlio,chiamato Ugo, natoglida Garsenda dei principidel Maine; manon si sa,per testimonianze autentiche, seoperasse le impresequi attribuitegli. St. 28.V.16. Non Folco,come fu detto,ma Guelfo suo fratellopassò in Germaniae vi continuòla casa dei Guelfibavaresi. Il poetadice che continuòinvece la casa diSansogna (Setssonia) maè erroneo. y.78. Al lude alla fumosacontessa Matilde. Questafa sposa bensi diun Estense, manon già diquesto supposto Alber tazzo;sposo suo fuGuelfo V ducadi Baviera. St. 29. y. 48.La battaglia accennatanei verai 4, 5,6 intendesi esserela combattuta sulParmigiano contro Enrico, quidetto II, daaltri in, avversoai papi per motivodelle investiture ecclesiastiche. St. 30.Y. 34. Intendeiperbolicamente per mezza Italiai vasti posse<iÌmenti dellacontessa Matilde, fìra iquali il cosidetto Patrimonio diS. Pietro. Ivi. Y. 58. Siallude agli avvenimentisegniti re gnando r imperatoreFederico I, avversoalla Chiesa romana, sconfittopoi dalla LegaLom>arda; e siattri buisce l'onore di quellavittoria al Rinaldoindicato nel sesto verso.Il primo Estense,di nome Rinaldo, nasceva daAzo Novello, ohelo dava ancorgiovinetto in ostaggio all'imperatore nel1239, poi loperdeva pri gioniero in Puglianel 1251; eil Barbarossa eragià morto nel 1190. St.31. Y. 14.L'Estense, che nel1207 ebbe dal partitoguelfo la podesteriadi Verona, fuAzzo VI. il qualenon senza moltosangue ghibellino lamoto in signoria. Nel1203 egli ebbeda Innocenzo III,per e discendenti, ilmarchesato della MarcaAnconitana. St. 32. Y.14. I fattidei personaggi quiricordati son poco noti, mette contofame speciale menzione. Ivi. y.58. L'Azzo quidetto V èveramente il VIL Sichiamò Azzo Novello,e fu unodei capi dell' eser cito che disfeceEzzelino da Romanoe l'imperatore Federigo IL St.34. Y. 24.Con tale perifrasivuoisi denotare Ferrara sulPo, alludendo allafavola di Fetonte,pre cipitato in quel fiume. Ivi.y. 56. Lelagrime delle sorelledi Fetonte Ivi accorse,divennero, secondo lafavola, elettro (resinai chestilla dai pioppi,in cui essefurono convertite, n sestoverso riguarda il re ligureCigno, che lamentando egli pureFetonte, fu tramutatoudì' uccello omonimo. St. 35.y. 1. Quelloche l'Ariosto inquesta e nella seguente ottavadice d'Aldobrandino, fratellodi Azzo VII, èpienamente conforme allastoria, n volerein pegno persone peril danaro chesi dava aprestito fa cosa noninfrequente per gliusurai di queltempo. St. 37. Y. 24.Pisaxtro è Pesaro;Troento è il Trontoche ha focenell'Adriatico, dove sboccaanche l'Isauro, fiume deir Umbria.E per iltratto di paese circoscritto nelterzo e nelquarto verso, s' intendeil maìchesato di Ancona. St.38. Y. 16. Rinaldo,figlio di AzzoNovello: mori di veleno. St.39. Y. 14.Obizzo, figlio naturaledi Rinaldo, ma legittimato,successe all'avo neldominio di Ferrara l'anno 1264.Nel 1288 acquistòModena, nell'anno se guente Reggio; eallora fu ilcolmo della potenzadella casa d'Este. Moriin Ferrara nel1293. Ivi. v.58. Quest'Azzeè l'VlII, nonil VI; e eredesi aver comandatola crociata banditadall'angioino Carlo II. St. 40.Y. 18. Ameglio dichiarare ilgruppo dei principi Estensiaccennato in questaStanza, è d'uopo avvertire che,oltre Azzo Vili,nacque da Obizzoan Aldowandino, pretendente allasignoria di Ferrara,il quale vendè perdenaro i suoidiritti al papanel 1319, e moriin Bologna nel1326. St. 41. v.12. Dalla vocegreca Rhodon (rosa)si fa derivare illatino Rhodigintn (Rovigo)per l'abbon danza di roseche ne' suoidintorni dicesi sitrovasse. Ivi. Y. 36.S'intende qui Comacchio,città posta in mezzoa paludi fradue rami delPo; ed èabitata da pescatori, acui giova ilmare turbato perl'esercizio dell'arte loro.St. 42.Y. 14. Èquesti Niccolò III,flgl'o e sncces soredi Alberto, alquale Tideo contedi Conio tentò usurpare loStato, ma senzariuscita. Fu anchepodestà di Milano, dovemori nel 1441. St.43. Y. 58.Otone dei Terzi,uno dei tirannelli lombardi, procacciòesso pure ditogliere la signoriaa Niccolò, e restòucciso piesso Rubiera. St.45. Y. 12.Leonello e Borse,naturali. Ercole e Sigismondo,legittimi, vennero diNiccolò III, chevolle suo successore ilprimo, e dopolui Berso. St. 46.Y. 16. Ercole,primo di nome,e secondo duca diFerrara, nacque nel1431. Sostenne guerra mossagli dailimitrofi Veneziani, aiquali, negli anni dellapreceduta amicizia, fudifensore p6rsonalment",sebbene impedito di unpiede, contro ilre di Germania chegli avea vintie ftigati aBndrio, castello situato nelBolognese; e inquesta gneria, ch'eglinofecero ad Ercole, lostrinsero fin sottole mura diFerrara in luogo dettoil Barco, St. 47.y. 16. Ercolenella sua giovinezzamilitò con gloria perAlfonso d'Aragona redi Napoli. Ivi. V.78.Ercole, come maggiornato e legittimo, avrebbe dovutosuccedere direttamente alpadre: ma il regnonovenne di Leonello,coi 21 annoe più delregno di Borsigli ritardaronola successione peroltre 30 anni. St.4849. Parlasi deibenefizj fatti daErcole ai Ferraresi, conasciugare paludi, convertendolein fertili campagne, ampliarela città, fortificarla,ador narla, ecc. Ercole seppeanche difendere Ferraracontro i Veneziani, e la mantennepacifica ed illesanella gnerra portata inItalia da CarloVili re diFrancia nel 1494. St. 50.V.12. Alfonso I,figlio di Ercole,nato nel 1476, salial principato nel1505, e lotenne fino al15< anno della suamorte. Ippolito, dicui nella St.3 del Canto I,nacque nel 1479,fti cardinale nel1483, ma neggiò le arminella lega diCambrai, e moriin Fer rara nel 1529. Ivi.V.38. Paragona Taffezionereciproca fra Er cole eAlfonso a quellaeh' ebbero Vuno per Valtro Castore e Polluce,figli mitologici diLeda, nata da Tindaroe da Giove,convertitosi per essain Cigno; affezione nonmai disciolta, giacchéottennero da Giove direstare a vicendaprivi del sole(di vita), pertrarsi anche a vicendadall'aere maligno (damorte). St. 51. V.78.Astreay figlia diGiove, è laGiustizia ritiratasi in cieloper la malvagitàdegli nomini; equesta per la bontàdi Alfonso sicrederà ritornata interra. St. 52. V.38.Alfonso, entrato nellalega di Cam brai promossa daGiulio II, vinsei Veneti nel1509 alla Polesella. QuandoGiulio nell'anno appressosi distaccò dalla lega,voleva che Alfonsocombattesse pei Veneti; alche rifiutatosi ilduca, Giulio glivenne addosso con learmi spirituali ele temporali; ecosi Alfonso sitrovò alle prese da un latocoi Veneti, edall' altro col capo dellaChiesa romana. St. 53.V.5& Per eiléttodi questa gnerra,i Bomagnuoli insorserocontro Alfonso, unendosialle genti del papa;e fUrono sconfittitra il Poe il Santemo, fiume d'Imola,presso il canale.Zanniolo. St. 54. V.18.Poco dopo quellarotta, gli Spa gnuollassoldati dal papapresero ad Alfonsoun forti lizio detto Bastia,che guardava ilpasso del Primaro; edopo fatto prigionieroil castellano, louccisero. Per tal violazionedelle leggi diguerra, i Ferraresiriacqui stando poi la Bastia,ne passarono afilo di spadatutto il presidio. St. 55. Y. 18.Accenna la giornatadi Bavenna, combattuta nellaPasqua del 1512,ove insieme coi Tedeschi, Spagnuoli, Italiani eFrancesi, erano ancheAl banesi nelle schiere deiVenetL St. 56. V.18.Diffondesl il Poetain elogi al cardinale Ippolito seniore, chetenne le sediarcivescovili di Strigonia edi Agria inUngheria, di Milano,di Capua, la vescoviledi Ferrara, equella di Modenaa titolo di commenda. St.57. V.58. Alludealla sconfitta cheil cardi nale Ippolito, consoli 300 cavalierie poco piùdi fanti, diede pressoVolano ai Veneti.Mesto usciva Ippolitoa quella impresa, perla tenuità disue forze; ene tornò giocondo dellanon sperata vittoria. St.58. V.1. ~ Di questidue Siglsmondi unoera fra tello, l'altro figliuolodel duca Ercole;e il primodi questi fu stipitedi marchesi diSan Martino. v.2. Alfonsoebbe tre figlimaschi da LucreziaBorgia; Er cole che glisuccesse nel ducato,e sposò Renatadi Francia: Ippolito IIcardinale, noto sottoil nome di cardinaldi Ferrara, eFrancesco: due neebbe da Laura Diantisua favorita. Alfonsoe Alfonsino. St. 60.V.78. I due quimentovati sono Qivlioe FerdinandOy fratelli diAlfonso I, cospiratoricontro di esso peraltrui istigazione, econdannati a morte.La pena fU poicommutata in carcereperpetuo, ove Fer dinando mori nel1540; e Giulio,graziato della libertà daAlfonso II, cessòdi vivere nel1561. St. 71. V.3. Gabbiaincantata, cioè ilpalazzo o castello fabbricatoda Atlante perincantamento. St. 75. V.2.Bordea, oggi Bordeaux. ririVP?" Bradamante con Fanellomisterioso vince ilprestigio di Atlantee libera Ruggierodal castello incantato. Questi lasciaa lei ilsuo cavallo, emonta 1 Ippogrifoche seco loporta in aria.Rinaldo approda nella Scozia,dove gli èdetto che Ginevrafiglia di quelre trovasi inpericolo di esseremessa a morteper una calunnia: incamminatosiper libemrla, s'avvienein una giovanea cui domandacontezza del fatto. 1Quantunque il simularsia le piùvolte Bipreso, e diadi mala menteindici, Si trova purin molte cosee molte Aver fattievidenti benefici, E dannie biasmi emorti aver giàtoIt"; Che non conversiamsempre con gliamici In questa assaipiù oscura cheserena Vita mortai, tuttadnvidia piena. Se, dopolunga prova, agran fatica Trovar sipuò chi tisia amico vero, Eda chi senzaalcun sospetto dica Ediscoperto mostri il tuo pensiero, Chede' far diRuggier la bellaamica Con quel Brunelnon puro enon sincero, Ma tuttosimulato, e tuttofinto, Come la Magale l'avea dipinto? 3Simula anchella; ecosi far conYiene Conesso lai, difinzioni padre: E, comeio dissi, spessoella gli tiene Gliocchi alle man,cheran rapaci eladre. Ecco airorecchie ungran rumor lorviene. Disse la donna:0 gloriosa Madre, 0He del ciel,che cosa saràquesta? E dove era il rumorsi trovò presta. 4E vede Tostee tutta lafamiglia, E chi afinestre e chifiior nella via, Tenerlevati al cielgli occhi ele ciglia, Come l'eclisseo la cometasia. Vede la donnaun'alta maraviglia. Che dileggier creduta nonsaria: Vede passar ungran destriero alato, Cheporta in ariaun cavaliero armato. 5Grandi eran Talee di colordiverso, E vi sedeanel mezzo uncavaliero. Di ferro armatoluminoso e terso: Ever Ponente aveadritto il sentiero. Calessi, e fu trale montagne immerso:E,come dicea Toste(e dicea ilvero), QuelTera un Negromante,e facea spesso Quelvarco, or piùda lungi, orpiù da presso. 6Volando, talor s'alzanelle stelle, E poiquasi talor laterra rade; E neporta con luitutte le belle Donneche trova perquelle contrade: Talmente chele misere donzelle Ch'abbino oaver si credanobeltade (Come affatto costuitutte le invole), Nonescon fuor che leveggia il Sole. 7Egli sul Pireneotiene un castello, Narrava Toste,fatto per incanto, Tutto d'acciaio,e lucentee bello, Ch'altro almondo non èmirabil tanto. Già molticavalier sono itia quello, E nessundel ritorno si vanto: Sich'io penso, signore,e temo forte, 0che siao presi,o sian condottia morte. 8 Ladonna il tuttoascolta, e lene giova, Credendo far,come farà percerto. Con l'anello mirabiletal prova, Che nefia il Magoe il suoCastel deserto. E diceall'oste: Or un de'tuoi mi trova, Chepiù di mesia del viaggioesperto; Ch'io non possodurar: tanto hoil cor vago Difar battaglia controa questo Mago. Stanza14 46 9 Non timancherà guida, lerispose Bninello allora; ene verrò tecoio. Meco ho lastrada in scritto,ed altre cose Cheti faran piaceril yenir mio. Volsedir delPanelj manon l'espose, Né chiaripiù, per nonpagarne il fio. Gratomi fia, disseella, il venirtuo: Volendo dir, ch'indil'anel fia suo. 10Quel ch'era utilea dir, disse;e quel tacque, Chenuocer le poteacol Saracino. Avea Fosteun destrier ch'acostei piacque, Ch'era huonda battaglia e dacammino: Comperollo e partissicome nacque Del belgiorno Bruente ilmattutino. Prese la viaper una strettavalle. Con Brunello orainnanzi, ora allespalle. 11 Di montein monte ed'uno in altrobosco Giunsero ove l'altezzadi Pirene Può dimostrar,se non èl'Ser fosco, E Franciae Spagna, e due diversearene: Come Apennin scopreil mar Schiavoe il Tosco Delgiogo onde aCamaldoli si viene. Quindiper aspro efaticoso calle 8i discendeanella profonda valle. 15 per lacrime,gemiti o lamenti Chefacesse Brunel, lovolse sciorre. Smontò dellamontagna a passilenti, Tanto che funel pian sottola torre. E perchéalla battaglia s'appresenti Il negromante,al corno suoricorre: E, dopo ilsuon, con minacciosegrida Lo chiama alcampo, ed allapugna U sfida. 16Non stette moltoa uscir fuordella porta L'incantator, ch'udi'1 suono ela voce. L'alato corridorper l'aria ilporta Centra costei, chesembra uomo feroce. Ladonna da principiosi conforta; Che vedeche colui pocole nuoce: Non portalancia spada mazza, Ch'a forarl'abbia o romperla corazza. 17 Dallasinistra sol loscudo avea. Tutto copertodi seta vermiglia; Nella mandestra un libro,onde facea Nascer, leggendo,l'alta maranglia: Che lalancia talor correrparca, E fatto aveaa più d'unbatter le ciglia; Talorparca ferir conmazza o stocco, Elontano era, enon avea alcuntocco. 12 Vi sorgein mezzo unsasso, che lacima D'un bel murod'acciar tuttA sifascia, E quella tantoinverso il cielsublima. Che quanto haintomo inferi'or silascia. Non faccia, chinon vola, andarvistima; Che spesa indamovi saria ogniambascia. Brand disse: Eccodove prigionieri Il Magotìen le donnee i cavalieri. 13Da quattro cantiera tagliato, e taleChe parca drittoa fil dellasinopia: Da nessun lato sentier scale V'eran, che disalir facesser copia: Eben appar ched'animai ch'abbia ale Siaquella stanza nidoe tana propia. Quivila donna esserconosce l'ora Di torl'anello, e farche Brunel mora. 18Non è fintoil destrier, manaturale, Ch'una giumenta generòd'un Grifo: Simile alpadre avea lapiuma e Tale, Lipiedi anteriori, ilcapo e '1grifo; In tutte l'altremembra parca quale Erala madre, echiamasi Ippogrifo; Che neimonti Rifei vengon,ma rari, Molto di dagli agghiacciatimari. 19 Quivi perforza lo tiròd'incanto, E poiché l'ebbe,ad altro nonattese, E con studioe fatica operòtanto, Ch'a sella ebriglia il cavalcòin un mese; Cosich'in terra e in ariae in ognicanto Lo &cea volteggiarsenza contese. Non finzì'ond'incanto, come ilresto, Ma vero enaturai si vedeaquesto. 14 Ma lepar atto vilea insanguinarsi D'un uomsenza arme edi si ignobilsorte; Che ben potràposseditrice farsi Del riccoanello, e luinon porre amorte. Brunel non aveamente a riguardarsi; Si ch'ellail prese, elo legò benforte Ad uno abetech'alta avea lacima: Ma di ditol'anel gli trasseprima. 20 Del Magoogn'altra cosa erafigmento, Che comparir faceapel rosso ilgiallo: 3Ia con ladonna non fudi momento; Che perl'anel non puòvedere in fallo. Piùcolpi tuttavia disserraal vento, E quincie quindi spingeil suo cavallo; Esi dibatte esi travaglia tutta, Com'era, innanziche venisse, instrutta. 21E, poi cheesercitata si fualquanto Sopra il (lestrier,smontar volse ancoa piede, Per potermeglio al finvenir di quanto Lacauta Maga instruzì'onle diede. Il Magovien per farTestremo incanto; Che delfatto ripar sa crede: Scuopre loscudo, e certosi prosume Farla cadercon Tincantato lume. 22Potea cosi scoprirloal primo tratto. Senzatenere i cavalieria bada; Ma glipiaceva veder qualchebel tratto Di correrTasta, o digirar la spada: Comesi vede ch'all'astutogatto Scherzar col topoalcuna volta aggrada:Epoi che quelpiac?r gli vienea noia. Dargli dimorso, e alfìnvoler che muoia. 23Dico che U Mago algatto, e glialtri al topo S'assimigliàr nellebattaglie dianzi; Ala nonsassimigliiir già cosidopo Che con Tanelsi ladonna innanzi. Attenta efissa stava "aquel ch'era uopo. Acciòche nulla secoil Mago avanzi; Ecome vide chelo scudo aperse, Chiuse gliocchi, e lasciòquivi caderse. 24 Nonche il fulgordel lucido metallo, Comesoleva agli altri,a lei noceste; Macosi fec3 acciòche dal cavallo Contro il vano incantatorscen lesse; Ne parte andòdel suo disegnoin fallo; Che tostoch'ella il capoin terra m3ss?, Accelerando ilvolator le penne, Conlarghe mote interra a porsi venne. Stanza '/7. 25Lascia alParcion loscudo che giàposto Avea nella coperta,e a piediscende Verso la donnache. come reposto Lupoalla macchia ilciprioto, attende. Senza piùindico ella sileva tosto Che l'havicino, e benstretto lo prende. Avealasciato quel miseroin terra Il libroche facea tuttala guerra:26 Econ una catenane correa, Che soleaportar cinta asimil uso; Perchè nonmen legar coleicredea. Che per addietroaltri legare erauso. La donna interra posto giàl'avea:Se quel nonsi difese ioben Tescuso; Che troppoera la cosadifferente Tra u'J dcbolvecchio, e Mtanto p''SS?nte. 27 Disegnandolevargli ella latesta, Alza la manvittoriosa in fretta; Mapoi che '1viso mira, ilcolpo arresta, Quasi sdegnandosi bassa vendetta. Unvenerabil vecchio infaccia mesta Vede esserquel ch'ella hagiunto alla stretta, Chemostra al visocrespo e alpelo bianco Età disettanta anni, opoco manco. 28 Tommila vita, giovene,per Dio, Dicea ilvecchio pien d'irae di dispetto; Maquella a torlaavea si ilcor restio, Come queldi lasciarla avriadiletto. La donna disapere ebbe disio Chifosse il negromante,ed a cheeffetto Edificasse in quelluogo selvaggio La rocca,e faccia atutto il mondooltraggio. 29 permaligna intenzione, ahilasso ! (Disse piangendo ilvecchio incantatore) Feci lahella rocca incima al sasso, Néper avidità sonrubatore; Ma per ritrarsol dall'estremo passo Uncavalier gentil, mimosse amore, Che. comeil ciel mimostra, in tempobreve Morir cristiano atradimento deve. 30 Nonvede il Soltra questo eil polo anstrìso Ujigiovene si belloe prestante:Ruggero hanome, il qualda piccolino Da menutrito fu, chMosono Atlante. Disio d'onoree suo fierodestino L'han tratto inFrancia dietro alre Agrainaiit": Ed io,che ramai semprepiù che figlio, Locerco tjrar diFrancia e diperiglio. Stanza 44. .SI Labella rocca soloedificai, Per tenervi Ruggiersicuramente. Che preso fuda me, comesperai Che fossi oggitu preso similmente; Edonne e cavalier,che tu vedrai, Poici ho ridotti,ed altra nobilgente, Acciò che, quandoa voglia suanon esca, Avendo compagnia,men gli rincresca. 32 Purch'uscir di lassùnon si domande, D'ogn'altro gaudiolor cura mitocca; Che quanto averneda tutte lebande Si può delmondo, è tuttoin quella rocca: Suoni,cinti, vestir, giuoclii,vivande, Quanto può corpensar, può chiederbocca. Ben seminato avea,ben cogliea ilfrutto: Ma tu seigiunto a disturbarmiil tutto. 33 Deh,86 non haidel tìso ilcor men bello, Nonimpedir il mioconsiglio onesto! Piglia loscudo (ch'io teidono), e quello Destrier cheva per l'ariacosì presto, E nont'impacciar oltra nelcastello, 0 tranne unoo duo amici,e lascia ilresto; 0 tranne tuttigli altri, epiù non chero, Senon che tumi lasci ilmio Ruggiero. 34 Ese disposto seivolermel tórre, Deh, primaalmen che tu '1 rimeniin Francia, Piacciati questaafilitta anima sciorre Dellasua scorza ormaiputrida e rancia! Rispose ladonzella: Lui vo' porre Inlibertà: tu, sesai, gracchia e ciancia. Némi oflferir di dar loscudo in dono, 0quel destrier, chemiei, non piùtuoi sono. 35 s'anco stesse ate di tórree darli, Mi parrebeche '1 cambioconvenisse. Tu di' cheRuggier tieni pervietarli Il malo influssodi sue stellefisse. O che nonpuoi saperlo, enon schivarli, Sappiendol, ciòche '1 Cieldi lui prescrisse:Mase '1 maltuo, e' haisi vicin, nonvedi, Peggio l'altrui, c'hada venir, prevedi. 36Non pregar ch'iot'uccida; ch'i tuoipreghi Sariano indamo: e sepur vuoi lamorte, Ancorché tutto ilmondo dar lanieghi, Da lapuò aver sempreanimo forte. Ma priache l'alma dallacarne sleghi, A tuttii tuoi prigioniapri le porte. Cosidice la donna;e tuttavia II Magopreso incontra alsasso invia. 37 Legatodella sua propriacatena N'andava Atlante, ela donzella appresso, Checosi ancor se ne fidavaappena, Benché in vistaparca tutto rimesso. Nonmolti passi dietrose lo mena. Ch'appiè delmonte han ritrovatoil fesso, E liscaglioni onde simonta in giro, Finch'alia porta delCastel salirò. 38 Disu la sogliaAtlante un sassotolle, Di caratteri estrani segni insculto. Sotto vasivi son, chechiamano olle, Che fumansempre, e dentrohan foco occulto. L'incantator lespezza; e aun tratto ilcolle Riman deserto, inospiteed inculto; Né muroappar torrein alcun lato, Comese mai Castelnon vi siastato. 39 Sbrìgossi dalladonna il Magoallora, Come fa spessoil tordo dallaragna; E con luisparve il suocastello a un'ora, E lasciò inlibertà quella compagna: Ledonne e icavalier si trovarfuora Delle superbe stanzealla campagna E furondi lor moltea chi nedolse; Che tal franchezzaun gran piacerlor tolse. 40 Quivié Gradasso, quiviè Sacripante, Quivi èPrasildo, il nobilcavaliere, Che con Rinaldovenne di Levante, Eseco Iroldo, ilpar d'amici vero. Alfintrovò la bellaBradamante Quivi il desideratosuo Ruggiero, Che, poiche n' ebbecerta conoscenza, Le buona e gratissimaaccoglienza; 41 Come acolei che piùche gli occhisui, Più che'l suocor, più chela propria vita Ruggieroamò dal eh' essa perlui Si trasse l'elmo,onde ne fuferita. Lungo sarebbe adir come, eda cui, E quantonella selva asprae romita Si cercarpoi la nottee il giornochiaro; Né, se nonqui, mai piùsi ritrovare. 42 Or che quivila vede, esa ben eh'ella È stata solala sua redentrice, Di tantogaudio ha pienoil cor, cheappella Sé fortunato edunico felice. Scesero ilmonte, e dismontaroin quella Valle, ovefu la donnavincitrice, E dove l'Ippogrifotrovare anco Ch' avealo scudo, macoperto, al fianco. 43La donna vaper prenderlo nelfreno: E quel l' aspettafinché se gliaccosta; Poi spiega l' aleper l'aer sereno, Esi ripon nonlungi a mezzacosta. Ella lo segue;e quel più meno Sileva in aria,o non tropposi scosta:Come fala cornacchia insecca arena. Che dietroil cane or qua or si mena. 44Ruggier, Gradasso, Sacripante,e tutti Quei cavalierche scesi eranoinsieme, Chi di su,chi di giù,si son ridutti Doveche torni ilvolatore han speme. Quel,poi che glialtri invano ebbecondutti Più volte esopra le cimesupreme E negli umidifondi tra queisassi, Presso a Ruggieroalfin ritenne ipassi. Stanzi 4S 45 Equesta ojìera fudel vecchio Atlante, Dicui non cessala pietosa voglia Ditrar Ruggier delgran periglio instante: Diciò sol pensa,e di ciòsolo ha doglii. Perògli manda or V Ippogrifoavante, Perchè d'Europa conquesta arte iltoglia. Ruggier lo piglia,e seco pensatrarlo; Ma quel sarretra e nonvuol seguitarlo. 46 Ordi Frontin queiranimoso smonta (Ffoutiuo eranomato il suodestriero), E sopra quelche va perParìa monta, E conli spron gliadizza il corealtiero. Quel corre alquantoet indi ipiedi ponta, E saleinverso il ciel,via più leggiero Che'1 girfalco, acui lieva ilcappello Il mastro atempo, e faveder T augello. 47 Labella donna, chesi in altovede E con tautoperìglio il suoRuggiero, Resta attoniti in modo, chenon rìede Per lungospazio al sentimentovero. Ciò che giàinteso avea diGanimede, Olì' al cielfu assunto dalpaterno impero Dubita assaiche non accala a quello, Nonmen gentil diGanimede e bello. 48 Congli occhi fissial ciel losegue quinto Basta ilveder; ma poichési dilegua Si, chela vista nonpuò correr tanto, Lasciache sempre Tanimo lo segua. Tuttavia consospir, gemito epianto Non ha, vuol aver pace triegu u Poiche Ruggier divista se letolse, Al buon destrierFrontin gli occhirivolse; 49 E sideliberò di nonlasciarlo Che fosse inpreda a chivenisse prima; Ma dicondurlo seco, edi poi darlo Alsuo signor, chanco veder purstim i. Pogg'a raugel, puòRuggier frenarlo:Di sottorimaner vede ognicima Ed abb issarsi inguisa, che nonsco'ge Dove è piaioil trren, dove sorge. 50 Poiche si adalto vien, eh' unpicciol punto Lo puòstimar chi dallaterra il mira, Prendela via verioove cade appunto IlSol quanlo colGranchio si raggira'; Eper r ariane va come legno unto, Acui nel marpropizio vento spira. Lasciamlo andar,che farà buoncammino; E torniamo aRinaldo paladino. 51 Binaldol'altro e T altrogiorno scorse, Spinto dalvento, un granspazio di mare, Quandoa Ponente enando contra POrse, Chenotte e non cessi maisoffiare. Sopra la Scoziaultimamente sorse, Dove laselva Calidonia appare, Chespesso fra gliantiqui ombrosi cerri Sode sonar dibellicosi ferri. 57 Ese del tuovalor cerchi farprova, T' è preparatala più degnaimpresa Che nell'antiqua etadeo nella nova Giammaida cavalier siastata presa. La figliadel Re nostroor si ritrova Bisognosa d'aiutoe di difesa Contraun baron cheLurcanio si chiama. Chetor le cercae la vitae la fama. 52Vanno per quella icavalieri erranti, Incl*ti inarme, di tuttaBretagna, E de' prossimiluoghi e de'distanti Di Francia, diNorvegia e diLamagna. Chi non hagran valor nonvada innanti; Che dovecerca onor, morteguadagna. Gran cose inessa già feceTristano, Landlotto,Galasso, Artù eGalvano. 53 Ed altricavalieri e dellanova E della vecchiaTavola famosi:Restano ancordi più d'unalor prova Li monumentie li trofeipomposi. L'arme Binaldo e il suo Baiardo trova, Etosto si fa por neiliti ombrosi, E alnocchier comanda ohesi spicche, E lovada aspettar aBeroicche. 54 Senza scudieroe senza compagnia Vail cavalier perquella selva immensa, Facendo oruna ed orun'altra via, Dove piùaver strane avventurepensa. Capitò il primogiorno a unabadia Che buona partedel suo averdispensa In onorar nelsuo cenobio adomo Ledonne e icavalier che vannoattorno. 58 Questo Lurcanioal padre l'baaccusata (Forse per odiopiù che perragione) Averla a mezzanotte ritrovata Trarr' un suoamante a sopra un verone. Perle leggi delregno condannata Al focofia, se nontrova campione Che fraun mese, oggimaipresso a finire, L'iniquo accusator&ccia mentire. 59 L' aspralegge di Scozia,empia e severa, Vuoleh' ogni donna,e di ciascunasorte . Ch' ad uomsi giunga enon gli siamogliera, S' accusata ne viene,abbia la morte. Né ripararsi può ch'ellanon pera, Quando perlei non vengaun guerrier forte Chetolga la difesa,e che sostegna Chesia innocente edi morire indegna. 60II re, dolenteper Ginevra bella (Checosì nominata èla sua figlia), Hapubblicato per cittàe castella, Che s' alcunla difesa dilei piglia, E chel'estingua la calunniafella (Purché sia natodi nobil famiglia), L' avrà permoglie, ed unostato, quale Fia convenevoldote a donnatale. 55 Bella accoglienzai monachi el'Abbate Fero a Rinaldo,il qual domandòloro (Non prima giàche con vivandegrate Avesse avuto ilventre ampio ristoro) Comedai cavalier sienritrovate Spesso avventureper quel tenitoro, Dove sipossa in qualchefatto egregio L'uom dimostrar,se merta biasmoo pregio. 56 Risposongli,eh' errando inquelli boschi, Trovar potriastrane avventure emolte: Ma come iluoghi, i fatiancor son foschi; Chenon se n'hanotizia le piùvolte. Cerca, diceano, andardove conoschi Che Topretue non restinosepolte, Acciò dietro alperiglio e allafatica Segua la fama,e il debitone dica. 61 Mase, fra unmese, alcun perlei non viene, 0venendo non vince,sarà uccisa. Simile impresameglio ti conviene, Ch'andar pei boschierrando a questaguisa, Oltre eh' onor efama te n'avviene, Ch' ineterno da tenon fia divisa, Guadagni ilfior di quantebelle donne Dall'Indo sonoall' atlantée colonne; 62 Euna ricchezza appresso,ed uno stato Chesempre far ti può vivercontento j E lagrazia del Re,se suscitato Per tegli fia ilsuo onor, cheè quasi spento. Poiper cavalleria tuse' ubbligato A vendicardi tanto tradimento Costei che,per comune opinione, Divera pudicizia è un paragone. Stanza 51, 63Pensò Rinaldo alquanto,e poi riipose:Unadonzella dunque demorire Perchè lasciò sfogarneir amorose Sue bracciaal suo amatortanto desire? Sia maladettochi tal leggepose, £ maladetto chi la puòpatire Debitamente muore unacrudele, Non chi vita al suo amator fedele. "4 Siavero o falsoche Ginevra tolto S'abbiail suo amaute,io non riguardoa questo: D'averlo fattola loderei molto, Quandonon fosse statomanifesto. Ho in suadifesa oni pensierrivolto: Datemi pur unche ujì guidipresto, E dove piaPaccusator mi mene; Ch'io ppero inDio, G nevra trardi pene. IV. 57 65 Nonvo'già dir chellanon l'abbia fatto; Che,noi sappiendo, ilfalso dir potrei:Diròben, che nonde' per simil atto Panizì'on caderealcuna in lei; Edirò, che fuingiusto o chefu matto Chi feceprima gli statutirei; E come iniquirivocar si denno, Enuova legge farcon miglior senno. 70Ma lagrimosa eaddolorata quanto Donna odonzella, o maipersona fosse. Le sonodui col ferronudo accanto, Per farlefar l'erbe disangue rosse. Ella conpreghi differendo alquanto GìvÀil morir, sinchépietà si mosse. VenneRinaldo, e, comese u' accorse, Conalti gridi egran minacce accorse. 66Se un medesimoardor, s'un disirpare Inchina e sforzaV uno eV altro sesso Aquel soave find'amor, che pare All' ignorante vulgoun grave eccesso; Perchè si de' punirdonna o biasmare, Checon uno opiù d'uno abbiacommesso Quel che l'uomfa con quanten'ha appetito, E lodatone va, nonche impunito? 67 Sonfatti in questalegge disuguale Veramente alledonne espressi torti; Espero in Diomostrar ch'egli ègran male Che tantolungamente si comporti. Rinaldo ebbeil consenso universale, Che furgli antiqui ingiustie male accorti, Checonsentirò a cosìiniqua legge; E malfa il Re,che può, la corregge. 68 Poiche la lucecandida e vermiglia Dell' altro giornoaperse l'emispero, Rinaldo l'armee il suoBoiardo piglia, E diquella badia tolleun scudiero, Che conlui viene amolte leghe emiglia, Sempre nel boscoorribilmente fiero, Verfo laterra ove lalite nuova. Della donzellade' venir in pruova. 69Avean, cercando abbreviarcammino, • Lasciato pelsentier la maggiorvia; Quando un granpianto udir sonarvicino. Che la forestad'ogn' intorno empia.Baiardo spinse l'un,l'altro il ronzino Versouna valle, ondequel grido uscia; Efra dui mascalzoniuna donzella Vider, chedi lontan pareaassai bella; Stmza 71. 71Voltaro i malandrintosto le spalle, Che'1 soccorso lontanvider venire, E siappiattar nella profondavalle. Il Paladin non li curòseguire: Venne alla donna,e, qnal grancolpa dàlieTanta punizioncerca d'udire; £, pertempo avanzar, faallo scudiero Levarla ingroppa, e torn%al suo sentiero. 72 Ecavalcando poi megliola guata Molto esserbella e dimaniere accorte, Ancorché fossetutta spaventata Per lapaura ch'ebbe dellamorte. Poi ch'ella fudi nuovo domandata Chir avea trattaa si infelicesorte, Incominciò con umilvoce a dire Quelch'io vo' all'altro cantodifferire. N ot: St. 11.V.2. Pirene, iPirenfli. v.5. n MarSchiavo, rAdiiatico; e ilmar Tosco, ilTirreno. St. 13. V.2,È la sinopiauna terra rossa,così detta dall'essere statatrovata in Sinope,città dell'Asia Uinore; etuttavìa l'usano ilegnaiaoli tingendone un filoper segnare dirittamentele loro linee. St.18. V.7. MontiRifei, oggi diconsiMonti UralL St. 40.V.14. I quinominati furono cavaliericri stiani fatti prigionieri diIfonodante insieme aRinaldo ed altri inun castello dell'Oriente. St. 46.V.12. Frontino eracavallo di Sacripante, rubatogli daBrunello che lodiede poi a Ruggiero.St. 47.V.56. Ganimede, figliodi Troio red'Ilio, fb portato incielo da Giovetrasformatosi in aquila. St.50. V.34. Intendela vìa versole Indie Orie" tali, perpendioolai'e allequali sembra ilsole quando nelsegno del granchioo cancro, cioènel solstizio estivo, achi lo guardada ponente. St. 5LV.6. Sélva Calidonia.Questa selva occu pava anticamente unavastissima parte deOaScozia settentrionale. St. 53. V.8.Beroicche (ossia Bertnek)capital? di una conteameridionale della Scozia. St.61. V.8. Lecolonne atlantee, dettealtresì co lonne d'Ercole, sonoi due promontoijche formano Io strettodi Gibilterra; e la locuzioneintiera significa da levantea ponente. l>:iUHÌajvalesa a Rinatob trama oidiJadal ano binantePolineiiSo a daiirtu AiOìnevra, lOiidantifttA amorire, ip ncni offri' chi ladìretida contro Lurraiiio che!ImafPOmtadi disonestà rrìnaldo inri rii avitRipo chiuso, quauiioajtiiEinlo Liucanio aveco miniLiitt" lit'<imbfUter& con untiavalire scoìioac tulo, presentatosi a diftnileelaprincìpesaa; fa aoapender: h pngna,manifesta V ingannatore, e glifa donfesaaic illIcIìciOh Tutti gli altriaDÌmai €he ìjoiioin terra t) chevÌYOu quieti estanno in pRceO se Tengonoa rissa e fan giierrsiT Alla fé mn linail tnaseUio ufnla face L'irsa rrjiiTorso al boscosicura erra: La leonessaappresso il leongiace; Col lupo vivela lupa sicura, Nòla giuveuca hadel torci paura. 2Che abbominevol peste,che Megera É venutaa turbar gliumani petti?Che sisente il maritoe la mogliera Sempre garrird'ingiuriosi detti, Stracciar lafaccia e farlivida e nera, Bagnardi pianto igeniali letti; E nondi pianto sol,ma alcuna volta Disangue gli hibagnati Pira ."tolta. stanza 9. Farminon sol granmal, ma cheTuom faccia Centra naturae sìa diDio ribello, Che s' inducea percuotere lafaccia Di belhi donna,o romperle uucapello; Ma chi le veneno, ochi le caccia L'almadel corpo conlaccio o coltello, Ch'uomo sia quelnon crederò ineterno, Ma in vistaumana un spirtodell' inferno. Co tali esserdoveano 1 duoladroni Che Rinaldo cacciòdalla donzella, Da lorcondotta in queiscuri valloni, Perchè nonse n'udisse piùnovella. Io lasciai ch'ellarender le cagioni S'apparecchiava di sua sortefella Al paladin che le fubuono amico: Or, seguendol'istoria cosi dico. 5La donna incominciò:Tu intenderai La maggiorcrudeltade e lapiù espressa, Ch'in Tebe e inArgo, o ch'inlIicene mai, 0 inloco più crudelfosse commessa. E se,rotando il Solei chiari rai, Quimen eh' all' altreregi'on s' appressa, Credo eh' anoi mal volentieriarrivi, Perchè veder sicrudel gente schivi'. ti Ch'agli nemici glinomini sien crudi, Inogni età sen'è veduto esempio; Madar la mortea chi procurie studi Il tuoben sempre, ètroppo ingiusto edempio. E acciò chemeglio il veroio ti denudi, Perchè costorvolessero far scempio Drglianni verdi mieicentra ragione, Ti diròda principio ognicagione. 7 Voglio chesappi, signor mio,eh' essendo Tenera ancora,alli servigi venni Dellafiglia del re,con cui crescendo, Buon luogoin corte edonorato tenni. Crudele Amore al miostato invidendo, Fé' cheseguace, ahi lassa !gli divenni:Fé' d'ognicavalier, d'ogni donzello Parermi ilduca d'Albania piùbello. 8 Perchè eglimostrò amarmi piùche multo, Io adamar lui contutto il cormi mossi. Ben s'odeil ragionar, sivede il volto; Madentro il pettomal giudicar puossi. Credendo, amando,non cessai chetolto L'ebbi nel letto;e non gnardaich'io fossi Di tuttele real camerein quella Che piùsecreta avea Ginevrabella; 9 Dove teneale sue cosepiù care, E dovele più volteella dormia. Si può di quellain s' un veroneentrare, Che fuor delmuro al discopertouscia. Io iacea ilmio amator quivimontare: E la scaladi corde ondesalia 10 stessa dalveron giù glimandai, Qual volta mecoaver lo desiai: 10Che tante volteve lo feivenire. Quante Ginevra mene diede l'agio. Chesolca mutar letto,or per fuggire 11tempo ardente, oril brumai malvagio. Nonfu veduto d'alcunmai salire; Però chequella parte delpalagio Risponde verso alcunecase rotte, Dove nessunmai passa ogiorno o notte. liContinaò per moltigiorni e mesi Tranoi secreto Vamoroso gioco:Sempre crebbel'amore; e sim'accesi, Che tutta dentroio mi sentiadi foco:E ciecane fai si,eh' io noncompresi Oh' egli fingevamolto, e amayapoco; Ancor che lisuo' inganni discoperti Esser doveanmia mille segnicerti. 12 Dopo alcnndi si mostrònuovo amante Della bellaGinevra. Io nonso appunto S' alloracominciasse, oppur innante Dell'amor mion'avesse il corgià punto. Vedi s' inme venuto eraarrogante, S' imperio nel miocor s' aveva assunto; Chemi scoperse enon ebbe rossore Chiedermi aiutoin questo nuovoamore. 1 3 Ben midicea eh' ugualeal mio nonera, Né vero amorquel eh' egliavea a costei; Masimulando esserne acceso,spera Celebrarne i legittimiimenei. Dal re ottenerlafia cosa leggiera, Qualor vi sia lavolontà di lei; Chedi sangue edi stato intutto il regno Nonera, dopo ilre, di lui'lpiù degno. 14 Hipersuade, se peropra mia Potesse alsuo signor generofarsi (Chò veder possoche se n'alzeria Aquanto presso alre possa uomoalzarsi), Che me n'avria buon merto,e non sana Maitanto beneficio perscordarsi; E ch'alia mogliee eh' ad ognialtro innante Mi porrebbeegli in sempreessermi amante. 15 Io,ch'era tutta asatis&rgli intenta. Né seppi0 volsi contraddirglimai, £ sol queigiorni io mividi contenta, Ch'averlo compiaciutomi trovai; Piglio l'occasionche s' appresenta Diparlar d'esso e di lodarloassai; Ed ogni industriaadopro, ogni fatica, Perfar del mioamator Gine amica. 16Feci col coree con l'effettotutto Quel che farsi poteva, esallo Iddio; Né conGinevra mai poteifar frutto, Ch' iole ponessi ingrazia il ducamio:E questo, chead amar ellaavea indulto Tutto ilpensiero e tuttoil suo disio Ungentil cavalier, belloe cortese, Venuto inScozia di lontanpaese; 17 Che con un suofratel ben giovinetto Venne d'Italiaa stare inquesta corte: Si fé' nell'armepoi tanto perfetto, Chela Bretagna nonavea il piùforte. Il re l'amava,e ne mostròl'effetto; Che gli donòdi non picciolasorte Castella e villee inrisdizì'oni, E lo fé'grande al pardei gran baroni. Stanza 23. 18Grato era alre, più gratoera alla figlia Quelcavalier, chiamato Arredante, Per esservaloroso a maraviglia; Ma più,eh' ella sapeache l'era amante. NéVesuvio, ilmonte di Siciglia, NéTroia avvampò maidi fiamme tante, Quanteella conoscea cheper suo amore Arìodante ardeaper tutto ilcore. 19 L'amar chedunque ella faceacolui Con cor sinceroe con perfettafede, Fé' che pelduca male uditafui; Né mai rispostada sperar midiede. Anzi quanto iopregava più perlui, E gli studiavad'impetrar mercede, Ella, biasmandolsempre e dispregiando, Se 11venia più sempreinimicando. 20 Io confortail'amator mìo sovente, Chevolesse lasciar lavana impresa; Né sisperasse mai volgerla mente Di costei,troppo ad altroamore intesa: E glifeci conoscer chiaramente, Come era d'Arìodante accesa, Chequnnt' acqua è nelmar, pìccola dramma Nonspegneria della suaimmensa fiamma. 21 Questoda me piùvolte Polinesso (Che cosinome ha ilduca) avendo udito, Eben compreso evisto per stesso Che molto maleera il suoamor gradito; Non purdi tanto amor fu rimesso, Madi veers unaltro preferito, Come superbo,così mal sofferse, Chetutto in irae in odiosi converse. 26 Cosìdiss'eglL Io, chedivisa e scevra Elungi era dame, non posimente Che questo, inche pregando eglipersevr4 . Era una fraudapur troppo evidente; Edal veron, coipanni di Ginevra, Mandai lascala onde salìsovente; E non m' accorsiprima dell' inganno, Che n'eragià tutto accadutoil danno. 27 Fattoin quel tempocon ArTodante Il ducaavea queste paroleo tali (Che grandiamici erano statiinnante Che per Ginevrasi fesson rivali):Mimaraviglio, incominciò ilmio amante, Ch'avendoti iofra tutti li mie'ugnali Sempre avuto inrispetto e sempreamato, Ch'io sia date si malrimunerato. 22 E traGinevra e Pamator suo pensa Tantadiscordia e tantalite porre, E farviinimicizia cosi intensa, Chemai più nonsi possino comporre; Epor Ginevra inignominia immensa, Donde non s'abbia oviva o mortaa tórre:Né dell'iniquosuo disegno meco Volse0 con altriragionar, che seco. 23Fatto il pensieriDalinda mia, midice (Che così sonnomata), saper dèi Che,come suol tornardalla radice Arbor chetronchi e quattrovolte e sei; Cosila pertinacia miainfelice, Benché sia troncadai successi rei, Digermogliar non resta;che venire Pur vorriaa fin diquesto suo desire. 24E non lobramo tanto perdiletto, Quanto perchè vorreivincer la prova; Enon possendo farlocon effetto, S' io Iofo immaginando, ancomi giova. Voglio, qualvolta tu midai ricetto, Quando alloraGinevra si ritrova Nudanel letto, chepigli ogni vesta Ch'ellaposta abbia, etutta te nevesta. 25 Com'ella s'ornae come ilcrin dispone Studia imitarla,e cerca, ilpiù che sai. Diparer dessa; e poi soprail verone A mandargiù la scalane verrai. Io verròa te conimmaginazione Che quella siidi cui tui panni avrai:Ecosì spero, mestesso ingannando, Venir inbreve il miodesir scemando. 28 Ioson ben certoche comprendi e sdiDi Ginevra e dime 1' antiquoamore; E per sposalegittima oggimai Per impetrarlason dal miosignore. Perchè mi turbitu? perchè purvai Senza frutto incostei ponendo ilcore? Io ben ate rispetto avrei,per Dio, S' io neltuo grado fossi,e tu nelmio. 29 Ed io,rispose Ariodante a lui,Di temi maraviglio maggiormente; Che lei primainnamorato fui, Che tul'avessi vista solamente: Eso che saiquanto è l'amortra nui, Ch'esser nonpuò di quelche sia, piùardente: E sol d'essermimoglie intende ebrama:E so checerto sai ch'ellanon t'ama. 30 Perchènon hai tudunque a meil rispetto Per l'amicizianostra, che domande Ch'ate aver debba,e ch'io t'avre'inefifettu, Se tu fossicon lei dime più grande? Némen di teper moglie averlaaspetto, Sebben tu seipiù ricco inqueste bande:Io nonson meno alre, che tusia, grato; Ma piùdi tedalla suafiglia amato. 31 Oh,disse il ducaa lui, grandeè cotesto Errore, ache t'ha ilfolle amor condutto! Tucredi esser piùamato; io credoquesto Medesmo: ma si puòvedere al frutto. Tufammi ciò e'hai seco manifesto, Elio il secretomio t'aprirò tutto; Equel di noiche manco aversi veggia, Ceda a chi vince,e d'altro siprovvegia. 32 E saròpronto, se tuvuoi ch'io giuri, Dinon dir cosamai che miriveli:Così voglio eh' ancortu m'assicuri Che quelch'io ti dirò,sempre mi ceb. Vennerdunque d'accordo agliscongiuri, E posero leman sugli Evacui; E,poiché di tacerfede si diero, Arifodante incominciòprimiero; 33 E disseper lo giustoe per lodritto, Come tra e Ginevra erala cosa: Ch "Ilagli avea giuratoe a boccae in scritto, Chemai non sariaad altri, eh'a lui, sposa; Ese dal rele venia contradditto, Gli prometteadi sempre esserritrosa Da tutti glialtri maritaggi poi, Eviver sola intutti i giornisuoi:34 E ch'essoera in speranza,pel valore Ch' aveamostrato in armea più d'un segno,Ed eraper mostrare alaude, a onore, Abeneficio del ree del suoregno, Di crescer tantoin grazia alsuo signore, Che sarebbeda lui stimatodegno Che la figliuolasua per moglieavesse, Poi che piacera lei cosiintendesse. 38 Non passamese, che tre,quattro e sei, Etalor dìece nottiio non mitrovi Nudo abbracciato inquel piacer conlei, Ch' all'amoroso arder parche si giovi: Siche tu puoiveder s' a' piacer miei Sond'agguagliar le cianceche tu provi. Cedimidunque, e d'altroti provvedi, Poiché inferìor di meti vedi. 39 Nonti vo' creder questo,gli rispose Anodante, ecerto so chementi; E composto frate t' hai questecose, Acciò che dall' impresaio mi spaventi:Maperchè a leison troppo iDgiurìose, Questo ch'haidetto sostener convienti; Che nonbugiardo sol, mavoglio ancora Che tusei traditor mostrartior ora. 40 Soggiunseil duca: Nonsarebbe onesto Che noivolessim la battagliatórre Di quel che t'offerisco manifesto, Quando tipiaccia, innanzi agliocchi porre. Resta smarritoAnodante a questo, Eper l'ossa untremor freddo gliscorre:E se credutoben gli avesseappieno, Venia sua vitaallora allora meno. 35Poi disse: Aquesto termine sonio, Né credo giàeh' alcun mivenga appresso; Né cercopiù di questo, desio Dell' amor d'essaaver segno piùespresso; Né più vorrei,se non quantoda Dio Per connubiolegittimo è concesso; Esaria invano ildimandar più innanzi; Chedi bontà socome ogni altraavanzi. 36 Poi ch'ebbeil vero Ariodanteesposto Della mercè eh'aspetta a suafatica, Polinesso, che già s'avea proposto Di farGinevra al suoamator nemica, Cominciò: Sei da me moltodiscosto, E vo' chedi tua boccaanco tu '1dica; E del mìoben veduta laradice, Che confessi mesolo esser felice.' 41Con cor trafittoe eoa pallidafaccia, E con vocetremante e boccaamara, Rispose: Quando sia chetu mi faccia Vederquest'avventura tua sirara, Prometto di costeilasciar la traccia, Ate si liberale,a me avara:Ma eh' iotei voglia credernon far stima, S'ionon lo veggiocon questi occhiprima. 42 Quando nesarà il tempo,awiserotti, SoggiunsePolinesso; e dipartisse. Non credoche passar piùdi due notti, Ch'ordine fuche'l duca ame venisse. Per scoccardunque i lacciche condotti Avea sicheti, andò alrivale, e disse Ches'ascondesse la notteseguente Tra quelle case,ove non stamai gente. 37 Fingeella teco, t'ama prezza; Che ti pascedi speme edi parole:Oltra questo,il tuo amorsempre a sciocchezza, Quando mecoragiona, imputar suole. Ioben d'esserle caroaltra certezza Veduta n' ho, chedi promesse efole; E tei diròsotto la in secreto, Benché fareipiù il debitoa star cheto. 43E dimostrògli unluogo a dirimpetto Diquel verone ovesolca salire. Ariodante aveapreso sospetto Che locercasse far quivivenire. Come in unluogo dove avesseeletto Di por gliagguati, e farvelomorire Sotto questa finzion,che vuol mostrargli Quel diGinevra, eh' impossibil pargli. 44Di voletvi venirprese partito, Ma inguisa che dilai non sia men forte; Perchèaccadendo che fosseassalito, Si trovi siche non temadi morte. Un suofratello avea saggioed ardito, n piùfamoso in armedella corte, Detto Lurcanio;e avea piùcor con esso, Chese dieci altriavesse avuto appresso. 45Seco chiaraoUo, evolse che prendesse L'arme; e notte lomenò con lui:Nonche 1 secretosuo già glidicesse; Né r avriadetto ad esso, ad altrui. Da lontano untrar di pietrail messe; Se misenti chiamar, vien,disse, a nui; Mase non senti,prima ch'io tichiami, Non ti partirdi qui, frate,se m' ami. 46 Va pur nonduhitar, disse ilfratello:E cosi venneAriodante cheto; E sicelò nel solitarioostello Ch' era d'incontroal mio veronsecreto. Vien d'altra parteil fraudolente efello; Che d'infamar Ginevraera si lieto; Efa il segno,tra noi solitoinnante, A me chedell'inganno era ignorante. 47Ed io conveste candida, efregiata Per mezzo aliste d'oro ed'ognintorno, E con retepur d'ór, tuttaadombrata Di bei fiocchivermigli, al capointorno (Foggia che sol fu Ginevra usata, Non d'alcun'altra); udito ilsegno, tomo Sopra ilveron, eh' inmodo era locato, Chemi scopria dinanzie d'ogni lato. 48Lurcanio in questomezzo dubitando Che '1fratello a pericolonon vada, 0, comeè pur comundisio, cercando Di spiarsempre ciò chead altri accada; L'erapian pian venutoseguitando, Tenendo l'ombre e la piùoscura strada: E amen di diecipassi a luidiscosto, Nel medesimo ostels'era riposto. 50 Etanto più, ch'eragran spazio in Fradove io vennie quelle incultecase. Ai due fratelli,che stavano alrezzo, Il duca agevolmentepersuase Quel ch'era falso.Or pensa inche ribreaczìG Ariodante, in che dolorrimase. Vien Polinesso, ealla scala s' appoga, Che giùmanda' gli; e montain su la loggia.61 Aprima giunta io gli gettole braccia Al collo;eh' io nonpenso esser veduta:Lobacio in boccae per tuttala faccia • Comefar soglio adogni sua venata. Eglipiù dell'usato siprocaccia D' accarezzarmi, e lasua f rande aiuta, Quell' altro al rio spettacolocondutto, Misero sta lontano,e vede iltutto. 52 Cade intanto dolor, chesi dispone Allora alloradi voler morire; Eil pome dellaspada in terrapone, Che su lapunta si voleaferire. Lurcanio, che congrande ammirazione Avea vedutoil duca ame salire, Ma nongià conosciuto chisi fosse, Scorgendo l'attodel fratel, simosse; 63 E glivietò che conla propria mano Nonsi passasse inquel furore ilpetto. S' era più tardo,o poco piùlontano, Non giugnea atempo, e nonfòceva effetto. Ah m'serofratel, fratello insano, Gridò, perch'hai perduto l'intelletto, Ch'una femminaa morte trarti debbia? Ch'ir possantutte come alvento nebbia. 64 Cercafar morir lei,che morir merta; Eserva a piùtuo onor tula tua morte. Fud'amar lei, quandonon t' era aperta Lafraude sua: or èda odiar benforte; Poiché con gliocchi tuoi tuvedi certa, Quanto siameretrice, e diche sorte. Serba quest'arme, che voltiin te stesso, Afar dinanzi alre tal falloespresso. 49 Non sappiendoio di questocosa alcuna, Venni alveron nell' abito e'ho detto; Si comegià venuta erapiù d'una E piùdi due fiatea buono effetto. Levesti si vedeanchiare alla luna; Nédissimile essendo anch'io d'aspetto Né dipersona da Ginevramolto. Fece parere unper un altroil volto:55 Quandosi vede Ariodantegiunto Sopra il fratel,la dura impresalascia; Ma la suaintenzì'on da quelch'assunto Avea già dimorir, poco s'accascia. Quindi silieva, e portanon che punto, Matrapassato il cord'estrema ambascia: Pur fingecol fratel, chequel furore Non abbiapiù, che dianziavea, nel core. 66n seguente mattin,senza far motto Alsao fratello oad altri, invia si messe, Dallamortai disperazion condotto: Nédi lui perpiù di fdchi sapesse. Fuorché '1duca e ilfratello, ogni altroindotto Era chi mossoal dipartir Pavesse. Nella casa del re dilui diversi Ragionamenti, ein tutta Scoziaférsi. 57 In capod'otto o dipiù giorni incorte Venne innanzi aGinevra nn viandante, Enovelle arrecò dimala sorte: Che s' erain mar sommersoArì'odante Di volontaria sualihera morte, Non percolpa di Boreao di Levante. Dmisasso che sulmar sporgea'molt alto Aveacol capo ingiù preso nngran salto. 58 Coluidicea: Pria che 'venisse aquesto, A me, chea caso riscontròper via, Disse: Yienmeco, acciò che manifestoPer tea Ginevra il mio successosia; E dille poi,che la cagiondel resto Che tuvedrai di medi' or orafia, È stato solperch'ho troppo veduto: Felice, sesenza occhi iofussi suto ! 59 Eramoa caso sopraCapohasso, Che varso Irlandaalquanto sporge inmare. Cosi dicendo, dicima d'un sasso Lovidi a capoin giù sott'acquaandare. Io lo lasciainel mare, eda gran passo Ti8on venuto lanuova a portare. Ginevra, shigottitae in visosmorta, Rimase a quell' annunzio mezzamorta. 60 Oh Dio,che disse efece poi chesola Si ritrovò nelsuo fidato letto ! Percosse ilseno, e sistracciò la stola, Efece all' aureo crindanno e dispetto; Ripetendo soventela parola Ch'Ariodante aveain estremo detto: Chela cagion delsuo caso empioe tristo Tutta veniaper aver troppovisto. 61 n rumorscorse di costuiper tutto. Che perdolor s'avea datola morte. Di questoil re nontenne il visoasciutto. Né cavalier donna della corte. Ditatti il suofratel mostrò piùlutto; £ si sommersenel dolor siforte, Ch' ad esempiodi lui, centra stesso Voltò quasila man, perirgli appresso:Stanca 51. 2E molte volteripetendo seco, Che fuGinevra che ilfratel gli estinse, Eche non fuse non quell'attobieco Che di leivide, eh' a morirlo spinse; Di volervendicarsene si cieco Venne,e l'irae si '1dolor lo vinse . Chedi perder lagrazia vilipese, Ed averl'odio del ree del paese: 63E innanzi alre, quando erapiù di gente Lasala piena, sene venne, edisse:Sappi, signor, chedi levar lamente Al mio fratel,si ch amorir ne gisse, Stataè la figliatua sola nocente; Chalui tanto dolorPalma trafisse D averveduta lei pocopudica, Che più chevita ebbe lamorte amica. 64 Eraneamante; e perchèle sue voglie Disoneste nonfur, noi vocoprire. Per virtù meritarlaaver per moglie Pate sperava, eper fedel servire; Ma,mentre il lassoad odorar lefoglie Stava lontano, altruivide salire, Salir sur arbor riserbato,e tutto Essergli toltoil desiato frutto. 65E seguitò, comeegli avea veduto VenirGinevra sul verone,e come Mandò lascala, onde eraa lei venuto Undrudo suo, di chi eglinon sa ilnome: Che savea, pernon esser conosciuto, Cambiati ipanni e nascosele chiome. Soggiunse, checon Tarme eglivolea Provar, tutto esserver ciò chedicea. 66 Tu puoipensar se Upadre addolorato Riman, quandoaccusar sente lafiglia; Sì perchè odedi lei quelche pensato Mai nonavrebbe, e n'hagran maraviglia; Si perchèsa che fianecessitato (Se la difesaalcun guerrier nonpiglia, n qual Lurcaniopossa far mentire) Dicondannarla e difarla morire. 67 Ionon credo, signor,che ti sianova La legge nostra,che condanna amorte Ogni donna edonzella che siprova Di farcopia altrui, ch'aisuo consorte. Morta nevien, s'in unmese non trova Insua difesa uncavalier si forte. Checontra il falsoaccusator sostegna Che siainnocente, e dimorire indegna. 68 Hafatto il rebandir per liberarla (Che purgli par ch'atorto sia accusata), Che vuolper moglie, econ gran dote,darla A chi tonal'infamia che l'èdata. Che per lei compariscanon si parla Guerriero ancora,anzi l'un l'altroguata; Che quel Lurcanioin arme ècosi fiero, Che parche di luitema ogni guerriero. 69Atteso ha Tempiasorte, che Zerbino, Fratel dilei, nel regnonon si trove; Cheva già. moltimesi peregrino, Mostrando in armeincl*te prove: Che quandosi trovasse piùvicino Quel cavalier gagliardo,o in luogodove Potesse avere atempo la novella. Nonmancheria d'aiuto allasorella. 70 II re,ch'intanto cerca disapere Per altra prova,che per arme,ancora. Se sono questeaccuse o falseo vere. Se dritto0 torto èche sua figliamora, Ha fEttto prendercerte cameriere Che lodovrìan saper, severo f3ra; Ond'io previdiche se presaera io, Troppo parìglieera del ducae mio. 71 Ela notte medesimami trassi Fuor dellacorte, e alduca mi condussi; Egli feci vederquanto importassi Al capod'amendua, se presaio fussL Lodommi, edisse ch'io nondubitassi:A' suoi confortipoi venir m'indussi Aduna sua fortezzach'è qui presso, Incompagnia di duiche mi diedeesso. 72 Hai sentito,signor, con quantieifetti Dell'amor mio feiPolinesso certo; E s'eradebitor per tairispetti D'avermi cara o no, tu'1 vedi aperto. Orsenti il guiderdonch'io ricevetti: Vedi lagran mercè delmio gran merto:Vedise deve, peramare assai. Donna sperard'essere amata mai; 73Che questo ingrato,perfido e crudele, Della miafede ha presodubbio alfine: Venuto èin sospizion ch'ionon rivele Al lungoandar le fraudisue volpine. Ha finto,aedo che m'allontanoe cele Finché Tirae il furordel re decline. Voler mandarmiad un suoluogo forte; E mivolea mandar drittoalla morte:74 Che di secretoha commesso allaguida. Che come m' abbiain queste selvetratta, Per degno premiodi mia m'uccida. Così Tintenzion glivenia fatta, Se tunon eri appressoalle mia grida.Ve'come Amor benchi lui segue,tratta ! Così narrò Dalindaal paladino. Seguendo tuttavoltail lor cammino; 75 Acui fa sopraogni avventura grata Questa,daver trovata ladonzella C he giavea tatta l'istorianarrata Dcir iiinocenada diGinevra bella. £ 86sperato avea, qnandoaccusata Ancor fosse aragion, d'aiutar quella, Convia maggior baldanzaor viene inprova, Poi che evidentela calunnia trova. 76E verso lacittà di SantoAndrea, Dove era ilre con tuttala famiglia, E labattaglia singular dovea Esserdella querela dellafiglia, Andò Rinaldo quantoandar potea, Finché vicinogiunse a pochemiglia; Alla città vicinogiunse, dove Trovò unscudier eh' aveapiù fresche nuove:Stanza74. 77 Oh' un cavalieristrano era venato, Ch'a difender Ginevras' avea tolto, Con nonusate insegne esconosciuto, Perocché sempre ascosoandava molto; E che,dopo che v'era,ancor veduto Non gliavea alcuno aldiscoperto il volto; Eche '1 proprioscudier che gliservia Dicea giurando: Io nonso dir chisia. 78 Non cavalcaromolto, eh' allemura Si trovar dellaterra, e insu la porta. Dalinda andarpiù innanzi aveapaura; Pur va, poichéRinaldo la conforta. Laporta é chiusa;ed a chin'avea curi Rinaldo domandò:Questo ch'importa? E fuglidetto, Perché '1 popoltutto A veder labattaglia era riduttOj 79Che tra Larcanioe un cavalìeristrano Si £% nellaltro capo dellaterra, Ov' era unprato spazioso epiano; E che giàcominciata hanno lagaerra. Aperto fa alsignor di Montalhano; Etosto il portinardietro gli serra. Perla vota cittàRinaldo passa; Ma ladonzella al primoalbergo lassa: stanza 82. 82Rinaldo se neva tra gentee gente:Fassi farlargo il buondestrier Baiardo:Chi latempesta del suovenir sente, A darglivia non parzoppo tardo. Rinaldo vicompar sopra eminente, Eben rassembra ilfior d ognigagliardo; Poi si fermaall'incontro oye ilre siede; Ognun s'accostaper adir chechiede. 83 Rinaldo disseal re: Magno signore, Nonlasciar la battagliapiù segnire:Perchè diquesti dua qualunquemore, Sappi eh' a tortotu'l lasci morire. L'uncrede aver ragioneed è inerrore, E dice ilfalso e nonsa di mentire; Ma quelmedesmo error che'lsuo germano A morirtrasse, a luipon l'anne inmano:84 L'altro nonsa se s' abbiadritto o torto; Masol per gentilezzae per boutade Inpericol si èposto d'esser morto, Pernon lasciar morirtanta beltade. Io lasalute all' innocenzia porto, Portoil contrario achi usa falsitade. Ma, perDio, questa pugnaprima parti; Poi mi udienza aquel eh' ioto' narrartL 85 Fudall' autorità d'un uomsi degno, Come Rinaldogli parca alsembiante, Si mosso ilre, che dissee fece segno Chenon andasse più la pugnainnante; Al quale insiemeed ai barondel regno, E aicavalieri e all'altreturbe tante Rinaldo fé' l'ingannotutto espresso, Ch'avea orditoa Ginevra Polinesso. 80 Edice che sicuraivi si stia Finchéritomi a lei,che sarà tosto; Everso il campopoi ratto s'invia, Doveli dui guerrierdato e risposto Molto s'aveano,e davan tuttavia. Stava Lurcaniodi mal cordisposto Contra Ginevra; el'altro in suadifesa Ben sostenea lafavorita impresa. 86 Indis'offerse di volerprovare Coli' arme, eh'era ver queleh' avea detto. Chiamasi Polinesso;ed ei compare, Matutto conturbato nell'aspetto: Pur conaudacia cominciò anegare. Disse Rinaldo: Ornoi vedrem l'effetto. L'uno el'altro era armato,il campo fatto; Siche senza indugiarvengono al fatto. 81Sei cavalier conlor nello steccato Erano apiedi armati dicorazza, Col duca d'Albania,ch'era montato S'un possentecorsier di buonarazza. Come a gran contestabile, alui dato La guardiafu del campoe della piazza: Edi veder Ginevrain gran periglio Aveail cor lieto,ed orgoglioso ilciglio. 87 Oh quantoha il re,quanto ha ilsuo popol, caro CheGinevra a provars' abbi innocente ! Tutti hansperanza che Diomostri chiaro Ch'impudica eradetta ingiustamente. Crudel, superboe riputato avaro FuPolinesso, iniquo efraudolente; Si che adalcun miracolo nonfia Che l'inganno dalui tramato sia. 88Sta PolinesBo conIa feusda mesta, Ck)loor tremante econ illida guancia; Eal terzo snonmette la lanciain resta. Cosi Rinaldoinverso Ini silancia, Che, disioso difinir la festa, Miraa passargli ilpetto con lalancia:Né discorde aldisir segui l'effetto; Che mezzal'asta gii cacciònel petto. 89 Fisso neltronco lo trasportain terra Lontan dalsuo destrier più di seibraccia. Rinaldo smonta sabito,e gli afferra L'elmo, priache si lievi,e gli loslaccia:Ma qnel, chenon può farpiù troppa guerra Glidomanda mercè connmil faccia, E gliconfessa, udendo ilre e lacorte, La frande suache Tha conduttoa morte. 9Ò Nonfini il tutto,e in mezzola parola E lavoce e lavita T abbandona, nre, che liberatala figlinola Vede da morte eda fama nonbuona, Più s'allegra, gioiscee racconsola, Che, s' avendopèrduta la corona, Riporse la vedesseallora allora; Si cheRinaldo unicimente onora: 91E poi eh'al trar dell' elmoconosciuto L'ebbe, perch' altrevolte l'avea visto, Levòle mani aDio, che d'unaiuto Come era quel,gli avea siben provvisto. Queir altrocavalier che, sconosciuto, Soccorso aveaGinevra al casotristo, Ed armato perlei s' era condotto, Stato daparte era avedere il tutto. Stanza91. 92 Dal repregato fu didire il nome, 0di lasciarsi almenveder scoperto, Acciò da lui fossepremiato, come Di suabuona intenzion chiedevail merto. Quel, dopolunghi preghi, dallechiome Si levò relmo, e fé'palese e certo Quelche nell' altro Cantoho da seguire, Segrato vi sar&l'istoria udire. NO TB. St.2. V.1 Megeraò una delletre Farìe dellaMi tologia: etimologicameiite,importa odio, invidia. St.5. V.a TebeArgo, Micene, cittàgreche, in iàmi pervarie nebndezze commessevi,come il reciproco fratricidio diEteode e Polinice,la scellerata cenadi Atreo e Tieste,i parricicU diPenteo e diAtamante. l'assaasinio di Agamennone,e la stragedei loro mariti fkttadaUe DanaidL St. 7.V.8. Albania. Qoiper una regionedella Scozia (Albany) contitolo di Contea. St.9. V.34. "Verone, nn anditoscoperto per passare dastanza a stanza. St.18. V.5. Monte diSieiglia, ò l'Etna. St.50. V.25. Caseinadie, significa cosedisabitate. BesMOt nel terzoverso, equivale abuio di notte. St.60. V.3. Lastola era propriadelle matrone romane, main qnesto versointendesi generalmente per vestedonnesca. St. 73 V.3.Sospisione, cioè sospetto. St.76. y. 1.Sant'Andrea, St. Andrews,città già capitale dellaScozia, nella Ck>nteadi Fife. nitodi Ginevra, Ilio ilila in mogliee icrdonft aD" linda compiirjj dellacalunnia. Ruggiero èportato dnirip l'itffiifu jifUisola di Cicilia,ovo Astolfo, ctigiiiodi Bro4" mftiite, convprtìtoin mirto, ioioiisjglia r nonpsoire pi oltre. Rug|s:ifirovuole alloidauarsi dJlisola:diversi moAtii gli sioppaiiicnio indarno; mt%pt>i ale ane donzelle lo ditolf onodal Atio i)ropojtimento. Misr cliimal oprando mconfida rii'[ji,nor star debbiail maleficio occulto; Che,quando ogni altrotaccia i intornogrida L'aria e laterra i.tessa iaeli' è sepulto:EDio fa speiochel peccato guida Ilpeccator, poi elialcun di gliha indulto, Cile medesimo ena altruirichiesta., Inavvedutamentemanifesta. A?ea creduto it niiser Polìnesso Totalmente ildelitto suo coprirej Dal inda consapevoled'appresso Levanti 0 fiì, che sola tea dire:Eaceìungeudo il secondoal primo eccesso, Affrettò ilmal che poteadifferire, E potea differiree schivar forse Ma stesso spronando,a morir corse VI. 3E perde amicia un tempo,e vita, estate, E onor, chefa molto piùgrave danno. Dissi disopra, che faassai presto Il cavalierche ancor chisia non sanno. Alfinsi trasse Velmo, e 1yìso amato Scoperse, chepiù volte vedatohanno; E dimostrò comera Ariodante, Per tattaScozia lacrimato innante; 4Arì'odante, che Ginevrapianto Avea per morto,e '1 fratelpianto avea, Il re,la corte, ilpopol tutto quanto: Dital hontà, dital valor splendea. Adnnqae ilperegria mentir diquaato Dianzi di luinarrò, qaivi apparea; Efa pnr verche dal sassomarino Gittarsi in marlo vide acapo chino. 5 Ma(come avviene ann disperato spesso, Cheda lontan bramae disia lamorte, E r odiapoi che sela vede appresso, Tanto glipare il passoacerbo e forte) Arìodante, poich in marfu messo, Si pentidi morire: e comeforte E come destroe pii\ d'ognialtro ardito, Si messea nuoto, eritomossi al lito; 6E dispregiando enominanslo folle Il desireh' ebbe lasciar la vita, Simesse a camminarbagnato e molle, Ecapitò air osteld'nn eremita. Quivi secretamenteindugiar volle Tanto, che la novellaavesse udita, Se delca£o Ginevra sallegrasse, Oppur mesta epietosa ne restasse. 7Intese prima, cheper gran dolore Elhiera stata arischio di morire (Lafama andò diquesto in modofaore, Che ne fuin tutta V isola chedire):Contrario effetto a quel cheper errore Credea avervisto con suogran martire. Intese poicome Lurcanio avea FattaGinevra appresso ilpadre rea. 8 Centrail fratel d'iraminor non arse, Cheper Ginevra giàd amore ardesse; Chetroppo empio ecrudele atto gliparse, Ancora che perlui fatto Tavesse. Sentendo poi, cheper lei noncomparse Cavalier che difeadferla volesse (Che Lurcanio forte erae gagliardo, Ch ognund andargli centraavea riguardo; 9 Echi n' aveanotizia, il riputava Tanto discreto,e si saggioed accorto, Che senon fosse verquel che narrava, Nonsi porrebbe arischio di essermorto; Per questo la più partedubitava Di non pigliarquesta difesa atorto); Arìodante, dopo grandiscorsi, Pensò all'accusa delfratello opporsi. stanza 6. 10Ah lasso ! io non potrei,seco dicea, Sentir permia cagion perircortei:Troppo mia mortefora acerba e rea,Se innanzi ame morir vedessilei. Ella è purla mia donna e lamia Dea; Questa èla luce purdegli occhi miei: Convieneh' a drittoo a torto,per suo scampo Piglir impresa, eresti morto incampo. 11 So ch'iom'appiglio al torto;e al tortosia: E ne morrò; questo misconforta, Se non ch'ioso che perla morte mia Sibella donna ha da restarpoi morta. Un solconforto nel morirmi fia, Che, se'1 suo Polinessoamor le porta, Chiaramente vederavrà potuto Che nons'è mosso ancorper darle aiuto; 12E me, dietanto eepressamente ha Vedrà,per lei salyare,a morir giunto. Dimio fratello insieme,il quale acceso Tantofoco ha, vendicherommia un punto; Chio lo faròdoler poi che compreso n fineavrà del suocrudele assunto:Creduto vendicaravrà il germano, Egli avrà datomorte di suamano. 18 Concluso chebbe questo nelpensiero, Nuove arme ritrovò,nuovo cavallo; E sopravvestenere e scudonero Portò, fregiato acolor verdegiallo. Per avventurasi trovò unscudiero Ignoto in quelpaese, e menatohallo:E sconosciuto, comeho già narrato, S'appresentò contrail fratello armato. '>.è f >'stanza23. 14 Narrato v'ho come ileitto successe, Come fuconosciuto Arì'odante. Non minorgaudio nebbe ilre, ch avesse Della figliuolaliberata innante. Seco pensòche mai nonsi potesse Trovar unpiù fedele evero amante; Che, dopotanta ingiuria, ladifesa Di lei contrail fratel proprioavea presa. 15 Eper sua inclinazion(eh' assai Pamava), Eper li preghidi tutta lacorte, E di Rinaldoche più d'altriinstava, Della bella figliuolail fa consorte. Laduch*ea d'Albania, ch'aire tornava Dopo chePolinesso ebbe lamorte, In miglior tempodiscader non pnote, Poichéla dona allasua figlia indote. 16 Rhialdo perDalinda impetrò grana" Che se n'andò di tantoerrore esente; La qualper voto, eperchè molto sazia Eradel mondo, a Dio volsela mente. Monaca s' andòa render finin Dazia, E silevò di Scoziaimmantinente. Ma tempo èomai di ritrovarRuggiero, Che scorre ilciel su l'animaileggiero. 17 Benché Rnggiersia d'animo costante cangiato abbiail solito colore, Ionon gli vogliocreder che tremante Nonabbia dentro piùche foglia ilcore. Lasciato avea ilgran spazio distante Tutta l'Europa,ed era uscitofaore Per molto spazioil segno cheprescritto Avea già a' navigantiErcole invitto 18 QuelloIppogrifo, grande estrano aiigdlo . Lo portavia con talprestezza d'ale, Che lascieriadi lungo trattoquello Celer ministro delfulmineo strale. Non vaper l'aria altroanimai snello. Chedi velocità glifosse uguale:Credo ch'appenail tuono e la saetta Vengain terra dalciel con maggiorfretta. 19 Poi chel'augel trascorso ebbegran spazio Per lineadritta e senzamai piegarsi, Con largheruote, omai dell' ariasazio, Cominciò sopra unaisola a calarsi, Parea quella ove,dopo lango strazio Fardel suo amantee lungo alui celarsi, La vergineAretusa passò invano Disotto il marper cammin cieeoe strano. 20 Nonvide piùbel '1più giocondo Da tuttar aria ovele penne stese; Né,se tutto cercatoavesse il mondo, Vedriadi questo ilpiù gentil paese; Ove,dopo un girarsidi gran tondo, ConRuggier seco ilgrande augel discese. Culto pianuree delicati colli, Chiareacque, ombrose ripee prati molli. 21Vaghi boschetti disoavi allori, Di palmee d'amenissime mortelle. Cedri edaranci eh' aveanfrutti e fiorì Contesti invarie forme etutte belle, Facean riparoai fervidi calori De'giorni estivi conlo'r spesse ombrelle; Etra quei ramicon sicuri voli Cantandose ne gianoi rosignuoli. 22 Trale purpuree rosee i bianchigigli, Che tepida aurafreschi ognora serba, Siciiri sivedean lepri econigli, E cervi conla fronte alta esuperba, Senza temer ch'alcungli uccida opigli, Pascano o stiansiruminando Terba: Saltano idaini e icapri isnelli edestri, Glie sono incopia in queilochi campestri. 28 Comesi presso èPlppogrifoi terra, Ch' esserne può menperiglioso il salto, Buggier confretta dell' arcion sisferra, E si ritrovain su Ferbososmalto. Tuttavia in manle redine siserra, Che non vuolche'l destrier piùvada in altoj: Poilo lega nelmargine marino A unverde mirto inmezzo un lauroe un pino. Stanza42. 24 E quiviappresso, ove surgeauna fonte Cinta dicedri e difeconde palme, Pose loscudo, e Telmodalla fronte Si trasse,e disarmossi ambele palme; Ed oraalla marina edora al monte Volgeala faccia airaure fresche edalme, Che Talte cimecon mormorii lieti Fantremolar dei fÌEiggie degli abeti. 25Bagna talor nellachiara onda efresca L'asciutte labbra, econ la mandiguazza, Acciò che dellevene il caloresca Che gli haacceso il portardella corazza. Né maravigliaè già eh'ella gV incresca, Chenon è statoun far vedersiin piazza; Ma senzamai posar, d'armeguemito, Tremila miglia ognorcorrendo era ito. 26Qqìtì stando, ildestrier eh' ayealasciato Tra le imùdense frasche allafresca ombra, Per fùj si rivolta,spaventato Di non soche, che dentroal bosco adombra; E crollar siil mirto oveè legato, Che dellefrondi intorno ilpiò gV ingombra:Crollar fail mirto, efa cader lafoglia; Né succede peròche se nescioglia. 27 Come ceppotalor, che lemedoUe Rare e voteabbia, e postoal foco sia, Poi cheper gran calorqnell'aria molle Resta consantaeh' in mezzoV empia, Dentro risuona,e con strepitobolle Tanto che quelforor trovi lavia; Cosi mannara estride e sicorraccia Quel mirto offeso,e alfin aprela bnccia. 28 Ondecon mesta eflebil voce uscio Espedita echiarissima' fisivella, E disse: Setu sei cortesee pio, Come dimostrialla presenza bella, Lievaquesto animai dall' arbormio:Basti che '1mio mal propriomi flagella, Senza altrapena, senza altrodolore Ch'a tormentarmi ancorvenga di fùore. 29Al primo suondi quella vocetorse Ruggiero il viso,e subito levosse; E,poi eh' uscirdall' arbore s' accòrse,Stupefatto restò piùche mai fosse. Alevarne il destriersubito corse; E conle guancie divergogna rosse:Qual chetu sii, perdonami,dicea, 0 spirto umano,o boschereccia Dea. 30n non aversaputo che s'asconda Sotto ruvidascorza umano spirto, M'ha lasciato turbarla bella fronda, Efar ingiuria altuo vivace mirto: Manon restar però,che non risponda Chitu ti sia,ch'in corpo orridoed irto. Con vocee razionale animavivi; Se da grandineil del sempreti schivi. 31 Esora o maipotrò questo dispetto Conalcun beneficio compensarte, Per quellabella donna tiprometto. Quella che dime tien lamigliorparte, Ch' io faròcon parole econ effetto, Ch'avrai giustacagion di melodarte. Come Ruggiero alsuo parlar findiede, Tremò quel mirtodalla cima alpiede. 32 Poi aivide sudar super ì\ soorza, Comelegno dal boscoallora tratto, Che delfoco venir sentela forza, Poscia eh'invano ogni ripargli ha fatto; Ecominciò: Tua cortesiami sforza A discoprirtiin un meiesmotratto Ch' io fossiprima, e chiconverso m' agg:ia Inquesto mirto insu l'amena spiaggia. 33n nome miofu Astolfo; epaladino Era di Francia,assai temuto inguerra; D'Orlanio e diRinaldo era cugino, Lacui fama alcuntonnine non serra; Esi spettava ame tutto ildonano, Dopo il miopadre Oton, dell'Inlterra:Leggiadro ebel fui si,che di meaccesi Più d'ona donna;e alfin mesolo offesi. 34 Ritornandoio da quelleisole estreme Che dalevante il marLidico lava, Dove Rinaldoed alcun' altri insieme Mecofnr chiusi inparte oscura ecava, Ed onde liberatile supreme Forze n'avean del cavalierdi Brava; Vèr ponenteio venia lungola sabbia Che delsettentrion sente larabbia. 35 E comela via nostra,e il durae fello Destin citrasse, uscimmo unamattina Sopra la bellaspiaga, ove uncastello Siede sol mardella possente Alcina. Trovammo leieh' uscita era diquello, E stava solain ripa allamarina; E senza retee senza amotraea Tutti li pescial lito, chevolea. 36 Veloci vicorrevano i delfini, Vivenia a boccaaperta il grossotonno; I capidogli coivecchi marini Vengon turbatidal lor pigrosonno; Muli, salpe, salmonie coracini Nuotano aschiere in piùfretta che ponno; Pistrici, fisiteri,orche e balene Escondal mar conmostruose schiene. 37 Veggiamouna balena, lamaggiore Che mai pertatto il marveduta fosse; Undeci passie più dimostrafùore Dell'onde salse lespajlaece grosse. Caschiamo tuttiinsieme in unoerrore: Perch' era fermae che mainon si scosse . Ch'ella siauna isoletta cicredemo; Cosi distante hal'un dall' altro estremo. 38Alcina i pesciascir facea deiracque Con semplici parolee pori incanti. Conla fetta MorganaAlcina nacqne, Io nonso dir s'aun parto, odopo o innantì Gnardommi Alcina;e subito lepiacque L'aspetto mio, comemostrò ai sembianti; £pensò con astuziae con ingegno Tonniai compagni; eriusci il disegno. 39Ci venne incontracon allegra faccia, Conmodi granosi eriverenti; E disse:Cavalier, quando vipiaccia Far oggi mecoi vostri alloggiamenti, Io vifSeurò veder, nellamia caccia, Di tuttii pesci sortidifferenti: Chi scaglioso, chimolle, e chicol pelo; E saranpiù che nonha stelle ilcielo. 40 E volendovedere una Sirena Checol suo dolcecanto accheta ilmare. Passiam di quifin su quell altraarena, Dove a quest'orasuol sempre tornare: Eci mostrò quellamaggior balena Che, comeio dissi, unaisoletta pare. Io, chesempre fui troppo(e me n'incresce) Volonteroso, andai sopraquel pesce. 41 Rinaldom'accennava, e similmente Dndon, eh' io nonv andassi; epoco valse. La fataAlcina con facciaridente, Lasciando gli altridna, dietro misalse. La balena, all'ufficiodiligente, Nuotando se n'andò per l'ondesalse. Di mia sciocchezzatosto fui pentito; Matroppo mi trovailungi dal lito. 42Rinaldo si cacciònell'acqua a nuoto Peraiutarmi, e quasisi sommerse, Perchè levossiun furioso Noto Ched'ombra il cieloe '1 pelagocoperse. Qael che dilui segui poi,non m' è noto. Alcinaa confortarmi siconverse; E quel ditutto e lanotte che venne, Sopraquel mostro inmezzo il marmi tenne: 43 Finchévenimmo a questaisola bella. Di cuigran parte Alcinane possiede, E rha usurpata aduna sua sorella Che'lpadre già lasciòdel tutto erede, Perchèsola legittima aveaquella; E (come alcunnotizia me nediede, Che pienamente instruttoera di questo)Sonoquest'altre due nated'incesto: 44 E comesono inique escellerate,E piene d'ognivizio infame ebrutto; Cosi quella, vivendoin castitate, Posto hanelle virtuti ilsuo cor tutto. Centralei queste dueson congiurate; E giàpiù d'uno esercitohanno instrutto Per cacciarladell'isola, e in più volte Piùdi cento castellal'hanno tolte: 45 ci terrebbe ormaispanna di terra, Colei,che Logistilla ènominata, Se non chequinci un golfoil passo serra, Equindi una montagnainabitata; Si come tienla Scozia el'Inghilterra n monte ela riviera, separata: Néperò Alcina Morgana resta, Che nonle voglia torciò che leresta. 46 Perchè divizii è questacoppia rea, Odia coleiperch' è pudicae santa. Ma pertornare a quelch'io ti dicea, Eseguir poi com'io divenni pianta, Alcina ingran delizie mitenea, E del mioamore ardeva tuttaquanta; Né minor fiammanel mio coreaccese H veder leid bella esi cortese. 47 Iomi godea ledelicate membra: Pareami averqui tutto ilben raccolto, Che fra' mortaliin più partisi smembra, A chipiù ed achi meno, ea nessun molto; Nédi Francia d'altTo mi rimembra; Stavami semprea contemplar quelvolto: Ogni pensiero, ognimio bel disegno Inlei finia, passava oltre ilsegno.. 48 Io dalei altrettanto erao più amato:Alcinapiù non sicurava d'altri:Ella ognialtro suo amanteavea lasciato; Ch' innanzia me bence ne fur degli altri. Meconsiglier, me aveadi e nottea lato; E me fé'quel checomandava agli altri: Ame credeva, ame si riportava; Nénotte o dicon altri maiparlava. 49 Deh ! perchèvo le miepiaghe toccando, Senza speranzapoi di medicina? Perchè l'avutoben vo rimembrando, Quand'io patiscoestrema disciplina? Quando credead'esser felice, equando Credea ch'amar piùmi dovesse Alcina, Ilcor che m'aveadato si ritolse, Ead altro nuovoamor tutta sivolse. 76 50 Ck)nobbi tardiil suo mobilingegno, Usato amare edisamare a nnponto. Non era statooltre a duomesi in regno, Ch'unnuoTO amante alloco mio fiiassunto. Da cacciommila fata consdegno, E dalla graziasna m ebbedisgiunto:E seppi poi,che tratti asimil porto Ayea milP altriamanti, e tuttia torto.61 Eperchè essi nonvadano pel mondo Dilei narrando lavita lasciva, Chi quachi perlo terren fecondo Limuta, altri inabete, altri inoliva, Altri in palma,altri in cedro,altri secondo Che vedime, sa questaverde riva; Altri inliquido fonte, alcuniin fera, Come piùaggrada a quellafìtta altiera. stanza 61. 52Or tu chesei per nonusata via, Signor, venutoall' isola fatale, Acciò ch'alcunoamante per te siaConverso in pietrao in onda,o fatto tale; Avraid'Alcina scettro esignoria, E sarai lietosopra ogni mortale: Macerto sii digiunger tosto alpasso D'entrar o infera o infonte o inlegno o insasso. 53 Io ten'ho dato volentieriavvisa: Non eh' io mi credache debbia giovarte; Purmeglio fia chenon vadi improvviso, Ede' costumi suoi tu sappiaparte; Che forse, come è differenteil viso, É differenteancor l'ingegno el'arte. Tu saprai forseriparar al danno; Quelche saputo mill'altrinon hanno. 54 Buggier,che conosciuto aveaper fama Ch' Astolfoalla sua donnacugin era, Si dolseassai che insteril pianta egrama Mutato avesse lasembianza vera: E peramor di quellache tanto ama, (Purchésaputo avesse inche maniera) Gli avriafatto servizio; maaiutarlo Li altro non potea, eh'in confortarlo. 55 Lo fé' almeglio che seppe;e domandoli! Poi sevia e' era,eh' al regnoguidassi Di Logistilla, 0per piano oper colli, Si cheper quel d'Alcinanon andassi. Che benve n' eraun' altra, ritomolli L'arbore adir, ma pienad'aspri sassi, S' andando unpoco innanzi allaman destra, Salisse ilpoggio invér lacima alpestra:stanza 7& 56Ma che nonpensi già chesegair possa n suocammin per quellastrada troppo: Incontro avràdi gente ardita,grossa E fiera compagnia,con doro intoppo, Alcina Teli tien permura e fossa Achi volesse uscirfuor del suogroppo. Ruggier quel mirtoringraziò del tutto, Poida lui siparti dotto edinstrutto. 57 Venne alcavallo, e lodisciolse e prese Perle redine, edietro se lotrasse; Né, come feceprima, più F ascese, Perchè malgrado suo nonlo portasse. Seco pensavacome nel paese DiLogistilla a salvamentoandasse. Era disposto efermo usar ogniopra, Che non gliavesse imperio Alcinasopra. 58 Pensò dirimontar sul suo cavallo, Eper r ariaspronarlo a nuovocorso:Ma duhitò difar poi maggiorfallo; Che troppo malquel gli ubbidivaal morso. Io passeròper forza, s' ionon fallo, Dicea trasé; ma vanoera il discorso. Nonfti duo miglialungi alla marina, Chela bella cittàvide d'Alcina. 59 Lontansi vide unamuraglia lunga, Che giraintomo, e granpaese serra; E parche la suaaltezza al eleis aggiunga. E d'orosia dall' alta cimaa terra. Alcun dalmio parer quisi dilunga, E diceeh' eli' éalchimia; e forseeh' erra, Ed ancoforse meglio dime intende:A mepar oro, poiche si risplendé. 60Come fu pressoalle si ricchemura, Che'l mondo altrenon ha dellalor sorte, Lasciò lastrada che, perla pianura, Ampia ediritta andava allegran porte; Ed aman destra, aquella più sicura, Ch'al monte già,piegossi il gnerrierforte:Ma tosto ritrovòl'iniqua frotta, Dal cuifdror gli futurbata e rotta. 61Non fu vedutamai più stranatorma, Più mostruosi voltie peggio fatti; Alcundal collo ingiù d'uomini hanforma, Col viso altridi scinde, altridi gatti; Stampano alcuncon pie caprigniV orma; Alcuni soncentauri agili edatti; Son giovani impudentie vecchi stolti. Chinudi, e chidi strane pelliinvolti:62 Chi senzafreno in a' undestrìer galoppa, Chi lentova con l'asinoo col bue; Altrisalisce ad uncentauro in groppa; Struzzoli moltihan sotto, aquilee grue:Ponsi altria bocca ilcorno, altri lacoppa: Chi femmina echi maschio, e"chi amendue, Chi portauncino e chiscala di corda, Chipai di ferroe chi unalima sorda. 63 Diquesti il capitanosi vedea Aver gonfiatoil ventre, e'Iviso grasso; n qualsu una testugginesedea. Che con grantardità mutava ilpasso, Avea di quae di chi lo reggea. Perché egliera ebbro etenea il cigliobasso:Altri la frontegli asciugava eil mento. Altri ipanni scuotea perfargli vento. stanza 63. 64Un eh' avea umanaforma i piedie'I ventre, E colloavea di cane,orecchie e testa. CentraRuggiero abbaia, acciòch'egli entre Nella bellacittà ch'addietro resta. Rispose ilcavalier: Noi farò, mentre Avràforza la mandi regger questi. (Egli mostra laspada, di cuivolta Avea r aguzzapunta alla suavolta). 65 Quel mostrolui ferir vuold'una lancia; Ma Ruggierpresto se gliavventa addosso:Una stoccatagli trasse allapancia, E la fé' unpalmo riuscir peldosso. Lo scudo imbraccia,e qua e si lancia; Mal'inimico stuolo étroppo grosso. L'un quinciil punge, el'altro quindi afferra: Eglis'arrosta e falor aspra guerra. 66L un sina clenti, eV altro sinal petto Partendo ya quella iniquarazza; Ch'alia sua spadanon s'oppone elmetto, Nòscudo . panzìera, corazza:Ma datutte le partié cosi astretto, Chebisogno sarìa, pertrovar piazza E tenerda largoil popol reo, D'averpiù braccia eman che Briareo. 9L'una e l'altrasedea s' un liocorno. Candido piùche candido annellino; L'una el'altra era bella,e di si adonioAbito, emodo tanto pellegrino, Che all'nom,guardando e contemplandointormo. Bisognerebbe aver occhiodivino Per far di lor giudizio;e tal sarìa Beltà(s' avesse corpo), eLeggiadria. stanza 64. 67 Sedi scoprire avesseavuto avviso Lo scudoche già fudel necromante; Io dicoquel eh' abbarbagliavail viso, Quel eh' all'arcione avealasciato Atlante; Subito avriaquei brutto stuolconquiso, E fattosel cadercieco davante: E forseben che disprezzòquel modo. Perché virtudeusar volse, enon frodo. 70 L'unae l'altra n'andòdove nel prato Ruggiero éoppresso dallo stuolvillano. Tutta la turbasi levò dalato; E quelle alcavalier porser lamano, Che tìnto inviso di colorrosato, Le donne ringraziòdell'atto umano; E fiicontento, compiacendo loro, Diritornarsi a quellaporta d'oro. 71 L' adornamento ches'aggira sopra La bellaporta, e sporgeun poco avante, Partenon ha chetutta non sicopra Delle più raregemme di Levante. Daquattro parti siriposa sopra Grosse colonned'integro diamante. 0 vero 0 falsoeh' all' occhio risponda, Noné cosa più'bellao più gioconda. Stansa06. 68 Sìaquel che può,piuttosto vuol morire, Cherendersi prigione asi vii gente. Eccotiintanto dalla portauscire Del muro, ch'iodicea d'oro lucente. Duegiovani ch'ai gestied al vestire Nonèran da stimarnate umilmente, Né dapastor nutrite condisagi, Ma Ara deliziedi real palagi. 72Su per lasoglia e fuorper le colonne Corron scherzandolascive donzelle, Che, sei rispetti debitialle donne Servasser più,sarian forse piùbelle. Tutte vestite erandi verdi gonne, Ecoronate di frondinovelle. Queste, con molteofferte e conbuon viso, Ruggier feceroentrar nel paradiso: Td Chesi pnò bencosi nomar quelloco, Ove mi credoche nascesse Amore. Nonyi si stase non indanza e ingiuoco, £ tutte infesta vi sispendon V ore:Pensiercanuto molto poco Si puòquivi albergare inalcun core: Non enthiquivi disagio inopia, Ila vi staognor col cornopien la Copia. 74Qui, dove conserena e lietafronte Par cb' ognorrida il graziosoaprile, Qioveni e donneson: qual presso afonte Canta con dolcee dilettoso stile; Quald'un arbore alPombra,e qual d'unmonte, 0 giuoca, 0danza o &cosa non vile; Equal, lungi daglialtri, a un suo fedele DÌ!"cuopre l'amorosesue querele. btanza 74. 75Per le cimedei pini edogli allori, Degli altifa*ggi e dcgl' irsutiabeti, Yolan scherzando i pargolettiA morì; Di iorvittorie altri godendolieti, Altri pigliando asaettare i cori Lamira quindi, altritendendo reti:Chi tempradardi ad unruscei più basso, £chi gli aguzzaad un volubìlscisso. AaiosTO. 76 Quivi aRuggier un grancorsìer dato, Forte,gagliurdo, e tuttodi pel sauro, Ch'avea ilbel guemimento ricamato Dipreziose gemme edi fin auro; Efu lasciato inguardia quello alato. Quelche solca ubbidireal vecchio Mauro, Aun giovene chedietro lo menassi Albuon Ruggier conmeu fr eitosi passi. 77 Quelledue belle giovaniamorose Ch' avean Ruggierdall' empio stuol difeso, Dairempio stuol chedianzi se glioppose Su quel camminch'avea a mandestra preso, Gli dissero:Signor, le virtuose Opere vostreche già abbiamointeso, Ne fon ardite, che l'aiutovostro Vi chiederemo a beneficionostro. 79 Oltre chesempre ci turbiil cammino, Che liberosaria se nonfoss'ella, Spesso correndo pertutto il giardino, Vadisturbando or questacosa or quella. Sappiate chedel popolo assassino Chevi assali fuordella porta bella, Moltisuoi figli Bon,tutti segnaci, Empii, com'ella, inospiti elapad. 78 Noi troveremtra via tostouna lama, Che fadue parti diquesta pianura. Una crudel,che ErifiUa sichiama, Difende il ponte,e sforza einganna e fura Chiunqueandar nell' altra ripabrama; Ed ella ègigantcssa di statura; Lidenti ha lunghie velenoso ilmorso, Acute Pugne egraffia come unorso. 80 Ruggier rispose:Non ch'una battalia. Maper voi saròpronto a famecento. Di mia persona,in tutto quelche vaglia, Fatene voisecondo il vostrointento:Che la cagioneh' io vesto piastrae maglia, Non èper guadagnar terre argento, Ma solper fame beneficioaltrui; Tanto più abelle donne comevui. 81 Le donnemolte grazie riferirò Degne d'uncavalier come quell'era: Ecosì ragionando, neveniro Dove videro ilponte e lariviera; E di smeraldoornata e dizaffiro Sull'arme d'or, viderla donna altiera. Madir nell'altro Cantodifferisco, Come Ruggier conlei si posea risco. NOTE. St. 1.V.(\. Indulto valea dire conceduto. St. 13,V.4. Il coloreverdegiallo rassomiglia quello dellafoglia appassita; elo adottavano icavalieri d'al lora, a dimostrarel'animo afflitto dagagliarda pertar h:izione.St. 13.V.5. La Daziao Dacia comprendevaan ticamente laTransilvania, la Moldavia,la Valacchia, H Serviae parte deWUngheria. St. 17. V.68.Aveva Ruggiero oltrepassatodi molto lo strettodi Gibilterra, sucui (secondo lafavola) in dicò Ercole perlimite alla navigazionedue promontorj. St. 19.V.38. L'isola paragonatacon quella a cuialludono gli altriversi, è l'isolettaOrtigia, una delle cinqueparti onde componevasiSiracusa, e lasola in oggi acui quella cittàsi ristringe. Lamitologica ninfa Aretusa, perseguitatadal fiume Alfeo,fu convertita in fonte;e condottasi perviesottomarine in Ortigia,sem pre inseguita dairindiscreto amatore, fucolà da questi raggiunta. St. 33.V.10 Il contoche Astolfo di stesso òrelativo alla genealogiadegli eroi romanzeschiripor tata dal Ferrariq, ovedicesi che Bernardodi Chiara valle ebbeper figli Amonepadre di Rinaldo,Bnovo d'Agre monte padredi A Miglerò,diMalagigi e diViviano, per sonaggi di elipiù oltre, eOttone re d'inghiltenna, onde nacqueAstolfo. St. 34. V.12L'isole del mareIndiano, che il Bojardo chiama "Isole Lontane r>signoreggiate da Mono dante. Ivi. V.6.Cavallier di Brava,è Orlando. St. 36.V.37. Enormi cetaceisono i capidogli,le orche e ifìsiteri, così dettiquesti ultimi, amotivo di uno sfiatatoioche hanno incima al muso,d'onde sca gliano in ariale onde; ivecchi marini corrispondono alle focheo vitelli dimare; ì mulio muli', sonole triglie, fra lequali se neincontrono di grossissime;le salpe o spari,rassomigliano alle orate;i coraeini, al trimenti condoli, hannotal nome dall'esserneri a guisa dicor\ i; ei pistrici opisteri, hanno latesta armata di unalunga sega ossea. St.44. v.6. Hannoinstrutto, cioi, hannoordinato. St. 45. V.2.Alcina (secondo ilBojardo) simbolo della vitavoluttuosa. Morgana, fata,sorella del re Arturoe della Donnadel Lago; simbolo(per il Bo Jardo)della potenza edella ricchezza. L'Aiiosto,per compiere l'allegoria, aggiunseLogistilla, che, anchecol nome fatto evidentementedal greco logoSjmostra esser simbolo dellaragione e dellavirtù. Fa sorelleAlciiia, Morgana e Logistilla,perchè cosi lepassioni come le ragioniprovengono dalla umananatura. Ivi. V.56. Imonti Cheviot dividonola Scozia dal l'Inghilterra, diramandosi nellaparte settentrionale del l'una enella meridionale dell'altra.E il fiumeTweed, che appaitiene allaScozia, nella parteinferiore del suo corso,continua la divisione,ed entra nelmare del Nord. St.51. y. 1.è la notastoria della ammalianteCirce omerica. Senonchè, Circocangia la formaumana in forma bestiale; Alcinatoglie anche lanimalità,e fa scendere Anoall'ultimo grado dellascala degli esseri. St.6j. V.8. Arrostarsi,vale volgersi inforno. St.63. V.8. Secondoi mitologi, ilgigante Briareo aveva centobraccia. St. 69. v.12.Il liocorno èanimale favoloso che sifigura come uncavallo con un corno infronte: è preso come emblemadella purità. St. 75.V.8. VolnbiC sasso,ossia ruota. St. 76.V.6. Il ticchioMauro, cioè ilmago At lante. St. 78.V.13. Lama, valea dire fossapalustre. Il nome Erifillao Eri/ile spiegada l'animoavaro e turbolento dellagigantessa, e rammentala moglie di Anflarao,che per unacollana d'oro tradiil marito. St. 81.V.1. Riferir grazie,lo stesso cheringra ziare. Stanza 1. diiì Un uMLti.'arriva al piltv/u A]i;!ÌiLii| seile ìn IK'i'tlutuinfiitéi "rituiuiH ne irisola. Biidamante, noQaTrD!> ikotLiff di lui,i:eìT.ì. di MtdiNii.la iiic*ntra eLe rttfl' mat;ii:o i hedevi' aervite aiini>i>dr" ÌJHnulesiroìdell sedei triee AUiiia.Cipn utieiLti Mirliiiiiafti poi tuneiriAol&, tiVrgLakTa'iijitJi nigiuiitì dilUggieio, il qualiisi aecijig(c) a 1il pcrjeioluo moggioni o. (hi valuiirati lUilla suapatria, vede Cuse daquel che giàeredea, loutane; t'hc uAiraiulyle|kìÌ non se gli eresìe, Estimato hugi arilo nerimne: Che '1 fciucoYuìgo uou glivuol dar fede, SeTìon iti veilee toci!a chiaree ilane, I\r questoio so cheIMnefperienxa Farà al mìocfluto dar pocacredenza. loca 0 mi 'Itai.h'io if abbianon bisogna Chio pongamente al valgosciocco e ignaro. Avoi so benche non parràmenzogna, Che '1 lumedel discorso Avetechiaro; £d a voisoli ogni miointento agogna Che'i frattosia di miefatiche caro. Io vilasciai cheU pontee la riviera Vider, che'n guardia aveaErifilla altiera. VII. 3 Quell'eraarmaU del piùfin metallo Ch aveandi più colorgemme distinto:Rnbin vermiglio,crisolito giallo, Verde smeraldo,con flavo iacinto. Eramontata, ma nona cavallo; Invece aveadi qaello unlapo spinto: Spinto aveaun lupo ovesi passa ilfinme, Con ricca sellafuor d ognicostume. 4 Non credoeh' un si grandeApulia n'abbia: Egli eragrosso ed altopiù d'un bue. Confren spumar nongli facea lelabbia; Né so comelo regga avoglie sue. La sopravestadi color disabbia Su l'arme aveala maledetta lue: Era,fuorché '1 color, diquella sorte Ch'i vescovie i prelatiusano in corte. 5Ed avea nelloscudo e sulcimiero Una gonfiata evelenosa botta. Le donnela mostraro alcavaliere, Di qua dalponte per giostrarridotta, E fargli scorno,e rompergli '1 sentiero. Come adalcuni usata eratalotta. Ella a Ruggier,che tomi addietro,grida: Quel piglia un'asta,e la minacciae sfida. 6 Nonmen la gigantessaardita e presta Spronail gran lupo,e nell' arcion siserra:E pon lalancia a mezzoil corso inresta, E fa tremarnel suo venirla terra. Ma pursul prato alfiero incontro resta; Chesotto l'elmo ilbuon Ruggier l'afferra, Edell'arcion con talfuror la caccia. Chela riporta indietrooltra sei braccia. 7E già, trattala spada eh'avea cinta, Venia alevarne la testasuperba; E ben lopotea fiir; checome estinta Erifilla giaccatra' fiori el'erba. Ma le donnegridar: Basti siavinta. Senza pigliarne altravendetta acerba. Ripon, cortesecavalier, la spada; Passiamo ilponte, e suitiamla strada. 8 Alquantomalagevole ed aspretta Permezzo un boscopresero la via; Che,oltra che sassosafosse e stretta. Quasi sudritta alla collinagià. Ma poi chefuro ascesi insu la vetta, Usciròin spaziosa prateria, Dove ilpiù bel palazzoe 1 piùgiocondo Vider, che maifosse veduto almondo. 9 La bellaAldna venne unpezzo innante Verso Ruggierfuor delle primeporte, E lo raccolsein signoril sembiante, Inmezzo bella edonorata corte. Da tuttigli altri tantoonore e tante Riverenzie furfatte al guerrierforte, Che non nepotrian far più,se tra loro FosseDio sceso dalsuperno coro. Stanza 4. 10Non tanto ilbel palazzo eraeccellente, Perché vincesse ognialtro di ricchezza. Quanto eh' aveala più piacevolgent" Che fosse almondo, e dipiù gentilezza. Poco eral'un dall' altro differente Edi fiorita etadee di bellezza. Sola ditutti Aldna erapiù bella, Si com'é bello il Sol piùd'ogni stella. 11 Dipersona era tantoben formata, Qoanto me fingerean pittori industri, Conbionda cbioma lungaed annodata; Oro non è cbepiù risplenda elustri. Spargeasi per laguancia delicata Misto colordi rose edi ligustri: Di tersoavorio era lafronte lieta, Che lospazio finia congiusta meta. 12 Sottoduo negri esottilissimi archi Son duonegri occhi, anziduo chiari Soli, Pietosia riguardare, amover parchi; Intorno cuipar eh' Amorscherzi e voli, Ech'indi tutta lafaretra scarchi, E chevisibilmente i coriinvoli: Quindi il nasoper mezzo ilviso scende, Che nontrova V invidiaove V emende. 13Sotto quel sta,quasi fra duevallette, La bocca sparsadi natio cinabro:Quividue filze sondi perle elette, Chechiude ed apreun bello edolce labro; Quindi esconle cortesi parolette Darender molle ognicor rozzo escabro; Quivi si formaquel suave riso, Ch'aprea sua postain terra ilparadiso. 14 Bianca neveè il bel collo, elpetto latte: Il colloè tondo, ilpetto colmo elargo. Due pome acerbe,e pur d' avoriofette, Vengono e van,com' onda alprimo margo, Quando piacevoleaura il marcombatte: Non potria l'altreparti veder Argo:Bensi può giudicarche corrisponde A quelchiappar di fuorquel che s'asconde. 15Mostran le bracciasua misura giusta; Ela candida manspesso si vede Lunghetta alquantoe di larghezzaangusta, Dove nodoappar, venaeccede. Si vede alfindella persona augusta Ilbreve, asciutto eritondetto piede. Gli angelicisembianti nati incielo Non si ponnocelar sotto alcunvelo. 16 Avea inogni sua parteun laccio teso, 0parli 0 ridao canti opasso mova: Né maravigliaè se Ruggiern'é preso, Poiché tantobenigna se latrova. Quel che dilei già aveadal mirto inteso, Com'èperfida e ria,poco gli giova; Ch'inganno otradimento non gli è avvi.so Chepossa star consi soave riso.17Anzi pur credervuol, che dacostei Fosse converso Astolfoin su l'arena Perli suoi portamentiingrati e rei, Esia degno diquesta e dipiù pena:E tuttoquel eh' uditoavea di lei, Stimaesser falso; eche vendetta mena, Emena astio edinvidia quel dolente Alei biasmare, eche del tuttomente. 18 La belladonna che cotantoamava, Novellamente gli èdal cor partita; Cheper incanto Alcinagli lo lava D' ogniantica amorosa suaferita; E di sola e delsuo amor lograva, E in quelloessa riman solasculpita: S che scusaril buon Ruggiersi deve, Se simostrò quivi incostantee lieve. 19 Aquella mensa citare,arpe e lire, Ediversi altri dilettevolsnoni Faceano intomo l'ariatintinnire D'armonia dolce edi concenti buoni. Nonvi mancava chi,cantando, dire D'amor sapessegaudii e passioni, 0con invenzioni epoesie Rappresentasse grate fantasie. 20Qual mensa trionfantee suntuosa Di qualsivogliasuccessor Nino, 0qual mai tantocelebre e famosa DiCleopatra al vincitorlatino, Potria a questaesser par, chel'amorosa Fata avea postainnanzi al paladino?Talnon cred' io che s'apparecchi dove Ministra Ganimedeal sommo Giove. 21Tolte che furle mense e le vivande, Facean, sedendoin cerchio, ungiuoco lieto, Che nell' orecchio l'unl'altro domande, Come piùpiace lor, qualchesecreto; Il che agliamanti fu comodogrande Di scoprir l'amorlor senza divieto; Efuron lor conclusioniestreme Di ritrovarsi quellanotte insieme. 22 Finirquel giuoco tosto,e molto innanzi Chenon solea dentro esser costume. Contorchi allora ipaggi entrati innanzi, Letenebre cacciar conmolto lume. Tra bellacompagnia dietro edinanzi Andò Ruggiero aritrovar le piume Inun' adorna efresca cameretta, Per lamiglior di tuttel'altre eletta. 23 Epoi che diconfetti e dibuon vini Di Buovofatti far debitiinviti, E partir glialtri riverenti echini, Ed alle stanzelor tatti soniti; Ruggiero enttò ne' profumatilini Che pareano diman d'Aracne usciti, Tenendo tuttaviaV orecchie attente S' ancor venirla bella donnasente. 24 Ad ognipiccol moto ehegli udiva, Sperando chefosse ella, ilcapo alzava; Sentir creJeasi,e spesso nonsentiva; Poi del suoerrore accorto sospirava. Talvolta nsciadal letto, e V uscioapriva:Guatava fuori, enulla vi trovava:Emaledi ben millevolte Fora Che £Eiceaal trapassar tantadimora. 25 Tra dicea sovente: Orsi parte ella; Ecominciava a noverarei passi Ch' esserpotean dalla suastanza a quella, Dondeaspettando sta cheAlcina passi. E questied altri, primache la bella Donnavi sia, vanidisegni fassi. Teme diqualche impedimento spesso, Chetra il fruttoe la man non glisia messo. 26 Alcina,poi eh' a preziosi odori Dopogran spazio posealcuna meta, Venuto iltempo che piùnon dimori, Ormai eh' in casaera ogni cosacheta, Della camera suasola usci fuori; Btacita n'andò pervia secreta Dove aRuggiero avean timoree speme Gran pezzointomo al corpugnato insieme. 27 Comesi vide ilsuccessor d'Astolfo Sopra apparirquelle ridenti stelle, Comeabbia nelle veneacceso zolfo, Non parche capir possa nellapelle. Or s'no agli cechiben nuota nelgolfo Delle delizie edelle cose belle: Saltadel' letto, e inbraccio la raccoglie, Népuò tanto aspettarch'ella si spoglie; 28Benché gonna faldiglia avesse; Chevenne avvolta in un leggierzendado Che sopra unacamicia ella simesse, Bianca e suttilnel più eccellentegrado. Come Ruggiero abbracciòlei, gli cesse Ilmanto; e restòil vel snttilee rado, Che noncopria dinanzi di dietro, Più chele rose oi gigli unchiaro vetro. 29 Noncosi strettamente ederaprema Pianta ove intornoabbarbicata s'abbia, Come sistringon li du' amantiinsieme, Cogliendo dello spirtoin su lelabbia Suave fior, qualnon produce seme Indo0 sabeo nell' odoratasabbia. Del gran piacereh' avein, lordicer tocca, Che spessoavean più d'unalingua in bocca. 30Queste cose dentro eran secrete; 0Be pur nonsecrete, almen taciute; Cheraro fu tenerle labbra chete Biasmoad alcun, maben spessD virtute. Tutte profferteei accoglienze liete Fannoa Ruggier quellepersone astute: Ognun loreverisce e segli inchina; Che cosivuol l'innamorata Alcina. 31Non é dilettoalcun che difuor reste; Che tuttison nell'amorosa stanza: Edue e trevolte il dimutano veste, Fatte orad una orad un'altra usanza. Spesso inconviti, e semprestanno in ite, In giostre, inlotte, in scene,in bagno, indanza; Or presso aifonti, all' ombre de'poggetti, Leggon d'antiqui gliamorosi detti. 32 Orper l'ombrose vallie lieti colli Vannocacciando le pauroselepri; Or con sagacicani i fa*gianfolli Con strepito uscirfen di stoppiee vepri; Or a'tordi lacciuoli, orveschi molli Tendon tragli odoriferi ginepri; Orcon ami inescatied or conreti Turbano a' pesci igrati lor secreti. 33Stava Ruggiero intanta gioia efesta. Mentre Carlo intravaglio ed Agramante, Dicui l'istoria ionon vorrei perquesta Porre in obblio, lasciar Bradamante, Che contravaglio e conpena molesta Pianse piùgiorni il disiatoamante, Ch'avea per stradedisusate e nuove Vedutoportar via, sapea dove. 34 Dicostei prima chedegli altri dico, Chemolti giorni andòcercando invano Pei boschiombrosi e perlo campo aprico. Perville, per città,per monte epiano; Né mii potèsaper del caroamico, Che di tantointervallo era lontano. Nell'oste saracinspesso venia. Né maidel suo Ruggierritrovò spia. SUnza 19. 35Ogni di nedemanda a piùdi cento, Né alcunle ne samai render ragioni. D'alloggiamento vain alloggiamento, Cercandone etrabacche e padiglioni: £lo pnò far;che senza impedimento Passa tracavalieri e trapedoni, Mercè all'anel chefuor d'ogni umanuso La fa si)arìrquando V èin bocca chiusD. 36 pnò creder vuol chemorto sia; Perchè disi grande uomTalti mina Daironde idaspeudita si saria Findove il Solea riposar declina. Nonsa dir immaginar chevia Far possa oin cielo oin terra; e pur mesc'iina Lova cercando, e per compagnimena Sospiri e piantied ogni ac3rbapeni. stanza IL 87 Pensò alfindi tornare allaspelonca, Dove eran Vossa di MerHnprofeta, E gridar tantointorno a quellaconca, Che il freddomarmo si movessea pietà; Che sevivea Ruggiero, ogli avea tronca Lealtànecessità la vitalieta. Si sapria quindi; epoi s appiglierebbe A quelmiglior consiglio chen'avrebbe. 38 Con questaintenzion prese ilcammino Verso le selveprossime a Pontiero, Dove lavocal tomba diMerlino Era nascosa inloco alpestro efiero. Ma qneUa magache sempre vicino Tenutoa Bradamante aveail pensiero, Quella, dicoio, che nellabella grotta L'avea dellasua stirpe instruttae dotta; 39 Quellabenigna e saggiaincantatrice, La quale hasempre cura dicostei, Sappiendo ch'esser de' progenitrice D'uomini invitti,anzi di semidei, Ciascun divuol saper chefa, che dice; Egetta ciascun disorte per lei. DiRuggier liberato epoi perduto, E dovein India andò,tutto ha saputo. 40Ben veduto l'aveasu quel cavallo Cheregger non potea,eh' era sfrenato, Scostarsi dilunghissimo intervallo Per sentierperiglioso e nonusato; E ben sjpeache stava ingiuoco e inballo, E in ciboe in oziomolle e delicato, Népiù memoria aveadel suo signore. Nédella donna sua, del suoonore. 41 E cosiil fior dellibegli anni suoi Inlunga inerzia averpotria consunto Si gentilcavalier, per doverpoi Perdere il corpoe V animain punto; Equeir odor chesol riman dinoi, Poscia che'l restofragile è defunto, Chetra'l'uom del sepolcroe in vita il, serba, Glisaria stato otronco o sveltoin erba. 43 Ellanon gli orafacile, e talmente' Fattane cieca disuperchio amore, Che, comefacea Atlante, solamente Adargli vita avesseposto il care. Quelpiuttosto volea chelungamente Vivesse e senzafama e senzaonore. Che con tuttala laude chesia al mondo, Mancasse unanno al suoviver giocondo. 44 L'aveamandato all' isola d' Alcina, Perchè obbli'assel'arme in quellacorte: E com3 magodi somma dottrina, Ch'usar sapea gì'incanti d'ogni sorte, Aveail cor strettodi quella regina Neil' amor d'essod'un laccio forte, Che non sen' era mai per potersciorre, S'invecchiasseRuier più diNestorre. 45 Or tornandoa colei eh'era presaga Di quantode' avvenir, dico chetenne La dritta viadove V errantee vaga Figlia d'Amonseco a incontrarsi venne. Bradamante vedendola sua maga, Mutala pena cheprima sostenne, Tutta in speranza;e quella l'apreil vero, Ch'ad Alcinaè condotto ilsuo Ruggiero. 46 Lagiovane riman pressoche morta. Quando odeche'l suo amanteè cosi lunge, Epiù, che nelsuo amor periglioporta, Se gran rimedioe subito nongiunge:Ma la benignamaga la conforta, Epresto pon l'impiastroove il duolpunge; E le promettee giura, inpochi giorni Far cheRuggiero a rivederlei tomi. 47 Dacché,donna, (dicea) l'aneUohai teco, Che vaicontra ogni magicafattura. Io non hodubbio alcun che,s' io l'arreco Là doveAlcina ogni tuoben ti fura. Ch'ionon le rompail suo disegno,e meco Non tirimeni la tuadolce cura. Me n'andròquesta sera allaprim'ora, E sarò inIndia al nascerdell' aurora. 42 Ma quellagentil maga, chepiù cura N'avea, ch'eglimedesmo di stesso, Pensò di trarloper via alpestree dura Alla veravirtù, mal gradod'esso:Come eccellente medico,che cura Con ferroe fuoco, econ veneno spesso; Chesebben molto daprincipio offende, Poi giovaaffine, e graziase gli rende. 48E seguitando, delmodo narrolle Che disegnatoavea d'adoperarlo. Per trardel regno effemm'natoe molle Il caroamante, e inFrancia rimenarlo.Bradamante l'anel deldito toUe: Né solamenteavria voluto darlo; Madato il core,e dato avriala vita, Purché n' avesseil suo Ruggieroaita. Stanza 30. 49 Le Panello,e se leraccomanda; E più leraccomanda il suoRugsfiero, A cni perlei mille salatimanda; Poi prese verProvenza altro sentiero. Andò r incantatrice a nnaltra banda; E perporre in effettoil sno pensiero, Unpalafren fece apparirla sera 50 Credofusse un Alchinoo un Farfarello Che dellinferno in quellaforma trasse:E scintae scalza montòsopra a quello, Achiome sciolte eorribilmente passe:Ma bendi dito silevò Panello, Perchè giuncantisuoi non levietasse. Poi con talfretta andò, chela mattina Ch'avea unpie rosso, e ogni altraparte nera. Siritrovò nelP isolad' Alcini. .Vtr.nza 18. 51 Quivimirabìlmeute trasmatosseS'accrebbe più d'unpalmo di statura, Efé' le membra aproporzion più grosse, Erestò appunto diquella misura che si pensòche '1 necromantefosse, Quel che nutrìRuggier con gran cura:Vestì dilunga barba lemascelle, E fé' crespa lafronte e Taltra pelle. 52 Difaccia, di parolee di sembiante Sìlo seppe imitar,che totalmente Potea parerl'incantatore Atlante. Poi sinascose; e tantopose mente, Che daRuggiero allontanar 1'amante Alcina vide ungiorno finalmente: E fugran sorte; chedi stare od'ire Senza esso un'ora potea malpatire. 57 medollegià d'orsi edi leoni Ti porsiio dunque liprimi alimenti; T'ho percaverne ed orridiburroni Fanciullo avvezzo astrangolar serpenti, Pantere etigri disarmar d'unghioni, Ed avivi cinghal trarspesso i denti. Acciòche dopo tantadisciplina Tu sii l'Adoneo l'Atide d'Alcina? 58É questo quelche l'osservate stelle, Lesacre fibre e gli accoppiatipunti, Responsi, augurj, sogni,e tutte quelle Sortiove ho troppoi miei studjconsunti, Di te promessosin dalle mammelle M' avean, comequest' anni fossergiunti, Ch'in arme l'opretue così preclare Esser dovean,che sarian senzapare? 53 Soletto lotrovò, come lovolle, Che si godeail mattin frescoe sereno, Lungo unbel rio chediscorrea d'un colle Versoun laghetto limpidoed ameno. Il suovestir delizioso emolle Tutto era d'ozioe di lasciviapieno y Che di sua mangli avea diseta e d'oro TessutoAlcina con sottillavoro. 54 Di ricchegemme un splendidomonile Gli discendea dalcollo in mezzoil petto; E nell'unoe nell'altro giàvirile Braccio girava unlucido cerchietto; Gli aveaforato un fild'oro sottile Ambe l'orecchie,in forma d'anelletto; E duegran perle pendevanoquindi, Qual mai nonebbon gli Arabi gì' Indi. 55Umide avea l'inanellatechiome De' più soaviodor che sienoin prezzo:Tutto ne' gestiera amoroso, come Fossein Valenza aservir donne avvezzo:Nonera in luidi sano altroche '1 nome; Corrotto tuttoil resto, epiù che mézzo. CosiRuggìer fu ritrovato,tanto Dall'esser suo mutatoper incanto. 56 Nellaforma d'Atlante segli affaccia Colei chela sembianza netenea, Con quella gravee venerabil faccia CheRuggìer sempre riverirS3lea, Con quell' occhio piend'ira e diminaccia, Che temutogià fanciullo avea; Dicendo: É questodunque il frutto,eh' io Lungamente attesoho del sudornuo? 59 Questo èben veramente altoprincipio! Onde si puòsperar che tusia presto A fartiuu Alessandro, unGiulio, un Scipio. Chipotea, ohimè ! dite mai crelerquesto, Che ti facessid'Alcina mancipio? E perchèognun lo veggiamanifesto, Al collo edalle braccia haila catena Con cheella a vogliasua preso timena. 60 Se non ti muovonle tue proprielaudi, E l'opre eccelsea che t'hail Cielo eletto, Latua successì'on perchèdefraudi Del ben chemille volte iot'ho predetto? Deh ! perchèil ventre eternamentedaudi, Dove il Cielvuol che sia per teconcetto La gloriosa esoprumana prole, Ch'esser de' almondo più chiarache'l Sole? 61 Deh !non vietar chele più nobilalme Che sian formatenell'eterne idee. Di tempoin tempo abbiancorporee salme Dal ceppoche radice inte aver dee. Deh !non vietar milletrionfi e palme, Conche, dopo aspridanni e piagheree, Tuoi figli, tuoinipoti e successori Italia tomerannei primi onori! 62Non eh' apiegarti a questotante e tante Animebelle aver dovessonpondo, Che chiare, illustri,incl*te, invitte esante Son per fiorirdall'ajbor tuo fecondo; Mati dovria unacoppia esser bastante, Ippolito eil fratel; chepochi il mondo Hatali avuti ancorfino al did'oggi, Per tutti igradi onde avirtù si poggi. Stanza56. 63 Io soleapiù di questidui narrarti Ch ionon facea ditutti gli altriinsieme; Si perchè essiterran le maggiorparti, Che gli altrituoi, nelle virtùsupreme; Si perchè aldir di lormi vedea darti Piùattenzi'on, che d'altridel tuo seme; Vedeagoderti che sichiari eri Esser dovessendei nipoti tuoi. H4Cho ha corteiche t' hai fattoregina, Che non abbianmilP altre meretrici? Costei chedi tant' altriè concubina Ch alfinsai ben s' ellasuol far felici. Maperchè tu conoscachi sia Alcina, Levatone lefraudi egli artifici, Tien questoanello in dito,e toma adella, Ch'avvedor ti potraicome sia bella. 65Huggier A stavavergognoso e muto Mirandoin terra, emal sapea chedire; À cui lamaga nel ditominuto Pose r anello,e lo fé'risentire. Come Ruggiero in fu' rivenuto, DI tantoscorno si videassalire, Ch' esser vorriasotterra mille braccia, Ch'alcun vedernon lo potessein faccia. 66 Nellasua prima formain uno istante Cosiparlando, la magarivenne; Né bisognava piùquella d'Atlante, Seguitone l'effettoper che venne. Perdirvi quel eh'io non vidissi innante, Costei Melissanominata venne, Ch'or die a Ruggierdi notiziavera, E dissegli ache effetto venutaera; 67 Mandata dacolei, che d'amorpiena Sempre il disia, più puòstame senza, Per liberarloda quella catena, Diche lo cinsemagica violenza: E presoavea d'Atlante diCarena La forma, pertrovar meglio credenza; Mapoi eh' a sanitàl'ha omai ridutto. Glivuole aprire efar che veggiail tutto. 68 Quelladonna gentil che t'ama tanto, Quella chedel tuo amordegna sarebbe, A cui,se no ati scorda, tusai quanto Tua libertà,da lei servata,debbe; Questo anel, cheripara ad ogniincanto, Ti manda: ecosi il cormandato avrebbe, S'avesse avutoil cor cosìvirtute. Come r anello,atta alla tuasalute. 69 E seguitò narrandoglil'amore che Bradamante gliha portato eporta: Di quella insiemecommendò il valore, In quantoil vero el'affezion comporta: Ed usòmodo e terminemigliore Che si convengaa messaggera accorta; E4lin quell'odio Alcinaa Rugger pose Inche soglionsi averl'orribil cose. 70 Inodio gli lapose, ancorché tanto L'amasse dianzi;e non vipaa strano, Qnando il sno amorper forza erad'incanto, Ch' essendovi Vanel, rimase vano. FeceFanel palese ancor,che quanto Di beltàAlcina avea, tuttoera estrano; Estrano avea,e non sno,dal pie allatreccia: n bel nesparve, e lerestò la feccia. 71Come fanciullo chematuro fratto Hipone, epoi si scordaove è riposto, Edopo molti giorniè rìcondutto Là dovetruova a casoil suo deposto:Simaraviglia di vederlotutto Putrido e guasto,e non comefa posto; E doveamarlo e caroaver solia, L'odia, sprezza,n'ha schivo, egetta via: 72 CoriRuggier, poiché Melissafece Ch'a riveder sene tornò laFata Con quell'anello, innanzia cui nonlece. Quando s'ha indito, usare opaincantata Ritruova, contra ognisaa stima, invece Dellabella che dianziavea lasciata. Donna laida che laterra tutta Né lapiù vecchia avea, la piùbrutta. 73 Pallido, crespoe macilente avea Alcinail viso, ilcrin raro ecanuto: Sua statura asei palmi nongtnngea: . Ogni dentedi bocca eracaduto; Che più d'Ecabae più dellaCumea, El avea piùd'ogni altra maivivato. ra si rarti usa alnostro tempo ignote, Chebella e giovanettaparer puote. 74 Giovanee bella ellasi fa conarte, Si che moltiingannò come Ruggiero; Mal'anel venne ainterpretar le carte Chegià molti anniavean celato ilvero. Miracol non édunque se si parteDell' animo a Ruggierogni pensiero Ch'avea d'amareAlcina, or chela trova In guisache sua fraudonon le giova. 75Ma, come l'avvisòMelissa, stette Senza mutareil solito sembiante, Finché dell'armesue, più dineglette. Sì fu vestitodal capo allepiante. E per nonfarle ad Alcinasuspette, Finse provar s'inesse era aiutante: Finse provarse gli erafatto groo Dopo alcundi che nonl'ha avute indosso. 76E Balisarda poisi messe alfianco (Che cosi nomela sua spadaavea): E lo scudomiiabile tolse anco, Chenon pur gliocchi abbarbagliar sole", Ma l'animafacea si venirmanco. Che dal corpoesalata esser parca: Lotolse; e colzendado in chetrovoUo, Che tutto locopria, sei messeal collo. Stanza 73. 77Venne alla stalla,e fece brigliae sella Porre aun destrier piùche la pecenero:Cosi Melissa l'aveainstrutto; ch'ella Sapea quantonel corso eraleggiero. Chi lo conosce,Rabican l'appella; Ed équel proprio checol cavaliere, Del qualei venti orpresso al marfan gioco, Portò giàla balena inquesto loco. 78 Poteaaver l'Ippogrifo similmente. Che prassoa Rabicano eralegato; ìIa gli aveadetto la maga:Abbi mente Ch' egliè, come tusai, troppo sfrenato. Egli diedi intenzionche '1 diseguente Gli lo trarrebbefuor di quellostato, Là dove adagio poi sarebbeinstrutto Come frenarlo, efarlo gir pertutto. 79 sospettodarà, se nonlo tolle, Della tacitafuga ch'apparecchia. Pece Ruggiercome Melissa volle, eh'invisibile ognor gliera all' orecchia. Così, fingendo,del lascivo emolle Palazzo nsd dellaputtana vecchia; E sivenne accostando aduna porta, D' onde èla via eh'a Logistilla ilporta. 80 Assaltò liguardiani all' improvviso, E sicacciò tra lorcol ferro inmano; E qual lasciòferito, e qualeucciso, E corse fuordel ponte amano a mano:Eprima che n'avesseAlcina avviso, Di moltospazio fti Ruggierlontano. Dirò nell'altro Cantoche via tenne; Poicome a Logistillase ne venne. NOTE. St. 3. V.4. F:avoiacinto ossia inondogiacinto; 8X)ecie di pietrapreziosa di coloregiallo rossiccio. St. 4.V.11 La Pugliaabbondava di lupigran dissimi. St. 5. V.26.Botta, rospo. St. 14V.6. Argo sisa dalle favoleche aveva cent'oochL St. 20.V.24. È notoche i successoridi Nino fino ajSardanapalo si scialaronoper il lussodei loro ban chetti. Nel vincitorUtino si ravvisaCesare vincitore di Pompeo St.23. V.6. Aracnefu tessitrice dellaLidia che vinse allaprova la stessaMinerva e dalei fu cangiata inragno. St. 2a V.1.Faldiglia, è quellache fu dettapoi ciinolina. St. 29. V.6.I Sabei eranopopoli dell' Arabia Félicefertile di piantearomatiche. St. 34. V.8.Spia: qui indicatore. St. 36.V.34. Questa locuzionesignifica da levante aponente I poetirammentano Tldaspe, fiumedell'India, con che spessevolte hanno designatotutto l'Oriente. St. 38.V.2. Questo Pontieriè Pontrieu dove ipastori della Brettagnaadditano anche adessola sup posta tomba diMerlino; la qualtomba ò dettaqui vo cale perchè n'uscivala voce delsepolto incantatore. St. 39.V.0 Gettar laaorte o lesorti, cercare di conoscerle cose permezzo di pratichesuperstiziose. St. 44. V.8.Nestore re diPilo nel Peloponneso. visse, secondoOmero, fino a300 anni Sulluo del l'antica Pilo 0Pylos ò oraun castello chedicesi Zonchio. St. 50V.14 A/c/i/w, accorciamentodi AZ"r no, eFarfarello, nomi didiavoli inventati daDante Passe delquarto verso significasparte, disordinate. St. 55V.4. Valenza, cittàdella Spagna, era famosa per effeminata graziae mollezza, specialmentenei paggi che servivanole signore. Ivi. V.6.Mezto, qui devepronunciarsi con l'Èchiosa, e vuol direvizzo, prossimo apiUrefarsi. St. 57. V.78.Adone fu l'innamoratodi Venere, e Atide0 Ati diGibele. St. 60. V.45. Il benementovato nel quartoverso riguarda le futureglorie della progenieestense, che devo nascereda Ruggiero eda Bradamante; alche alludono il quintoe gli altriversi. Claudi, chiudi. St.67. V.5. Atlantedi Carena. Didue città cosi nominate, Tunain Siria, l'altrain Media, nonsi saprebbe qual dareper patria adAtlante; se nonche il Poeta, avendolo nom'inatovecchio Mauro nellaSt. 76 del Canto YI, fa crederenon aver egliavnto mente averuna delle due St. 73V.5. Ecuba, vedovadel re Priamo,e la Si billa Cumana (cosidenominata dal luogoove nacque) vissero finoad estrema vecchiezza. St. 77.V.25. Era ilcavallo d'Astolfo, efii già del FArgalia.Lo ebbe dipoiRinaldo: dopo dilui, Astolfo. Superali diversinsJacoli,R%'f;i"?i"o f*ckt daAlcina. Hrlisn rende ]aphinifi forma adAstolfo, dr recuperaTtirmi e va'rcmjlui al 1(1 dimoradi JjOìstilla, dovearriva, poi ancheRuggiiire, Ri naldo pa.'>sa dallaSeo?.ia ia Inhiltirra,e ottiene soccorri|i6r Carlo assft'Jiatn inPari(d. Angelica ètrasportata nell' jfjola dL EV>udapfr esservi divoratada Qn mostromarino. Orlando il usoda un sognoeace travestito diParigi e TEin traccia dilei. Oli qnaiìte sonoìncantatriei, oh quaUTl IncantatoT tranui che nonsi sauno, Che conlor arti uominie donne amanti Disé, cangiando iyisi lor fattohanno ! Nnn con spirticostretti tali incanti, Néenti osèen'aziun ilistelle fknno; Ma consimnlazion, menzogne efrodi Legano i cord'iuilisaolnhil nodi Chi l'anellod Angelica, o piuttosto Chiavesse quel dellaragion, tri aVeder atutti il viso,che nascosto Da tidì: ione ed'arta non saria, Talci par helloe buono, che,deposto Il liccio, bruttoe rio forsejiarrià. Fa gran venturaqneUa di Bnggìero, Ch'ebbe l'anelche gli scoperseil vero. Ruggier, com'iodicea, dìssimolando, Sa Rabicanvenne alla portaarmato:Trovò le guardiesprovvedute; e quando Giunsetra lor, nontenne il brandoa lato. Chi mortoe chi amal termine lasciando, Esce delponte, e ilrastrello ha spezzato:Prende albosco la via,ma poco corre, Ch'adun de' servi dellaFata occorre. stanza 4. 4II servo inpngno avea unaugel grifa*gno Che volarcon piacer faceaogni giorno, Ora acampagna, ora aun vicino stagno, Doveera sempre dafar preda intomo:Aveada lato ilcan fido compagno; Cavalcava unronzin non troppoadcmo. Ben pensò cheRuggier dovea fuggire, Quando lovide in talfretta venire. Spinge raugello: e quel batte V ale, Chenon l'avanza Rabicandi corso. Del palafrenoil cacciator giùsale, £ tutto aun tempo gliha levato ilmcrao. Quel par dall'arcouno avventato strale, Dicalci formidabile edi morso; E '1servo dietro sivelcce viene, Che parch'il vento, anziche'l fuoco ilmene Non vuol parereil can d'eserpiù laido; Ma segueRabican con quellafretta, Con che lelepri suol seguiieil pario. Vergogna aRuggier par, senon aspttta: Voltasi aquel che viensi a piegagliardo. Né gli vedearme, fuor eh'una bacchetta Quella conche ubbidire alcane iuscgua. Ruggier ditrar la spada disdegna. Stanza 11 Segli fé' incontra, econ sembiante altiero Glidomandò perchè intal fretta gisse. Risponder nongli volse ilbuon Ruggiero:Perciò colui,più certo chefuggisse, Di volerlo arrestarfece pensiero; E distendendoil braccio manco,disse: Che dirai tu,se subito tifermo?Se centra questoaugel non avraischermo?8 Quel segli appressa, eforte lo percuote: Lomorde a untempo il cannel piede manco Losfrenato destrier lagroppa scuote Tre volte e più, falla ildestro fianco. Gira raugello, e gli fa milleruote, E con l'ugnasovente il ferisceanco:Si il destriercollo strido ìmpaurisoe, Ch'alia mano e allospron poco ubbidisce. VIII. Buggìero, alfincostretto, il ferrocacc'a:E perchè talmolestia se nevada, Or gli animali,or quel villanminaccia Col taglio econ la puntadella spada. Qnella importunaturba più 1impaccia:Presa ha chiqua chi tutta la strada. VedeRuggiero il disonoree il danno Chegli avveri à,se più tardarlo fanno. 10 Sach'ogni poco piùch'ivi rimane, Alcina avràcol popolo allespalle. Di trombe, ditamburi e dicampane Già s'ode alto rumorein ogni valle: Centraun servo senz'arme, e controun cane Gli pareh' a usar laspada troppo falle; Meglioe più breveè dunque chegli scopra Lo scudoche d'Atlante erastato opra. Stanza 19. IlLevò il drappovermiglio, in checoperto Già molti giornilo scudo sit"nne. Fece l'effetto millevolte esperto Il lume,ove a ferirnegli occhi venne. Restadai sensi ilcaociator deserto; Cade ilcane e ilronzin, cadon lepenne Ch' in aria sostenerl'augel non ponno; LietoRuggier li lasciain preda alsonno. 12 Alcina, ch'aveaintanto avuto avviso DiRuggier, che sforzatoavea la porta, Edella guardia buonnumero ucciso, Fu yvinta dal dolor,per restar morta. SquarcTossi i pannie si percosseil viso, E scioccanominossi e malaccorta; E fece darall' arme immantinente, E intornoa raccortutta sua gente.13E poi nefa due parti,e manda Tona Perquella strada oveRnggier cammina; Al portol'altra subito raguna Inbarca, ed uscirfa nella marina: Sottole vele aperteil mar s'imbruna. Con questiva la disperataAlcina, Che '1 desideriodi Ruggier rode, Che lascia suacittà senza custode. 14Non lascia alcunoa guardia delpalagio; Il che aMelissa, che stavaalla posta Per liberardi quel regnomalvagio La gente eh'in miseria v'era posta, Diede comodità,diede grande agio Digir cercando ognicosa a suaposta, Immagini abbruciar, suggellitórre, E nodi erombi e turbinidisciorre. 19 Tra durisassi e foltesp'ne già Ruggiero intantoinvér la Fatasaggia, Dì balzo inbalzo, e d'unain altra via Aspra,soliiiga, inospita eselvaggia, Tanto eh' agran fatica riuscia Sula fervida nonain una spiaggia Tra'1 mare e'1 monte, alMezzodì scoperta . Arsiccia, nuda,sterile e deserta. 20Percuote il Soleardente il vicincolle; E del calorche si rifletteaddietro, In modo l'ariae F arena nebolle, Che saria troppoa far liquidoil vetro. Stassi chetoogni augello all' ombramolle; Sol la cicalacol noioso metro Frai densi ramidel fronzuto stelo Levalli e imonti assorda, eil mare eil cielo. 15 Indipei campi accelerandoi passi, Gli antiquiamanti, eh' eranoin gran torma, Conversi infonti, in fere,in legni, insassi, Pe' ritornar nella lorprima forma. E quei,poi eh' allargatifuro i passi, Tuttidel buon Ruggierseguiron l'orma: A Logistillasi salvaro; edindi Tornare a Sciti,a Persi, aGreci, ad Indi. 16Li rimandò Melissain lor paesi, Conobbligo di mainon esser sciolto. Fuinnanzi agli altriil duca degl'Inglesi Ad esserritornato in umanvolto; Chè'l parentado inquesto, e licortesi Prieghi del buonRuggier gli giovarmolto: Oltre i prieghi,Ruggier le diel'anello, Acciò meglio potesseaiutar quello. 17 A' prieghidunque di Ruggier,rifatto Fu '1 paladinnella sua primafaccia. Nulla pare aMelissa d'aver fatto. Quandoricovrar l'arme nongli faccia, E quellalancia d'ór, eh'al primo tratto Quantine tocca dellasella caccia; Dell' Argalia, poifu d'Astolfo lancia; Emolto onor fé' all'unoe all'altro inFrancia. 18 Trovò Melissaq"e8ta lancia d'oro, Ch' Alcina aveareposta nel palagio; Etutte l'arme chedel duca fóro, Egli fnr toltenell'ostel malvagio. Montò ildestrier del Negromantemoro, E fé' montar Astolfoin groppa adagio; E quindi aLogistilla si condusse D'un' oraprima che Ruggiervi fùsse. 21 Quiviil caldo, lasete e lafatica Ch'era di girper quella viaarenosa, Facean, lungo laspiaggia erma edaprica, A Ruggier compagniagrave e noiosa. Maperchè non convìenche sempre iodica, Né eh' iovi occupi semprein una cosa, 10lascerò Ruggiero inquesto caldo, E giròin Scozia aritrovar Rinaldo. 22 EraRinaldo molto benveduto Dal re, dallafigliuola e dalpaese. Poi la cagionche quivi eravenuto . Più ad agioil Paladin fecepalese:Ch'in nome delsuo re chiedevaaiuto E dal regno di Scoziae dall'luglese; Ed aiprieghi soggiunse ancodi Carlo Giusfissime cagiondi dover farlo. 23Dal re senzaindugiar gli furisposto. Che di quantosua forza s' estendea, Per utileed onor sempredisposto Di Carlo edell'Imperi j esservolea: E che frapochi di gliavrebbe posto Più cavalieriin punto chepotea; E, se nonch'esso era oggimaipur vecchio. Capitano vernadel suo apparecchio:24 tal rispetto ancorgli parria degno Difarlo rimaner, senon avesse 11 figlio,che di forza,e più d'ingegno, Degnissimo eraa chi'l governodese, Benché non sitrovasse allor nelregno; Ma che speravache venir dovesse Mentre eh'insieme aduneria lostuolo; E eh' adunatoil troveria ilfigliuolo. 25 Cosi mandòper tutta lasua terra Suoi tesorieria far cayallie gente:Navi apparecchiae munizion daguerra, Vettovaglia e danarmaturamente. Venne intanto Rinaldoin Inghilterra, E1 renel suo partircortesem*nte Insino a Beroìccheaccompagno! lo; E visto piangerfti quando lasciollo. 26Spirando il ventoprospero alla poppa, MontaEinaldo, et addiodice a tutti:Lafune indi alviaggio il nocchiersgroppa; Tanto che giungeove nei salsiflutti Il bel Tamigiamareggiando intoppa. Col granflusso del marquindi condutti I navigantiper cammin sicuro, Avela e remiinsino a Londrafuro. 27 Rinaldo aveada Carlo edal re Otone, Checon Carlo inParigi era assediato, Alprincipe di Valliacommissione Per contrassegni elettere portato, Che ciòche potea farla regione Di fantie di cavalliin ogai lato, Tuttodebba a Calesiotraghi ttarlo, Si che aiutarsi possa Franciae Carlo. 28 IIprincipe eh iodico . eh'era, invece D'Oton, rimasenel seggio reale, ARinaldo d'Amon tantoonor fece, Che non Tavrebbe al suore fatto uguale: ludialle sue domandesatisfece; Perchè a tuttala gente marziale Edi Bretagna edeir isole intorno Diritrovarsi al marprefisse il giorno. 29Signor, far miconvien come fail buono Sonator soprail suo istrumentoarguto, Che spesso mutacorda e variasuono, Ricercando ora ilgrave, ora T acuto. Mentre adir di Rinaldoattento sono, D'Angelica gentilm' è sovvenuto, Di chelasciai ch'era dalui fuggita, E eh'avea riscontrato unEremita. 30 Alquanto lasua istoria io vo'seguire. Dissi che domandavacon gran cura, Comepotesse alla marinagire; Che di Rinaldoavea tanta paura. Che,non passando ilmar, ciedea morire, Néin tutta Europasi tenea sicura; Mal'Eremita a badala tenea, Perchè distar con leipiacere avea. 81 Quellarara bellezza il cor gliaccese, E gli scaldòle frigide modelle:Mapoi che videche poco gliattese, E ch'oltra soggiornarseco non volle, Dicento punte l'asineliooffese; Né di suatardità però lotolle:E poco vadi passo, emen di trotto; Néstender gli sivuol la bestiasotto. Stanza 31. 32 Eperchè molto dilungatas' era, E poco più,n'avria perduta l'orma. Ricorse ilfrate alla speloncanera, E di demonjuscir fece unatorma: E ne sceglieuno di tuttala schiera, E delbisogno suo primaF informa; Poi lo faentrare addosso alcorridore, Che via gliporta con ladonna il core. 83E qual sagacecan nel monte usato Avolpi 0 lepridar spesso lacaccia, Che se lafera andar vededa un lato, Neva da unaltro, e parsprezzi la traccia; Alvarco poi losentono arrivato, Che l'hagià in bocca,e l'apre ilfianco e straccia: Tall'Eremita per diversastrada Aggiugnerà la donnaovunque vada. 34 Che8 il disegnosuo, ben ioeomprendo; £ dirollo anco a voi,ma in altroloco. Angelica di ciònulla temendo, Cavalcava agiornate, or moltoor poco. Nel cavalloil demon sigià coprendo, Come sicnopre alcnna voltail foco, Che consi grave incendioposcia avvampa, Che non si estingue,e a penase ne scampa. 35Poichò la donnapreso ebbe ilsentiero Dietro il granmar che liGuasconi lava, Tenendo appressoall' onde il suodestriero, Dove V umorla via piùferma dava; Quel lefa tratto daldemonio fiero Nell'acqua si,che dentro vinuatava. Non sa chefar la timidadonzella, Se non tenersiferma in sula sella. B Quandosi vide solain quel deserto, Ch'ariguardarlo sol metteapaura, Nell'ora che nelmar Febo coperto L'aria ela terra avealasciata oscura; Fermossi inatto ch'avria fattoincerto Chiunque avesse vistasua figura, S'ella eradonna sensitiva evera, 0 sasso coloritoin tal maniera. ''im:M stanza 36. 36Per tirar briglia,non gli puòdir volta: Più epiù sempre quelsi caccia inalto. Ella tenea lavesta in suraccolta Per non bagnarla,e traea ipiedi in alto. Perle spalle lachioma iva disciolta, El'aura le iacealascivo assalto. Stavano chetitutti i maggiorventi, Forse a tantabeltà col mareintenti. 37 Ella volgea1 begli occhia terra invano, X)hebagnavan di piantoil viso e'1 seno; E vedeail lito andarsempre lontano, E decrescerpiù sempre evenir meno. Il destrierche nuotava adestra mano, Dopo ungran giro laportò al terreno Trascuri sassi espaventose grotte, Giàcominciando adoscurar la notte. stanza39. 39 Stupida efissa nella incertasabbia, Coi capelli discioltie rabbuffati, Con leman giunte, econ l'immote labbia Ilanguidi occhi alciel tenea levati; Comeaccusando il granMotor, che. l'abbia Tuttiinclinati nel suodanno i fati. Immotae come attonitastè alquanto; Poi sciolseal duol lalingua, e gliocchi al pianto. 40Dìcea: Fortuna, che più a farti resta, Acciò dime ti saziie ti disfami? Chedar ti possoornai più, senon questa Misera yita?ma tu nonla brami; Ch'ora atrarla del marsei stata presta, Quando poteafinir snoi giornigrami: Perchè ti parvedi voler piùancora Vedermi tormentar primachMo muora. 41 Mache mi possanuocere non veggio, Piùdi quel chesin qui nociutom'hai. Per te cacciatason del r6alseggio, Dove più ritornarnon spero mai: Hoperduto V onor,eh' è statopeggio Che sebben coneffetto io nonpeccai, Io do peròmateria eh' ognundica, Ch' essendo vagabonda,io sia impudica 44Se l'affogarmi inmar morte nonera A tuo sennocrudel, purch'io tisazii, Non recuso chemandi alcuna fera Chemi divori, enon mi tengain strazii. D'ogni martirche sia, pureh' io nepera, Esser non puòch'assai non tiringrazii. Cosi dicea ladonna con granpianto, Quando le apparvel'Eremita accanto. Stana 40. Stanza4j. 45 Avea miratodall' estrema cima D'un rilevatosasso l'Eremita Angelica, chegiunta alla parteima È dello scoglio,afflitta e sbigottita. Era seigiorni egli venuto prima: Ch' undemonio ilportò per vianon trita:E vennea lei fingendodivozione Quanta avesse maiPaulo o Ilarione. 42Che aver puòdonna al mondopiù di buono Acui la castitàlevata sia? Mi nuoce,ahimè! ch'io songiovane, e sono Tenutabella, o siavero o bugia. Giànon ringrazio ilCiel di questodono; Che di quinasce ogni minamia. Morto per questofu Argalia miofìrate; Che poco gligiov&r l'arme incantate:43Per questo il re diTartaria Agricane Disfece ilgenitor mio Galagone, Ch'in India, delCataio era GranCane; Onde io songiunta a talcondizione, Che muto albergoda sera adimane. Se r aver,se l'onor, sele persone M'hai tolto,e fatto ilmal che farmi puoi, A chepiù doglia ancoserbar mi vuoi? stanza45 46 Come ladonna il cominciòa vedere, Prese, nonconoscendolo, conforto; E cessòa poco apoco il suotemere, Bench'ella avesse ancorail viso smorto. Comefu presso disse: Miserere, Padre, di me, ch'i'songiunta a malporto: E con voceinterrotta dal singulto, Glidisse quel eh' alui non eraocculto. 47 Comincia l'Eremitaa confortarla Con alquanteragion belle edivote; E pon raudaci man, mentreche parla, Or perlo seno, orper V umidegote:Poi più sicurova per abbracciarla: Ed ellasdegnosetta lo percuote Conuna man nelpetto, e lorespinge, E d'onesto rossortutta si tinge. 50Tutte le vie,tutti li moditenta; Ma quel pigrorozzon non peròsalta: Indarno il frengli scuote elo tormenta; E nonpuò far chetenga la testaalta. Alfin presso alladonna s' addormenta; E nuovaaltra sciagura ancol'assalta. Non comincia Fortunamai per poco, Quandoun mortai sipiglia a schernoe a gioco. 51Bisogna, prima eh' io vinarri il caso, Ch'un poco dalsentier dritto mitorca. Nel mir diTramontana invèr 1'Occaso Oltre l'Irlanda unaisola si corca. Ebudanominata; ove èrimise Il popol raro,poi che labrutta orca, E l'altromarin gregge ladistrusse, Ch'in sua vendettaProteo vi condusse.stanza 49.52Narran l'antique istorie,o vere ofalse, Che tenne giàquel luogo unre possente. Ch'ebbe unafiglia, in cuibellezza valse E graziasi, che potèfacilmente, Poi che mostrossiin su 1'arene salse, Proteo lasciarein mezzo a 1' acqueardente:E quello, un di chesola ritrovolla, Compresse, e di gravida lasciolla. 53 Lacosa fu gravissimae molesta Al padrepiù d'ogni altroempio e severo:Néper iscusa oper pietà latesta Le perdonò; può losdegno fiero:Né, pervederla gravida, siresta Di subito eseguireil crudo impero: Eil nipotin, chenon avea peccato, Prima fecemorir che fossenato. 48 Egli eh' aIato avea unatasca, aprilla, E trasseneuna ampolla diliquore; E negli occhipossenti, onde sfavilla Lapiù cocente facech'abbia Amore, Spruzzò diquel leggiermente unastilla, Che di farladormire ebbe valore: Giàresupina nell'arena giace Atutte voglie delvecchio rapace. 49 Eglil'abbraccia, ed apiacer la tocca; Edella dorme, enon può fareischermo. Or le baci\il bel petto,ora la bocca; Nonè chi'l veggiain quel locoaspro ed ermo. Manell'incontro il suodestrier trabocca; Ch' aldisio non risporideil corpo infermo:Eramal atto, perchèavea troppi anni, Epotrà peggio, quantopiù l'affanni. 54 Proteomarin, che pasceil fiero armento DiNettuno che l'ondatutta regge, Sente dellasua donna asprotormento, E per grand' irarompe ordine elegge; Sì che amandare in terranon è lento L'orchee le foche,e tutto ilmarin grregge, Che distruggonnon sol pecoree buoi. Ma villee borghi, eli cultori suoi:55E spesso vannoalle città murate, Ed'ogn'intomo lor mettonoassedio. Notte e distanno le personearmate Con gran timoree dispiacevo! tedio: Tuttehanno le campagneabbandonate; E per trovarvialfin qualche rimedio, Andarsi aconsigliar di queste cose All' Oracol, chelor così rispose:56Che trovarbisognava una donzella Chefosse air altradi bellezza pare, Eda Proteo sdegnatoofferir quella, In cambiodella morta, inlito al mare. Sasua satisfazion gliparrà bella, Se laterrà, liverrà a sturbare:Seper questo nonsta, se gliappresenti Una ed un'altra, finché sicontenti. 57 E cosicominciò la durasorte Tra quelle chepiù grate erandi faccia, Ch'a Proteociascun giorno una si porte. Finchétrovino donna chegli piaccia. La primae tutte 1altre ebbero morte; Chetutte giù pelventre se lecaccia Un' orca cherestò presso allafoce, Poi che ilresto parti delgreggie atroce. stanza 52. 580 vera ofalsa che fossela cosa Di Proteo,eh' io nonso che mene dica, Servosse inquella terra . contal chiosa, Contra ledonne un' empialegge antica; Che dilor carne Vorca monstrucsa, Che vieneogni allito, si nutrica. Bench' esserdonna sia intutte le bande Dannoe sciagura, quiviera pur grande. 59Oh misere donzelleche trasporte Fortuna ingiuriosaal lito infausto ! Dove legenti stan sulmare accorte Per fardelle straniere empioolocausto:Che, come piùdi fuor nesono morte, Il numerdelle loro émeno esausto; Ma perchéil vento ognorpreda non mena, Kicercaudo nevan per ogniarena. 60 Van discorrendotutta la marina Confoste e grippi,ed altri legniloro; E da lontanaparte e dayicina Portan sollevamento allor martoro. Molte donnehan per forzae per rapina, Alcune perlusinghe, altre peroro, E sempre dadiverse regioni N'hanno pienele torri ele prigioni. stanza 57. 62Oh troppo cara,oh troppo eccelsapreda Per si barharegenti e sivillane ! Oh Fortuna crudel,chi fia eh'il creda, Che tantaforza hai nellecose umane, Che percibo d'un mostrotu conceda La granbeltà, ch'in Indiail re Agricane Fecevenir dalle caucaseeporte Con mezza Sciziaa guadagnar lamorte? 03 La granbeltà che fuda Sacripante Posta innanzial suo onoree al suobel regno La granbeltà ch'ai gransignor d'Anglante Macchiò lachiara fama el'alto ingegno; La granbeltà che fé'tutto Levante Sottosopra voltarsi,e stare alsegno, Ora non ha(cosi è rimasasola) Chi le diaaiuto pur d'unaparola. 64 La belladonna, di gransonno oppressa Incatenatafu prima chedesta. Portaro il frateincantator con essa Nellegno pien diturba afflitta emesta. La vela, incima air arborerimessa, Rendè la naveall'isola funesta, Dove chiuserla donna inrócca forte, Fin aquel di eh' alei. toccò lasorte. 65 Ma potèsi, per essertanto bella, La fieragente muovere apietade, Che molti dile differiron quella Morte,e serbarla agran necessitade; E finch'ebber di fuorealtra donzella, Perdonaro all'angelicabeltade. Al mostro fucondotta finalmente,Piangendo dietro alei tutta lagente. 66 Chi narrerà1' angoscie, ipianti, i gridi, L'altaquerela che nelciel penetra? Maraviglia hoche non s'apriròi lidi Quando fuposta in su la freddapietra, Dove in catena,priva di sussidi, Morte aspettavaabbominosa e tetra. Ionoi dirò; chesi il dolormi muove, Che misforza voltar lerime altrove, 61 Passandouna lor fustaa terra aterra Innanzi a quellasolitaria riva, Dove frasterpi in sul'erbosa terra Là sfortunataAngelica dormiva, Smontaro alquantigaleotti in terra Perriportarne e legnaed acqua viva; Edi quante maifur belle eleggiadre, Trovaro il fiorein braccio alsauto padre. 67 Etrovar versi nontanto lugubri, Finché '1 miospirto stanco siriabbia; Che non potriangli squallidi colubri, Nél'orba tigre accesain maggior rabbia, Néciò che dall'Atlanteai liti rubri Venenoso erraper la caldasabbia. Né veder pensar senza cordoglio, Angelica legataal nudo scoglio. 68Oh se ravesse il suoOrlando saputo, Ch' eraper ritrovarla itoa Parigi, 0 lidui ch'infiannò quelvecchio astuto Col messoche venia dailuoghi stigi ! Fra millemorti, per donarleaiuto, Cercato avrian gliangelici vestigi. Ma chefariano, avendone ancospia, Poiché distanti sondi tanta via? 69Parigi intanto aveaT assedio intorno Dalfamoso figliuol delre Troiano: E vennea tanta estremitadeun giorno, Che n'andòquasi al suonimico in mano; E,se non cheli voti ilCiel placomó, Che dilagòdi pioggia oscurail piano, Cadea queldi per l'africanalancia Il santo Imperioe'I gran nomedi Francia. Stanza 70. 70II sommo Creatorgli occhi rivolse Algiusto lamentar delvecchio Carlo; E consubita pioggia ilfoco tolse: Né forseuman saper potea smorzarlo. Savio chiunquea Dio sempresi volse; Ch'altri nonpotè mai meglioaiutarlo. Ben dal devotoBe fu conosciuto, Che sisalvò per lodivino aiuto. 71 Lanotte Orlando allenoiose piume Del velocepensier fa parteassai, Or quinci orquindi il volta,or lo rassume Tuttoin un loco,e non Vafferma mai:Qual d'acquachiara il tremolantelume, Dal Sol percossao da notturnirai, Per gli amplitetti va conlungo salto A dèstraed a sinistra,e basso edalto. 72 La donnasua che gliritorna a mente, Anziche mai nonera indi partita, Gliaccende nel coree fa piùardente La fiamma chenel di pareasopita. Costei venuta secoera in Ponente Findal Cataio: equi l'avea smarrita, Néritrovato poi vestigiod'ella, Che Carlo rottofu presso aBordella. 73 Di questo,Orlando avea grandoglia; e seco Indarnoa sua sciocchezzaripensava. Cor mio, dicea,come vilmente teco Mison portato ! ohimè,quanto mi grava Chepotendoti aver nottee di meco, Quandola tua bontànon mei negava, T'abbia lasciato inman di Namoporre, Per non sapermia tanta ingiuriaopporre ! Stanza 71 74 Nonaveva ragione iodi scusarme? E Carlonon m'avria forsedisdetto: Se pur disdetto,e chi poteasforzarme Chi ti mivolea tórre amio dispetto? Non potevaio venir piuttostoall'arme? Lasciar piuttosto trarmiil cor delpetto?Ma Carlo, tutta lasua gente Di tormitiper forza erapossente. 75 Almen l'avesseposta in guardiabuona Dentro a Parigio in qualcherocca forre. Che l'abbiadata a Namomi consona. Sol perchéa perder Vabbia a questasorte. Chi la doveaguardar meglio persona Dime? ch'io doveafarlo fino amorte; Guardarla più che'lcor, che gliocchi miei: E doveae potea farlo,e pur noifei. 76 Deb! dovesenza me, dolcemia vita. Rimasa sei giovane esi bella? Come, poicbe la luceè dipartita, Riman traboscbi la smarritaagnella, Che dal pastorsperando essere udita. Siva lagnando inquesta parte ein quella, Tanto cbe'llupo Tode dalontano, E U miseropastor ne piagneinvano. 77 Dove, speranzamia, dove orasei? Vai tu solettaforse ancora errando? Oppur t'hannotrovata i lupirei Senza la guardiadel tuo fidoOrlando?E il fioreh' in cielpotea pormi frai Dei, 11 fioreh' intatto iomi venia serbando Pernon turbarti, ohimè !V animo casto, Ohimè ! perforza avranno coltoe guasto. 78 Ohinfelice ! oh misero !che vogìio Se nonmorir, se'l miobel fior coitohanno? 0 sommo Dio,fammi sentir cordoglio Prima d'ognialtro, che diquesto danno. Se questoè ver, conle mie manmi toglio La vita,e Talma disperatadanno. Cosi piangendo fortee sospirando, S3C0 d'ceal'addolorato Orlando. 70 Giàin ogni partegli animanti lassi D.ivanriposo ai travagliatispirti, Chi su lepiume, e chisu i durisassi, E chi sur erbe, echi su fa*ggio mirti:Tu lepalpebre, Orlando, appenaabbassi, Punto da' tuoi pensieriacuti ed irti; Néquel brevee fuggitivo sonno Goderein pace ancolasciar ti ponno. 80Parca ad Orlando,s' una verde riva D'odoriferi fiortutta dipinta, Mirare ilbello avorio, ela nativa Porpora eh'avea Amor di sua mantinta, E le duechiare stelle, ondenutriva Nelle reti d'AmorV anima avvinta:Ioparlo de' begliocchi e delbel volto, Che glihanno il cordi mezzo ilpetto tolto. 81 Sentiail maggior piacer,la maggior festa Chesentir possa alcunfelice amante: Ma eccointanto uscire unatempesta Che struggea ifiori ed abbatteale piante. Non sene suol vedersimile a questa, Quando giostraAquilone, Austro eLevante. Parea che, pertrovar qualche coperto, Andasse errandoinvan per undeserto. 82 Intanto l'infelice(e non sacome) Perde la donnasua per l'aerfosco; Onde, di qua e dilà, del suobel nome Fa risonareogni campagna ebosco. E mentre diceindarno: Misero me ! Chi hacangiata mia dolcezzain tosco?Ode ladonna sua chegli domanda, Piangendo, aiuto,e se gliraccomanda. Stanza 91 83 Ondepar eh' escail grido, vaveloce; E quinci equindi s'affatica assai. Ohquanto è il suo doloreaspro ed atroce, Chenon può rivederei dolci rai ! Eccoeh' altronde odeda un' altravoce:Non sperar piùgioirne in terramai. A questo orribilgrido risvegliossi, E tuttopien di lacrimetrovossi. 84 Senza pensarche sian Vimmagin false, Quando pertema o perdisio si sogna, Delladonzella per modogli calse, Che stimògiunta a dannood a vergogna, Chefulminando fuor delletto salse. Di piastrae maglia, quantogli bisogna, Tutto guarnissi,e Brigliadoro tolse; Nédi scudiero alcunservigio volse. 85 Eper poter entrarogni sentiero, Che lasua dignità macchianon pigli, Non Vonorata insegna delquartiero, Distinta di colorbianchi e vermigli, Maportar volse, un ornamentonero, • E forseacciò ch'ai suodolor somigli: E quelloavea già toltoa un Amostante, Ch'uccise di sua manpochi anni innante. 88Brandimarte, eh' Orlandoamava a pare Di medesmo, non fece soggiorno; 0che sperasse farloritornare, 0 sdegno avesseudirne biasmo eseomo: E volse appenatanto dimorare, Ch'uscisse fuornell'oscurar del giorno. AFiordiligi sua nullane disse, Perchè 1disegno suo nongì' impedisse. 86 Damezza notte tacitosi parte, E nonsaluta, e non fa mottoal zio; Né alfido suo compagnoBrandimarte, Che tanto amarsolea, pur diceaddio. Ma poi che'lSol con l'aureechiome sparte Del riccoalbergo di Titoneuscio, E fé' l'ombrafuggire umida enera, S' avvide il re che '1paladin non v'era. 87 Con suogran dispiacer s'avvedeCarlo Che partito lanotte è ilsuo nipote. Quando esserdovea seco, epii\ aiutarlo: E ritenerla collera nonpuote, Ch' a lamentarsid'esso, ed agravarlo Non incominci dibiasimevol note; E minacciarse non ritoma,e dire Che lofarla di tantoerror pentire. 89 Eraquesta una donnache fu molto Dalui diletta, e nefu raro senza; Dicostumi, di graziae di bel voltoDotata, e d'accortezzae di prudenza:Ese licenzia ornon n' avevatolto, Fu che speròtornarle alla presenza J\di medesmo; ma gli accaddepoi, Che lo tardòpiù dei disegnisuoi. 90 E poieh' ella aspettatoquasi un mese Indarnol'ebbe, e chetornar noi vide. Didesiderio dilui s'accese, Che sipartì senza compagnio guide; E cercandoneandò molto paese, Comel'istoria al luogosuo decide. Di questidua non vidico or piainnante; Che più m' importail cavalier d'Anglante. 91 nqual, poi chemutato ebbe d'Almonte Legloriose insegne, andòalla porta, E dissenell'orecchio: Io sonoil Conte, A uncapitan che vifacea la scorta; Efattosi abbassar subitoil ponte. Per quellastrada che piùbreve porta Agi' inimici,se n' andòdiritto. Quel che segui,nell'altro Canto èscritto. N OTB. St. 3.V.3. Sprovvedute valedisattente, nonpronte ad opporsi. St.6. V.3. Qiùsale vuol ditesmonta. St. 14. v.78.Imma Tini fsuggelli, nodi, rombi, turlrinif tattioggetti relativi allemagiche supersti zioni. St. 19.V.6. La fervidanona, secondo l'anticanu merazione dell'ore,denota sul metzogiorno. St. 27.V.37. ValUa, nomedato dai Latinialla contrada che Inglesi chiamano Wales,e che noi diciamo principato di Galles.Calesio é Calaisdi Fran cia, detto ancheCalesse nella St.27 del CantoII. St. 32. V.3.Per la speloncanera intende Vinfemc, St.35. V.2. Quelmare ò VOceano, che ivibagna le spiaggie dellaGuascogna. St. S6. V.2.Si eaccia inalto, ossia siaddentra neWacqta. St. 43. V.12.Agricane re diTartaria, mosse guerra aOalafrone padre d'Angelica, perchéessa rifiutava es sergli sposa. Ivi. V.3.Cataio o Calai,nome che sidette alle Provincie settentrionali dellaCina. Cane, sichiama anche oggi ilcapo o redei Tartari. Kan,vale appnnto, nel linguaggioarabo, re. imperatore. as:46fc 4.FaAlofu eremita nella Tebaide. Ila rionefu eremita nellsnrfìMlÉak. St. 51. Y.58. Bbnday dettadai Latini Ebudarum, oggi Muli,6 nna dell'Ebridi,che giacciono lungole co ste occidentali dellaOran Bretagna, flanclieggiando la Scozia.Proteo favolosa deitàmarina. St. 60. V.2.Le fitste ei grippi sononavigli sot tili adattati alcorseggiare. St. 62. V.78.Caucasee porte: cosi chianauna gola del Caucaso,onde dal paesedetto una volraSarmazia, si passanelU Georgia. Sciiiachiamarono gli antichi lavasta regione cheora dicesi Tartaria. St.67. V.56. Lacalda sabbia daW Atlanteai liti rttbrif èl'afdcana costa diBerberia, che sidistende dai monti Atlanticifino al golfoArabico, o marRosso. St. 68. V.3.Rinaldo e Ferraùamanti anch'essi d'An gelica. Vedi al II Canto. St.69. V.8. L'imperod'Occidente ristabilito inCarlo Magno d&LMnelII papaf il deUoSanta Romano Impero. St.72i V.8. Bordella:la città diBordeaux, che il Poetaha detta ancheBordea nella St.75. del Canto111. St. 84. V.57.Salsz qui valelalzò. BrigliadorOj nome delcavallo d'Otlando. St. 85.V.3 4. Ladivisa d'Orlando eradistinta in quattro partialternate di colorebianco e rosso.L'aveva tolta ad Almonte,cai egli, ancorgiovinetto, aveva ucciso.Ivi. V.7. Anxoatanteè nome didignità fra i Salaceni St. 86. y.2. Zio, Orlandoera ilglio diBerta sorella di Carlomagno. Ivi. V.6.Albei'go di Titoneè lOriente. Titone, secondo lamitologia, fu rapitoin cielo esposato dal l'Aurora. Il "UtT., IX.Stanza 70. ARGOMENTO. Uihunln,avellilo udita ]elra e ratil man zai>]trodottA Ja Et"dv" HLiHii4:Ua esrc \\iAi>j?<'Ura ili rìcliiof? si jroponeidlmndftnrli ma rrirnsL .nrrurn'Onmpin, curi t asm "ILOlanda, moiglie del duriHìri nu, ejiKtrsomUiitji iljil rn Ci mosco.ViiUMt eointiìiitft ipieutt' qiitJLts 1 riduiDLad Ulì?tii)ia glist&ti f: lo"poso. Cile noli pnùfar iFuii coreh' abbia suggetro IJuesto inididi'e iradilur'i AmoreToìrbiid nriaudu \\\\òluvar del petto Latanta fé" cladebbe ai MiuSignore? Già,savio e iticiafn d'ogiii rispetto, Eiltdbi Santa Chiuiadifensore: i ir ]Hr nu vaiioamur, poco delzio E difili ]ìi)co, enti'ii triira diDio, Ma l'tstuso iojaif trtiiijMi, e mi ralìegro Nelm'ut difetto avercoraiiiigno tuie;rii'wiidrio soli almiw ben languidoed egn>, Saiiu egagliardo a seguitareil male. Quel sene va tuttovestito a negro; Nétanti amici abbandonargli cale; E passadove d'Africa edi Spagna La genteera attendata allacampagna; Anzi uou attendata,perchè sotto Alberi etetti l'ha sparsala pioggia A dieci,a venti, aquattro, a sette,ad otto; Chi piùdistante, e chipiù presso alloggia. Ognuno dormetravagliato e rotto. Chisteso in terra,e chi allaman s appoggia. Dormono; eil conte uccider può assai:Néperò stringe Durindanamai. Di tanto coreè il geneiosoOrlaudo, Che non degnaferir gente chedorma. Or questo equando quel luogocercando Va, per trovardella sua donnal'orma. Se troVa alcunche veggi, sospirando Gli nedipinge V abitoe la forma; Epoi lo priegache per cortesia GPinsegni andar inparte ov'ella sia. stanza3. E, poi chevenne il dichiaro e lucente, Tutto cercòV esercito moresco; Eben lo poteafar sicuramente, Avendo indossoT abito arabesco. Edaiutollo in questoparimente, Che sapeva altroidioma che francesco; El'africano tanto aveaespedito. Che parea natoa Tripoli enutrito. Quivi il tuttocercò, dove dimora Fecetre giorni, enon per altroeffetto:Poi dentro allecittadi. e a' borghifiiora Non spiò solper Francia esuo distretto; Ma perUvemia e perGuascogna ancora Rivide sinall'ultimo borghetto: E cercòda Provenza allaBretagna, E dai Piccardiai termini diSpagna. 7 Tra ilfin d'ottobre eil capo dinovembre, Nella stagion che la frondosavesta Vede levarsi, adiscoprir le membre Trepida pianta,finché nuda resta, Evan gli augellia strette schiereinsembre, Orlando entrò nell'amorosainchiesta: Né tutto ilverno appresso lasciòquella. Né la lasciònella stagion novella. 8Passando un giorno,come avea costume, D'unpaese in unaltro, arrivò dove Partei Normandi daiBritoni un fiume, Everso il vicìnmar cheto simuove; Ch'allora gonfio ebianco già dispume Per neve scioltae per montanepiove; E l'impeto dell'acquaavea disciolto E trattoseco il ponte,e il passotolto. Con gli occhicerca or questolato or quello, Lungole ripe ilPdladia, se Tede (Quando pesce eglinon è, augello) Come abbia apor nell'altra ripail piede; Ed eccoa venirvede un battello/ Nella cuipoppa una donzellasiede, Che di volerea lui venirfa segno; Né lafc'apoi ch'arrivi interra il gno. stanza10. 19 Voi dovetesaper ch'oltre l'Irlanda, Fra molteche vi son,l'isola giace Nomata Ebu'la,che per leggemanda Rubando intorno ilsuo popol rapace; Equante donne puòpigliar, vivanda Tutte destinaa un au'malvorace, Ohe viene ognidi al lito,e sempre nova Donnao donzelli, ondesi pasca, trova; 13Che mercanti ecorsar che vannoattorno, Ve ne fancopia, e piùdelle più belle. Benpotete contare, unaper giorno. Quante mortevi sian donnee donzelle. Ma sepietade in voitrova soggiorno., Se nonsete d'Amor tuttoribelle, Siate contento essertra questi eletto. Chevan per far fruttuosoeffetto. 14 Orlando volseappena udire iltutto. Che giurò d'esserprimo a quellaimpresa, Come quel eh'alcun atto iniquoe bratto Non puòsentire, e d'ascoi tiirgli pesa: E fua pensare, india temere indntto, Chequella gente Angelicaabbia presa; Poiché cercatal'ha per tantavia. Né potutone ancorritrovar spia. 15 Questaimmaginazion si gliconfuse E glitolse ogni prìmierdisegno. Che, quanto infretta più potea,conchiuse Di navigare aquell'iniquo regno. Né primal'altro SdI nelmar si chiuse, Chepresso a SanMalo ritrovò unlegno, Nel qual sipose; e fattoalzar le vele, Passòla notte ilmonte San Michele. 10Prora in terranon pon; ched'esser carca Contra suavolontà forse sospetta. Orhindo priegalei, clie nellabarca Seco lo tolga,ed oltre ilfiume il metta. Edella a lui:Qui cavalier nonvarca, Il qual sula sua fé'non mi prometta Difare uni batCìgliaa mia richiesta, Lapiù giusta delmondo e lapiù onesta. 11 Siche s'avete, cavalier,desire Di por per me nell' altraripa i passi, Promettetemi, primache finire Quest' altromese prossimo silassi, Ch'ai re d'Iberniav'anderete a unire, Appresso alqual la bellaarmata fassi Per distruggerquell' isola di Ebnda, Che,di quante ilmar cinge, èla più cruda. 16Breaco e Landriglierlascia a manmanca. E va radendoil gran litobritone; E poi sidrizza invér l'arenabianca, Onde Inghilterra sinomò Albione:Ma ilvento, ch'era damerigge, manca, E soffiatra il ponentee l'aquilone Con tantaforza, che faal basso porre Tuttele vele, e per poppatórre. 17 Quanto ilnavilio innanzi eravenuto In quattro giorni,in un ritornòindietro, Nell'alto mar dalbuon nocchier tenuto, Chenon dia interra, e sembriun fragil vetw Ilvento, poi chefurioso suto Fu quattrogiorni, il quintocangiò metro Lasciò senzacontrasto il legnoentrare Dove il fiumed'Anversa ha focein mare. 18 Tostoche nella foceentrò lo stanco Nocchier collegno afflitto, ejl lito prese, Fuord'una terra chesul destro fianco Diquel fiume sedeva,un vecchio scese, Dimolta età, perquanto il crinebianco Ne dava indizio: ilqual tutto cortese, Dopoi saluti, alConte rivoltosse, Che capogiudicò che dilor fosse:Stanza 15. 19E da parteil pregò d'unadonzella, Ch' a leivenir non gliparesse grave; La qualritroverebbe, oltre chebella. Più eh' altraal mondo affabilee soave:Ower fossecontento aspettar ch'ella Verrebbe atrovar lui fijialla nave: Né piùrestio volesse esserdi quanti Quivi erangiunti cavalieri erranti; 20Che nessun altrocavalier ch'arriva 0 perterra o permare a questafoce, Dì ragionar con la donzella schiva, Perconsigliarla in un suo casoatroce. Udito questo, Orlandoin su lariva, Senza punto indugiarsi,usci veloce; £, comeumano e piendi cortesia, Dove ilvecchio il menò,prese la via. 21Fu nella terrail Paladin condutto Dentro unpalazzo, ove alsalir le scale Unadonna trovò pienadi lutto, Per quantoil viso nefacea segnale, E inegri panni checoprian per tutto Ele loggie ele camere e le sale: Laqual, dopo accoglienzagrata e onesta Fattoiseder, gli dissein voce mesta:22Io voglio chesappiate che figliuola Fuidel conte diOlanda, a luisi grata (Quantunque proleio non glifossi sola; Ch'era dadui fratelli accompagnata). Oh aquanto io glichiedea, da luiparola Contraria non mifu mai replicata. Standomi lietain questo stato,avvenne Che nella nostraterra un ducavenne. Stanza 8. 3 Ducaera di Selandia,e se negiva Verso Biscaglia aguerreggiar coi Mori. Labellezza e l'etàch'in lui fioriva, E'li non piùda me sentitiamori, Con poca guerrame gli fercapti va; Tanto p!ùche, per queleh' apparea fuori, Iocredea e credo,e creder credoil vero, Ch'amasse edami me concor incero. 24 Queigiorni che connoi contrario vento, Contrario aglialtri, a mepropizio, il tenne (Olitagli altrifar quaranta, ame un momento; Cosial fuggire ebbonveloci penne), Fummo piùvolte insieme aparlamento, Dove, cbe'l matrimoniocon solenne Rito alritorno suo sari.itra nui Mi promiseegli, ed ioI promisi a lui.ifl> ip ff tif;iHìiii!ii||;:i"h;'" Stanza21. 26 Io eh' airamante mio diquella fede Mancar nonposso, che gliaveva data; E ancochMo possa, Amornon mi concede Chepoter voglia, eeh' io siatanto ingrata. Per minarla pratica ch'inpiede Era gagliarda, epresso al finguidata, Dico a miopadre, che prima eh' iiaPriàa Mi dia niarito,io voglio essereuccisa. 27 II miobuon padre, alqnal sol piaceaquanti A me piacea, mai turbarmi volse, Per consolarmie far cessareil pianto Ch' ione facea, lapratica disciolsc:Di cheil superbo redi Frisa tanto Isdegnoprese, e atanto odio sivolse, Ch'entrò in Olandae cominciò laguerra Che tutto ilsangue mio cacciòsotterra. Stanza 23. 26 Birenoappena era daroi partito (Che, cosiha nome ilmio fedele amante), Che'l redi Frisa (laqual, quanto illito Del mar divideil fiume, èa noi distante) Disegnando ifigliuol farmi marito, Ch'unico al mondoavea, nomato Arbante, Perli più degnidel suo statomanda A domandarmi almio padre inOlanda. B Oltre chesia robusto esi possente. Che pochipari a nostraetà ritrova: E siastuto in malfar, eh' altruiniente La possanza, l'ardir,l'ingegno giova; Porta alcun' armeche l'antica gente Nonvide mai, né,fuor eh' alui, la nova:Unferro bugio, lungoda due braccia, Dentro acui polve ciuna palla caccia. Stanza 41 29Col fuoco dietroove la cannaè chiusa, Tocca unspiraglio che sivede appena; A gaisache toccare ilmedico usa Dove èbisogno d allacciarla Tena:Onde Yiencon tal suonla palla esclusa, Chesi può dirche tuona eche balena; Né menche soglia ilfulmine ove passa, Ciòche tocca, arde,abbatte, apre efracassa. 30 Pose duevolte il nostrocamjo iu rotta:Conquesto inganno, e i mieifratelli uccise: Nel primoassalto il primo,che la botta, Rottor usbergo, in mezzoil cor glimise Neir altra zu£EeialP altro, ilquale in frotta Fuggìa, dalcorpo T anima divise; Elo feri lontandietro la spalla, £fuor del pettouscir fec" lapalla. 31 Difendendosi poimio padre nugiorno Dentro un castelche sol gliera rimaso, Che tuttoil resto aveaperduto intorno, Lo fé' consimil colpo ireall'occaso; Che mentre andavae che faceari tomo, Provvedendo or a questoor a quelcaso, ' Dal traditorfu in mezzogli occhi còlto, Chel'avea di lontandi mira tolto. 32Morti i fratellie il padre,e rimasa io Dell'isolad'Olanda unica erede, Ilre di Frisa,perchè avea disio Diben fermare inquello stato ilpiede, Mi fa sapere,e così alpopol mio, Che pace e cheriposo mi concede, Quand'io vogliaor, quel chenon volsi innante, Torper marito ilsuo figliuolo Arbante. 33Io per l'odionon si, chegrave porto A luie a tuttala sua iniquaschiatta, Il qual m' hadui fratelli e'1 padre morto, Saccheggiata lapatria, arsa edisfatta; Come perchè acolui non vo'fartorto, A cui giàla promessa avevafatta, Ch'altr'uomo non sariache mi sposasse. Finché diSpagna a menon ritornasse. 34 Perun mal ch'iopatisco, ne vo' cento Patir, rispondo,e far ditutto il resto; Essermorta, arsa viva,e che siaal vento La cenersparsa, innanzi chefar questo. Studia lagente mia diquesto intento Tormi: chi priega,e chi mifa protesto Di dargliin mano me e laterra, prima Che lamia ostinazion tuttici opprima. 35 Così,poiché i protestie i prleghiinvano Vider gittarsi, eche pur stavadura, Presero accordo colFrisone, e inmano (Come avean detto)gli diér mee le mura. Quel,senza farmi alcunoatto villano, Della vitae del regnom'assicura, Purch'ioindolcisca l'indurate voglie, Eche d'Arbante suomi faccÌA moglie. 36Io che sforsarcosì mi veggio,voglio, Per uscirgli diman, perder lavita; Ma se prianon. mi vendico, midoglio Più che diquanta ingiuria abbiapatita. Fo pensier molti;e veggio almio cordoglio Che soloil simular puòdare aita: Fingo ch'iobrami, non chenon mi piaccia, Chemi perdoni esua nuora mifaccia. 37 Fra moltich'ai servizio eranostati Già di miopadre, io scelgodui fratelli Di grandeingegno e digran cor dotati, Mapiù di verafede, come quelli Checresciutici in corte,ed allevati Si soncon noi dateneri zitelli; K tantomiei, che pocolor pania La vitapor per lasalute mia. 38 Comunicocon loro ilmio disegno; Essi promettond'essermi in aiuto. L'unviene in Fiandra,e v'apparecchia un legna: L'altro mecoin Olanda horitenuto. Or mentre iforestieri e queidel regno S'invitano allenozze, fu saputo CheBireno in Biscagliaavea un'armata, Per venirein Olanda, apparecchiata: 89 Perocché,fatta la primabattaglia, Dove fu rottoun mio fratelloe ucciso, Spacciar tosto uncorrier feci inBiicaglia, Che portasse aBireno il tristoavviso; Il qual mentreche s'arma esi travaglia, Dal redi Frisa il resto fuconquiso. Bireno, che di ciò nullasapea, Per darci aiutoi legni scioltiavea. 40 Di questoavuto avviso ilre frisone, Delle nozzeal figliuol lacura lassa; E conl'armata sua nelmar si pone:Trovail duca, lorompe, arde efracassa; E, come vuolfortuna, il faprigione. Ma di ciòancor la nuovaa noi nonpassa. Mi sposa intantoil giovene, esi vuole Meco corcar,come si corchiil sole. 41 Iodietro le cortineavea nascoso Quel miofedele, il qualnulla si mosse Primache a mevenir vide losposo; E non l'atteseche corcato fossa., Ch'ahsò un'accetta,e con sivaloroso Braccio dietro nelcapo lo percosse, Chegli levò lavita e laparola: Io saltai presta,e gli segaila gola. 42 Comecadere il buesuole al macello" Cade ilmalnato giovene, indispetto Del re Cimosco,il più d'ognialtro fello; (Che l'empiore di Frisaè cosi detto). Chemorto l'uno e l'altro miofratello M'avea col padre;e per megliosuggetto Farsi il miostato, mi voleaper nuora: E forseun giorno uccisaavria me ancora. 43Prima ch'altro disturbovi si metta, Toltoquel che piùvale e menopesa, Il mio compagnoal mar micala in fretta Dallafinestra, a uncanape sospesa, Là doveattento il suofratello aspetta Sopra labarca ch'avea inFiandra presa. Demmo levele ai ventie i remialP acque; E tuttici salviam, comea Dìo piacque. 44Non so seire di Frisapiù dolente Del figliuolmorto, o sepiù d'ira acceso Fossecontra di me,che 1 diseguente Giunse dovesi trovò sioffeso. Superbo ritornava eglie sua gente Dellavittoria e diBireno preso; E credendovenire a nozzee a festa, Ognicosa trovò scurae funesta. 4.5 Lapietà del figliuol.Podio ch'aveva A me, di notte il lasciamai. Ma perchè ilpianger morti nonrileva, E la vendettasfoga Podio assai; Laparte del pensier,ch'esser doveva Della pietadein sospirare ein guai, Vuol checon V odioa investigar s'unisca, Come egli m'abbiain mano emi punisca. 46 Queitutti che sapevae gli eradetto Che mi fossinoamici, o dique'miei Che m' aveano aiutataa far Veffetto, Uccise, 0 lorbeni arse, oli fé' rei. Volseuccider Bireno inmio dispetto; Che d'altrosi doler nonmi potrei:Gli parvepoi, se vivo lo tenesse. Cheper pigliarmi in man larete avesse. 47 Magli propone unacrudele e dura Condizion: glifa termine unanno. Al fin delqual gli daràmorte oscura, Se primaegli per forzao per inganno, Conamici e parenti nonprocura, Con tutto ciòche ponno eciò che sanno. Didannigli in prìgion: che la viaDi luisalvare è solla morte mia. stanza43. 48 Ciò chesi possa farper sua salute, Fuorché perderme stessa, iltutto ho fatto. Seicastella ebbi inFiandra, e l'hovendute:E '1 poco0 '1 moltoprezzo eh' ion' ho tratto, Parte, tentandoper persone astute Iguardiani corrompere, hodistratto; E parte, perfar muovere allidanni Di quell'empio orgllnglesi, or gliAlamanni. 49 I mezzi,o che nonabbiano potuto, 0 chenon abbian fattoil dover loro, M' haiino datoparole, e nonaiuto; E sprezzano or che n'hancavato l'oro: E pressoal fine iltermine è venuto, Dopoil qual la forza '1 tesoro Potràgiunger più atempo, si chemorte E strazio schivial mio caroconsorte.50 Mo padree' miei fratellimi son stati Mortiper Ini; perlui toltomi ilregno; Per lui queipochi beni cherestati Meran, del vivermio soli sostegno, Pertrarlo di prigioneho dissipati:Né miresta ora inche più faxdisegno, Se non d'andarmiio stessa inmano a porre Pi cmdeJ nimicoe Ini disciorre. 52Io dubito che,poi che m'avràin gabbia, E fattoavrà di metutti gli strazi!, NéBireno per questoa lasciare abbia,eh' esser perme sciolto miringrazi!; Come periuro, epien di tantarabbia; Che di me solauccider non sisazii:E quel ch'avràdi me, più meno Facciadi poi delmisero Bireno. Stanza 60. 53Or la cagionche conferir convoi Mi fa i miei casi,e ch'io lidico a qaand Signorie cavalier vengonoa noi, É soloacciò, parlandone contanti, M'insegni alcun d'assicurarche poi Ch' a quel crudelmi sia condotta avanti, Nonabbia a ritenerBireno ancora; Né voglia,morta me, ch'essopoi mora. (.4 Pregatoho alcun guerrier,che meco sia Quand' iomi darò inmano al redi Frisa; Ma miprometta, e lasua fé' mi dia, Chequesto cambio saràfatto in guisa, Ch'aun tempo iodata, e liberatofii Bireno: si che quandoio sarò uccisa, Morròcontenta, poiché lamia morte Avrà datola vita almio consorte. 55 fino a questo trovo chiteglia Sopra la fedesui d'assicurarmi. Che quandoio sia condotta,e che mivoglii Aver quel re,senza Bireno darmi, Eglinon lascerà centramia voglia Che presaio sia: siteme ognun quell'armi; Teme quell'armi,a cui parche non possi Starpiastra incontra, esia quanto vuolgrossa. 56 Or, s'invoi la virtùnon è difforme Dalfier sembiante edall' erculeo aspetto, E credetepoter dar megli,e torme Anco dalui, quando nonvada retto: Siate contentod' esser meco aporrne Nelle man sue:ch'io non avròsospetto, Quando voi siatemeco, sebben io Poine morrò, chemora il signormio. 51 Se dunqueda far altronon mi resta, Nési trova alsuo scampo altroriparo, Che per luipor questa miavita; questa Mia vitaper lui por mi saràcaro. Ma sola unapaura mi molesta. Chenon saprò farpatto cosi chiaro, Chem'assicuri che nonsia il tiranno, Poich'avuta m'avrà, perfare inganno. 57 Quila donzella ilsuo parlar conchiuse, Che conpianto e sospirspesso interroppe. Orlando, poieh' ella labocca chiuse, Le cuivoglie al benfar mai nonfur zoppe, In parolecon lei non si difluse; Chedi natura nonusava troppe: Ma lepromise, e lasua fé' lediede, Che faria piùdi quel eh'ella gli chiede. 58Non è suaintenzion ch'ella inman vada Del suonimico per salyarBireno: Ben salverà amendni,se la suaspada £ rosato valornon gli vienmeno. U medesimo dipiglian la strada, Poieli' hanno il ventoprospero e sereno. IlPaladin s'affretta; che di gire All'isola delmostro avea desire. 59Or volta all'una,or volta all'altrabanda Per gli altistagni il buonnocchier la vela:Scnopreun'isola e un'altradi Zilanda; Scnopre unainnanzi, e un'altraaddietro cela. Orlando smontail terzo di in Olanda; Manon smonta coleiche si querela Delre di Frisa:Orlando vuol cheintenda La morte diquel rio, primache scenda. 60 Nellito armato ilPaladino varca Sopra uncorsier di peltra bigio enero, Nutrito in Fiandrae nato inDanismafca, Grande e possenteassai più cheleggiero; Però eh' avea, quandosi messe inbarca. Tu Bretagna lasciatoil suo destriero, Quel Brìgliadorsi bello esi gagliardo, Che nonha paragon, fuorchéBaiardo. 61 Giunge Orlandoa Dordreeche, equivi truova Di moltagente armata insu la porta; Siperchè sempre, mapiù quando ènuova. Seco ogni signoriasospetto porta; Si perchèdianzi giunta erauna nuova. Che. di Selandia,con armata scorta Dinavilii e digente, un cuginviene Di quel signorche qui prigionsi tiene. Stanza 6t. 62Orlando prega uuodi lor, chevada E dira alre, eh' un cavalieroerrante Disia con luiprovarsi a lanciae a spada: Mache vuol chetra lor siapatto innante. Che se'lre fa che,chi lo jtfida,cada, La donna abbiad'aver, ch'uccise Arbante; Chè'l cavalierl'ha in loconon lontano Da potersempre mai darglilain mano: 63 Edall' incontro vuol che '1re prometta, Ch' oveegli vinto nellapugna sia, Bireno inlibertà subito metta, Eche lo lasciandare alla suavia. Il fante alre fa l'imbasciatain fìretta:Ma quel,che virtù cortesia Conobbe mai,drizzò tutto ilsuo intento Alla fraude,all'inganno, al tradimento. 64 Glipar ch'avendo inmano il cavaliero, Avrà ladonna ancor, chesi l'ha offeso, S' inpossanza di lui la donnaè vero Che siritrovi, e ilfante ha ben inteso.Trenta uomini pigliarfece sentiero Diverso dallaporta ov' eraatteso, Che dopo occultoed assai langogiro, Dietro alle spalleal Paladino uscirò. 65II traditore intantodar parole Fatto gliavea, sinché icavalli e ifanti Vede esser giuntial loco ovegli vuole: Dalla portaesce poi conaltrettanti. Come le feree il boscocinger suole Perito cacciatorda tutti icanti; Come presso aVolana i pescie l'onda Con lungarete il pescatorcirconda: €6 Cosi perogDÌ via dalre di Frisa, Chequel guerrier nonfugga, si provvede. Vivo lovuole, e nonin altra guisa:Equesto far sifucilmeute crede, Che '1fulmine terrestre, conche uccisa Ha tantae tanta gente,ora non chiede; Chequivi non glipar che siconvegna. Dove pigliar, nonfar morir disegna. 67 Qual cautouccellator che serbavivi, Intento a maggiorpreda, i primiaugelli, Acciò in piùquautitade altri captivi Faccia colgiuoco e colzimbel di quelli; Talesser volse ilre Cimosco quivi:Magià non volseOrlando esser diquelli Che si lascianpigliare al primotratto; E tosto ruppeil cerchio ch'aveanfatto Stanza 68. 68 IIcavalier d'Anglante, ovepiù spésse Vide legenti e Tarme,abbassò Tasta; Ed unoin quella eposcia un altromesse, E un altroe un altro,che sembrar dipasta: E fin asei ve n'infilzò;e li resse Tuttiuna lancia: eperch'ella non basta Apiù capir, lasciòil settimo fuore Feritosi, che diquel colpo muore. 69Non altrimente nelTestrema arena Veggiam lerane di canalie fosse Dal cautoarcier nei fianchie nella schiena, L'una vicinaalT altra, esser percosse; Nédalla freccia, finchétutta piena Non siada un capoalT altro, esser rimosse. Lagrave lancia Orlandoda scaglia, Kcon la spadaentrò nella battaglia. 70Rotta la lancia,quella spada strinse. Quella chemai non fumenata in fallo; Ead ogni colpo,o taglio opunta, estiose Quand'uomo apiedi, e quand'nomoa cavallo: Dove toccò,sempre in vermigliotinse L'azzurro, il verde,il bianco, ilnero, il giallo. Duolsi Cimosco,che la cannae il foco Secoor non ha,quando v'avrian piùloco 71 E congran voce e con minaccechiede Che portati glisian: ma poco éudito; Che chi haritratto a salvamentoil piede Nella città,non è d'uscirpiù ardito. H refrison, che fuggirgli altri vede, D'essersalvo egli ancorpiglia partito:Corre allaporta, e vuolealzare il pont"; Ma troppoè presto adarrivare il conte:72n re voltale spalle, esignor lassa Del ponteOrlando, e d'amenduele porte; E fugge,e innanzi atutti gli altripassa, Mercè che U suo destriercorre più forte. Nonmira Orlando aquella plebe bassa; Vuoleil fellon, nongli altri, porrea morte: Ma ilsuo destrier sial corso pocoYale, Che restio sembra,e chi fugge,abbia V ale. 75Dietro lampeggia aguisa di baleno; Dinanzi scoppia,e manda inaria il tuono. Tremanle mura, esotto i pieil terreno; Il cielrimbomba al payentososuono. L'ardente strai, chespezza e venirmeno Fa ciò ch'incontra,e anessun perdono, Sibila estride; ma, comeè il desire Diquel brutto assassin,non va aferire.Stanza 70. 73 D'unain un' altravia si levaratto Di vista alPaladin; ma indugiapoco, Che toma connuove armi; ches'ha fatto Portare intanto il cavoferro e ilfoco; E dietro uncanto postosi, dipiatto L'attende; come ilcacciatore al loco, Coicani armati e con lospiedo, attende Il fiercinghiai che pruinososcende, 74 Che spezzai rami, efa cadere isassi; E ovunque drizzil'orgogliosa fironte, Sembra atanto rumor chesi fracassi La selvaintomo, e che si svellail monV. Sta Cimoscoalla posta, acciònon jassi Senza pagargliil fio l'audaceconte. Tosto eh' appare,allo spiraglio tocca Colfuoco il ferro;e quel subitoscocca. 76 0 siala fretta, osia la troppavoglia D'uccider quel Baron,ch'errar lo faccia; 0sia che ilcor, tremando comefoglia, Faccia insieme tremare mani ebraccia; 0 la bontàdivina, che nonvoglia Che '1 suofedel campion sitosto giaccia; Quel colpoal ventre deldestrier si torse: Locacciò in terra,onde mai piùnon sorse. 77 Cadea terra ilcavallo e ilcavaliero:La preme l'un,la tocca l'altroappena, Che si leva destro e leggiero, Come cresciutogli sia possae lena. Quale illibico Anteo semprepiù fiero Surger soleadalla percossa arena; Talsurger parve, eche la forza,quando Toccò il terren,si raddoppiasse aOrlando. Stanza 74. 78 Chivide mai dalciel cadere ilfoco Che con orrendo suon Giovedisserra, E penetrare oveun rinchiuso loco Carboncon solfo econ salnitro serra; Ch'appena arriva, appenatocca un poco, Chepar ch'avvampi ilciel, non chela terra; Spezza lemura, e igravi marmi svelle, Efa i sassivolar sin allestelle :79 S'immaginiche tal, poiche cadenda, Toccò laterra, il Paladinofosse; Con si fierosembiante aspro edorrendo, Da far tremarnel ciel Marte,si mosse. Di chesmarrito il refrison, torcendo La brigliaindietro, per fuggirvoltosse:3Ia gli fudietro Orlando conpiù fretta, Che nonesce dall'arco unasaetta: Stanza 79. 80 £quel che non ayea potutoprima Fare a cavallo,or farà essendoa piede. Lo seguitasi ratto, ch'ognistima Di chi noivide, ogni credenzaeccede. Lo giunse inpoca strada: edalla cima Dell'elmo alzala spada, esi lo fiede, Chegli parte latesta fino alcollo, E in terrail manda adar l'ultimo crollo. 81Ecco levar nellacittà si sente Nuovorumor, nuovo menardi spade; Che '1cugin di Birenocon la gente Ch'aveacondutta dalle suecontrade, Poiché la portaritrovò patente, Era venutodentro alla cittade DalPaladino in taltimor ridutta, Che senzaintoppo la puòscorrer tutti. 82 Fuggeil popolo inrotta; che nonscorge Chi questa gentesia, chedomandi:Ma poi ch'unoed un altropur s'accorge Air abitoe al parlarche son Selandi, Chiede lorpace, e ilfoglio bianco porge; Edice al capitanche gli comandi, Edar gli vuolcontra i Frisoniaiuto, Che'l suo ducain prigion gli hanritenuto. 83 Quel popolsempre stato eranimico Del re diFrisa e d'ognisuo seguace. Perchè mortogli avea ilsignore antico. Ma piùperch'era ingiusto, empioe rapace. Orlando s'interposecome amico D'ambe leparti, e fecelor far pace; Lequali unite, nonlasciar Frisone Che nonmorisse o nonfosse prigione. 84 Leporte delle carcerigittate A terra sono,e non sicerca chiave. Bireno alConte con parolegrate Giostra conoscer l'obbligoche gli ave. Indiinsieme e conmolte altre brigate Sene vanno oveattende Olimpia innave: Cosi la donna, acui di ragionspetta Il dominio dell'isola,era detta; 85 Quellache quivi Orlandoavea condutto Non conpensier che fardovesse tanto; Che leparca bastar che,posta in lutto Sollei, lo sposoavesse a trardi pianto. Lei riveriscee onora ilpopol tutto. Lungo sarebbea racontarvi quanto LeiBireno accarezzi, edella lui; Quai grazieal conte rendanoambidui. 86 II popolla donzella nel paterno Seggio rimette,e fedeltà legiura. Ella a Bireno,a cui connodo etemo La legòAmor d'una catenadura, Dello stato e di dona ilgoverno. Ed egli trattopoi da un'altracura, Delle fortezze edi tutto ildomino Dell'isola guardi an lasciail cugino; 87 Chetornare in Selandiaavea disegno, E menarseco la fedelconsorte: E dicea volerfare indi nelregno Di Frisa espepenziadi sua sorte; Perchèdi ciò l'assicuravaun pegno Ch' egli aveain mano, elo stimava forte:Lafigliuola del re,che fra icaptivi, Che vi furmolti, avea trovataquivi. 88 E dicech egli vuolch aa suogermano, Ch'era minor d'età,l'abbia per moglie. Quindi siparte il senatorromano Il di medesmoche Bireno scioglie. Nonvolse porre adaltra cosa mano, Fratante e tanteguadagnate spoglie, Se nona quel tormentoch'abbiam detto Ch'ai fulmineassimiglia in ognieffetto. 89 L'intenzionnon già, perchèlo tolle, Fu pervoglia d'usarlo insua difesa; Che sempreatto stimò d'animomolle Gir con vantaggioin qualsivoglia impresa: Maper gittarlo inparte, onde nonvolle Che mai potessead uom piùfare offesa: E lapolve e lepalle e tuttoil resto Seco portòch'apparteneva a questo. 90E cosi, poiche fuor dellamarea Nel più profondomar si videuscito Si, che seguolontan non sivedea Del destro più del sinistrolito, Lo tolse, edisse: Acciò piùnon istea Mai cavalierper te d'essereardito, Né quanto ilbuono vai, maipiù si vanti Ilrio per tevaler, qui giùrimanti. 91 0 maledetto,o abbomìnoso ordigno. Chefabbricato nel tartareofondo Fosti per mandi Belzebù maligno. Cheruinar per tedisegnò il mondo. All' Inferno, ondeuscisti, ti rassigno. Cosi dicendo,lo gittò inprofondo. Il vento intanto'le gonfiate vele Spingealla via dell'isolacrudele. 93 scalain Inghilterra in Irlanda Mai lasciòfar. sulcontrario lito. Ma lasciamoloandar dove lomanda Il nudo Arderche l'ha nelcor ferito. Prima chepiù io neparli, io vo' inOlanda Tornare, e voimeco a tornarviinvito:Che, come ame, so spiacerebbea voi, Che quellenozze fosson senzanoi. stanza 8U. 92 Tantodesire il Paladinopreme Di saper se la donnaivi si trova, Ch'amaassai più chetutto il mondoinsieme, Né un'ora senzalei viver gligiova; Che s' in Iberniamette il piede,teme Di non dartempo a qualchecosa nuova, Si eh'abbia poi da dir invano: Ahilasso ! Ch'ai venir mionon affrettai piùil passo. 94 Lenozze belle esontuose f.muo; Ma non sontuose bello, Come inSelaildia dicon chefaranno. Pur non disegnoche vegnate aquelle; Perché nuovi accidentia nascere hanno Perdisturbarle; de'quai lenovelle All' altro Canto vifarò sentire, S'ali' altro Cantomi verrete audire. NOTE. St. 4. V.5.Veggi, vegU. St. 5.V.8. Tripoli, cittàdella Berberla. St. 6.y. 45. Francia.Qal non staper tutto qael paeseche intendiamo ora,ma per quelterritorio dove è Parigi,ed ò bagnatodai fiumi Senna,Marna, Oise e Yonne: perchè ivi si poseroda principio iFranchi. Uveinia, dalfrancese Auvergne. Danoi dicesi Alvernia; edò una deUeProvincie centrali dellaFrancia. St. 7. V.5.Insembre, lo stessoche insieme. St. 8.y. 34. Questoè un finmicelloche scorre vi cino aPontOrsoo, e si scaricapresso Beauvais nelgolfo che si diràfra poco. St. 11.y. 5. Ibernia,è il nomeche davano i Latini all'Irlanda. St. 15. y.d8. ~ S.Malày città marittimadi Francia nella Bretagna.In un golfotra questa provinciae la Normandia, mettefoce il fiumicellodi cui sopra,e sorge il moTtteS, Michele. St. 16.y. 16. Breaco,che i Latinidissero Bria ctinif ei Francesi chiamanoS. Brieux, ècittà di Nor , pressoil fondo diun golfo cheha a levanteil capo Frehel ea ponente Visoletta di Brehat.Zandri glier è ilTrecos'vm degli antichi,corrispondente a Lan Irìguier,ma ora segnatosulle mappe Tréguier.Albiofie denominarono i Latinila Gran Bretagna,probabilmente dal colore biancastrodelle sue rupimarittime. Il vento accennato nelsesto verso dicesiin marineria ponente maestra St. 17.y. 8. LaSchelda o VJEs'aut,come i Fran cesilo chiamano, èil fiume chebagna Anversa, forman dovi un vastoporto. St. 23. y.12. Selandia oZelandia (Seeland), è unadelle Provincie settentrionali olandesi,e componesi delle isoleBeveland, Walcheren, Tholen.Schouwen, con al cune altreformate da vairami della Scheldae della Uosa, edal mare delNord. La BiseagUaè ptovlaam della Spagnasettentrionale. Nella Biacaelias enei monti delleAsturie, si tennerosempre forti isespugnabili gli Spagnuolicontro gli Arabie f Morì,fis che palmo a palmoriconquistarono tutto ilpaese. St. 25. y.8. Frisa oFrisia, paese anticamente abitato daiFriaJ, Germani d'origine,e conquistati da Druso.Una parte diesso costituisce inoggi la Frisia propriamente detta,altra delle Provinciesettentrionali olandesi. St.28. v.7. Ferrolugio, Tarchibugio. Ilpoeta lo suppone inventatoda questo refrisone, molti secoliprima che non fosse. St.34. y. 2.Far di tuttoil resto; valeesponi alle ultime calamità. St.36. y. 78.Intendi: non dimostroche non xnt piaccia,ed ami fingobramare che miperdoni, ecc. St. 37.v.6. Citelli, giovinetti. St. 42.y. 2. Malnato,nato cioè persua svmtara. St. 52. y. 5.Periuro, spergiuro, St. 6(".v.6. Accenna laminore Bretagna, provin cia settentrionale dellaFrancia. St. 61. y.1. Dordrecch, ossiaDordrecht, città del l'Olanda merìdionale, inun'isola della Ma<"a. St. 65.y. 7. Volana,cioè Volano, ramodel Po. St 77.y. 5. Anteo,gigante mitologico, erafiglio della Terra, sullaquale se fossecaduto, ne rìsorgevsp'à robusto. St. 85. y.7. ~ Tormentumchiamavano i Latinik macchine di guerrada scagliare pietre,giavellotti ed al triproiettili:talvoce italianizzatasi applica qal alTarchibugio . St. 90. y.5. Stea perte, abbia cagioneda te. St. 93.y. 12. Farescala, espressione marinaresca. sbarcare. s Bireno, ioTaghitosidi altra donna,abbandona Olimpia. Ruggieroriceve l'Jppogrifo daLogistilla che loammae stra a gaidarlo. esu qaello discendein Inghilterra, doveosserva la rassegnadelle truppe destinatein aiuto di Carlo.Nel passare inIrlanda, scorge neirisoladi Ebuda Angelicalegata ad anoscoglio per esseredivorata dall'orca: abbatte ilmostro, toglie lagiovane in groppa,e discende conlei sul lidodella minore Bretagna. 1 Fraquanti amor, fraquante fedi almondo Mai trovar,fra quanti corconstanti, Fra quante, oper dolente oper giocondo Stato, férprove mai famosiamanti; Piuttosto il primoloco, chMl secondo Daròad Olimpia: e se purnon va innanti, Benvoglio dir che fra gliantiqui e novi Maggiordell'amor suo nonsi ritrovi; 2 Eche con tantee con sichiare note questo hafatto il suoBireno certo. Che donnapiù far certouomo non puote, Quandoanco il pettoe'I cor mostrasseaperto: E s animesi fide esi devote D'un reciprocoamor deuno avermerto, Dico ch'Olimpia èdegna che nonmeno, Anzi più che ancor, PamiBireno; 3 E chenon pur nonT abbandoni mai Peraltra donna, seben fose quella Ch'Europa ed Asiamesse in tantiguai, s' altra ha maggiortitMo di bella: Ma,piuttosto che lei,la"ci coi rai DelSol l'udita eil gusto ela favella E lavita e lafama, e s' altracosi Dire 0 pensarsi può piùpreziosa. 4 Se Birenoamò lei, comeella amato Bireno avea;se fu sia lei fedele Comeella a lui;se mai nonha voltato Ad altravia, che aseguir lei, levele:Oppur s' a tantaservitù fu ingrato, Atanta fede ea tanto amorcrudele. Io vi vo'dire,e far dimaraviglia Stringer le labbra,ed inarcar leciglia. 5 E poiche nota Timpietà vi fia, Chedi tanta bontàfu a leimercede, Donne, alcuna divoi mai piùnon sia, Ch' aparole d'amante abbiaa dar fede. L'amante, peraver quel chedesia. Senza guardar cheDio tutto odee vede, Avviluppa promessee giuramenti, Che tuttispargon poi perl'aria i venti. 6I giuramenti ele promesse vanno Daiventi in ariadissipate e sparse, Tostoche tratta questiamanti s' hanno L'avida seteche gli acceseed arse. Siate a'prieghied a' pianti che vi fanno, questoesempio, a crederepiù scarse. Bene èfelice quel, donnemie care. Ch'esser accortoall'altrui spese impare.GnardateTÌ da questiòhe sai fiore De'lorbegli anni ilyiso han polito: Che presto nascein loro epresto muore, Quasi unfoco di paglia,ogni appetito. Come seguela lepre ilcacciatore Al freddo, alcaldo, alla montagna,al lìto. Né piùr estima poiche presa vede; Esol dietro achi fogge, affrettail piede:8 Cosifan questi gioveni,che, tanto ChYi mostratelor dure eproterve, V'amano e riverisconocon quanto de' farchi fedelmente serve:Manon si tostosi potran darvanto Della vittoria, chedi donne, serve Vidorrete esser fette;e da voitolto Vedrete il falsoamore, e altrovevolto. 9 Non vi vieto perquesto (ch'avrei torto) Chevi lasciate amar;che senza amante Sareste comeinculta vite inorto, Che non hapalo ove s'apponio piante. Sol laprima lanugine viesorto Tutta a foggir,volubile e incostante; Ecórre i fruttinon acerbi eduri. Ma che nonsien però troppomaturi. 10 Di sopraio vi diceaeh' una figliuola Delre di Frisaquivi hanno trovata. Chefia, per quanton'han mosso parola. DaBireno al fratelper moglie data. Ma,a dire ilvero, esso v'aveala gola; Chevivanda era troppodelicata: E riputato avriacortesia sciocca. Per darlaaltrui, levarsela dibocca. stanza Itt. 11 Ladamigella non passavaancora Quattordici anni, ed era bellae fresca, Come rosache spunti alloraallora Fuor della buccia,e col Solnuovo cresca. Non purdi lei Birenos'innamora. Ma fuoco maicosi non acceseesca. Né se lopongan l'invide enimiche Mani talor nellemature spiche; 12 Comeegli se n'acoese immantinente, Come eglin'arse fin nellemedoUe, Che sopra ilpadre morto leidolente Vide di piantoil bel visofar moUe. E comesuol, se l'acquafredda sente, Quella restarche prima alfhoco bolle; Cosi l'arderch'accese Olimpia, vinto Dalnuovo successore, inlui fu estinto. 18Non pur saziodi lei, mafastidito N'é già cosi,che può vederlaappena; E si dell'altraacceso ha l'appetito. Che nemorrà se troppoin lungo ilmena; Pur, finché giungail e' hastatuito A dar fineal disio, tantoraffrena. Che par eh'adori Olimpia, nonche l'ami; E quelche piace alei, sol vogliae brami. 14 Ese accarezza l'altra(che non puote Farche non l'accarezzipiù del dritto), Nonè chi questoin mala partenote; Anzi a pietade,anzi a bontàgli é ascritto; Cherilevare un cheFortuna ruote Talora alfondo, e consolarl'afflitto, Mai non fubiasmo, ma gloriasovente; Tanto più unafanciulla, una innocente. Stanza 34. 150 sonuno Dio,come i giudìcjumani Spesso offuscati sonda un nembooscuro ! I modi diBireno, empj eprofani, Pietosi e santiriputati furo. I marinari,già messo lemani Ai remi, esciolti dal lìtosicuro, Portayan lieti peisalati stagni Verso Selandiail duca ei suoi compagni. 16 Giàdietro rimasi eranoe perduti Tutti divista i terminid'Olanda; Che, per nontoccar Frisa, piùtenuti S'eran vèr Scoziaalla sinistra banda: Quandoda un ventofur sopravvenuti, Ch'errando inalto mar tredi li manda. Sursero ilterzo, già pressoalla sera, Dove incultae deserta un'isolaera. 17 Tratti che si fardentro un picciolseno, Olimpia venne interra; e condiletto In compagnia deli'infedelBireno Cenò contenta, efaor dogni sospetto: Indi conlui, dovein loco ameno Tesoera un padiglione,entrò nel letto. Tuttigli altri compagniritornaro, E sopra ilegni lor siriposaro. 18 II travagliodel mare ela paura, Che tenutaalcun di Vaveano desta; Il ritrovarsial lito orasicura, Lontana da rumornella foresta, E chenessun pensier, nessunacura, Poiché 1 suoAmante ha seco,la molesta; Fa cagioneh' ebhe Olimpiasi gran sonno, Chegli orsi ei ghiri avermaggior noi ponno. 19n falso amante,che i pensatiinganni Veggiar facean, comedormir lei sente, Pianpiano e9ce delletto; e de' suoipanni Fatto un faste!,non vestealtrimente; E lascia ilpadiglione; e, comei vanni Nati glisian, rivola allasua gente, E lirisveglia; e senzaudirsi un grido, ¦Fa entrar nell' alto,e abbandonare illido. 23 Quivi surgeanel lito estremoun sasso, Ch' aveanol'onde, col picchiarfrequente, Cavo e riduttoa guisa d'arcoal basso, E stavasopra il marcurvo e pendente. Olimpia incima vi salia gran passo (Cosila facea l'animopossente); E di lontanole gonfiate vele Videfuggir del suosignor crudele: 24 Vide lontano,o le parvevedere; Che l'aria chiaraancor non eramolto. Tutta tremante silasciò cadere, Più biancae più cheneve fredda involto. Ma poi che di levarsiebbe potere, Al cammindelle navi ilgrido volto, Chiamò, quantopotea chiamar piùforte, Più volte ilnome del crudelconsorte: 25 E dovenon potea ladebil voce, Suppliva ilpianto e 'lbatter palma apahoA. Dove foggi, crudel,cosi veloce? Non hail tuo legnola debita salma. Fache levi meancor: poco glinuoce Che porti ilcorpo, poidiè portal'alma. E con lebraccia e conle vesti segno Fatuttavia, perchè ritomiil legno. 20 Rimaseaddietro il lidoe la meschina Olimpia, chedormi senza destarse, Finché l'Aurorala gelata brina Dalledorate ruote interra sparse, E s'udirle alcione allamarina Dell'anticoinfortunio lamentarse. Né desta dormendo, ellala mano Per Birenoabbracciar tese, mainvano.21 Nessuno trova:a laman ritira: Di nuovotenta, e purnessuno trova. Di qual'un braccio, edi l'altrogira; Or l'una orl'altra gamba; enulla giova. Caccia ilsonno il timor:gli occhi apre,e mira: Nonvede alcuno. Orgià non scaldae cova Più levedove piume; ma si getta Delletto e fuordel padiglione infretta: 22 E correal mar, graffiandosile gote, Presaga ecerta ormai disua fortuna. Si stracciai crini, eil petto sipercuote: E va guardando(che splendea laluna) Se veder cosa,fuor che '1lito, puote; Né, fuorche'l lito, vedecosa alcuna. Bireno chiama;e al nomedi Bireno Rispondean gliantri, che pietàn' avieno. 26 Mai venti cheportavano le vele Perr alto mardi quel gioveneinfido, Portavano anco ipriegbi e lequerele Dell'infeliceOlimpia, e '1 piantoe1 grido; La qualtre volte, a stessa crudele, Peraffogarsi si spiccòdal lido; Pur alfinsi levò damirar l'acque, E ritornòdove la nottegiacque; 27 E conla faccia ingiù, stesa sulletto, Bagnandolo di pianto,dicea lui:lersera destiinsieme a duiricetto:Perché insieme allevar non siamodui? Oh perfido Bireno !o maladetto Giorno eh' al mondogenerata fui ! Che debbofar? che pbss'iofar qui sola? Ohimi aiuto?ohimè! chi miconsola? 28 Uomo nonveggio qui, nonci veggio opra Dondeio possa stimarch'uomo qui sia:Navenon veggio, acui salendo sopra, Speriallo scampo mioritrovar via. Di disagiomorrò; chimi cuopra Gli occhisarà, chisepolcro dia. Se forsein ventre lornon me lodanno I lupi, ohimè !eh' in questeselve stanno. 29 Iosto in sospetto,e già diveler panni Dì questiboschi orsi oleoDÌ uscire, O tigri0 fiere tal,che natura armi D'aguzzidenti e d'ugneda ferire. quai ferecmdel potriano farmi, Feracrudel, peggio dite morire?Darmi unamorte, so, lorparrà assai; E tudi mille, ohimè !morir mi fai. 30Ma presuppongo ancorch'or ora arrivi Nocchier cheper pietà diqui mi porti; £cosi lupi, orsi,leoni schivi, Strazii, disagi,ed altre orribilmorti:Mi porterà forsein Olanda, s' ivi Perte si guardanle fortezze ei porti? Mi porteràalla terra oveson nata, Se tucon fìraude giàme Phai levata? 31Tu m'hai lostato mio, sottopretesto Di parentado ed'amicizia, tolto. Ben fostia porvi letue genti presto, Peravere il dominioa te rivolto. Tornerò inFiandra, ove hovenduto il resto Diche io vivea,benché non fossemolto, Per sovvenirti edi prigione trarte? Meschina! doveandrò? non soin qual parte. 32Debbo forse irein Frisa, ov'io potei, E perte non vivolsi, esser regina? Uche del padree dei fratellimiei, E d'ogni altromio ben fula ruina. Quel e'ho fatto perte, non tivorrei, Ingrato, improverar, disciplina Dartene; che nonmen di melo sai: Or eccoil guiderdon cheme ne dai. 33Deh, purché dacolor che vannoin corso Io nonsia presa, epoi venduta schiava! Prima chequesto, il lupo,il leon, l'orso Venga,e la tigre,e ogni altrafera brava, Di cuil'ugna ini stracci,e franga ilmorso; E morta mistrascini alla suacava. Cosi dicendo, lemani si caccia Ne'capei d'oro,e a chioccaa chiocca straccia. 34Corre di nuovoin su l'estremasabbia, E ruota ilcapo, e spargeall'aria il crine, Esembra forsennata, ech'addosso abbia Non undemonio sol, male decine; 0, qualEcuba, sia conversain rabbia, Vistosi mortoPolidoro alfine. Or siferma s'un sasso,e guarda il mare;Né mend'un vero sasso,un sasso pare. 353Ia lasciamla dolerfinch'io ritorno, Per volerdi Kuggier dirvipur anco. Che nelpiù intenso ardordel mezzo giorno Cavalca illito, affaticato estanco. Percuote il Solnel colle, efa ritomo; Di sottobolle il sabbiontrito e bianco. Mancava all' armeeh' avea indosso,poco Ad esser, comegià, tutta difuoco. 36 Mentre lasete, e dell' andarfatica Per l'alta sabbiae la solingavia Gli facean, lungoquella spiaggia aprica, Noiosa edispiacevol compagnia; Trovò eh' all'ombrad'una torre antica. Chefuor dell'onde appressoil lito uscia. Dellacorte d'Alcina erantre donne. Che leconobbe ai gestied alle gonne. 37Corcate su tappetialessandrini, Qodeansi il frescorezzo in grandiletto. Fra molti vasidi diversi vini Ed'ogni buona sortadi confetto. Presso allaspiaggia, coi fluttimarini Scherzando, le aspettavaun lor legnetfo Finché lavela empiesse agevolóra; Che un fiatopur non nespirava allora. 38 Queste,eh' andar perla non fermasabbia Vider Buggier alsuo viaggio dritto, Chesculta avea lasete in su le labbia. Tuttopien di sudoreil viso afflitto. Glicominciare a dirche si nonabbia Il cor volonterosoal cammin fitto, Ch' allafresca e dolceombra non sipieghi, E ristorar lostanco corpo nieghi. 39E di loruna s'accostò alcavallo Per la staffatener, che nescendesse; L'altra con unacoppa di cristallo. Dìvin spumante, piùsete gli messe:MaRuggiero a quelsuon non entròin ballo Perchè d'ognitardar che fattoavesse. Tempo di giungerdato avrìa adAlcina, Che venia dietro,ed era omaivicina. 40 Non cosifin salnitro ezolfo puro, Tocco dalfuoco, subito s'avvampa; Nécosì freme ilmar, quando l'oscuro Turbo discende,e in mezzose gli accampa Come,vedendo che Ruggiersicuro Al suo drittocammin l'arena stampa, Eche le sprezza(e pur sitenean belle), D'ira arsee di furorla terza d'elle.Tanon sei gentil cayaliero, (Dice gridandoquanto può piìtforte) Tu' hai rubateV arme; e queldestriero Non saria tuoper veruu'altra sorte; Ecosì; come benm'appongo al vero, Tivedessi punir didegna morte; Che' fossi fattoin quarti, arsoo impiccato, Brutto ladron,villa"; superbo, ingrato. 42Oltr a questee molt' altre ingiuriose. Parole che gliusò la donnaaltièra, Ancorché ' maittuggier non lerispose, Che di. sivii tenzon pocoonor spera; Con lesorelle tosto eUasipose " Sul legnoin mar, cheal lor servigiov' età:Ed affrettandoi remi, loseguiva, Vedendol tuttavia dietroallariva. 43 Minaccia sempre,maledice e incarca; CheTonte sa trovarper ogni. ponto. Intanto àquello: stretto, onde si "varta Alla fatapiù Bella, èRiiggier ghiÀtoi Dove unvecchio' ncKMihiero una miabare": Scioglier dall'altra ripa verte,appanta Come, avvisato egià provvisto, i|irivì" Sistia aspettando cheRiitiro arritL .44 Scioglie ilnocchier, cume venirlo vcdt Ditrasportarlo a migliorripu lieto; Che,se la facciapuò del votilfir fede Tuttobenigno e tuttoera scroto. PoseRuggier sopra: ileìhìIìo il piede,Dio ringraziando; eper In marquieto Ragionando venia col lenito. Saggiò edi lunga esperìeji*zailutto, 45 Quel lodavaRuggier, che s avesse ' Saputoa tempo torda Alclna,.é innanlij Chelcalice incantato ellagli desse, • Ch'aveaalfin dato atutti gli altriamasti | E poi,che a Logistillasi traesse. Dove vederpòtria costumi santi, Bellezza etema,ed iiifinita .grazia,. ' Che '1cor nutrisce . epasce, e jnàinon 46 Costei, dicea,stupore e riverenza." T Induce UPàlma,ove si scuopreprima;. Contempla megliopoi V altapresenza j • Ognialtro' ben tipar di pocastima. Il suo amoreha dagli altridifferenza 4 Speme 0 timornegli altri ilcor ti lima; . Inquesto il desideriopiù non chiede,, Econtento riman comela veile. 47. Ellat'insegnerà stiidj piùgmti, . Che suoni,danze, odori jbagni e cibi; Macom§ i pensiertuoi meglio fonnati Poggin pitiad alto, che .per V ariai nibi E comedella g;loria de' beati Nelmortai corpo partesi delibi. Cosi parlandoil marinar veniva, .Lontano ancoraalla sicura riva; 48Quando vide scoprirealla marìnia Molti. nàvilj, e!tutti alla suavolta. Con quei nevien T ingiuriataAlcina, E moltadi sua gentebave raccolta, . Perpor lo sUttoe stessa.in ruinft, 0 riacquistarla cara cosatolta. E bene èAmor di ciòcagion non lieve, Mar ingiuria nonmen che nericeve. 49 Ella nonebbe sdegno, da che nacque, Dìquesto il maggiormai, eh' orala rode:Onde fai remi si affrettarper l'acque, Che laspuma ne spargeambe le prode. Algran romor mar ripatacque; Ed Eco risonarper tutto s'ode. Scnopri, Ruggier,lo scudo, chebisogna; Se non, seimorto, o presocon vergogna. 50 Cosidisse il nocchierdi Logistilla; Ed oltreil detto, eglimedesmo prese La tasca,e dallo scudodipartilla, E fé' il lumedi quel chiaroe palese. L'incantato splendorche ne sfavilla, Gliocchi degli avversar)così offese, Che li fé'restar ciechi alloraallora, E cader chida poppa echi da prora. 51Un eh' eraalla veletta insu la ròcca, Dell'armata d'Alcinasi fu accorto; Ela campana martellandotocca, Onde il soccorsovien subito alportx). L'artiglieria, come tempesta,fiocca Centra chi vuoleal buon Ruggierfar torto:Si chegli venne d'ogniparte aita Tal, chesalvò la libertàe la vita. 52 Giunteson quattro donnein su laspiaggia. Che subito hamandate Legisti Ila: Lavalorosa Andronica, ela saggia Frenesia, el'onestissima Dicilla, E Soirosinacasta, che, comeaggia Quivi a farpiù che l'altre,arde e sfavilla. L'esercito eh'al mondo èsenza pare, Del castelloesce, e sidistende al mare. 53Sotto il Castelnella tranquilla foce Dimolti e grossilegni era unaarmata. Ad un bottodi squilla, aduna voce Giorno enotte abattagliaapparecchiata.E cosifu la pugnaaspra ed atroce, Eper acqua eper terra incominciata; Per cuifu il regnosottosopra volto, Ch'avea giàAlcina alla sorellatolto. 54 Oh diquante battaglie ilfin successe Diverso aquel che sicredette innante ! Non soleh' Alcina allor nonriavesse, Come stimossi, ilfuggitivo amante; Ma dellenavi che purdianzi spesse Fur sì,eh' appena ilmar ne capiatante, Fuor della fiammache tutt' altre avvampa, Conun legnetto solmisera scampa. 55 FuggesiAlcina; e suamisera gente Arsa epresa riman, rottae sommersa. D'aver Ruggierperduto ella sisente Via più doler,che d' altra cosaavversa. Notte e per lui gemeamaramente, E lacrime perlui dagli occhiversa E per darfine a tantoaspro martire Spesso siduol di nonpoter morire. 56 Morirnon puote alcunafata mai. Fin che '1 Solgira, o ilciel non mutastilo. Se ciò nonfosse, era ildolore assai Per muoverCleto ad inasparleil filo; 0, qualDidoD, finia colferro i guai; 0la regina splendidadel Nilo Avria imitatacon mortifer sonno:Male fate morirsempre non penne. 57Temiamo a queldi eterna gloriadegno Ruggiero; e Alcinastia nella suapena. Dico di lui,che poi chefuor del legno Sifu condutto inpiù sicura arena, Dioringraziando che tuttoil disegno Gli erasuccesso, al marvoltò la schiena: Edaffrettando per l'asciutto ilpiede, Alla rócca neva che quivisiede. 58 lapiù forte ancor, la piùbella Mai vide occhiomortai prima dopo. Son di piùprezzo le muradi quella, Che sediamante fossino epiropo. Di tai gemmequaggiù non sifavella: Ed a chivuol notizia averne,é d'uopo Che vadaquivi; che noncredo altrove, Se nonforse su inciel, se ne ritrove.59 Quelche più fa che lors'inchina e cede Ognialtra gemma, éche, mirando inesse, L'uom sin inmezzo all'anima sivede, Vede suoi vizje sue virtudiespresse Sì, che alusinghe poi di non crede. Néa chi darbiasmo a tortogli volesse:Fassi, mirandoallo specchio lucente Séstesse, conoscendosi, prudente. 60II chiaro lumelor, ch'imita ilSole, Manda splendore intanta copia interne. Chechi l'ha, ovunquesia, sempre chevuole, Febo, malgrado tuo,si può fargiorno. Né mirabil vison le pietresole; Ma la materiae l'artificio adorno Contendon sì,che mal giudicarpuossi Qual delle dueeccellenze maggior fossi.Sopragli altissimi archi,che pnntelii Parean chedel ciel fossinoa vederli, Eran grdinsi spaziosi ebelli, Che saria alpiano ancofatica averli. Verdeggiar gliodoriferi arbuscelli Si pnonveder fra ilaminosi merli; Ch'adorni son Testatee'I verno tatti Divaghi fiori edi matari fratti. stanza I 62Dì. cosi nobiliàrbori non suole Prodarsi. fttor diquesti bei giardini; Nédi tai rose0 di similiviole, Di gigli, diamaranti e digesmini. Altrove appar comea an. medesmoSole £ nasca eviva, e mortoil cio inchini, Ecome lasci vedovoil suo stelo Ilfior saggetto alvariar del cielo; 63Ma qaivi eraperpetua la verdara, Perpetua labeltà de fiorìeterni. Non che benignitàdella Natura Si temperatamente ligoverni; Ma Logistilla consuo stadio ecara, Senza bisogno de'moti sapemi (Quel cheagli altri impossibileparea), Soa primavera ognorferma tenea. 64 Logistillamostrò molto avergrato Ch' a leivenisse un sigentil signore; E comandòche fosse accarezzato, E chestudiasse ognun difargli onore. Gran pezzoinnanzi Astolfo eraarrivato. Che visto daRuggier fu dibuon core. Fra pochigiorni venn glialtri tatti, Ch' airesser lor Melissaavea ridutti. 65 Poiche si furposati un giorno e dui,Venne Ruggiero allafata prudente Col ducaAstolfo, che, nonmen di lui, Aveadesir di rivederPonente. Melissa le parlòper amendni; E supplicala fata umilemente. Chegli consigli, £Eivorìscae aiuti Si, cheritomin d'onde eranvenuti. 66 Disse lafata: Io ci porròil pensiero, E fradui di teli darò espediti. Discorre poitra comeRuggiero, E, dopo lui,come quel ducaaiti: Conchiude infin, che'lvolator destriero Ritomi ilprimo agli aquitaniliti; Ma prima vuolche se glifaccia un morso Conche lo volgae gli raffreniil corso. 67 Glimostra com' egliabbia a far,se vuole Che poggiin alto; e come afar che cali; Ecome se vorràche in girovole, 0 vada ratto,o che sistia su l'ali:Equali effetti ilcavalier far suole Dibuon destriero inpiana terra, tali FaceaRuggier, che mastrone divenne, Per l'aria,del destrier eh' aveale penne. 68 Poiche Ruggier fud'ogni cosa inpunto, Dalla fata gentilcommiato prese, Alla qualrestò poi semprecongiunto Dì grande amore:e usci diquel paese. Prima dilui che se n' andòin buon ponto, Epoi dirò comeil guerriero inglese Tornasse conpiù tempo epiù fatica Al magnoCarlo ed allacorte amica. 63 Quindiparti Ruggier, ma non rivenne Perquella via chefé' già suo malgrado, AUor che semprel'Ippogrifo il tenne Soprail mare, eterren vide dirado:Ma potendogli or far batterle penne Di quadi là, dovepiù gli era a grado. Volseal ritomo farnuovosentiero, Come, schivandoErode, i Magifero. 70 AI yenìrquivi, era lasciandoSpafiaa, Venuto India atrovar per drittiriga, Là dove ilmare orientai labagna. Dove una fataavea con Paltra briga. t Orveder si disposealtra campagna. Che quelladove i ventiEolo instiga, £ finirtatto il cominciatotondo, Per avor comeil Sol, giratoil mondo. 71 Quinciil Cataio, equindi Mangiana, Sopra ilgran Quinsai videpassando: Volò sopra l'Imavo,e Sericana Lasciò aman destra; esempre declinando Dagl'iperborei Scitiall' onda Ircana, Giunse alleparti di Sarmazia: equando Fu dove Asiada Europa sidivide, Russi e Pruteniela Pomeria vide. Stanzad7. 72 Benché diRuggier fosse Ognidesire Di ritornare aBradamant presto; Por, gustatoil piacer eh' aveadi gire Cercando ilmondo, non restòper questo, Ch'alli Polacchi,agli Ungari venire Nonvolesse anco, alliGermani, e alresto Di quella borealeorrida terra; E vennealfin nell'ultima Inghilterra. 73 Noncrediate, signor, cheperò stia Per silungo cammin sempresu l'ale:Ogni seraall'albergo se negià, Schivando a suopoter d'alloggiar male. Espese giorni emesi in questavia; Si di vederla terra eil mar glicale. Or presso aLondra giunto una mattina, SopraTamigiil volator declinaGELANDO PUBIOSO. 74Dove ne' pratialla città vicini Videadunati uomini d'armee fanti, Ch'a 8uondi trombe ea suòn ditamburini Venian, partiti abelle schiere, avanti IIbuon Rinaldo, onorde' paladini; Del qual, sevi ricorda, iodissi innanti, Che, mandatoda Carlo, eravenuto In queste partia ricercare aiuto. 75Giunse appunto Buggier,che si facea Labella mostra ftiordi quella terra:Eper sapere iltutto, ne chiedea Uncavalier; ma sceseprima in terra: Equel, ch'affikbil era,gli dicea Che diScozia e d'Irlandae d'Inghilterra E dell'isoleintorno eran leschiere Che quivi alzateavean tante bandiere: 76E finita lamostra che faceano, Allamarina si distenderanno, Dove aspettatiper solcar l'Oceano Soudai navilj chenel porto stanno. IFranceschi assediati siricreano, Sperando in questiche a salvarli vanno. Ma acciòtu te n' informipienamente, 10 ti distingueròtutta la gente. 77Tu vedi benquella bandiera grande, Ch'insieme ponla fiordaligi ei pardi: Quella ilgran capitano all' ariaspande, E quella han da seguirgli altri stendardi. IIsuo nome, famosoin queste bande, ÉLeonetto, il fiordelli gagliardi, Di consiglioe d'ardire inguerra mastro, Del renipote, e ducadi Lincastro. 78 Laprima, appressoil gonfalon reale, Che'lvento tremolar faverso il monte, Etien nel campoverde tre biancheale, Porta Ricardo, diVarvecia conte. Del ducadi Glocestra èquel segnale Ch'ha duocoma di cervioe mezza fronte. Delduca di Chiarenzaè quella face:Quell'arbore èdel duca d'Eborace. 79Vedi in trepezzi una spezzatalancia: Gli è '1gonfelon del ducadi Nortfozia. La fnlgureè del buonconte di Cancia. 11grifone è delconte di Pembrozia Ilduca di Snfolciaha la bilancia. Vedi quelgiogo che dueserpi assozia: É delconte d'Essenia; ela ghirlanda In campoazzurro ha queldi Norbelanda. 80 IIconte d'Arinddia èquel e' hamesso In mar quellabarchetta che s'affonda. Vedi ilmarchese di Barclei;e apprnso Di Mardiiail conte, eil conte diBitmonda: 11 primo portain bianco unmonte fesso, L'altro kpalma, il terzoun pin nell'onda. Quel diDorsezia è conte,e quel d Antona,Che Punoha il canso,e l'altro lacoronai 81 II falconchesul nido ivanni infatua" Porta Raimondo,il conte diDevonia. Il giallo enegro ha queldi Vigorùia; n canquel d'Erbia: unorso quel d'Ondala Lacroce che vedi cristallina, É delricco prelato diBattonia. Vedi nel bigiouna spezzata sedia? Édel duca Arimandi Sormosedia. 82 Gliuomini d'arme egli arcieri aoamSo Di quarantadue milanumer fanno. Sono duotanti, o dicento non fallo" Quelli eh' a pienella battaglia vanno. Miraquei segni, unbigio, un verde,nn gìlllo E dinero e dazzurlistato un panno: Goffredo, Enrico,Ermante ed Odoardo Guidan pedoni,ognun col suostendardo" 8B Duca diBocchingamia è queldinante:Enrico ha lacontea di Sarisberia. Signoreggia Bnrgeniail vecchio Ermante: Quello Odoardoè conte diCroisberia. Questialloggiati più versolevante, Sono gl'Inglesi. Orvolgiti all'Esperia, Dove siveggion trenta milaScotti, Da Zerbin, figliodel lor re,condotti. 84 Vedi traduo unicormi ilgran leone, Che laspada d'argento hanella zampa:Quel!' è delre di Scoziail gonfalone; Il suofigliuol Zerbino ivis accampa. Non èun si belloin tante ajtrepersone; Natura il fece,e poi ruppela stampa. Non èin cui talvirtù, tal grazialuca, 0 tal possanza:ed è diRoscia duca. 85 Portain azzurro unadorata sbarra Il conted'Ottonici nello stendardo. L altra bandieraè del ducadi Marra, Che neltravaglio porta illeopardo. Di più colorie di piùaugei bizzarra Mira l'insegnad'Alcabrun gagliardo. Che nonè duca, conte, marchese . Ma primonel salvatico paese. Stanza75 B6 Del ducadi Trasfordia èqaella insegna, Dove èTaugel chal Soltien gli occhifranchi. Lurcanio conte, chMnAngoscia regna, Porta queltauro e' ha duoveltri ai fianchi. Vedi il dncadAlhania, che segna Ilcampo di coloriazzurri e Manchi. Qnellavoltor eh undrago verde lania Èr insegna delconte di Boccania. 87 SignoreggiaForbesse il forteArmano, Che di biancoe di neroha la bandiera: Edha il conted'Erelia a destramano, Che porta incampo verde unalumierOr guarda gVIbernesi appresso ilpiano:Sono duo squadre;e il contedi Childera Mena laprima, e ilconte di Desmonda Dafieri monti hatratta la seconda. Nello stendardoil primo haun pino ardente; L'altro nelbianco una vermigliabanda. Non soccorsoa Carlo solamente Laterra inglese ye la Scoziae V Irlanda; Mavien di Sveziae di Norvegiagente, Da Tile, efin dalla remotaIslanda; Da ogni terra,in somma, che giace, Nimica naturalmentedi pace. 89 Sedicimila sono, opoco maiioo, Delle speloncheusciti e delleselve: Hanno piloso ilviso, il petto,il fianco, E dossie braccia egambe, come belve. Intorno allostendardo tutto bianco Parche quel piandi lor landes'inaelve: Così Moratto ilporta, il capoloro, Per dipingerlo poidi sangue moro. 8taiiBad5. 90 MentreRuggier di quellagente bella, Che persoccorrer Francia siprepara, Mira le varieinsegne, e favèlla, £ dei signorbritanni i nomiimpara; Uno ed unaltro a lui,per mirar quella Bestiasopra cui siede,unica o rara, Maraviglioso corree stupefatto; E tostoil cerchio intornogli fa taUo. 91 che perdare ancor piùmaraviglia, £ per pigliarneil buon Ruggierpiù gioco, Al volantecorsier scuote labriglia, E con glisproni ai fianchiil tocca unpoco. Quel verso ilciel per Varia il camminpiglia, E lascia ognunoattonito in quelloco. Quindi Ruggier, poichédi iMsda inbanda Viée gl'Inglesi, andòverso T Irlanda. 99 £vide Ibernia fabulosa,dove n santo Tecchiarelfece la cava, Inche tanta mercèpar che sitrove, Che Tuom viporga ogni suacolpa prava. Quindi poisopra il mareil destrier move Làdove la minorBretagna lava; £ nelpassar vide, mirandoabbasso, Angelica legata alnado sasso; 93 Alnado "asso, aliisola del pianto:Cbèl'isola del piantoera nomata Quella che da crudelee fiera tanto Edinumana gente eraabitata, Che (come iovi dicea sopranel Canto) Per varjliti sparsa ivain armata Tutte lebelle donne depredando, Per famea un mostropoi cibo nefando. stanza 100. 94Vi fn Iellatapur quella mattina, Dovevenia |"er trangugiarlaviva Quel smisurato mostro,orca marina, Che diabborrevol esca sinutriva. Dissi di sopra,come fu rapina Diquei che latrovare in sula riva Dormire alvecchio incantatore accanto, Oh'ivi r aveatirata per incanto. 95La fiera genteinospitale e cruda Allabestia crudel nellito espose La bellissimadonna cosi ignuda, ComeNatura prima la compose.Un velonon ha pure,in che rinchiuda Ibianchi gigli ele vermiglie rose, Danon cader perluglio o perdicembre . Di che sonsparse le politeroembre. 96 Creduto ayriache fosse statuafiuta 0 d alabastro od'altri marmi illustri Ruggiero, esu lo scogliocosì avvinta Per artificiodi scultori industri; Senon vedea lalacrima distinta Tra frescherose e candidiligustri Far rugiadose lecrudette pome, E l'aurasventolar l'aurate chiome. 97E come ne'begli occhi gliocchi affisse, Della suaEra damante glisovvenne. Pietade e amorea un tempolo trafisse, E dipiangere appena siritenne; E dolcemente alladonzella disse, Poi chedel suo destrierfrenò le penne: 0donna, degna soldella catena Con chei suoi serviAmor legati mena, 98E ben diquesto e d'ognimale indegna, Chi èquel crudel checon voler perverso D'importuno livorstringendo segna Di questebelle man l'avorioterso? Forza è eh'a quel parlareella divegna Quale è di granaun bianco avorioasperso, Di vedendoquelle parti ignudo, Ch' ancorché bellesian, vergogna chiude. 99E coperto conman s' avrebbe ilvolto, Se non eranlegate al durosasso; Ma del pianto,eh' almen nonl'era tolto, Lo sparse,e si sforzòdi tener basso. Edopo alcun' singhiozzi ilparlar sciolto, Licominciò confioco suono elassò: Ma non seguì;che dentro il fé'restare Il gran rumorche si sentinel mare. 100 Eccoapparir lo smisuratomostro Mezzo ascoso nell' onda,e mezzo sorto. Comesospinto suol daBorea o d'Ostro Venirlungo navilio apigliar porto, Cosi neviene al ciboche l'è mostro Labestia orrenda; el'intervallo é corto. Ladonna è mezzamorta di paura, Néper conforto altruisi rassicura. 101 TeneaRuggier la lancianon in resta, Masopra mano; epercoteva l'orca. Altro nonso che s' assomiglia questa, Ch'una granmassa che s'aggirie torca: Né formaha d'animai, senon la testa, Cha gli occhie i dentifuor come diporca. Ruggier in frontela feria tragli occhi; Ma parche un ferroo un durosasso tocchi. 102 Poichéla prima bettapoco vale. Ritoma perfar meglio laseconda. L'orca, che vedesotto le grandiale L'ombra di quae di correr su l'onda, Lascia lapreda certa litorale, Equella vana seguefuribonda; Dietro quella sivolve e siraggira. Ruggier giù cala,e spessi colpitira 103 Come d'altovenendo aquila suole, Ch'errar fra l'erbevisto abbia labiada, 0 che stiasopra un nudosasso al Sole, Dovele spoglie d'oroabbella e liscia; Nonassalir da quellato la vuqle, Ondela velenosa soffiae strìscia; Ma datergo l'adugna, ebatte i vanni, Acciònon se levolga e nonl'azzanni: 104 Così Ruggiercon l'asta econ la spada Nondove era de' dentiarmato il muso, Mavuol che ilcolpo tra l'orecchiecada, Or su leschiene, or nellacoda giuso. Se lafera si volta,ei muta strada Eda tempo giùcala, e p<iain suso Ma, comesempre giunga inun diaspro, Non puòtagliar lo scoglioduro ed aspro. 105Simil battaglia fala mosca audace Controil mastin nelpolveroso agosto, 0 nelmese dinanzi onel seguace. L'uno dispiche e l'altropien di mosto: Negliocchi fi pungee nel grifomordace; Volagli intomo, egli sta sempreaccosto, E quel suonarfa spesso ildente asciutto; Ma untratto che gliarrivi, appaga iltutto. 106 Si forteella nel marbatte la coda, Chefa vicino al del l'acquainnalzare; Talché non sa se l'alein aria snoda, Oppnrse '1 suodestrier nuota nelmare. Gli é spessoche disia trovarsia proda; Che selo sprazzo intal modo haa durare, Teme l'ale innaffi all'Ippogrifo, Che bramiinvano avere ozucca o schifo. 107Prese nuovo consiglio,e fu ilmigliore, Di vincer conaltre arme ilmostro crado. Abbarbagliar lovuol con losplendore Ch'era incantato nelcoperto scudo. Vola nellito; e pernon fare errore, Alladonna legata alsasso nudo Lascia nelminor dito dellamano L'anel, che poteafar V incantovano:103 Dico Panelche Bradamante avea, Perliberar Ruggier toltoa Brunello; Poi pertrarlo di mand'Alcina rea, Mandato inIndia per Melissaa qnello. Melissa, comedianzi io vidicea, In ben dimolti adoperò Vanello; Indi r a ea aEuggier restituito, Da qualpoi sempre fuportato in dito. 109Lo adAngelica ora, perchèteme Che del suoscudo il fulgurarnon viete, E perchèa lei nesien difesi insieme Gliocchi che giàTavean preso allarete. Or viene allito e sottoil ventre preme Benmezzo il marla smisurata Cete. StaRuggiero alla posta,e leva ilvelo; £ par ehaggiunga un altroSole al cielo. 110Ferì negli occhil'incantato lume Di quellafera, e feceal modo usato. Quale0 trota oscaglion va giùpel fiume C hacon calcina ilmontanar turbato; Tal sivedea nelle marineschiume Il mostro orribilmenteriversato. Di qua di Ruggier percuoteassai; Ma di ferirlovia non trovamai. Ili La belladonna tuttavolta prega Ch'invan la durasquama oltre nonpesti Toma, per Dio,signor; prima mislega, Dicea piangendo, cheV orca sidesti:Portami teco, e in mezzoil mar miannega; Non far ehin ventre albruto pesce ioresti. Ruggier, commosso dunqueal giusto grido, Slegòla donna, ela levò dallido. 112 II destrierpunto, ponta i pie all'arena, Esbalza in aria,e per lociel galoppa; E portail cavaliere insu la schiena, Ela donzella dietroin su lagroppa. Cosi privò lafera della cena Perlei soave edelicata troppa. Ruggier siva volgendo, emille baci Figge nelpetto e negliocchi vivaci. 113 Nonpiù tenne lavia, come propose Prima, dicircondar tutta laSpagna, Ma nel propinquolito il destrierpose, Dove entra inmar più laminor Bretagna. Sul litoun bosco era di querceombrose, Dove ognor parche Filomena piagna; Ch'inmezzo avea unpratel con unafonte, E quinci equindi un solitariomonte. Stanza 111. 114 Quiviil bramoso cavalierritenne L'audace corso, enel pratel discese; Efé' raccorre alsuo destrier lepenne, Ma non atal che piùle avea distese. Deldestrier sceso, appenasi ritenne Di saliraltri; ma tennell'arnese: L'arnese 11 tenne,che bisognò trarre; Econtra il suodisir messe lesbarre. 115 Frettoloso, orda questo orda quel canto Confusamente l'armesi levava. Non gliparve altra voltamai star tanto; Ches'un laccio sciogliea,dui n'annodava. Ma troppoè lungo ormai,signor, il Canto; Eforse eh' anco l'ascoltarvi grava: Si ch'iodifferirò l'istoria mia Inaltro tempo, chepiù grata sia.NOTE. St.3. V.23. Intendedella famosa Elenaohe diede occasione allaguerra di Troia. St.11. V.4. Bucciaqui vale calicedella rosa non peranche aperta. St. 20.y. 56. Alcioneè uccello acquaticoil cui nome èpreso da quellodella moglie diGeice, re di Tracia, che i poetifavoleggiarono tramutata insiemecol marito in talvolatile, dopo essersigettata in marepel dolore di esserlemorto il consortein un viaggioma rittimo. St. 34. Y.56. Ecuba, vedova Priamo eschiava di Ulisse, perseguitatadai Traci peraver tratti gli occhi a Polinestore, uccisoredeirultimo figlio rimastole, venne intanta ira, cliefu convertita, secondoi mito logi, in cagnarabbiosa. St. 51. y.5. Non s' intendaqui per artiglieriala moderna, che nonera conosciuta aitempi di cuiparla il Poeta; main generale lemacchine di guerrada lan ciare proiettili. St. 52.y. 25. Inomi delle fateaccennano alle loro qualitàmorali. Quello diAlcina, se ilPoeta non ha volutogrecizzare anche inesso, può essertratto da Aloe, chein Aulo Gellioleggesi essere statauna meretrice. Lo giatillafvale ragionevole. Andronica,donna di animo virile,Fronesia, saggia, comenel testo. DiciUa,giusta. Sofrosina, temperata omodesta. St. 56. y.48. dolo èuna delle treParche favo leggiate dai PoetiDidone, notissima reginadi Carta gine, che siuccise per disperatoamore di Enea.La re gina del Niloè Cleopatra, chesi tolse lavita con un aspide,per non esseretratta dietro altrionfatore ro mano. St. 66. y. 6.Oli aquitatU UH,sono le Provincie francesi Guiennae Guascogna, altrevolte Aquitania, St. 70.y 6. Quellacampagna è ilmare, dove i ventisono più liberie più violenti. St.71. y. 18.Quinsai, città dellaCina, detta Chan sayda Marco Polo,che la situafra il Cataioe Man giana oMangin, ed òla odierna Nankin.Imavo, monte altissimo dellaScizia o Tartaria.Onda ircana, il marCaspio. SarmoMia, vastopaese settentrionale, partein Asia, parte inEuropa. Pruteni, Prussiani.Fumeria, Pomerania,provincia di Germanianell'alta Sassonia. St. 72.y. 8 UltimaInghilterra. Cosi chiamavano iRomani la GranBretagna, per lasua giacitura verso Testremità dell'Europa. ST. 77.y. 2. iafiordaligi, 6 ilnome del floreche noi chiamiamo giglio,detto dai Francesifleurdelis. Ivr. y. 8.LincastrOf ò Laucaster,una delle contee dell'Inghilterra. St. 78.V.48. Varvecia, Warwick;Oloceatra, Glou cester; Chiarenta,Clarence, titolo diducato; Eborace, York: tuttecontee dlnghilterra, delpari ohe lenomi nate nelle Stanze seguenti. St.79. y. 18.Nortfotia, Norfolk; Cancia,Kent; Pembrozia, Pembroke, nelprincipato di Galles.Sufol da, Suffolk; Essenia,Essex; Norbelanda, Northum berland. St. 80.y. 18. ~ Arindelia, Arnndel nellacontea di Sussf X;Barclfi, Bertkley, paeseche orail nome "i unodei canali componentiil sistema idiaalieo L<a dra; Moì'ehia,March, una fra le conteeceDtralt di Sco zia ;Bitmojida, Richmond, castelloneir Inglifltezn; DoreeHa, Dorset;Antona, Southampton. St. 81.y. 28. Devonia,Devan, da caiprende fl nome lacontea di Devonshir;Vigorina, Winchester; Erbia, Derby;Oasonia, Oxford; Battow'a,Batli nella contea diSummerset, detta qui Sormosedia" St. 82.y. 3. Dìmtanti, due voltetanti, dne yottepiò. St. 83. y.16. Bocchingamia, Buokingam;Sari sberia, Salisbury; Borenta,Abergavenny; Croisberia,Shrewsbury; Esperia, anticonome della Scozia. St.84. y. 8.Bosda, Ross, unadelle contee set tentrionali di Scozia. St.85. y. 24.Ottonici, Athol; Marra,Mar. U voce travaglio,nel quarto verso,è voce dimmscalda, derivata dal latinobarbaro travallus; edenota nn or digno ovesi costringono lebestie fastidiose eintratta bili per medicarle oferrarle. St. 86. y.18. Trasfordia, Stafford;Angoscia, An gus; Albania, oBraid Albain, èil nome comoneaente dato aun piccolo paesedella contea diPerth, e ba titolo di ducato. Boccania,contea di Scozia,ivi detta Bnchan. St. 87.y. 17. Forbease,Forse deve quiintendeni Ferdon, detto daiLatini Fordunum, oForres, borgo nella Scozia,cosi denominato ancheoggi ErtHa, Errol; Childera,Kildare, contea nellaprovincia di Leis ster;Deinnonda, Desmond, contradadipendente dalla contea diCork, nella provinciadi Mnnster. St. 88.y. 26. Banda,osala fascia. Tile(o Tuie) la piùremota delle isolesettentrionali d'Eoropa, eàe fosseconosciuta dai Romani.I Geografi nonsono eoo cordi neldeterminarla; alcuni (nonV Ariosto) Vhanno creduta llslanda, altrila Scandinavia, tenutaantica mente per isola; ilCellario la credela Scbetlandia, o alcunadelle isole delFero o delFaro, dette dalBalbi Fceroe, situate quasinella •medesima latitudineSt. 92. y.14. ~ Dicefabulosa V Irlanda,per le fkvok chene correvano, frale quali larelativa al pozsovuoisi fatto daSan Patrizio. Inquello solevano entrare ipeccatori, con lasperanza di uscirnepuigati di colpa eusciti raccontavano lecose strane cheloro pareva avers colàdentro vedute osentite. St. 98. v.56.Diconsi grana icorpi di oertiia setti simili allebacche dell edera,coi quali sitingono i panni inrosso e violetto.11 senso quindidei dne veni predettiè che Angelica, bianchissimadi carnagione, ar rossa alleparole di Ruggiero. St.101. y. 2.Sopra mano, oioòcon mano alzata soprala spalla. St. 104.v.& Per toscogUo intendasi fldorioifflo osso del mostro. St.113. y. 46.A ponente maestro,cioè snl lidoche guarda risola diOuessant. St. 113. V.6.Filomena, il rosignolo,nel qnale, secondo lafavola fu cangiataFilomena, figlia di Pandione red'Atene. SUiiia4& Angelicas'invola a Ruggieromediante Tanello incantato,e si ricoveraneU abitazione di unpastore. Ruggiero,nell'andarla cercando, vedeun gigante rapireuna donna, chesembragli firadamante. Olimpiaabbandonata da Bireno, epresa dai corsari,viene esposta inEbada al mostromarino, da cuiOrlando la libera.Sopraggiunge il re d'IrlandaOberto, che, invaghitodi Olimpia, lafa sua moglie,dopo aver toltoa Bireno glistati e lavita. Quantunque debil frenoa mezzo ilcorso Animoso destrìer spessoraccolga, Raro è peròche di ragioneil morso Libidinosa furiaaddietro volga" Quando ilpiacer ha inpronto; a guisad'orso, Che dal meinon ri tostosi distolga, Poi chegli n'è venutoodore al naso, 0qualche stilla negustò sul vaso. Qualragion fia che'1 buon Buggierraffrene, Si che nonvoglia ora pigliardiletto D Angelica gentil,che nuda tiene Nelsolitario e comodoboschetto? Di Bradamante piùnon gli sovviene, Chetanto aver soleafissa nel petto: Ese gli nesovvien pur comeprima, Pazzo è sequesta ancor nonprezza e stima; 3Con la qualnon saria statoquel crudo Zenocrate dilui più continente. Gittato aveaRuggier l'asta elo scudo, E sitrìBiea T altre armeimpaziente; Quandoabbassando pel belcorpo ignudo La donnagli occhi vergognosamente, Si videin dito ilprezioso anello Che giàle tolse adAlbracca Brunello. 4 Questoè Panel ch'ellaportò già inFrancia La prima voltache fé' quel cammino Colf ratei suo, chev'arrecò la lancia, Laqual fu poid'Astolfo paladino. Con questofé' gì' incanti uscire inciancia Di Malagìgi alpetron di Merlino; Conquesto Orlando edaltri una mattina Tolsedi servitù diDragontina; 5 Con questousci invisibil dallatorre, Dove Pavea richiusaun veccliio rio. Ache Togrio tuttesue prove accórre, Sele sapete voicosi com'io? Brunel sinnel giron leivenne a tórre; ChAgramante d averloebbe disio. Da indiin qua semprefortuna a sdegno Ebbecostei, finché letolse il regno. 6Or che seivede, come hodetto, in mano, Sidi stupore ed'allegrezza è piena, Che,quasi dubbia disognarsi invano, Agli occhi,alla man sua fede appena. Deldito se loleva, e amano a mano Se'1 chiude inbocca; e inmen che nonbalena. Così dagli occhidi Ruggier sicea. Come fa ilSol quando lanube il vela. 7Ruggier pur d'ogn'intomo riguardava, E s'aggiravaa cerco comeun matto; Ma poiche dell'anel siricordava. Scornato vi rimasee stupefatto; E la sua inavvertenzabestemmiava, E la donnaaccusava di quell'atto Ingrato ediscortese, che renduto Inricompensa gli eradel suo aiuto. 11 Ecirca il vespro,poi che rinfrescossi, E le fu avvisoesser posata assai. Incerti drappi rozziawiluppossi, Dissimil troppo aiportamenti gai" Che verdi,gialli, persi, azzurrie rossi Ebbe, edi quante foggefuron mai. Non lepuò tor peròtanto umil gonna Chebella non rassembrìe nobii donna. 12Taccia chi lodaFillide, o Neera, 0AmariUi, o (}alateafugace; Che d'esse alcunasi bella nonera, Titiro e Melibeo,con vostra pace. Labella donna traefuor delk schiera Dellegiumente una chepiù le piace. Alloraallora se lefece innante Un pensierdi tornarsene inLevante. 13 Ruggiero intanto,poi ch'ebbe gran Indarnoatteso s'ella siscopriva, E che s' avvidedel suo errorda sezzo, Che nonera vicina e non l'udiva; Dovelasciato avea ilcavallo, avvezzo In cieloe in terra,a rimontar veniva:Eritrovò che s' aveatratto il morso, Esalia in ariaa più liberocorso. 8 Ingrata damigella,è questo quello Guiderdone, dicea,che tu mirendi. Che piuttosto involarvegli l'anello, Ch'averlo indon? Perchè dame noi prendi? Nonpur quel, ma lo scudoe il destriersnello E me tidono; e come vuoi mispendi; Sol che'l belviso tuo nonmi nascondi. Io so,crudel, che m' odi,e non rispondi. 9Cosi dicendo, intomoalla fontanaBrancolandon'andava, come cieco. Ohquante volte abbracciòl'aria vana, Sperando ladonzella abbracciar seco ! Quella, ches'era già fattalontana, Mai non cessòd'andar, che giunsea un speco Chesotto un monteera capace egrande, Dove al bisognosuo trovò vivande. 10Quivi un vecchiopastor, che dicavalle Un grande armentoavea, facea soggiorno. Legiumente pascean giùper la valle Letenere erbe aifreschi rivi intorno. Diqua di dall'antro erano stalle, Dovefuggiano il Soldel mezzo giorno. Angelica queldi lunga dimora Làdentro fece, enon fu vistaancora. 14 Fu gravee male aggiuntaall'altro danno Vedersi ancorestar senza l'augello. Questo, nonmen che '1femminile inganno, Gli premeal cor: mapiù che questoe quello Gli premee fa sentirnoioso affanno L'aver perdutoil prezioso anello; Perle virtù nontanto eh' inlui sono, Quanto chefu della suadonna dono. 15 Oltremododolente si ripose Indosso l'arme,e lo scudoalle spalle; Dal marslungossi, e perle piaggie erbose Preseil cammin versouna larga valle, Doveper mezzo all'alteselve ombrose Vide ilpiù largo e'1 più segnato calle. Nonmolto va, eh' adestra, ove piùfolta É queUa selva,un gran strepitoascolta. 16 Strepito ascoltae spaventevol suono D'arme percosseinsieme; onde s'affretta Tra piantae pianta, etrova dui che